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FantaSia Book Party: l’intervista al team

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Una quindicina di giorni fa pubblicavamo il resoconto a caldo di un nostro collaboratore, appena rientrato dalla neonata fiera partenopea FantaSia Book Party. Non era là come pubblico né come guest (pagato), ma come espositore con la sua CE… e ha vissuto le cose “dal suo lato”.

Dopo la pubblicazione, abbiamo parlato con gli organizzatori, i quali ci hanno segnalato alcune imprecisioni – che abbiamo naturalmente rettificato volentieri. E ci hanno raccontato come hanno vissuto le cose dal loro, di lato.

E hanno accettato anche di rispondere ad alcune nostre domande, con tante informazioni in più sul futuro e sulle difficoltà di creare da zero qualcosa. Una dimostrazione di cosa succede quando si sceglie di parlare con le persone, invece che sulle persone.

Ma lasciamo la parola proprio a loro: ecco l’intervista!

Ciao! Presentate la vostra agenzia, in massimo 100 parole!

Sev Management è una startup nata dalla passione di due lettrici che si sono incontrate in una fiera letteraria organizzata da Sara e a cui Valentina ha partecipato come autrice. Da quel momento è nata una profonda amicizia da cui è partita una società specializzata nell’organizzazione di eventi letterari di genere, con un’identità indipendente e un approccio autentico. Creiamo festival su misura, progettati per mettere al centro lettori, autori ed espositori, costruendo esperienze immersive. Crediamo nel valore delle storie, nella forza delle community e nell’eleganza di creare spazi culturali riconoscibili, senza compromessi.

Sara e Valentina

E chi c’è dietro? Sempre in massimo 100 parole!

Dietro SEV ci siamo noi: Sara Menichetti e Valentina Trombetta, le anime artistiche del progetto. Poi c’è Giuseppe, che ci riporta con i piedi per terra! Il team è costituito da tanti ragazzi che lavorano con passione dall’amministrazione alla comunicazione, passando per il team legale e l’ufficio stampa. Quello che ci contraddistingue è che prima di essere collaboratori sul progetto, siamo amici e persone che hanno profonda stima reciproca.

Sara e Valentina

Qual è la storia di “Fantasia Book Party”? Quando avete avuto l’idea e quanto avete impiegato a trasportarla dal piano teorico a quello pratico?

L’idea del FantaSia Book Party ha preso forma nel maggio 2024, in un momento di ispirazione davanti a uno spritz al Salone di Torino. Nonostante fossimo già al lavoro su Romance Book Party, è emersa una visione più grande che comprendeva anche il Fantasy: creare un festival interamente dedicato anche a questo genere, dove ospiti internazionali, autori, editori e lettori potessero vivere il loro spazio privilegiato. Abbiamo sentito l’esigenza, prima come lettori appassionati e poi come organizzatori, di modellare un festival su misura per colmare uno spazio nel panorama delle manifestazioni al Sud Italia. In questa visione, FantaSia non doveva essere un semplice evento, ma un luogo per celebrare la narrativa fantasy ponendo al centro il libro in tutte le sue declinazioni. FantaSia è nato come il luogo ideale per approfondire i temi cari al genere e garantire una vera accessibilità ai grandi ospiti internazionali, con ampi spazi dedicati a un pubblico attento ed entusiasta. Essendo un progetto da costruire interamente da zero, è diventata un’opportunità unica per mettere a frutto la passione e le competenze di tanti amici che condividevano questo amore. Ognuno ha sposato subito la visione e ha contribuito in modo essenziale a plasmare insieme questo nuovo mondo, esattamente come lo desideravamo. A testimonianza della nostra passione e dedizione, da quel primo progetto all’evento concluso sono passati meno di 18 mesi, ma il vero e proprio lavoro operativo si è svolto intensamente tra giugno e novembre 2025.

