Si apre in una nuova scheda

Tutto quello che devi sapere sul beta reading (ma anche alpha e gamma)

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Gaia Facchetti

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“Chiedere un feedback prima di andare in stampa??? Questo è il colmo dell’ego autoriale!”

Tizio A Caso, scrittore emergente, online, per far vedere che di editoria ne sa

Avete mai avuto l’impressione di fare sempre gli stessi discorsi?
Di ripetere ciclicamente gli stessi concetti, soprattutto in editoria, cose come “No, pagare per pubblicare non è la norma”, “No, pagare per le recensioni non si fa”, oppure “No, gli editor professionisti non rubano i manoscritti e non li snaturano”, “No, il romance non è tutto uguale”?
A me non capita mai! [risate in sala] 

Ma forse la cosa su cui io mi trovo più spesso a rimbalzare contro muri di gomma è legata alla pratica antica e tribale del betareading. 

Un’attività oscura, vista per la prima volta fra i divieti ai contest di EFP… il che mi fa pensare che qualcuno sia rimasto con quella forma mentis lì. O, perlomeno, che avrebbe giovato a tutti un po’ di gavetta sugli archivi online durante il boom degli anni 00s-10s.
… questa cosa mi fa capire che sono quasi vent’anni che beta-leggo cose.
Ecco perché Linda mi costringe, ancora una volta, a parlarne. 

D’accordo. 

Non è una pratica occulta né qualcosa di strano; anzi, è facile che anche chi vi si oppone vi faccia ricorso, chiamandola con un altro nome. 

Ma quindi che cos’è? 

Mutuati dall’ambito informatico, i termini alpha e beta reader riprendono gli alpha e beta tester, che nella sperimentazione dei software indicano chi va a testare – appunto – una versione alpha (non pienamente sviluppata ma ‘quasi’) e una versione beta (funzionante, ma non ancora controllata nel dettaglio) di qualcosa.
Con le dovute proporzioni, quindi, si può dire che l’alpha e il beta reader siano volontari che leggono un manoscritto prima che sia editato e distribuito al pubblico: il primo ne leggerà la versione ancora in fieri, incompleta; l’altro, una terminata.

Questa definizione stringata contiene già i tratti salienti comuni a queste figure: l’amatorialità e la volontarietà. Tradotto: non sono professionisti – o non operano come tali quando sono “reader” – e sono gratuiti. Non sostituiscono i passaggi professionali successivi, non sono correttori di bozze e nemmeno editor.

Non è necessario siano un compendio umano di narratologia – però, meglio abbiano almeno l’hobby della lettura e apprezzino la tipologia di opera che gli viene sottoposta.

Solitamente sono persone diverse, in modo da poter operare al meglio sui vari livelli “di lavorazione” della storia; ma trattandosi di figure informali, può essere che un alpha si riveli un ottimo gamma anche se conosce la storia, oppure che un beta lavori così di fino da sostituire quest’ultimo passaggio. Com’è logico pensare, sono figure importanti per chiunque scriva, ma ancora di più per chi, affidandosi al self publishing, manca di quel paio d’occhi che sono l’editore e i suoi partner.

Sembra tutto chiaro, vero? Eppure, poche figure sembrano essere più elusive e poche cose più incomprensibili della differenza fra beta e alpha (o alfa) lettori.

Quindi, per semi-citare una delle migliori serie animate di sempre – Alpha e Beta: chi sono? Che cosa sanno? Conoscono le cose? Scopriamolo!

L’alpha

“…esso è l’Alpha reader, primo del suo nome, Bevitore di Lacrime, Dominatore di Incoerenze, Signore dei Buchi di Trama, Protettore del testo, Genitore delle Chat Convulse, colui che veglia sugli Autori Desolati…”

Si dice che il vero alpha reader sia lo scrittore stesso, o che debba necessariamente essere uno scrittore – o per lo meno un esperto nell’ambito in cui si sta scrivendo. Baggianate, così penso io (cit.).

