Forse sono l’ultima persona che dovrebbe scrivere questo articolo, essendo quella che consuma meno romance in generale, spicy in particolare e monster smut nello specifico, nel nostro gruppo.
Ma sono anche quella che si irrita più facilmente e quella che non si fa molti scrupoli a dire che sul concetto di womanosphere e sul trend delle trad wife statunitensi tirerebbe lo sciacquone; e che, quindi, quando trova articoli come questo, prova l’irrefrenabile desiderio di smontarli. O almeno di provarci.
Perché, che siano condivisi come meme (ihihih, monster smut?! Che ridere, ci hanno i dinosauri in copertina) o che approfittino di una presunta neutralità giornalistica per infilare giudizi politici e farli passare per buonsenso, ottengono il medesimo risultato: sminuire qualcosa solo perché sono le femmine a farlo. Come, nei secoli passati, è stato fatto con la lettura, la scrittura di diari, la letteratura sentimentale, quella erotica, le fanfiction, il booktok…
No, non voglio dire che è fact checking: è puro rancore.
Evie
Partiamo dalla rivista.
Per come è impaginato e strutturato, Evie sembrerebbe l’ennesima rivista glamour: quelle che solitamente, fra “I cinque colori di capelli dell’autunno” e “Tutti i segreti per portare il tubino nero” riescono a infilare interviste politiche, fare informazione sugli abusi, parlare di disparità salariale, utilizzare modelle che promuovano l’accettazione di diverse fisicità. Magari superficialmente, senza disturbare troppo, ma parlando a un pubblico che altrimenti sarebbe più difficile da raggiungere.
Evie non è così. Non è Cosmopolitan: è Il Giornale della donna.
Se state per dire “ehi, ma quello era propaganda fascista anni ‘30”, eviterò di dirlo io.
La donna di Evie è silenziosa, magra, Repubblicana (la rivista è statunitense) se non è bianca un po’ se ne scusa; vuole solo essere madre di bambini bellissimi e se lavora o ha studiato, l’ha fatto per essere ancora più lodata dal marito, che merita una persona brillante accanto, e non per realizzazione personale. Quella viene dall’obbedienza.
La donna che Evie pone a modello è allineata alle idee MAGA: madre, angelo del focolare, necessaria solo in quelle professioni che si addicono alla sua naturale propensione alla cura e che ovviamente non vengono percepite, perfino dalle donne, come tali per i secoli di pressioni: le facciamo per predisposizione.
Ed è questo tipo di narrazione, mascherata da articoletti superficiali, che rende riviste come Evie vera e propria propaganda, con una pervasività persino maggiore di dichiarazioni più aggressive. Proprio perché è così carina. E poi è leggera. Come si può venire plagiati leggendo di esercizi per la pancia piatta e tisane depuranti?
Ms. Lipton e la sua paura che il monster smut renda le donne più consapevoli
“So di rischiare il linciaggio per questo, ma dico che questo non è solo escapismo. È condizionamento sessuale mascherato da intrattenimento e venduto come emancipazione. E sta facendo disastri nel cervello e nella vita sessuale delle donne”.1
Che si possa fare propaganda attraverso sistemi apparentemente inoffensive è Ivy Lipton stessa, l’autrice dell’articolo, a dirlo. Anche perché, cosa sono le storie, se non bugie che nascondono verità profonde?
La sua analisi del fenomeno è delle più originali: incapaci di distinguere realtà e finzione, comunque attratte dal maschio alpha, le donne progressiste si sarebbero tutte lanciate sui libri di Sarah J. Maas, che coi suoi “guerrieri fatati immortali, con ali, artigli, accoppiamenti magici e rituali erotici incentrati su sottomissione e violenza” (cit) sarebbe rea di aver aperto la strada a questo genere che sublima il maschio (poveri maschi, dipinti così inaffidabili dal femminismo!), ma non la fantasia di dominazione.
