Oblivion – La fiera di cui avevamo bisogno
Il 22 e 23 febbraio, alla Città dell’Altra Economia di Roma, si è tenuta la prima edizione di Oblivion, fiera del libro, del fumetto e dell’irrazionale, organizzata dai piccoli editori per i piccoli editori.
E la differenza di intenti si vede.
Per parlare di Oblivion bisogna partire da una premessa fondamentale: Roma aveva bisogno di qualcosa del genere. Qualcosa che portasse movimento nel desolato panorama romano, dominato nettamente dal PLPL.
Qualcosa che fosse dedicato solo alla nicchia del fantastico, che sì, sarà una nicchia, ma ha così tanti sottogeneri che puoi portare quarantacinque editori e soddisfare un pubblico decisamente eterogeneo.
Qualcosa che permettesse alla piccola editoria di settore di mostrare quanto ha da offrire in termini di qualità e di bibliodiversità.
Chi vive al nord forse non può immaginare l’entusiasmo con cui, già nei mesi scorsi, alcuni di noi hanno accolto questa novità, anche se era una prima edizione di cui si sapeva poco o niente. “Oblivion? Boh, mai sentita. Ah, ma è a Roma?✨ E si raggiunge in metro?✨✨ E ha pure l’ingresso gratuito?✨✨✨” (Sì, praticamente un meme)
Per quanto mi riguarda, già solo l’ebbrezza di partire da casae raggiungere la fiera in motorino, pensando “tanto se mi sono dimenticata qualcosa posso tornare indietro”, è a dir poco indescrivibile.
Il pubblico
Oblivion serviva e i romani hanno risposto con un’affluenza tale che nelle ore centrali di sabato non si riusciva a camminare. Ok, le sale espositive non erano enormi, ma alla fine dei due giorni di fiera si sono contate circa cinquemila presenze. E questo è un fatto.
Così come è un fatto che fossero per buona parte lettori in target, già ben disposti a curiosare tra le opere proposte. Io ho partecipato come autrice indipendente, insieme ai miei colleghi del Collettivo Scrittori Uniti, e non ho mai fatto tante vendite a freddo.
Per il Salone di Torino devo mettermi al lavoro settimane prima per promuovermi, incentivare le prenotazioni e far girare i miei libri in modo che la gente mi venga a cercare, perché al Salone c’è di tutto e di più e attirare i passanti è davvero difficile se oltre la metà risponde “no, non leggo fantasy”.
In una fiera così focalizzata come questa, invece, l’atmosfera è stata diversa, mi sono sentita più a casa e posso dire di aver trovato tanti nuovi lettori.
L’affluenza è stata nettamente maggiore il sabato rispetto alla domenica e non so se in questo secondo caso abbia influito il mercatino di fronte, che potrebbe aver risucchiato i visitatori nei suoi meandri (ma mi hanno detto di aver visto persone finire con il mercatino e poi venire da noi, incuriositi), o la semplice necessità romana di starsene a casa per il tradizionale pranzo della domenica. E si sa che i pranzi in famiglia sono eventi che durano tutto il giorno.
Le strutture
In questa prima edizione la fiera è stata formata da due salette per gli espositori e una per i panel. Una pecca della zona espositiva è che eravamo un po’ tutti ammassati gli uni accanto agli altri, con cartelli verticali a volte inesistenti (Alessandro, più sotto, vi racconterà della sua odissea in cerca della Safarà. Per me è stata la Dark Zone e giuro che, a posteriori, era lì). Speriamo che il successo oggettivo di questa edizione permetta agli organizzatori di accaparrarsi spazi più ampi.
In compenso vorrei far notare che il sabato sera, nonostante la calca di tutta la giornata, nei bagni c’era la carta igienica e qualcuno aveva persino lasciato degli assorbenti a disposizione nel bagno delle donne.
Sì, avete letto bene. Sembra fantascienza, ma io c’ero e li ho visti.
Gli organizzatori sono stati molto disponibili e sono passati spesso ad assicurarsi che stessimo bene. Inoltre, chi più chi meno, avevamo a disposizione un minimo di backstage per appoggiare pacchi, trolley e roba varia.
A due passi dalle sale c’erano un bar con un servizio di tavola calda espressa, con ottimi prezzi, e un ristorantino gestito da un collettivo, che è stato aperto anche a cena.
Il parcheggio interno la domenica è stato occupato da un mercatino, ma tutt’intorno ci sono diverse vie dove si può parcheggiare comodamente.
I panel
Purtroppo non sono riuscita ad assistere ai panel, ma bastava leggere la lista per rendersi conto di quanto questa fiera sia stata ragionata con criteri ben precisi in mente. Perciò, anche qui non abbiamo avuto presentazioni singole o nomi eclatanti che richiamassero l’attenzione del popolo italico intero, ma gruppi di tre o quattro autori (comunque noti all’interno della nicchia) che trattavano di volta in volta temi di grande interesse applicati all’ambito del fantastico e della letteratura.