Sara

“Fare cultura” sul territorio, e non in maniera astratta, è sempre complicato. Quali sono le dinamiche che caratterizzano “fare cultura” al Sud e in cosa (nel bene o nel male) si differenziano da altri territori?

“Fare cultura” al Sud è complesso perché il territorio vive dinamiche specifiche. Il primo ostacolo è la logistica: gli eventi devono essere il più raggiungibili possibile, ma questo non è sempre semplice, soprattutto in città che non godono di una rete di trasporti pubblici capillare. Il secondo problema è la dispersione generazionale dei lettori: molte persone, dopo la scuola superiore, si spostano al Nord o all’estero per studio o lavoro, mentre l’immigrazione sul territorio non compensa la perdita, riducendo così il pubblico giovane e attivo e obbligando chi organizza questo genere di manifestazioni ad un ricambio di pubblico continuo.

Di contro, il Sud offre un valore enorme: un territorio pieno di autori, editori, talenti e realtà culturali uniche, e un pubblico che, quando si affeziona, lo fa in maniera totale, partecipativa e travolgente. Ed è proprio da questo legame profondo che nascono le community più vive e appassionate.

Valentina

Quali elementi influenzano di più la progettazione di un evento culturale e artistico in una città complessa come Napoli? Quali attenzioni pratiche e logistiche credete possa avere solo chi lavora quotidianamente sul territorio, che sono ignote o sottovalutate da chi invece non lo fa?

A Napoli l’elemento che pesa di più, come dicevamo, è la logistica. Ci sono location pazzesche e zone culturalmente perfette… ma se per arrivarci serve per forza l’auto e parcheggiare diventa un’impresa, vanno scartate. Risultato? Le opzioni migliori si riducono, i costi aumentano tantissimo e il prezzo degli spazi sale a cascata. La vera sfida qui è far combaciare le esigenze dei lettori con quelle degli espositori, senza penalizzare nessuno. E poi ci sono le variabili “napoletane”: partite allo stadio, concerti, fiere, traffico imprevedibile… perché la città è fatta così, complessa, splendida, ma da saper incastrare al millimetro. E a volte anche per noi che ci siamo dentro è difficile stare dietro a tutto e qualcosa ce lo perdiamo!

Valentina

Parlando in generale, come si bilanciano le esigenze di espositori, pubblico e struttura in un mondo con un “calendario eventi” sempre più fitto? Porsi come mediatori fra queste realtà è più difficile o stimolante?

È difficile sicuramente, ma come tutte le sfide è anche estremamente stimolante. Un po’ come trovare l’equilibrio perfetto di ingredienti quando si sperimenta una ricetta nuova. In un panorama simile anche trovare una data giusta diventa complesso per cercare di non sovrapporsi con altri eventi creando un’inutile concorrenza.

Giuseppe

Le fiere sono uno dei luoghi privilegiati di incontro fra i lettori e il resto della filiera editoriale e hanno una struttura “codificata”, mutuata in tanti anni. Come mai avete scelto di realizzare qualcosa di così diversa dalle fiere editoriali di genere già esistenti?

Secondo noi gli eventi letterari sono sempre un po’ ingessati. C’è l’autore, c’è l’editore e c’è il lettore. Nel nostro format cerchiamo di mescolare un po’ le carte, creare un luogo di incontro più trasversale dove tutti possano sentirsi protagonisti e interagire in maniera diversa. Una delle cifre espressive di questa idea è il party di gala che abbiamo sperimentato con successo con Romance e che contiamo di proporre anche, con i dovuti accorgimenti, per la prossima edizione di FantaSia

Giuseppe

Quando parlate di “Fantasia Book Party”, ma anche del “Romance Book Party”, le definite “fiere indipendenti”. Cosa significa per voi essere “una fiera indipendente”? Perché scegliere di non appoggiarsi a enti territoriali come istituzioni o banche, come altri eventi?