“L’orgasmo non è neutro: la dopamina rilasciata al culmine del piacere è un potente agente di condizionamento. Ciò su cui fantastichi ripetutamente diventa, col tempo, necessario per eccitarti. Se la tua immaginazione erotica ruota attorno ad abusi, violenza mostruosa e sottomissione a entità non umane, il tuo cervello si sta riprogrammando per desiderare esattamente questo. Non è emancipazione, è neuroplasticità nella sua forma più oscura. Di sicuro verrò fatta a pezzi dagli appassionati di letteratura “fantasy” (lol) e accusata di fare moralismo, ma […] Condizionare il proprio cervello e corpo ad associare il piacere a mostri, schiavitù o violenza sessuale non è sano”.2
L’autrice dice di essere una terapista: dove sono gli studi in merito? Dov’è la scienza?
Se volessi mettere in guardia qualcuno da qualcosa di pericoloso, lo farei citando dati, non aneddotica e opinioni.
“È questo che spiega perché le donne tradizionaliste, le cosiddette “conservatrici”, risultano statisticamente più felici, più appagate sessualmente e meno soggette a disturbi mentali. Perché hanno accettato ciò che le donne progressiste moderne non riescono ad accettare: la natura della donna è ricettiva. Non ci lottano contro. Ci si affidano. Costruiscono relazioni sane, profondamente romantiche con uomini che le amano, le proteggono e sì… le dominano sessualmente”.3
Si menzionano statistiche? No: si rimanda a un altro articolo della medesima rivista. Che a sua volta si rifà a uno studio dell’Institute for Family Studies; un centro studi conservatore, che riceve finanziamenti da politici e magnati industriali di destra. Assurdo che dicano che le donne di sinistra scopano male…
Se davvero rilevasse un pericolo per le fragili menti delle giovani donne, qualcosa di meno schierato avrebbe fatto una figura migliore; così com’è, è solo un’opinione personale suffragata dalla linea editoriale del giornale per cui lavora, accreditata dai finanziamenti di chi non vede l’ora si realizzi il Project 2025.
Joe Heller, “Project 2025”, © 2024 Hellertoon.com.
Erotismo, fantasie e sessualità
Una delle posizioni che l’autrice assume (lol) per biasimare le lettrici di monster smut è il paragone con la pornografia. Se la pornografia maschile è da biasimare sempre (perché?) ed è scientificamente provato essere sempre dannosa (e chi lo dice?), perché non la letteratura erotica? Perché, spiega poi, un conto è qualcosa che serva a rendere più piacevole e frizzantino il legittimo sesso con il consorte; un conto leggere cose dark che poi non si vorrebbero applicate nella vita reale. E avere conoscenze bibliche mostruose è chiaramente una fantasia femminile che non si confà al talamo nuziale… soprattutto perché come potrebbe un marito medio competere La Bestia e la sua biblioteca?
A conti fatti, pare che il vero scopo di questo articolo sia questo: condannare letture che creerebbero aspettative irrealistiche nei confronti del sesso.
Perché, altrimenti, ammettere la bellezza della posizione ricettiva della donna, della sua sudditanza, nel finale, trovandola pericolosa soltanto quando abbinata a creature palesemente irreali? A me pare che il problema sia proprio il timore del confronto fra il mostro — che fa magie a letto e si dimostra interessato alla donna che ha davanti— e la banalità del quotidiano e dei fuffaguru che negano l’esistenza dell’orgasmo femminile e suggeriscono di mettersi con ragazzine inesperte.
Non c’è altro motivo per temere l’immaginazione delle persone, io credo.
Per quanto gli ormoni possano modificare il cervello, consumare narrativa risponde al bisogno degli esseri umani di sperimentare cose senza subirne i reali pericoli, un modo per esplorare comportamenti che nella realtà sarebbero enormi red flag ; se questo è vero per l’horror e il thriller, perché non dovrebbe esserlo per l’erotico? Nessuno dotato di buon senso penserebbe che chi ama scrivere gialli sia un proto-assassino; eppure, è piuttosto normale trovare critiche alla narrativa sentimentale ed erotica come portale verso le peggiori depravazioni morali.