A voler essere sintetici, l’alpha reader è il primissimo componente della squadra che si nasconde dietro ad ogni manoscritto, la persona con cui ci si confronta in corso d’opera. 

La parola chiave è la fiducia: sua nel comprendere che quello che ha davanti è un abbozzo, una prima stesura con tutte le sue storture, le svolte inaspettate, le deviazioni, i dubbi, il caos, il “ma adesso come ne esco da qui”; fede e capacità di vedere l’intreccio nel disordine sono i doni del perfetto alpha reader.  

Ma fiducia anche da parte di chi scrive nell’ascoltare le critiche mosse, i dubbi sollevati. L’alpha è la prima persona che conosce la vostra storia fuori dalla vostra testa, che si fa un’idea del quadro generale: sarà quindi quella che vi dirà dove la trama scricchiola, dove il personaggio secondario risulta più accattivante del protagonista, dove il brodo si allunga…
E quella che con grande pazienza sopporterà eventuali sproloqui.
Ma per quanto le parole di un alpha vadano prese sul serio, la storia è vostra.
Se in seguito al suggerimento di espandere una scena vi viene l’irrefrenabile voglia di tagliarla, ringraziate l’alpha e poi seguite il vostro istinto.

Proprio perché legge il progetto in costruzione, l’alpha potrebbe prendere grandi cantonate e immaginare che la storia vada in una direzione del tutto diversa. Approfittate di questo: fate domande trabocchetto. “Ma secondo te cosa potrebbe fare X dopo la battaglia appena iniziata?”.

Voi lo sapete che X morirà in quello scontro? Sì. Ma è interessante sapere cosa potrebbe pensare un lettore, in quel momento? Anche sì. E poi – almeno per me – le idee migliori nascono sempre da discussioni con altri, brainstorming e confronti accesi. 

Probabilmente avete già degli alpha e non lo sapete: è quella persona con cui parlate di quello che scrivete, dei progetti futuri, un po’ da mentore e un po’ da writing coach, come l’amico col chilometraggio di letture alto, la sorella scrittrice, il tizio che vi tampina chiedendo che fine ha fatto quella storia di cui gli parlavate arrivati al quarto spritz e che si dispone a incitarvi quando non vedete il fondo. 

Sono persone preziose: prendetevene cura, tenetele idratate e ringraziatele, che se rendessero pubbliche le vostre chat comuni finireste in carcere…

Il beta

Scrittore: “Che cosa vuoi dire? Che il beta è uno che correggere refusi o che è uno che bacchetterà la mia storia, mi piaccia o no? O forse vuoi dire che è uno che suggerisce alternative? O affermi semplicemente che il beta è un lettore e basta?

Beta: Tutte e quattro le cose, penso…?”

Beta è la persona che legge un manoscritto quando questo è terminato, ma prima che sia dato in pasto all’editor. Sostanzialmente si tratta di quegli occhi in più che dovrebbero intervenire quando:

  1. avete riletto così tante volte che ormai non notereste nemmeno il vostro nome scritto al contrario;
  2. credete di essere a buon punto, ma non sapete come i lettori target recepiranno la vostra storia.

I beta lettori dovrebbero rappresentare uno spaccato del vostro pubblico tipo e come tale si approcceranno alla vostra storia: il loro parere può essere tanto variegato quanto può esserlo una valutazione lasciata su uno store online e per questo, se ci sono richieste particolari, è fondamentale che ci si metta d’accordo prima che la lettura cominci; allo stesso modo, la mancanza di uno standard preciso fa sì che sia meglio avere più beta reader, in modo da allargare la tipologia di opinioni raccolte. Quanti? Personalmente trovo che il numero perfetto di beta sia fra i tre e i cinque lettori, non di più – perché con troppi pareri, poi si impazzisce, con troppo pochi non si ha davvero “il polso” delle reazioni del pubblico. 

