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Radiografia dei costi di un libro
quanto costa pubblicare un libro

Radiografia dei costi di un libro

Spesso la gente si lamenta che il prezzo dei libri è troppo alto, che gli editori sono degli sporchi capitalisti che si arricchiscono sulle spalle dei lettori e – peggio ancora – degli scrittori, e che per questo motivo per chi scrive è meglio il self publishing, almeno non sei strozzinato da una casa editrice.
Come al solito pensare che il mondo sia diviso in buoni e cattivi non aiuta nessuno. Quello che aiuta a decidere è una maggior consapevolezza. Faccio l’editore da quindici anni e oggi vi spiego quanto ci costa pubblicare un libro.

Per pubblicare intendo trovare un manoscritto, lavorarci su, stamparlo, distribuirlo, promuoverlo.
Prenderemo come esempio un romanzo dal prezzo di copertina di 15 euro.

Cominciamo dai costi fissi: tipografia e iva

I costi di stampa di un libro non sono altissimi, anche se in prospettiva la situazione peggiorerà visto il rincaro della carta e delle fonti energetiche.

Il costo di stampa di un libro dipende da molte variabili (dal formato, dal numero di pagine, dalla carta, dalla rilegatura e ovviamente dalla tiratura) ma mediamente è pari al 10-15% del prezzo di copertina (quindi nel nostro caso 1,5-2 euro). Percentuale che però viene pagata in anticipo, cioè prima ancora che il libro entri in commercio, e che viene pagata su tutte le copie, anche quelle che rimarranno invendute. Noi, di solito, partiamo da una tiratura di 500 copie.

Lo stesso discorso vale per l’iva: l’iva sui libri è del 4%, va pagata alla fonte, cioè a prescindere dal fatto che il libro venga venduto o meno, e l’editore è l’unico della filiera a pagarla (non la paga il distributore né il libraio né il cliente finale). Nel nostro caso, incide per 0,60 euro.

Promozione e distribuzione

Per avere una distribuzione nazionale è necessario avere innanzitutto un promotore o una rete promozionale che raccolga gli ordini delle librerie e le passi al distributore. Al promotore va l’8% del prezzo di copertina. Ovvero, nel nostro caso 1,2 euro.

Il distributore è quello che si prende la fetta più grande. A lui, di base, va il 42% del prezzo di copertina (ovvero, per il nostro romanzo, 6.30 euro). Ma il distributore a sua volta deve riconoscere uno sconto alle librerie che prendono i libri, e questo sconto non è uguale per tutti.

Ai librai indipendenti viene concesso uno sconto minore, mentre il potere contrattuale delle catene e degli store online è più forte e fa sì che in questi casi ci siano accordi particolari e che il distributore “conceda” un sovrasconto. Sovrasconto che paga l’editore. Ma non è finita qui, perché al distributore va pagata una percentuale più alta (tipo una penale) se le rese superano il 30% delle copie mandate in distribuzione, e va pagata anche una serie di servizi: i costi di magazzino, i costi delle copie rese all’editore, i costi per il riposizionamento dei libri a scaffale…

Insomma, tra promozione e distribuzione si arriva tranquillamente al 60% del prezzo di copertina, e in certi casi lo si supera (siamo così a ben 9 euro sui 15 incassati).

Diritti d’autore

C’è poi la questione dei diritti d’autore. Molti autori esordienti si lamentano che gli editori non garantiscono le percentuali che riuscirebbero a ottenere con il self publishing, ma basta vedere i conti qui sopra per capire che nessun editore vero – nel senso di editore distribuito nazionalmente e posizionato sul mercato – potrebbe arrivare a percentuali superiori al 10%.

Rifacciamo i calcoli:

  • abbiamo 15-20% di costi fissi
  • 60% di costi promozionali e distributivi
  • se aggiungiamo il 10% all’autore arriviamo a un 10% per l’editore.

E non abbiamo calcolato i costi dei diritti esteri e i costi di traduzione, se si tratta di un libro tradotto…

Un libro di quindici euro, quindi, all’editore frutta la bellezza di un euro e mezzo.
Non un euro e mezzo piovuto dal cielo, ma un euro e mezzo che dovrebbe coprire tutte le spese redazionali più le bollette, le tasse e quant’altro.

Questo naturalmente sottintende che le copie stampate vengano vendute TUTTE (spoiler: non capita quasi mai), sennò il guadagno è ancora più basso o addirittura si lavora in perdita.

Fiere ed eventi

C’è poi un’ultima considerazione da fare: le fiere. Qualcuno potrebbe dire “se quasi tutto il guadagno finisce tra distribuzione e librerie, alle fiere gli editori guadagnano un sacco e potrebbero fare dei super sconti!”.

Ora, a parte che sulla questione sconti c’è una legge che parla chiaro, le fiere hanno dei costi altissimi. Uno stand costa migliaia di euro, e oltre a questo vanno aggiunte le spese di viaggio, di pernottamento, oltre al fatto in quei giorni sei impegnato tutto il giorno nella vendita e devi bloccare il resto del lavoro. Quando va bene, a una fiera, riesci a rientrare giusto dei costi. E nei costi quasi mai viene considerato quanto è costato il libro. Ho speso tremila euro e ho incassato tremila euro? Sono soddisfatto così. Anche se è come aver fatto una maratona sfiancante e avere in pratica regalato i libri (fate i conti di quanti libri bisogna vendere per arrivare a tremila euro).

La verità è che l’editoria è un business solo per chi la guarda da fuori. Le soddisfazioni sono tante ma di altro tipo. Ma quando lo racconti a chi ha un minimo di competenze economiche la risposta è sempre quella: “ma chi ve lo fa fare?”

Ultima Pagina consiglia la lettura dell'articolo "Dovrei pagare per pubblicare il mio libro?" (la risposta breve è "no, mai". Quella lunga è nell'articolo.)
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5 commenti
  • Ma allora gli editori lavorano sempre in perdita! Almeno secondo l’esempio fatto.
    Se ho ben capito i costi fissi per la tiratura di 500 copie: 1000 euro sono per la stampa, 300 euro per l’iva che fa in totale 1300 euro.
    Se il prezzo a copia è fissato in 15 euro e l’editore guadagnerebbe alla fine solo il 10% cioè 1,5 euro a copia, se tutte fossero vendute il guadagno sarebbe 1,5×500= 750 euro, ovvero secondo questi calcoli sarebbe in perdita di 550 euro (costi fissi: 1300 – 750 guadagno = 550)
    ho sbagliato qualcosa?

  • Quello che non sono mai riuscito a spiegarmi, invece, è: un editore non può non capire che se pubblica un libro senza successivamente fare in modo che si sappia della sua esistenza, il detto libro non sarà mai venduto (si tratti di un capolavoro o di una schifezza). Contare sulle capacità imprenditoriali dell’autore è a dir poco utopico (se possedesse queste qualità, avrebbe provveduto in proprio a trasformare il suo manoscritto in best seller).

    • Le case editrici cercano di fare il possibile ma la potenza di fuoco di un piccolo editore, anche a livello promozionale, è relativa. Per questo l’ideale è che editore e autore uniscano le loro forze.