Forse bisognerebbe iniziare a pensare che non sia la narrativa, per quanto di dubbio gusto, il problema, ma l’assenza di una educazione sessuale e sentimentale – osteggiata tanto in alcuni degli Stati Uniti più repubblicani quanto in Italia – che fa sì che quanto viene descritto non venga più visto come una finzione, ma possa essere interessante da applicare sul piano reale.
Anche perché gli studi, per quanto controversi, sembrano mostrare che mentre la pornografia mainstream consumata dai giovani uomini vada a rafforzare gli stereotipi di genere, quella consumata dalle giovani donne abbia una spinta emancipativa.
Sarà perché in media le donne che consumano pornografia – o che leggono letteratura erotica e smut, con mostri o senza, sono più consapevoli di quanto quella sia finzione, a differenza di una parte dei consumatori maschili?
Se davvero il cervello viene riprogrammato, com’è possibile che abbiano tanto successo quelle creator che su Instagram e TikTok “mimano” le scene più improbabili, scatenando la partecipe risata di chi le legge e apprezza, finché su carta?
Che poi il porno viene giustificato da Ms. Lipton in quanto, sotto sotto, legittima richiesta di uomini (i fruitori principali) di essere oggetto delle attenzioni femminili. Perché, come ci diceva prima, che l’uomo desideri e faccia cose è normale: la donna è solo ricettiva.
Peccato che il desiderio per la dominazione che emerge dal monster smut si trasformi presto in una parità e nella crescita sentimentale del mostro stesso, che si innamora. Qualcosa che va un po’ oltre un PWP, insomma… qualcosa di diverso dalla banalizzazione con cui viene spiegato questo genere nell’articolo, dove è dipinto come una incongruenza, una devianza mentale delle lettrici che invece di assecondare la voglia di sottomissione nel sano, tradizionale metodo conservatore, vedono nel maschio dominante “reale” un nemico e si sfogano, quindi, con mostri impossibili; finendo poi per perdere capacità di eccitarsi con gli uomini reali.
Ora, nonostante le condanne di Evie, la realtà è che le (frequenti) fantasie di dominazione femminili hanno una radice molto vicina a quella che spinge gli uomini verso il porno, una pulsione umana e universale: essere desiderate. E immaginare situazioni in un ambiente protetto — la propria mente —in cui, alla fine, si ha il totale e assoluto controllo di quanto avviene.
Donne e tabù: la fantasia dello stupro e la violenza reale
“Le donne considerano l’esperienza reale di essere stuprate o costrette ad avere rapporti sessuali come qualcosa di orribile e traumatico. Tuttavia, le donne che hanno fantasie di sesso forzato riferiscono di solito che queste fantasie sono eroticamente eccitanti, piuttosto che spaventose. Sono state proposte varie teorie per spiegare questo fenomeno, ma i ricercatori concordano fermamente sul fatto che tali fantasie NON indicano assolutamente il desiderio di essere realmente stuprate nella vita reale.
Uno studio sui contenuti di queste fantasie suggerisce che gli elementi chiave includono uno scenario in cui una figura potente e attraente (di solito maschile, ma talvolta anche femminile) trova la donna così desiderabile, attraente e seducente da essere sopraffatto dalla passione e incapace di trattenersi, finendo per imporsi su di lei. La donna nella fantasia inizialmente resiste, ma spesso si tratta solo di una resistenza simbolica o addirittura di una finzione, e può passare da un rifiuto iniziale a una partecipazione consenziente man mano che la fantasia si sviluppa. […] Queste fantasie, dunque, tendono a essere fortemente romanticizzate, piuttosto che rappresentazioni realistiche di una violenza sessuale traumatica”.4
Le fantasie sono un mondo strano che non è detto si voglia portare nel reale, anzi; e sono varie, articolate, slegate dal sesso come pura azione legata alla vita di coppia con il fine di riprodursi.