Possono suggerire aggiustamenti di trama? Certo! Correggere errori di battitura, segnalare frasi senza capo né coda, indicare punti dalla sintassi sospetta? Anche! Ma il compito principale è di fornire un feedback globale che vi faccia capire se siete andati nella direzione giusta – e magari vi permetta di ripulire qualche svarione prima di consegnare il tutto all’editor. 

Perché il beta non è un editor: non ne ha la formazione. Questo non significa che “valga meno” – semplicemente ha un compito diverso e può permettersi una diversa profondità di lettura, meno tecnica e più “con lo stesso ritmo che avrà il lettore”. Se avete fortuna, potreste trovare persone con una competenza persino maggiore di quella di alcuni sedicenti editor!

Quindi, insomma, quali osservazioni potrebbe fare un beta? 

Cose legate al flusso della storia, alla coerenza con il target (sia nel tono, sia nei contenuti), ma anche osservazioni sul finale o sui personaggi, dichiarazioni d’amore per l’antagonista… e problemi di ritmo, o colpi di scena che non funzionano. 

In parte sono ovviamente cose simili a quelle che rileva un alpha – ma lavorando su un testo terminato, non dovrebbe rischiare cantonate. Probabilmente. 

“A me non servono, comunque”

Certo.
No, davvero, certo che non servono.
Se scrivete per voi e per tenere le cose nel cassetto non servono; se scrivete per una casa editrice e si ha uno stretto rapporto con l’editore, non servono (o meglio: ci sarà l’editore che assolverà a queste cose). 

Ma permettetemi di sottolineare, ancora una volta, come – soprattutto i beta – siano quelle persone che vi permettono di sapere in anteprima le reazioni del vostro potenziale pubblico. Perfino le grandi aziende che producono beni usano tester che dicono loro quant’è funzionale la nuova crema, se il nuovo dolce è troppo stucchevole, se il detersivo ha un buon profumo. 

Lo fanno perché è il metodo più efficace per avere dei responsi e vendere il prodotto, che è poi quello che volete fare anche voi, no? Vendere un libro, portare altre persone ad essere soddisfatte di aver scelto proprio la vostra storia rispetto a tutte le altre. 

… davvero siete convinti di essere così bravi da poter fare tutto tutto da voi? 

Il gamma

“Io non credo negli alpha/beta/gamma reader”
“Ogni volta che qualcuno dice “Io non credo agli alpha/beta/gamma reader, da qualche parte c’è una fata che cade morta”.

Se il beta è una figura ormai sdoganata e l’alpha inizia a essere sempre più nominato, esiste un terzo “passaggio informale” che all’estero ha più richiesta rispetto all’Italia ed è il “gamma reader”.

È l’ultimo passaggio: una volta terminato, corretto, betato, editato, impaginato l’oramai libro, il lettore gamma è ciò che si pone fra voi e il pubblico.

Il suo compito è essere il paio di occhi totalmente nuovo, totalmente fresco, che fa l’ultimo controllo – quello proprio formale.

Ci sono ancora refusi? L’impaginazione di pagina 7 è diversa da quella di pagina 9? Vedove sistemate, note numerate correttamente? 

Se l’alpha è un parallelo del writing coach e il beta quello dell’editor – pur tuttavia, come abbiamo detto, senza sovrapporsi o poter sostituire queste figure – il gamma potrebbe essere paragonato alla passata finale del correttore di bozze, al proof-reading finale.

Insomma: è la passata di cera prima della consegna dell’auto all’acquirente.

Bello, ma dove li trovo? 

Dipende! 

Si potrebbe avere fortuna e avere una collega, un insegnante, conoscenti e amiche a cui chiedere. 

Altrimenti, si può fare online. 

