La risposta breve è no. Per la risposta lunga, accomodati.
Cosa trovi in questo articolo
L’editoria a pagamento è una cosa di cui mi sono occupata e di cui parlo da più di un decennio. Avevo sedici anni quando ero convinta che sarei diventata la più grande romanziera italiana e, senza neppure un manoscritto completato (due o tre capitoli al massimo), andavo a caccia per la rete di case editrici disposte a pubblicare il frutto del mio genio e quello di altri emeriti sconosciuti.
Solo dopo, con sommo sgomento, scoprii che queste benefattrici erano sì disposte a pubblicare più o meno qualsiasi cosa, ma solo dietro il pagamento di una congrua somma di denaro.
Pubblicare un libro non è un servizio
“Che c’è di male?”, potresti chiederti. “D’altronde l’editore sta lì a pubblicare quello che io ho scritto, perché si dovrebbe pure accollare le spese?”
Perché è un editore, appunto, e di conseguenza un imprenditore.
Per una casa editrice pubblicare un libro non equivale a fornire un servizio, bensì a produrre il bene su cui basa il proprio business.
Cosa penseresti di un mobilificio che chiede ai suoi artigiani di pagare per produrre ed esporre i mobili che poi loro venderanno?
Scrivere e pubblicare un libro è un lavoro
Quando tu, scrittore, cedi i diritti alla casa editrice stai fornendo una prestazione lavorativa a tutti gli effetti. La casa editrice guadagnerà dalla vendita del tuo libro (perché anche un libro è un prodotto, non dimentichiamolo) al suo pubblico, i lettori (perché il target di una casa editrice sono i lettori, non dimentichiamolo).
Non accetteresti mai di pagare per lavorare; perché mai dovresti accettare di pagare per pubblicare?
L’editore non ti fa un favore
Una cosa che dovrebbe essere chiara – e spesso non lo è affatto – è che pubblicando il tuo libro la casa editrice non ti sta facendo un favore.
Ciò che per te ha un grande valore affettivo, che equivale alla realizzazione di un sogno, per l’editore è un affare. Quello che fa pubblicandoti è esattamente quello che fa un datore di lavoro che scommette su di te e ti assume: non ha alcuna garanzia che andrà tutto bene, che sarai produttivo, ma ti paga lo stesso per il tuo lavoro.
Ed è così che devi sempre vedere il tuo manoscritto: come un lavoro. Hai impiegato ore, giorni, settimane, mesi per scriverlo, a volte anni. Quindi il lavoro dell’editore, se decide di pubblicarti, altro non è che trasformare il tuo libro in un prodotto, farlo conoscere al pubblico e venderlo.
Da lì avrà i suoi guadagni.
“Ma potrebbe essere un flop”, potresti obiettare.
Certo, così come il nuovo assunto in un’azienda, a dispetto del magnifico curriculum e dell’ottima impressione fatta, potrebbe essere un disastro che causa problemi ogni minuto. In entrambe le situazioni c’è una perdita di denaro, ma nessun operaio o impiegato accetterebbe di risarcire il proprio capo, né tantomeno troverebbe accettabile l’idea di versare una somma prima di iniziare a lavorare per “tutelare” il proprio datore di lavoro!
Spesso la selezione non esiste
Molte case editrici a pagamento (non tutte, ovviamente) non fanno selezione e pubblicano qualsiasi cosa.
“Come sei esagerata, Linda”.
Ma no, non sono esagerata, ho le prove: nell’ormai lontano 2010 fui invitata a una tavola rotonda sull’editoria a pagamento al Salone del Libro di Torino. C’eravamo io, Andrea Malabaila di Las Vegas Edizioni, Costantino Margiotta di Zero91 e Giorgia Grasso de Il Gruppo Albatros – Il Filo – e scommetto che questo nome non ti è nuovo.
Avevo inviato proprio al Gruppo Albatros questo manoscritto (e se hai dubbi sulla sua autenticità c’è un video dove lo leggo in diretta).
Come puoi vedere si tratta di un’accozzaglia di roba senza capo né coda: sinossi di testi mai scritti, brutte poesie, orribili brani presi da racconti che scrissi a sedici anni, sapientemente mixati a pagine di blog random e soprattutto pagine di Wikipedia con tanto di link in blu ancora visibili sul testo.
Ricevetti una proposta di pubblicazione, che prevedeva un piccolissimo contributo di appena 2941,50€.
Un momento molto divertente di quell’incontro fu quando Giorgia Grasso dichiarò che la selezione sui manoscritti veniva fatta.
Hai presente quando si dice “avrei voluto vedere la tua espressione in quel momento?” Qui è dove puoi vedere che faccia ho fatto alle sue parole.
Ci sono centinaia e centinaia di case editrici “free”
Due cose non scarseggiano, in Italia: gli aspiranti scrittori e le case editrici.
Nel 2016 gli editori attivi sul territorio italiano erano circa 1500: quelli che non chiedono contributi sono tantissimi, molto più di quanto si possa pensare.