Quello che Ms. Lipton stigmatizza è poi questo: l’esistenza di un mondo vasto e vario, che sfugge all’inscatolamento; una varietà che a volte sembra incomprensibile, ma che proprio perché varia è tutto fuorché “facile” o “pigra”, come Evie vorrebbe far passare.
E, soprattutto, non è patologica. Perché essere atipici non significa essere deviati.
Tutto bene, ma che sarebbe il monster smut?
Mi rendo conto adesso di aver intitolato questo articolo “apologia” e di non aver spiegato cosa io stia difendendo. Il motivo?
… che non lo so nemmeno io.
Nel senso, giù i forconi: non leggo monster smut. In generale non leggo smut, ovvero letteratura erotica spinta, che se non è pornografica è a tanto così dall’esserlo. E non ho TikTok, che è la culla che promuove il genere, per lo più autopubblicato.
Ma la definizione la conosco: sono opere che si concentrano sulla storia romantica e sessuale tra esseri umani e creature non umane; per lo più donne e demoni/alieni/ draghi/licantropi e via così, anche se non mancano titoli con relazioni omosessuali, bi-, pan- e sfumature queer tutte.
Il sesso è centrale, esplicito; nella maggior parte dei casi, nonostante i timori di Evie, consensuale. La trama potremmo prenderla direttamente da La bella e la bestia disneyana: lui rapisce lei per vari motivi, lei scopre la di lui vera personalità, se ne innamora venendo ricambiata. Alla fine, la persona trasformata dalla relazione non sarà la Bestia e non ci sarà nessuna rosa magica, ma sarà la protagonista che imparerà ad accettare – e amare – la bestialità del suo partner.
(Qua ci starebbe bene una GIF di Greta Garbo che, negli anni ‘40, stizzita rivoleva “la sua Bestia”. Ma questa GIF, purtroppo, non esiste e ce la possiamo solo immaginare).
Ora, come ho detto, non sono una assidua lettrice… ma mi accorgo che quello viene criticato come fenomeno attuale non è spuntato dal nulla, ma trova le sue radici nella narrativa erotica fin dalla sua origine.
Zeus che si trasforma in bestie e pioggia, Pan, i centauri? Check.
“Il sogno della moglie di pescatore”, un racconto erotico del periodo Edo, tutto donna eccitata, onomatopee e polpi arrapati? Check.
Dracula e Carmilla, che per quanto distinti ed eleganti, mostri restano, fine ‘800? Check.
Walt Disney e il suo averci contagiati col furry? Eccolo.
Una valangata – ma davvero – di anime e manga negli ultimi trent’anni? Ancora, check.
Chuck Tingle? Check.
Insomma: per quanto la cara Ms. Lipton voglia ricondurre tutto alla Maas e al cattivo femminismo che rende scontente le donne, bestialità e sessualità sono mondi che si attraggono e dialogano da sempre.
Persino Twilight, a ben guardare, è monster smut. Ma forse quello, dato che il sesso arriva dopo il matrimonio, va bene…
Non credo serva una laurea in psichiatria per capire le ragioni di questa relazione: il sesso è uno degli atti più animali che compiamo, e la figura del mostro, nella narrativa, da sempre rappresenta lo specchio delle ansie e dei tabù sociali.
Se proviamo a pensare al successo di queste narrazioni erotiche da questo punto di vista – e sapendo di star generalizzando e di non poter parlare per tutte le sue fan, al contrario di Evie – a me verrebbe da pensare che il successo non derivi dalla metafora più ovvia, del mostro come maschio ipermascolino da cui farsi dominare; quanto – dato che poi la trama svolta nel rapporto consensuale e nel rafforzamento della protagonista – della volontà di ‘domare il mostro’.
Che più che essere un uomo in particolare, potrebbe essere il patriarcato più in generale.
E quindi, Ms. Lipton, mi spiace per lei e le sue analisi da sessuologa: narrativamente parlando, queste storie possono essere empowering, eccome.
E se anche fossero solo divertenti, beh: stica. Ridere, oggi, è più necessario che mai.
