Dungeon Crawler Carl: la recensione

Scritto da

Gaia Facchetti

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Io non so come scegliate i libri voi — io, per lo più, lo faccio affidandomi a una manciata di persone dai gusti collaudati. Era da un po’ che un amico, sapendo quanto io ami la saga di Jim Butcher con protagonista quell’adorabile idiota di Harry Dresden, le citazioni pop e l’ironia amara, mi suggeriva Dungeon Crawler Carl

Ma… LitRPG? Meh. 

Se voglio leggere un videogioco posso prendermi una qualsiasi visual novel o avventura testuale (non leggetelo con sdegno, sono fra i miei giochi preferiti), perché dovrei smazzarmi sette volumi in inglese fra XP, HP, NPC? 

E mentre così riflettevo, Mercurio ha annunciato che avrebbe pubblicato la traduzione del primo volume — che poi, ehi, serve coraggio a tradurre in italiano certe cose, sapendo che toccheranno parecchi accrocchi linguistici, fra lessico specifico e battute. 

Ho visto il lavoro fatto su Butcher e… 

Quindi, mentre era in prevendita a Stranimondi, l’ho acchiappato. E iniziato. 

… e finito in un paio di giornate? 

La trama (senza spoiler) di Dungeon Crawler Carl

Cattiva notizia: non siamo soli nell’universo e gli alieni esistono. 

Cattivissima notizia: hanno il capitalismo, su scala galattica; e per assicurarsi alcuni minerali rari, oltre a carne da macello per i propri cruenti reality show, hanno spianato la Terra. 

Sì, spianato: in pochi secondi, ogni edificio del pianeta viene appiattito, molecolarizzato con tutto quello che c’è all’interno. E tutti. I pochi superstiti che si trovavano all’esterno vengono informati della possibilità di entrare nel Dungeon, una sorta di arena con telecamere 24/7 ispirata alle labirintiche ambientazioni di Dungeons & Dragons e similia. 

In questo caos, seguiamo Carl. Carl… non è esattamente l’eroe che ti aspetti. Certo, è sportivo, ex guardia costiera, ma entra nel dungeon in mutande, chiodo e Crocs rosa (della sua ex, pure piccine) del tutto impreparato. Ma non solo. 

Con lui c’è Princess Donut, la gatta persiana (sempre della sua ex) che improvvisamente acquista la capacità di parlare e comunicare i suoi vari livelli di disappunto.  

Ora, se pensate che l’immagine di un uomo alto e spallato in boxer e ciabattine, con una gatta drappeggiata sulle spalle a mo’ di sciarpina, sia demenziale, avete centrato parte del mood del libro. Matt Dinniman scrive una commedia nera, mescolando fantascienza e fantasy con un sacco di battutacce. A volte cruda, sempre sarcastica, con improvvisi momenti di dolorosa serietà, scelte difficili e critica al mondo delle corporation e dei media, la storia prosegue tra incontri con altri crawler (gli umani costretti al gioco) e quelli con i mostri che popolano il dungeon, senzienti o meno.

… e obiettivi da raggiungere, XP da accumulare, bottini (loot box) da setacciare, boss da sconfiggere per spostarsi di piano, malus da curare, bonus di cui fare incetta. 

Il tutto mentre miliardi di telespettatori osservano avidi e la IA che gestisce il baraccone mostra tutto il suo sadismo. 

E il suo feticismo per i piedi… 

Che cos’è il LitRPG, fra l’altro?

Il LitRPG è un modernissimo genere letterario, che nasce direttamente dai giochi di ruolo testuali, ma che volendo possiamo far risalire a tutte quelle opere di narrativa, isekai o mano, per cui i protagonisti si ritrovano all’interno di un videogioco e devono seguirne le regole. Per una volta, infatti, pare non siano gli Stati Uniti la culla di questo genere, ma la Russia, o per lo meno che sia l’area in cui, nello scorso decennio, si è tornati a dare attenzione a forme di GameLit. Che è un sinonimo di LitRPG? Boh?