La scelta di essere indipendenti, almeno per le prime edizioni è stata quasi obbligata. In un territorio dove le istituzioni sono piuttosto refrattarie a investire risorse economiche in realtà culturali diverse da quelle generaliste e già consolidate, è risultato doveroso dimostrare con le nostre forze il valore dei nostri progetti. Allo stesso tempo abbiamo sempre voluto agire in piena autonomia senza vincoli di sorta.

Perché quando non hai partner hai una libertà di scelta totale. Possiamo decidere liberamente quale taglio dare all’evento, quale ospite internazionale scegliere, chi non invitare perché non è funzionale alla nostra idea. E non è una cosa da poco!

Non escludiamo però che questo tipo di collaborazioni possano concretizzarsi in futuro ma solo con soggetti che condividano al 100% la nostra visione.

Giuseppe

Potendo scegliere una fiera con cui “fare rete” in Italia, una soltanto, quale vorreste contattare? Quali, invece, sono le fiere, nazionali o internazionali, che vi piace visitare e a cui vorreste rubare qualche segreto?

Noi faremmo rete con tutte le altre fiere. Con moltissime realtà di Romance già lo facciamo e siamo convinte che sia la chiave giusta per lavorare al meglio. Per quanto riguarda le altre fiere essendo per prima cosa lettrici forti, fosse per noi andremmo sempre a tutti gli appuntamenti che ci sono in Italia e da ogni realtà traiamo sempre spunti interessanti per crescere e migliorare.

Valentina

Parliamo di questa edizione: non ci siamo andate leggere con le critiche. Quali sono quelle che voi stessi vi fate, quali invece gli obiettivi che sentite di aver raggiunto?

Noi siamo persone ipercritiche nei confronti di noi stesse. Per cui siamo le prime ad analizzare sempre ogni evento con il massimo dell’obiettività e siamo sempre pronte ad accettare critiche costruttive e fondate – quelle che, invece, sono infondate e pretestuose meno – e sappiamo che ci sono ampi margini di miglioramento per le prossime edizioni. Siamo contente di aver creato un evento bello, molto godibile per il pubblico e con persone davvero interessate alla lettura del Fantasy e per noi questo è quello che alla fine di tutto conta di più. Uno dei cambiamenti più incisivi riguarderà una revisione della politica di prezzo dei biglietti.

Valentina

Cosa credete abbia inciso di più sugli aspetti critici – il tempo, i costi, la comunicazione, altro…? Sulla comunicazione, noi crediamo abbia creato fin da subito una certa opposizione puntando tutto sul fattore “essere i primi/essere gli unici” e che questo possa aver penalizzato con gli espositori, ormai legati da anni di collaborazioni con le altre varie realtà fieristiche, di genere e non.

Comprendiamo perfettamente l’analisi sulle criticità emerse post-evento. Riconosciamo che la comunicazione è un aspetto da affinare, ma crediamo che il problema principale sia stato la combinazione di due fattori: la novità del progetto e le tempistiche imposte da fattori esterni. Tra i principali ostacoli, incide sicuramente il fatto di essere una realtà nata da zero, in un territorio ancora poco avvezzo a eventi letterari di questa specifica tipologia. Sebbene eventi come il Comicon siano molto partecipati, la loro natura non è strettamente letteraria, e i festival esistenti ( a parte il Romance Book Party) hanno un taglio tematico molto diverso dal nostro. Pertanto, è stato difficile emergere e affermarsi con i mezzi limitati di una prima edizione. Riguardo alla comunicazione, riconosciamo che l’enfasi sulla “novità” possa essere stata male interpretata, generando una certa opposizione tra gli espositori. Vogliamo chiarire che il nostro intento non era sminuire altri eventi esistenti, ma la nostra intenzione era rivendicare la novità della nostra concezione—un festival aperto a 360 gradi sulla produzione fantasy letteraria (non focalizzato su sottogeneri come StraniMondi o Oblivion), e uno spazio votato all’approfondimento con conferenze, non una “mostra mercato” generalista. Certamente aggiusteremo il tiro comunicativo in futuro.