Che sia il momento di cedere anche a Ice Planet Barbarians, dopo aver dato retta e aver riso fino alle lacrime su Porno Pan (aka The never king) ?
Se ti fa schifo, perché difendi il monster smut?
Facile: perché non sono il centro del mondo e non tutto quello che amo o odio deve essere amato o odiato da altre persone.
L’articolo di Ms. Lipton rappresenta qualcosa che mi infastidisce nel profondo: non critica un libro, non prende in giro un genere letterario (che già sarebbe piccineria), ma biasima chi quel genere lo legge, dando per scontato che non abbia le capacità per poterlo fare, che ne sia deviata. È una critica a ciò che non si conforma al modello di donna che per questa rivista non è uno dei possibili, ma l’unico corretto; e che diviene tale solo se si segue pedissequamente ogni sua caratteristica.
Poi a me son bastate un’oretta online per trovare una valanga di studi di psicologia che smentiscono la correlazione fra fantasticare su qualcosa e volerla attuare ( meno male: pensate a quanti omicidi non commessi): davvero a una terapeuta queste teorie non son balzate all’occhio?
Oppure era troppo ghiotta, l’occasione di usare l’arma dell’ipocrisia contro chi non si sa come altro attaccare?
“Solo una cosa può essere vera: o, in generale, le donne trovano la sottomissione a una forza maschile terrificante nella vita reale e ripugnante anche nella fantasia. Oppure: dicono che la sottomissione sia terrificante nella vita reale, ma in segreto, nel profondo, la trovano eccitante”.5
Davvero la cosa più originale che questo giornale ha trovato è stata criticare le avversarie politiche (!) per la loro sessualità?

Può essere che crescere a cartoni giapponesi, con Chibiusa che si allunga a baciare Pegasus/Helios prima che si antropomorfizzi, mi abbia deviata in modo irreversibile, e sia per questo che il monster smut mi sembra al massimo una roba esagerata e pacchianella, scritta per far ridacchiare più che per eccitare.
O che leggere certo body horror abbia completato l’opera. Chissà.
© Toei Animation / Studio Deen / Naoko Takeuchi
Resta che trovo davvero spaventoso che ci siano persone che cercano di far passare per normale una totale aderenza a una “presunta” normalità, che invece è solo, beh: la media.
E c’è un altro motivo
Per qualche strano motivo, da secoli si sente la necessità di controllare e valutare la validità delle attività femminili. Da un lato tutte attività inferiori, chiaro… eppure oh, così perniciose per la loro salute.
E poche cose come “una donna che legge” sono state temute e stigmatizzate.
Fino al 1800 la lettura veniva ritenuta causa determinante di isteria o di comportamenti socialmente devianti, come suicidio o adulterio.
Sì, messi sullo stesso piano. E a dirlo erano medici.
Erano soprattutto le giovani donne, non maritate, a dover evitare la lettura in solitaria, che avrebbe potuto – gasp! – corrompere la loro innocenza, portando a fantasticare di vite diverse. Tipo avere un amante alieno, direbbe oggi Ms. Lipton.
Uno scandalo che soprattutto la Chiesa tentava di arginare: in Francia, il saggio Romans à lire, romans à proscrire (“Romanzi da leggere, romanzi da vietare”) dell’abate Béthléem (1869-1940), fu un best seller ristampato più volte; in Italia, la stampa cattolica dell’epoca continuava a elencare le varie patologie cui le lettrici potevano andare incontro: clorosi6, deviazioni della colonna vertebrale, isteria.