Con i generi più nuovi trovare definizioni precise è sempre complicato, anche perché, finché qualche anima buona non ci si mette e scrive un articolo o un saggio, tutto si basa su social e forum. Se vogliamo considerare Reddit una fonte affidabile, il LitRPG sarebbe il sottogenere che spinge di più sull’aspetto dell’avanzamento, delle azioni per accumulare esperienza e valuta da spendere in potenziamenti, ponendosi come ponte fra il progression fantasy e la GameLit (che include tutte quelle narrazioni “all’interno di un gioco”; anche Sword Art Online, per esempio, Ready Player One o Tron). 

La particolarità sta proprio nell’innesto fra meccaniche da gioco di ruolo e narrativa. 

Conoscere i giochi di ruolo e i loro termini non è strettamente necessario per leggere opere di questo genere, soprattutto se il ritmo dell’avventura è alto come nel caso di Dungeon Crawl Carl e se ci sono personaggi capaci di spiegare al lettore quanto avviene nel testo, senza appesantire troppo con note e altro; però, certo, se non si ha un minimo di familiarità con il lessico sviluppatosi attorno al mondo del gioco, ci si troverà più spesso a consultare il glossario. 

Poco male: imparare parole nuove è sempre bello. 

Torniamo al libro 

Uno dei motivi per cui non è che proprio mi sia lanciata su questa storia fin dal primo suggerimento è legato proprio al suo genere. Le storie LitRPG sono… noiosette. Capiamoci, non perché lo siano intrinsecamente; però sono basate su uno schema rigido simile a quello dei battle shonen: il personaggio fa esperienza combattendo, sale di livello, trova nemici più forti; li batte, fa esperienza combattendo, sale di livello, trova nemici più forti; e via così, fino al fondo del dungeon. In realtà non è poi così diverso dal classico viaggio dell’eroe in cui il protagonista accumula esperienze fino alla battaglia finale, solo che avviene in modo più esplicito, con evidenti rimandi al “livello” del nemico, alle “mosse”, ai benefit che si ricaveranno dalla vittoria.

Chiaramente questa è una ripetitività che non disturba chi è appassionato e abituato, ma io avevo già dato con Sword Art Online e Overlord e mi ero ripromessa che non avrei più ceduto a roba in cui la narrazione dovesse tener conto di statistiche, classi, punti mana e XP.
Che promessa da marinaio, ah? 

A farmi capitolare ammetto che è stata l’ambientazione: per quanto io non sia una giocatrice di GDR, mi sono appassionata talmente tanto a Dungeon Food e Made in Abyss (lo so, lo so…) che speravo di ritrovare in parte quelle atmosfere, il concetto di una esplorazione “verso il basso” che fosse tanto fisica quanto psicologica e spirituale. 

Insomma: cercavo la catabasi. 

Quella per ora ancora non l’ho trovata, ma abbiamo tempo: il libro copre soltanto due livelli sui diciotto totali. Quello che ho trovato è uno strano mix di cultura pop, che assomiglia un sacco ai Dresden’s Files come umore, ha una critica all’industria dell’intrattenimento molto più pungente (e apprezzabile) di quanto facesse Hunger Games e alterna demenzialità e momenti di pathos senza preavviso quanto DanDaDan. O quanto gli ultimi Saw, ma senza quella pretesa di essere presi sul serio, il che rende le parti irriverenti godibili quanto le tragiche, se non di più. 

Difetti? E pregi. 

Ce ne sono, anche se alcuni credo siano ascrivibili al fatto che si tratti di un primo volume, come il ritmo altalenante (soprattutto nei primi capitoli) e il finale un po’ troppo tranchant. Lo humor, soprattutto quando affidato alla IA e alle ricompense, è crudo, lascia un po’ quell’impressione che alcune IA danno anche nella realtà: di aver assorbito il peggio dell’Internet, trattenendo appena sotto la superficie razzismo, queerfobia e misoginia. 