Il secondo fattore cruciale è stato il tempo. I lunghi ritardi nelle conferme da parte di editori e agenti per gli ospiti internazionali hanno compresso la maggior parte del lavoro cruciale negli ultimi due mesi che ci separavano dall’evento. Questa compressione temporale ha impedito una comunicazione efficace e prolungata, limitando la nostra capacità di coinvolgimento. In sintesi, il problema più stringente è stato il fattore tempo, che ha amplificato ogni altra difficoltà.

Sara

Pensando al futuro, ci sono progetti o iniziative con cui volete rafforzare il vostro rapporto con lettori e editori, in vista del prossimo appuntamento fieristico?

Una delle caratteristiche che rendono unici i nostri eventi è che non si limitano alle giornate di fiera. Con Romance Book Party abbiamo creato moltissimi eventi Off come ad esempio presentazioni di autori indipendenti o il Romance Book Club in collaborazione con le Librerie Feltrinelli. Per FantaSia stiamo lavorando su progetti speculari per dare modo alla nostra comunità di incontrarsi in maniera regolare e poter crescere in attesa della seconda edizione.

Valentina

Lo zio d’America vi lascia una mega eredità, vincolata alla realizzazione della fiera. O vincete alla lotteria. Insomma: nessun problema di budget. Qual è l’elemento che assolutamente vorreste accaparrarvi per una futura edizione? Un ospite particolare, una location specifica, cloni di unicorni…?

Io non farei questa domanda a noi… senza limiti di budget potremmo fare cose che voi umani… scherzi a parte faremmo esattamente la stessa cosa ma con una potenza di fuoco devastante!

Sara

Restiamo sul fantasy. Il settore del fantastico, in Italia, sta vivendo una fase particolarmente vivace, nonostante sia storicamente osteggiato e poco considerato. Per assurdo, il nostro folklore è ricco di elementi fantastici e il Sud ne è stato protagonista per molto tempo – basti pensare a Lo cunto de li cunti! Come si potrebbe incentivare l’utilizzo del ricco patrimonio popolare, così poco esplorato rispetto a setting più anglofili o cosmopoliti? E voi personalmente quale elemento folkloristico vorreste venisse ripreso in un fantasy?

Tra le idee che abbiamo per la prossima edizione c’è proprio quella di approfondire il patrimonio fantastico di cui il sud Italia è particolarmente ricco. Non solo Lo cunto de li cunti, ma i tantissimi miti e leggende che sono parte integrante di un patrimonio culturale troppo spesso dimenticato o poco conosciuto ma che inconsciamente è parte integrante della nostra cultura quotidiana. E siamo certi che questo taglio sarà di ispirazione ai tanti autori del territorio che saranno presenti anche per la prossima edizione.

Valentina

Nonostante ci sia così tanto potenziale narrativo, il Sud sembra ancora preferire il realismo, il racconto politico e la crescita personale. Quali pensate possano essere le cause? Potrebbe essere la distribuzione poco omogenea di festival? E nel caso, o meno, quali condizioni potrebbero favorire una maggiore presenza di lettori fantasy nel Mezzogiorno?

Non crediamo che sia la mancanza di Festival di genere a pesare sulla preferenza rispetto a una narrativa realista qua al Sud. Crediamo, invece, che a influenzare questo dato sia l’enorme successo di autori come Elena Ferrante, che con la sua Amica geniale ha letteralmente conquistato il mondo, o Maurizio De Giovanni o ancora Roberto Saviano. Le storie di vita quotidiana,  soprattutto in una realtà particolare come quella napoletana, sono ancora tra le più lette ma siamo certi che con la crescita del fantasy italiano ci sarà presto spazio per delle storie fantastiche ambientate qui al sud!

Valentina

Varie ed eventuali, ma stringatiiiiiiiiiissimi!

Vi ringraziamo per lo spazio e vi aspettiamo alla prossima edizione del FantaSia Book Party!

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