« per le donne […] i libri da leggere debbono essere bene adatti, affinchè giovino alla coltura della mente e al miglioramento dell’animo, e adatti non solo per l’istruzione che richiedono per essere letti con profitto, ma anche pel fine che si propongono, il quale deve essere sempre educativo, perché l’esercizio del leggere deve aver di mira il continuo miglioramento morale del lettore.Perciò i libri che hanno per fine semplicemente il diletto o l’arte per l’arte, come dicesi, non sono libri adatti per l’educazione intellettuale e morale della donna. Quindi bando assoluto ai romanzi, che eccitano sentimenti e passioni pericolose, disturbano l’equilibrio dello spirito, trasportano la mente fuori della vita reale, sana e pura, riscaldano la fantasia e la fanno correre appresso ai sogni e alle chimere. […] L’animo della donna è per sè stesso troppo eccitabile, e la lettura dei romanzi, che attossicano il cuore e fanno pensare al male, anche quando non corrompono del tutto i costumi, non può essere giovevole. «A forza di leggere romanzi — osserva un valente — le giovanette finiscono col farne».
E no, non è tratto dall’articolo di Evie, ma potrebbe, dato il tono; L’Educazione della Donna ai tempi nostri, di Giuseppe Alliani, è un trattato di pedagogia del 1922.
Cento anni fa.
Non so, a me verrebbe da dire che forse, a livello di stereotipi di genere e di educazione dovremmo aver fatto qualche passetto avanti, no?
Magari preso coscienza che leggere e fantasticare non sono cose pericolose.
… beh, tranne per i regimi: per loro leggere è sempre pericolosissimo.

- Nell’articolo in inglese : “ I’m going to put my head on the chopping block and say this isn’t just escapism. This is sexual conditioning dressed up in pretty covers and marketed as empowerment. And it’s wreaking havoc on women’s brains and sex lives.” ↩︎
- Your brain on orgasms isn’t neutral; dopamine released during climax is a powerful conditioning agent. What you repeatedly fantasize about becomes necessary for arousal. If your erotic imagination centers around abuse, monstrous violence, and submission to non-human entities, your brain is reprogramming itself to crave just that. It’s not empowerment, it’s neuroplasticity at its darkest. No doubt this will get skewered by “fantasy” literature enthusiasts (lol) and dismissed as shaming. […] Conditioning your brain and body to associate pleasure with monsters, slavery, or sexual violence is not healthy. ↩︎
- Perhaps this explains why traditionally minded, so-called “conservative” women are statistically happier, more sexually fulfilled, and suffer fewer mental health issues. Because they’ve accepted what modern progressive women can’t: A woman’s nature is receptive.
They don’t fight it. They lean into it. They build healthy, deeply romantic relationships with men who love them, protect them, and yes… sexually dominate them. ↩︎ - “Women consider the reality of being actually raped or forced to have sex to be an abhorrent, traumatic experience. However, women who have fantasies of forced sex usually report them to be erotically exciting rather than frightening. A number of theories have been proposed to explain this, but researchers are in agreement that such fantasies emphatically do NOT mean that women have a desire to actually be raped in real life. A study on the content of such fantasies suggests that key elements include a scenario where an attractive powerful figure (usually male, but occasionally female) finds the woman so desirable, attractive, and seductive that he is overcome with passion and is unable to restrain himself and forces himself upon her. The woman in the fantasy resists, but quite often this is token resistance only or even just a pretence, and she may change from initial refusal to willing participation as the fantasy progresses. Hence, such fantasies tend to be highly romanticized rather than realistic depictions of a traumatic sexual assault.” ↩︎
- Only one thing can be true: Either women, by and large, find submission to a masculine force terrifying in real life and repulsive in fantasy. Or: They say submission is terrifying in real life, but secretly, deeply, they find it to be the ultimate turn-on ↩︎
- La “clorosi” è una roba bellissima. Chiamata anche “morbo delle vergini”, oggi sappiamo che era una forma di anemia causata da una dieta povera di ferro; ma colpendo prevalentemente giovani donne (le cui mestruazioni certo non aiutavano), è diventata presto una ‘condizione medica’ dove debolezza e svogliatezza erano spiegate con “eccesso di studio” “masturbazione” e “romanticismo eccessivo”. Ahh, signora mia, che malcostume! ↩︎
L’immagine di copertina dell’articolo è la fanart “Who’s a good Beast??” di Zen, dal forum Furaffinity.net.