Ho letto qualche lamentela sul ritmo serrato degli incontri, che, senza neanche una pausa pranzo, rischia di diventare stancante per chi vorrebbe seguire tutto, ma è anche vero che in fiere più grandi a volte devi comunque decidere cosa vedere, perché possono capitare due incontri interessanti in contemporanea.
In conclusione?
Voto: diesci.
La mia esperienza è stata memorabile e nei momenti in cui non ero di turno allo stand mi sono divertita tantissimo a infastidire andare a trovare gli amici editori, anche se a volte erano così oberati che mi limitavo a un saluto di passaggio. Mi ero ripromessa di trattenermi con gli acquisti, ma come si fa, in un clima del genere? Però sono stata brava, ho portato a casa solo quattro libri e una rivista.
Per essere una prima edizione è andata a meraviglia e le cose da sistemare sono finezze rispetto a tutto ciò che di buono ne è derivato. L’atmosfera che si respirava era quella di un ambiente culturale vivo e rigoglioso, a dimostrazione che la piccola editoria italiana forse non arriva facilmente in libreria, ma ha tutta l’intenzione di lottare con le unghie e con i denti per mantenere il suo posto nel panorama editoriale
Pronti? Partenza… Aspettate, ci sono anch’io!
La mia esperienza con Oblivion comincia alle 5:00 del sabato, perché quando vivi in un pueblo della Spagna remota non hai alternative più comode.
Trascorse le mie tre ore e mezza d’autobus dormendo, arrivo a Barcellona ma sono ancora rintronato e nell’attesa rischio di perdermi l’imbarco perché mi stavo addormentando di nuovo.
Ma niente paura: il volo parte un’ora dopo, col disappunto del sottoscritto che sa che la fiera chiude alle 20:00. Volo, comunque, che è stato a dir poco ameno e surreale, perché l’aereo era pieno zeppo di francesi ubriachi.
Arrivo a Fiumicino e mi dico: “vabbè, ‘sta fiera non si trova mica a Inculandia come PLPL, cosa ci vorrà per arrivarci…”. Doveva venire a prendermi una mia amica in macchina, opzione di gran lunga preferibile al Lumacardo express, ma grazie al Traffico de Roma (marchio registrato) arriviamo a destinazione che sono le 18:30 passate. Al buio seguiamo i cartelli di Largo Dino Frisullo ma una volta giunti davanti all’open space fuori è lecito domandarsi: dov’è l’ingresso?
Decidiamo di chiedere ad alcuni sbevazzanti lì fuori, ma nessuno ha mai sentito parlare di Oblivion.
Ok. Keep calm and breathe.
Quando sembra che ci siamo, ci affacciamo ma è solo una sala conferenze. Niente stand.
Ok, bisogna arrivare fino in fondo, è da lì che si entra.
Ormai s’è fatta una certa, ho giusto il tempo di salutare il mio editore, fare un giro rapido di tutti gli stand, comprare qualche libro. Beh, in realtà non proprio tutti gli stand, perché Black Dog e Safarà proprio non siamo riusciti a trovarli. Chiediamo in giro, nessuno sa dove sono. Ma sono solo due salette, la fiera è tutta lì, difficile perdersi qualcosa.
Qualcuno azzarda perfino l’ipotesi che forse, alla fine, questi editori non abbiano partecipato.
Il mistero dell’editore fantasma
Incontrare l’editore Safarà era il mio obiettivo principale e non avevo intenzione di desistere.
All’indomani mattina apro Instagram e mi accerto della loro presenza. Scrivo un commento in una delle loro foto della fiera e mi rispondono, sono vicini all’ingresso. Ok, quindi esistono davvero.
Ma com’è possibile allora che nessuno di noi abbia visto il loro stand?
Stavolta riesco ad arrivare addirittura alle 17:15, dopo sei ore di peregrinazioni capitoline, e sono molto determinato. Scandaglio l’ingresso, ma ancora una volta non riesco a trovare Safarà.
Torno indietro, davanti all’ingresso c’è un punto informazioni.
Mi scusi, io sono venuto anche ieri, ma alcuni editori proprio non sono riuscito a trovarli. Dove sono Black Dog e Safarà?
Safarà è proprio qui, dopo l’ingresso sulla destra, risponde la ragazza.
Ma nel corridoio laterale? – chiedo perplesso.
No, no, spazio centrale, sulla destra.
Ancora basito, non mi schiodo da lì, mi giro e osservo i cartelli in alto coi nomi delle case editrici. Riesco a leggerli benissimo anche da lì.
Ma sulla destra io vedo solo D editore, Future fiction e zona42.
No, no. C’è anche Safarà, accanto a Future fiction, sono sicura.
Decido di fidarmi ed entro di nuovo. Faccio un passettino per volta per essere sicuro di non perdermi nulla. E, ovviamente, l’editore è lì.
