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7 ottobre – Libri per capire la questione palestinese e israeliana

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Sono trascorsi due anni dal 7 ottobre 2023 e stiamo (finalmente) assistendo a un importante cambiamento nella percezione dell’opinione pubblica su quanto sta accadendo in Palestina e in Israele. È magnifico vedere – e partecipare – alle grandi manifestazioni di questi giorni e alle mobilitazioni della società civile; per questo vorremmo dare il nostro contributo per comprendere non solo questo cambio di paradigma culturale, ma le sue radici, i documenti, gli studi, così da permettere a chi legge di farsi un’opinione informata. 

Ogni vita conta, e come due anni fa ci siamo indignate per la strage, oggi ci indigniamo per il genocidio. Conoscere e comprendere le motivazioni ideologiche del sionismo e gli interessi economici che pervadono l’occupazione dei territori, a discapito di ogni trattato internazionale, è però fondamentale per farsi un’opinione che vada oltre l’onda emotiva. 

È necessario andare più a fondo e superare l’indignazione “di pancia” e la tifoseria.

In Ultima Pagina crediamo fermamente nel potere delle parole ed è per questo che oggi vogliamo condividere una lista di consigli di lettura e di approfondimenti per comprendere cosa sta succedendo in Palestina da ottant’anni a questa parte e come il 7 ottobre sia un sintomo del problema, non una causa. Capire e studiare sono il primo passo per partecipare attivamente a un movimento che coinvolge non solo il Medio Oriente e che dovrà mettere in discussione un intero sistema globale – un sistema in cui il colonialismo e lo sfruttamento di una parte del mondo restano ancora legittimi, e in cui la ricchezza di pochi continua a pesare sulle popolazioni locali. Un sistema in cui la disumanizzazione e la retorica del nemico ci stanno spingendo verso una nuova era di totalitarismi.

Questo articolo non è e non vuole essere un attacco al popolo isreaeliano, né tantomeno a tutti gli ebrei che non si identificano con Israele. Tuttavia, non ci potrà essere nessun reale percorso di pace se Israele non riconoscerà le sue colpe e responsabilità nel genocidio in atto, così come non potrà esserci una vera trattativa per un accordo senza il popolo palestinese al tavolo a esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione. 

Per iniziare

Cominciamo con il superare l’idea del 7 ottobre come “giorno 0 del problema” e capire come fosse vivere in Palestina anche prima.

Iperborea ha pubblicato il suo volume di The Passenger dedicato alla Palestina circa venti giorni prima del 7 ottobre 2023. Ciò rende il mook un documento molto interessante per analizzare la situazione che vigeva sia a Gaza sia in Cisgiordania, che contiene non solo la voce di tanti giornalisti e autori palestinesi come Ibtisam Azem, Raja Shehadeh e Widad Tamimi, ma anche voci israeliane dissidenti, come quella di Amira Hass, che vive in Cisgiordania da molto tempo e denuncia i crimini lì commessi. 

Anche Quando il mondo dorme, il libro divulgativo di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU per i territori palestinesi occupati, uscito quest’anno per Rizzoli può essere un utile strumento per iniziare a capire perché si parla di genocidio e di apartheid, e avere un breve compendio della storia dell’occupazione dei territori – a dispetto dei trattati internazionali.

Un altro titolo che ci sentiamo di consigliare è Non siamo numeri, le voci dei giovani di Gaza a cura di Ahmed Alnaouq ePam Bailey (con la prefazione di Cecilia Strada), nato da un collettivo di autori gazawi che rifiutano che la tragedia del loro popolo sia ridotto a statistiche e numeri, eliminando il lato umano della storia. Se vuoi più informazioni su questo movimento, puoi visitare il sito We are not numbers.

La narrativa e le voci palestinesi per ripercorrere la storia 

Passiamo quindi ai romanzi e alla letteratura palestinese, che da decenni racconta l’occupazione, i massacri e le migrazioni forzate, nonché le difficoltà per i palestinesi che non hanno lasciato la propria casa durante la Nakba – e che di conseguenza hanno ottenuto il passaporto israeliano, pur restando un corpo estraneo per molta della società civile – nel mantenere la propria identità

Dall’esperienza personale di un grande poeta come Mahmud Darwish nasce Una trilogia palestinese, che affronta diversi momenti chiave della storia, dagli abusi subiti dal popolo palestinese negli anni ‘70 all’invasione (da parte di Israele) di Beirut nel 1982, fino alla riflessione negli anni 2000 sulla sofferenza della perdita della patria. 