Ci sono gruppi Facebook specializzati, ma anche molti di quelli dedicati alla scrittura e alla lettura permettono di pubblicare richieste in tal senso  – sì, anche nel nostro gruppo FB. E nel forum abbiamo una sezione dedicata!
Anche altre comunità online di appassionati possono essere preziose: se il libro da rileggere è un saggio di astronomia, quale posto migliore in cui cercare appassionati rispetto agli astronomi in erba? 

Ovviamente è importante, come ho sottolineato più volte, che ci sia trasparenza e buona comunicazione, sia da parte di chi cerca… sia di chi offre. Per esempio, è buona norma – quando si cerca un beta/alpha lettore, indicare 

  • figura ricercata (quindi: opera conclusa o no?);
  • scadenze;
  • lunghezza (anche stimata) del testo;
  • genere e brevissima sinossi;
  • in caso di tematiche delicate, inseritele: meglio un piccolo spoiler, come “morte di bambini”, rispetto all’odio di chi non avrebbe voluto leggere cose del genere e c’è incappato;
  • eventuali richieste specifiche: se desiderate una mano con refusi e punteggiatura, se vi basta un’opinione generale, se avete bisogno di maggior concentrazione sui personaggi rispetto alla trama…

… E i sensitivity reader? 

Sebbene la dicitura “reader” possa far pensare che si tratti di una “quarta categoria”, in realtà, almeno in Italia, i sensitivity reader non hanno nulla a che fare con le figure di cui abbiamo parlato fino ad adesso. 

Se beta, alpha e gamma lettori sono volontari che non hanno una formazione specifica e che, quindi, non dovrebbero farsi pagare per leggere un testo, i sensitivity reader sono una figura professionale vera e propria.
Nati nell’ambiente editoriale anglosassone, sono professionisti incaricati di leggere manoscritti o testi con l’obiettivo di identificare e segnalare contenuti che potrebbero risultare offensivi, insensibili o problematici, così da promuovere una rappresentazione rispettosa e accurata di minoranze che non si conoscono, ma di cui si vuole scrivere. 

Si ha spesso l’impressione che oggi “non si possa più dire niente” ed è una solenne sciocchezza11. 

Come sempre è stato, però, sarebbe utile scrivere di ciò che si conosce – quando si affrontano tematiche difficili e complesse è sempre buona cosa farlo accompagnati da una persona esperta. 

E se viene ritenuto normale affidarsi a un fisico, una storica, un musicista o una chimica… perché non fare lo stesso là dove sono inserite tematiche o personaggi come omosessuali, asessuali, trans, disabili, persone appartenenti a minoranze etniche o religiose a cui non apparteniamo?  

Oggi, in Italia, la gestione della coerenza del testo anche su questi temi viene affidata a editor e revisori, perfino all’editore che ha la (pen)ultima parola su quello che viene pubblicato: quindi è possibile che questa figura non riesca a ritagliarsi uno spazio vero e proprio, ma sia un servizio secondario offerto, appunto, da chi già edita o valuta testi. Un servizio che va pagato. 

“Ma io ho un cugino etnicissimo! E la mia amica aro-ace leggerebbe la mia storia gratis!”. Va benissimo. Avete dei perfetti beta lettori che conoscono l’argomento.
Ma chiamateli per quello che sono, appunto: beta!

  1. Si può notare che quest’articolo è scritto da Gaia e non da me perché io avrei scritto “emerita stronzata”. Ma dato che ho editato l’articolo, lo ficco nella nota.
    Linda ↩︎

L'articolo è stato scritto da

Foto di Gaia Facchetti

Gaia Facchetti

Gaia, classe ’90, lettrice con una predilezione per fantasy-horror-weird. Fangirl nostalgica degli archivi e dei loro flames, beta-reader da sempre, feticista della narrativa mignon, collaboratrice riottosa di rassegne editoriali da oltre dodici anni.

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  • ““Chiedere un feedback prima di andare in stampa??? Questo è il colmo dell’ego autoriale!”

    Tizio A Caso, scrittore emergente, online, per far vedere che di editoria ne sa”

    Ho molto amato quest’introduzione.

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