Dev’essere un tipico caso di camaleontismo editoriale.
Guardo in alto: nessun cartello. In basso: il loro loghino bianco su sfondo nero. A svelarmi il mistero è la ragazza dello stand: il loro cartello si era staccato e non c’era modo di farlo stare al suo posto.
Ok, a questo punto visto che è una fiera dedicata al fantasy & co. e non al romance, tralascerò la scena successiva, ovvero l’incontro con l’editore Safarà (il corteggiamento, il colpo di fulmine letterario, la promessa di un amore duraturo).
Le cose top
- Finalmente una fiera a ingresso gratuito! Ci voleva tanto a capire che se i lettori non pagano quasi 20 euro per entrare poi sono propensi ad acquistare più libri una volta dentro? Lo capiranno anche prima o poi il SalTo o PLPL? (no, non pensiamo ndRedazione)
- Gli sconti. Ho potuto avvistare e toccare con mano questa specie rarissima, che ultimamente era stata dichiarata in via d’estinzione. Non è certo un caso, si badi: se un editore non deve privarsi di un rene per partecipare (ogni riferimento ad altre fiere del settore NON È puramente casuale) è ovvio che sia più disposto a offrire sconti e promozioni.
- La location. Facilmente raggiungibile anche per chi viene da fuori e non conosce Roma. Chapeau agli organizzatori.
- La qualità dei volumi presenti. Oltre a fantasy e fantascienza, horror, weird, anche molti fumetti e graphic novel, e sorprendentemente anche narrativa non di genere. Veniva davvero voglia di comprare tutto. E poi respiravi a pieni polmoni e… lo posso dire?
Non notavi affatto quella puzza di EAP che appesta altre fiere del settore.
L’ho detto.
Qualcosina da migliorare
- Anche se sono solo due sale, trovare un editore potrebbe non essere così facile (vedi Safarà. A proposito, dov’era alla fine Black dog?). Il fatto è che non ci sono stand a casetta, ma una specie di bancone unico che obbliga gli editori a stare tutti appiccicati gli uni agli altri, col risultato che in alcuni casi non si capisce dove finiscono i libri di un editore e dove cominciano quelli di un altro.
La mia richiesta: si può avere una mappa con la collocazione di tutti gli editori all’ingresso per noi poveri Ryoga capaci di perderci anche all’interno di un confessionale? Un flyer da distribuire ai visitatori all’ingresso, un cartellone gigante fisso, o una mappa scaricabile dal sito. - Le segrete del castello. L’idea di sfruttare anche i corridoi laterali non è male, ci si cala nel tema pensando a passaggi segreti, sotterranei del castello, ecc. Ma qualcuno li avrà notati davvero? Ho avuto la sensazione che gli stand che si trovavano lì fossero molto meno frequentati.
- La gestione dell’affluenza. Lo spazio è un po’ angusto. Io sono arrivato sempre in tarda serata ma era comunque pieno di gente. Com’era la situazione nelle ore di punta? Si poteva circolare? Si poteva respirare? (Non molto ndCami)
- Gli orari. Non dico di fare come a Torino, dove nel weekend il Salone chiude alle 22:00, ma chiudere alle 20:00 non è troppo presto? L’ideale secondo me sarebbe le 21:00, anche perché sappiate che c’è gente che lavora anche di sabato e magari non ce la fa ad arrivare prima della chiusura.
- Il caldo. Vabbè, qui non è certo colpa dell’organizzazione. Diciamo che è colpa mia, che da casa ho controllato il meteo, ho visto che davano pioggia e sono venuto a Roma con giaccone da neve, sciarpa, felpa pesante e maglia termica. In pratica ero pronto per andare a sciare.
- Ma come insegna Linda Rando, in fiera fa sempre caldo, non importa che sia maggio o febbraio (io lo dico da anni! ndLinda). Per cui la cosa migliore è sempre vestirsi a strati e una volta dentro restare in maglietta (anche perché così si può far invidia a qualcuno, vero Gaia?)
Conclusioni
Sono stato solo poche ore, forse troppo poche per poter giudicare.
Ma ho visto tutti contenti: lettori, autori, editori.
Ehi, ma allora forse non è così impossibile organizzare una fiera dove ci guadagnano tutti.
Che dite, la possiamo prendere come esempio?
Nonostante le arcinote difficoltà, la piccola editoria indipendente, nella fattispecie quella di genere, è vivissima e continua a sfornare gemme letterarie e prodotti di ottima qualità, dimostrando non solo di non aver nulla da invidiare alle big ma soprattutto che l’unione fa la forza.




Grazie mille per le belle parole! Davvero… Per l’anno prossimo – se si rifarà – cercheremo di fare alcuni ritocchi, ma in generale se mi chiedete di chiudere alle 21.00 vuol dire che volete gli editori morti 😀
Scherzi a parte, grazie di cuore, davvero! Spero sul serio che vi siate divertite e divertiti <3