Tra i molti altri libri ormai emblema delle persecuzioni dei palestinesi troviamo anche Ogni mattina a Jenin, di Susan Abulhawa: attraverso gli occhi di una bambina, e durante la sua crescita, seguiamo la Nakba e la vita della sua famiglia, rifugiatasi nel campo profughi di Jenin.

Sempre dalle conseguenze della Nakba parte anche la narrazione di Un dettaglio minore, il romanzo di Adania Shibli che è stato al centro di molte polemiche per via del premio che avrebbe dovuto ricevere alla Buchmesse di Francoforte, pochi giorni dopo l’attacco di Hamas. La fiera venne censurata e la cerimonia saltò a causa delle pressioni di Israele, ufficialmente anche per salvaguardare la sicurezza fisica dell’autrice (sigh). Il Liberatur Prize 2023 formalmente rimane assegnato a Shibli, ma non le è mai stato consegnato, in quanto l’autrice ha rifiutato i tentativi di mettere una pezza alla vicenda (sul sito degli organizzatori del premio si può leggere quanto accaduto). In questo libro, si racconta l’attacco a un gruppo di beduini (altro gruppo minoritario che non se la passa proprio benissimo in Palestina) nel deserto del Negev, dove si consumano una strage e uno stupro di gruppo ai danni dell’unica ragazza sopravvissuta. La ricerca di verità su quell’episodio guida l’altra protagonista, che fa della giustizia per una vicenda di violenza – probabilmente una delle tante in quel contesto storico (1949) la sua missione di vita, malgrado si possa considerare un “dettaglio minore” nelle pagine della Storia. 

Ne Il racconto di un muro, Nasser Abu Srour, detenuto in una prigione israeliana dal 1993 e condannato all’ergastolo, ci fa sentire, alta e forte, la voce di una Palestina destinata a “fare a pezzi l’immagine stereotipata che ci vede come un Oriente barbaro, bisognoso di una guida che metta un freno alla sua brutalità e alla sua atavica arretratezza”. E chiamando a raccolta Mahmud Darwish, i poeti preislamici, Søren Kierkegaard, Karl Marx, Sigmund Freud e un pizzico di Italia, ci consegna la storia dell’amore per una donna, un amore più potente delle sbarre, delle catene e delle quattro mura di una prigione, perché “quando ami, sei il tuo tempo e sei il tuo spazio, niente ti delimita, niente ti si oppone, prima di te non c’è nulla e non c’è nulla dopo di te”. Una “lettura scomoda” ma necessaria, e un’ode alla libertà

È una storia multigenerazionale quella che troviamo in Case di sale (Hala Alyan); il libro ci fa ripercorrere il mezzo secolo di Storia che provocherà lo sradicamento e la dispersione dei membri della famiglia Yacoub, tra Palestina, Kuwait, Giordania, Libano, fino all’Europa e gli Stati Uniti. Seguendo le storie di quattro generazioni, questo romanzo lirico ed emotivamente travolgente ci spinge a interrogarci su che cosa si possa considerare casa: ciò che per tradizione ci è stato tramandato o quello che costruiamo nel nostro presente?

Restando sulle storie familiari, un elemento ciclico della letteratura palestinese – perché generazionale e familiare è il trauma che questo popolo deve affrontare – consigliamo Una terra per restare, dove Jadd Hilal ci racconta come quattro generazioni di donne trovino il modo di sopravvivere e resistere ad altrettanti eventi chiave della storia dell’occupazione.

Voci critiche e analitiche nella narrativa israeliana

Vogliamo segnalare anche alcune voci israeliane che hanno utilizzato la letteratura per mettere in discussione, o perlomeno criticare, la costruzione del loro stesso stato, a volte anche nella disillusione nata dal vedere le promesse infrangersi davanti alla realtà.

Vorremmo consigliare in tal senso Non temere e non sperare, di Yehushua Kenaz, un romanzo ambientato negli anni ’50 che analizza tutte le contraddizioni del neonato stato israeliano e tutte le divisioni all’interno sia della società civile che nei ranghi militari

Valzer con Bashir è una graphic novel in cui l’autore, Ari Folman, attinge direttamente alla sua esperienza di soldato diciannovenne che partecipa al massacro di donne, anziani e bambini nei campi profughi di Sabra e Chatila nel 1982, un evento che, comprensibilmente, segna la sua vita. Da quest’opera Folman ha tratto anche un film di animazione durissimo che consigliamo assolutamente di vedere. 