I tempi di valutazione sono certamente più lunghi e magari possono scoraggiare – spesso le CE a pagamento richiedono poche settimane per la valutazione, e il paragrafo precedente dovrebbe averti reso chiaro il motivo – ma ne vale sicuramente la pena: non è forse meglio pubblicare il tuo libro con un editore che lo ha scelto e a cui piace proprio quello che hai scritto, anziché i tuoi soldi?
L’editore che non chiede contributi è più motivato
Dato che non sei tu il suo cliente, l’editore che non chiede soldi è di certo più motivato a promuoverti e a venderti: se il tuo libro non vende lui non rientrerà nelle spese.
Se le spese le hai già coperte tu, invece, quale dovrebbe essere la spinta motivazionale che lo porta a lavorare per far conoscere te e la tua opera?
Prova a cercare
E comunque c’è sempre l’autopubblicazione
Il self publishing è una pratica che nell’ultimo decennio si è affermata sempre di più, specie con l’avvento di Amazon e del suo servizio di autopubblicazione.
“Qual è la differenza tra autopubblicarsi e pagare per pubblicare?”, potresti chiederti. C’è tutta la differenza del mondo, a partire dalla cura per il tuo libro:
- Se non è stato selezionato (e molto spesso nemmeno letto) figuriamoci se verrà fatto l’editing;
- Come potrà l’editore scrivere una quarta di copertina accattivante che spinga il lettore a dire “scelgo te!” tra il marasma di titoli che trova su Amazon e in libreria?
- (Sempre se ci arrivi, in libreria)
Il selfpublishing non è a costo zero – non se vuoi fare un buon lavoro e presentare un prodotto ben fatto – ma è una scelta molto più sensata del pubblicare a pagamento con una casa editrice (che è praticamente un ossimoro).
Per rimanere nei paragoni con il mondo lavorativo, come selfpublisher sei un libero professionista che investe sulla sua formazione, sul suo lavoro ma che poi da questo ne trae guadagno; come autore a pagamento sei solo un tizio che paga il suo capo per lavorare.
Se cerchi una casa editrice free, trovi una lista di editori non a pagamento costantemente aggiornata sul nostro forum.






Sono d’accordo con te!
Mai speso un centesimo per pubblicarmi, ho solo vinto concorsi. L’ultima opera pubblicata è avvenuto per l’amico (piccolo editore) che si è prestato gratuitamente. Però il rovescio della medaglia avviene nella mancata cura dell’editing, la differenza qualitativa che offrono le grosse case editrici più il lancio sul mercato. La riflessione è: se hai le qualità di ritenere di avere in mano un bravo autore, tu devi investire seriamente fino in fondo! Quindi qui casca l’asino. Vedasi un editore in particolare che si vanta di promuovere in tempi record ben 250 autori!!!! È ovvio che c’è qualcosa che non quadra, e sono disgustato. Scelgo l’autopubblicazione, con tutti i miei limiti, almeno capirò chi mi legge per mio vero merito… E basta!! Ciao a tutti voi. Francesco.
Ciao Francesco! Purtroppo sì, ci sono anche tanti editori che non curano affatto le loro pubblicazioni (e mi chiedo per quale ragione, considerando che ci perdono… Ma si sa, gli imprenditori poco illuminati sono tutt’altro che rari, e piccolo editore indipendente non è per forza sinonimo di qualità)
L’autopubblicazione è un’ottima scelta, l’importante è essere consapevoli di ciò che si sta facendo e di come lo si sta facendo – ma se mi parli di qualità penso che tu lo sappia benissimo ?
Brava! Non sai quante volte ho affrontato questo argomento col macete non col fioretto come te. Sono molto più incattivito di te, perché questi cerebrolesi aspiranti scrittori drogano un mercato qual è quello dell’editoria!
Io me ne occupo dal 2008, ormai ho messo da parte la cattiveria ?
Interessante queste informazioni, e molto chiare. Sto finendo di scrivere il mio primo e inaspettato libro. Non saprei come fare per poterlo pubblicare in maniera economica ma valida, mi potresti dare qualche consiglio. Grazie
Ciao Enzino, grazie, sono contenta che tu abbia trovato utile l’articolo 🙂
Di che cosa parla il tuo libro? Di che genere è?
Probabilmente sarebbe meglio se ti unissi a noi nel nostro forum, http://www.ultimapagina.net/forum dove troverai parecchie persone che possono darti dei suggerimenti utili 😉
Brava Linda, concordo appieno con il tuo pensiero. Bisogna avere pazienza e un po’ di umilta’. Gli editori in Italia sono tanti ed è tutto un altro passo stipulare un contratto con una Casa editrice rispetto al self publishing.
Trovo il tuo ragionamento giustissimo. Il guadagno delle EAP si focalizza sull’autore e non sullo scrittore. Rimane un’altra categoria di CE che non chiede alcun contributo all’autore ma nemmeno promuove il libro. A me è capitato un caso del genere. Io credo che, in questo caso, l’idea della CE sia che l’autore, pur di farsi conoscere si senta costretto ad acquistare copie del libro, e quindi, la CE ci guadagni, seppur poco, in questo senso. Tu che ne pensi?
Grazie!