Qua ci tengo a dire che è anche evidente che queste cose non siano casuali, ma facciano parte della critica dell’autore a una parte del mondo online: lo si vede chiaramente durante l’intervista dal maialino di Carl. Dire altro, sarebbe spoiler!

Ci tengo a dirlo perché Carl è… è davvero un bravo ragazzo. Testardo, eh? Non è eroico e senza macchia, fa un mucchio di cazzate e si rende perfettamente conto di quanti atti mostruosi compia per sopravvivere, quindi chiude il senso di colpa a chiave dentro di sé per tirare avanti. Allo stesso tempo, resta il ragazzo che era prima di entrare nel dungeon e non si tira indietro nell’aiutare i deboli, nell’indignarsi per un omicidio insensato, nell’opporsi al bullo di turno e disprezzare apertamente il sistema in cui è stato incastrato. Un ragazzo che teme l’eccesso di visibilità e per questo si preoccupa quando Princess Donut mostra tutti i segni della dipendenza da social. Perché, sarà anche ultra intelligente e carismatica, ma sempre una gatta dipendente dall’adrenalina dei concorsi di bellezza resta… 

… il che mi permette di parlare di quello che, invece, è chiaramente il miglior pregio di questo volume: il rapporto tra Carl e Donut. 

Princess Donut, la gatta, è un personaggio splendido. L’autore ha il merito di aver creato qualcosa che è la perfetta fusione di una donna vanitosa – dispotica e sarcastica, con un genuino affetto per i suoi servitori umani – e un animale totalmente impulsivo, con la crudele assenza di empatia che gli è propria. Non c’è nulla che non farebbe per non raggiungere i suoi obiettivi e non perché sia cattiva, ma perché… è una gatta. Ed è giusto che, per quanto antropomorfizzata sia, resti questa sostanziale differenza rispetto a Carl, che invece pianifica, pensa al futuro e tanto anche al passato.

Il loro continuo rimbeccarsi e prendersi in giro, pur rischiando più volte la vita per proteggersi, crea una dinamica divertente e appassionante che rende impossibile non fare il tifo per loro, anche e soprattutto perché è evidente la crescita del loro rapporto e di loro come personaggi. Immagino che rischiare la vita ogni minuto e sterminare razze mostruose aiuti nel cementare i legami… 

Poi ci sono i personaggi secondari. Quelli che apprezzi con crescente timore perché sai che moriranno, malissimo, prima della fine del libro. Quelli a cui non vorresti affezionarti, perché Hunger Games insegna che nessuno è davvero tuo alleato (ma Mordecai e Odette sono adorabili lo stesso). Quelli che ti fanno sottilmente schifo, ma sono comunque così umani, anche quando non lo sono fisicamente, che un po’ di cuore ce lo lasci lo stesso. 

Poi c’è Agatha. È il mio personaggio preferito. È vecchia, pazza, ha un carrello della spesa e un segreto.
La adoro. 

Insomma, è una storia dove i personaggi sono centrali, e giuro non l’avrei mai detto date le premesse del genere. Dove l’umorismo bilancia la brutalità degli scontri — o almeno ci prova. E dove il worlbuilding è al tempo stesso familiare (con i goblin, le fate e gli elementali) e nuovo e assurdamente delirante (i lama. La krakaren. Ho perso un polmone ridendo per la krakaren…), con tantissimi (voluti) ammiccamenti al nostro presente e alla fauna che popola le nostre vite.  

La chicca dell’audiolibro

L’edizione italiana del libro è uscita ufficialmente lo scorso 14 ottobre ed è edita da Mercurio Books, mentre contemporaneamente è uscito l’audiobook in esclusiva Audible. Non sono fan dell’ascolto, personalmente, ma immagino che, per come è strutturato e come sono i dialoghi, possa essere meraviglioso e…

*suono di microfono che stride*

Salve, non sono la malvagia AI feticista dei piedi che controlla il Dungeon, bensì Rowi: mi infilo nella recensione di Gaia per fare la recensione specifica dell’audiolibro di questo romanzo che è semplicemente STU.PEN.DO!