Molti sono i romanzi di Amos Oz in cui affronta il tema dei kibbutz in senso critico, partendo anche in questo caso dalla sua esperienza personale. Tra questi consigliamo in particolare Una pace perfetta, ambientato alla vigilia della guerra dei Sei Giorni (1967). Oz rimane sicuramente una figura controversa, sia per le accuse di abusi della figlia Galia che per non essersi mai apertamente espresso contro il sionismo. Anzi, probabilmente si sarebbe definito un “buon sionista”, convinto sostenitore della teoria dei due stati e contrario all’occupazione del territorio palestinese. Tuttavia è una lettura che ci sentiamo comunque di consigliare, proprio perché aiuta a capire le posizioni moderate che permangono in Israele. 

E ora, la saggistica 

Passiamo ai dati, perché se da un lato le narrazioni sono importanti, dall’altro i numeri e la storia restano fondamentali per capire davvero

Tra le voci accademiche più forti che analizzano da molto tempo il genocidio in corso in Palestina, sicuramente non si può non nominare Ilan Pappé, pubblicato in Italia da Fazi e autore di numerosi saggi (l’ultimo, La fine di Israele: il collasso del sionismo e la possibile pace in Palestina, è uscito proprio oggi) in cui, da solo o dialogando con altri studiosi – come Noam Chomsky in Palestina e Israele, che fare?, o Ultima fermata Gaza, questo pubblicato da Ponte alle Grazie – analizza la situazione dalla Nakba a oggi, documentando i crimini di guerra e contro l’umanità compiuti negli ultimi ottant’anni. Oltre ai saggi pubblicati anche in Italia ce ne sono diversi ancora inediti nella nostra lingua che sono però molto completi, come The Idea of Israel: A History of Power and Knowledge. E se avete il tempo, anche i saggi di Chomsky sul capitalismo possono aiutare a capire perché il mondo sta correndo verso la rovina.

Sempre edito da Fazi, Antony Loewenstein in Laboratorio Palestina. Come Israele esporta la tecnologia dell’occupazione in tutto il mondo, analizza come i territori occupati della Palestina siano una sorta di crash test, un banco di prova di tecnologie belliche e spionistiche che vengono poi vendute nel mondo come “provate in combattimento”. 

Su questo argomento si concentra anche l’ultimo rapporto della Relatrice Speciale Onu per i diritti umani sui territori occupati da Israele Francesca Albanese, pubblicato da Paper First in Italia con il titolo Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio. Questo documento, che punta il dito sui rapporti economici di aziende e governi con Israele nella dimenticanza del genocidio in corso, ha causato non poche reazioni, tra cui le sanzioni monetarie e finanziarie sulla persona di Francesca Albanese. Oltre a questo consigliamo la lettura dei suoi precedenti rapporti, in particolare quello del 2023 dedicato all’infanzia – di cui linkiamo il testo completo in inglese – che illustra un quadro abbastanza dettagliato di cosa voglia dire essere bambini nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania

Premio Pulitzer 2024 invece è Un giorno nella vita di Abed Salama: Anatomia di una tragedia a Gerusalemme, di Nathan Thrall, che ricostruisce le assurdità burocratiche e gli ostacoli fisici che un padre palestinese deve affrontare a Gerusalemme est nel giorno in cui il figlio di cinque anni muore sul pullman della gita scolastica

Consigliamo ancora Palestina. Cento anni di colonialismo, guerra e resistenza di Rashid Khalidi, e Olocausto e Nakba. Narrazioni tra storia e trauma, di Bashir Bashir. E, ancora, La Palestina è una questione femminista di Nada Elia, che analizza l’occupazione dal punto di vista delle donne palestinesi, che spesso non trovano spazio in nessuna narrazione.

I tuoi consigli, se vuoi

Ci sarebbero poi tantissimi altri titoli, ma pensiamo che questa carrellata sia già molto ricca e offra diversi spunti. Se ne hai altri da consigliare, però, ti invitiamo a condividerli e scriverli nei commenti.

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  • Ho realizzato adesso di aver dimenticato Joe Sacco tra i titoli che ho consigliato per l’articolo 😱

    Questo grandissimo del graphic journalism ha dedicato tre opere al tema, Palestina e Gaza 1956 e War in Gaza, quest’ultimo su quanto sta accadendo nella Striscia dal 2023. Ad agosto era balzato alle cronache perché ha vinto il premio Eisner proprio con quest’ultima pubblicazione, sollevando (stranamente, *sarcasmo*) le polemiche dei fumettisti israeliani.

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