Mi hai chiarito alcune cose e fatto capire che ce ne sono tante che nn so e che vorrei capire.
Ho scritto una cosa ma nn avevo mai pensato a pubblicarla,
poi ho visto in tv la pubblicita’ del Gruppo Albatros e ho pensato
di dare un’occhiata al loro sito.
Di link in link sono arrivata qui e direi che è stato molto istruttivo quindi, ribadisco. grazie!
Saluti
Più che felici di esserti stati utili, Monica!
Mi è appena successa questa cosa. Ho mandato il mio manoscritto e in poco tempo mi hanno detto che lo avrebbero pubblicato. Arrivata la proposta di pubblicazione mi accorgo che mi veniva richiesta una somma di 1950€ per la pubblicazione e la stampa. Allora mi sono domandata come fosse possibile e ho iniziato a documentarmi sulle case editrici a pagamento perché secondo il mio pensiero era impossibile che io dovessi pagare così tanti soldi. Grazie a questo articolo ho capito che la cosa giusta era cercare altre case editrici e non lasciarmi dissuadere da quelle a pagamento.
Ciao Simona, che dire… Sono felicissima che tu sia arrivata qui e abbia scoperto che pagare non è affatto l’unica via per pubblicare il proprio libro 🙂 Se ti va vieni a tenerci compagnia nel forum e a raccontarci come va la tua ricerca di una casa editrice! https://ultimapagina.net/forum
Interessante il tuo commento. Proprio oggi ho ricevuto la prima risposta al mio manoscritto, in cui la casa editrice X mi ha chiesto un contributo di pubblicazione. Questa cosa mi ha demoralizzata molto.
Ciao Tania, mi dispiace per questa cosa. Purtroppo le CE a pagamento sono molte, ma stringi i denti e porta pazienza! Se ti va, nel forum (www.ultimapagina.net/forum) siamo sempre presenti e ci trovi sia per quattro chiacchiere che per scambiare informazioni 😉
Io ho pubblicato un romanzo con un editore non a pagamento ma successivamente ho subito pagare per acquistare i miei libri a prezzo molto alto per poterli vendere io. Infatti con la casa editrice ho venduto pochissime copie. Per esperienza dico che a meno tu non abbia una grande fortuna devi sempre pagare, o prima o poi.
Per quale motivo hai dovuto comprare le copie del tuo libro, scusa? È stata la casa editrice a importelo?
Ho letto il tuo articolo sulle attività editoriali di albatros. Ho mandato quasi per gioco un manoscritto e, proprio in questi giorni, ho ricevuto la famosa offerta editoriale dove promettono di vendere su 5 mila punti vendita e di promuovere il libro su tanti canali pubblicitari e, nel contratto, parlano pure di un ufficio stampa che mi dovrebbe seguire. Tutto naturalmente se sarò il io primo acquirente del libro con 200 copie che, visto il prezzo stabilito di copertina, sono tanti soldi. Sto cercato dappertutto per capire se non si tratti di una patacca che fa leva sulla mia presunta vanità. Secondo te dovrei mandarli a quel paese e cercami qualcuno che, intanto, possa sul serio dirmi se quello che ho scritto (è un saggio che parte da alcuni argomenti della mia tesi di laurea su Raymond Aron) ha un valore. Ti ho scritto perché sono assalito da mille dubbi e credo, almeno per me, negli aspetti innovativi sull’argomemento trattato. Ma non mi va di essere preso in giro, preferirei un giudizio severo piuttosto che una fanfara che prospetta un gran successo.
Mi sembra che l’articolo risponda ampiamente alla tua domanda.
Mi avete illuminato, grazie. In questi giorni ho avuto contatti con la Casa editrice Albatros il Filo a cui ho inviato un mio manoscritto. Grazie a voi ho capito tante cose …
Molto felici di esserti stati utili, Ernesto 🙂 Ci puoi trovare anche sul gruppo Facebook e sul nostro forum, naturalmente 😉
Grazie, ho trovato l’ articolo molto interessante. Io ho pubblicato con Amazon il mio romanzo storico dal titolo L’ ultimo Masini. Una storia romanzata di un brigante, il terzo più pericoloso della Basilicata. Tuttavia ora sono in fase di ricerca di qualche sponsor, ma attualmente non ho trovato ancora nulla… chissà
Sono un ex docente di tedesco ed inglese. Ho prefato alcuni romanzi e sono recensore sul giornale on line Melandro News, e trovo perfettamente veritiero ciò che asserisce la domina di questo blog. Nel campo editoriale c’è e succede di tutto, e sarà sempre peggio “grazie” alla tanto osannata intelligenza artificiale. Il motto, purtroppo, è sempre lo stesso: non c’è limite al peggio. Ciò è dovuto al fatto che noi latini abbiamo troppa fantasia, che applichiamo spesso a fin di male. Chi è furbo, in Italia, viene osannato; chi, invece, è intellettualmente onesto viene, nella migliore delle ipotesi, deriso, sbeffeggiato e, all’occorrenza, assecondando il famoso motto latino: “occasio facit furem”, anche truffato o derubato, che poi sono la stessa cosa. Achtung, dicono i tedeschi.