Come Gaia anche io non sono una grande fan dell’ascolto, ho sfruttato i mesi omaggio di Audible per provare ad approcciare di più il formato e poi a inizio ottobre mi sono dimenticata di disdire l’abbonamento. 

Faccio questa premessa per spiegarvi meglio quanto mi abbia conquistato l’audiolibro di questo volume, che è realizzato in maniera divina. Le voci selezionate sono ottime: azzeccata la scelta di due doppiatori di mestiere, con esperienza sia nei videogiochi che nei cartoni animati (occidentali e anime). Gianandrea Muià – che presta la voce a Carl, ai personaggi secondari e alle AI del gioco – fa un lavoro immenso e così Arianna Craviotto, che è veramente una gemma nel dar vita a Princess Donut con un’adorabile errrrrrrre arrotata. 

Anche il modo in cui Muià ha dato vita all’AI – a tutti i toni dell’AI – e ai messaggi del sistema, come gli obiettivi e le ricompense dentro le box è stato davvero convincente. 

Il libro si presta davvero benissimo a questo formato; credo di aver spaventato un po’ di gente in giro in questi giorni mentre ascoltavo con le cuffie e ogni tanto ridevo come una stupida. Però ti ci porta: il ritmo è ottimo (sono 15 ore e un quarto di ascolto) ed è molto semplice da seguire. 

Ma oltre alla resa e ai tempi comici, credo renda benissimo l’assurdità della situazione e l’ipocrisia del sistema in cui sono obbligati a giocare i protagonisti. Anche i momenti drammatici sono trasmessi molto bene, soprattutto quando Carl capisce la situazione *prima* di Donut (che poverina, è un po’ boomer, deve essere colpa della tv) e c’è questo contrasto tra lui che si autoflagella metaforicamente e la gatta che pensa ai follower e alle visualizzazioni. 

Consiglio a tutti di approfittare del periodo di prova di Audible (non è una marchetta pubblicitaria, l’audiolibro è parte del catalogo esclusivo di Amazon) per godere di questo gioiellino che, credo, dovrebbe essere preso a modello da tanti editori e tanti lettori, soprattutto, per capire come si fanno gli audiolibri.

Info finali in vista di Lucca

Dato il debutto a ridosso del Lucca Comics, se avete già letto il libro (o i libri, in inglese si trova fino al settimo volume), l’autore è stato invitato a un evento, domenica 2 novembre 2025, dalle 10:30 alle 11:30 all’Auditorium San Girolamo. Se volete un autografo, preparatevi. 

Se non lo volete… evitatevi il carnaio di Lucca. Ma non lasciatevi scappare questo libro. In sintesi, per dirla come farebbe l’AI del gioco… Leggetelo, stronzi!

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E tu cosa ne pensi?

  • Oddio ragazze, mi avete stesa.

    Pure io come Gaia ero super scettica. LitRPG? Ma che è, un videogioco? Mi sono sempre tenuta alla larga, pensavo fosse una noia mortale con tutti quegli XP, HP, e statistiche… bleah.

    Ma come ne avete parlato… cavolo.

    Già solo l’idea di uno in mutande e CROCS ROSA (le crocs rosa, vi prego) con ‘na gatta persiana parlante e vanitosa… sto piangendo dal ridere. Princess Donut idolo assoluto.

    E poi dite che è una critica sociale pure, tipo Hunger Games ma più cattivo.

    Ok, ok, mi avete fregata. L’ho messo in wishlist.

    E la cosa dell’audiolibro… io non li ascolto MAI, ma mi avete messo una curiosità pazzesca di sentire sta gatta con la erre arrotata. Non ce la posso fare. E poi Agatha col carrello? NO VABBÈ. Lo devo leggere. O ascoltare. O tutti e due. Aiuto.

    Grazie della dritta ragazze!

    • Guarda, ti dico solo che io sto pensando di provare ad ascoltare i sequel in inglese perché voglio sapere come va avanti. Adorerai come Carrrrrrrrrrl ahahahah

      Grazie del commento ^_^

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