Ciao! Se stai leggendo questo appunto, sappi che, dopo la pubblicazione, abbiamo raccolto alcune informazioni aggiuntive che permettono di inquadrare meglio specifici episodi descritti nell’articolo. Per questo motivo, troverai dei box dedicati alla contestualizzazione di alcuni punti.
- Location – Voto: 8.5
- Segnaletica – Voto: 0
- Accoglienza e Security – Voto: 0 e 0
- Lo staff – Voto: 2
- Spazio espositivo – Voto: 3.5
- Affluenza – Voto: 2
- I libri – Voto: NC
- Le sale per gli eventi – Voto: 7
- Gli eventi – Voto: 8.5
- I cosplayer – Voto: 3
- Le autrici self – Voto: 7.5
- La comunicazione interna – Voto: 2
- I bagni per espositori e ospiti – Voto: 8
- Il parcheggio – Voto: 0
- La promozione – Voto: 1
- I costi – Voto: 0.
- L’organizzazione – Voto: 2
- Una domanda aperta a tutti
Lo scorso weekend ho partecipato alla prima edizione di Fantasia Book Party in quel di Napoli, evento che sulla carta si annunciava interessante… e un po’ mi rincuorava anche l’idea di una fiera editoriale fantasy nel sud, dove eventi di questo tipo certo non abbondano.
Così mi sono sparato questa piccola trasferta internazionale, per presentare i tre libri che ho tradotto per Distruttori di Terre.
Ma qualcosa è andato storto, in quest’evento. Più di qualcosa.
Permettetemi di farne un’analisi dettagliata del mio punto di vista, come piace fare a noi di Ultima Pagina, nel seguente super-pagellone:
Location – Voto: 8.5
La Mostra d’Oltremare di Napoli è un autentico gioiello e il Palacongressi che ha ospitato l’evento ha una struttura ampia e con un grande potenziale, che però andava sfruttato meglio. La zona è facilmente raggiungibile grazie alla metro.
Segnaletica – Voto: 0
Una grande assente, sia fuori sia dentro l’area fiera. Lo spazio destinato all’evento si trovava all’interno di un labirinto difficile da superare, soprattutto per chi viene da fuori o dall’estero. Una volta entrato, sei abbandonato a te stesso: il Palacongressi è una struttura isolata a sé stante e capisci di essere arrivato solo quando te lo trovi davanti. Anzi, nemmeno in quel momento perché — udite, udite! — non c’era nessun cartellone, manifesto, nessun logo, nessuna scritta all’ingresso. Mai visto nulla del genere.
Il commento di Alessandro si riferiva alla visibilità della cartellonistica e dei programmi, percepiti come non sufficientemente distribuiti; da parte nostra risulta invece sbagliata l’osservazione sulla loro assenza online, che intendevamo come “mancanza di pdf scaricabile”, ma che formulata in questo modo non è chiara.
Accoglienza e Security – Voto: 0 e 0
L’accoglienza è stata un’altra grande assente, e per spiegarmi devo riportare un episodio increscioso che mi riguarda personalmente.
Io sono arrivato alle 17:30: nonostante la fiera chiudesse alle 19, all’ingresso non c’era nessuno. E quando dico “nessuno” intendo dire che non c’era nessuno con la lista dei nominativi per gli accrediti. In compenso c’era un addetto alla sicurezza a sbarrarmi l’accesso e che non voleva saperne di lasciarmi entrare. Ho fornito le mie generalità, spiegato che ero un ospite, che avrei presentato dei libri il giorno seguente e che il mio editore era già dentro. Non è servito a nulla, sono stato cacciato via in malo modo e mi è stato detto di tornare il giorno seguente, di mattina.
Non capisco: sarebbe stato così semplice entrare e chiedere a qualcuno dello staff la lista degli accrediti, o fare una telefonata, verificare la mia identità se necessario, ma non mandarmi via in quel modo. Sono stato a un sacco di fiere finora, sia in Italia sia all’estero e non ho mai avuto problemi con gli accrediti.
A questo punto concedetemi una piccola digressione, perché questo è il momento perfetto per iniziare a introdurre il festival delle scuse fornite dagli organizzatori a fine evento.
Scusa pessima n. 1: A quell’ora le addette agli accrediti erano rientrate perché faceva freddo.
Niente di più falso. Questo weekend a Napoli c’erano temperature quasi estive. Ma anche ammesso che fosse stato vero, non potevano mettersi una giacca? Mancava ancora un’ora e mezza alla chiusura!
Scusa pessima n. 2: A quell’ora non viene più nessuno.
E già. Grazie per avermi anche dato del nessuno.
Scusa pessima n. 3: Eh, ma la sicurezza era gestita da un’azienda esterna, non è colpa nostra.
E le direttive chi gliele ha date?
Scusa pessima n. 4: L’ho saputo, mi hanno riferito l’accaduto già ieri sera. (sabato, NdA)
Bravi, avete avuto tutta la domenica per scusarvi e non l’avete fatto finché in chiusura non sono stato io a lamentarmene.
Scusa pessima n. 5: Ci dispiace. Non succederà mai più.
Su questo siamo d’accordo: non parteciperò mai più a eventi organizzati da SEV Management, quindi sono certo che non si ripeterà più quanto successo.
Ma torniamo alla pagella…
Lo staff – Voto: 2
Non ho capito la loro funzione. Le persone dello staff erano tante, tantissime; le donne si potevano individuare perché indossavano una gonna lilla, mentre gli uomini non avevano segni distintivi.
Molti membri dello staff si trovavano raccolti all’ingresso a rigirarsi i pollici. Non si poteva tenere due persone fisse all’ingresso con la lista degli accrediti? Tanto per fare un esempio a caso, eh.
Ne ho viste diverse correre e schiamazzare lungo il corridoio e ne ho beccate anche un paio a discutere in modo acceso tra di loro. Una di loro, con il badge “BOSS”, ogni tanto passava tra i tavoli a chiacchierare con l’autrice self di turno. Da noi non si è mai fermata nessuna di loro.
Voglia di conoscere i propri ospiti, questa sconosciuta.
E qua la correzione diventa particolarmente doverosa: tutti i responsabili dello staff hanno visitato tutti gli espositori, incluso Distruttori di terre. È possibile che, date le numerose interazioni e la diversa autonomia dimostrata dagli editori, alcune visite siano risultate meno percepite dai singoli ospiti, soprattutto perché lo staff garantisce, di solito, supporto mirato a chi ne aveva maggiore bisogno, apparendo meno presente a chi si mostra più indipendente e autonomo. Però una sensazione non è un fatto, e la visita di Valentina – la responsabile – c’è stata eccome!
Spazio espositivo – Voto: 3.5
Un corridoietto con 10, 12 tavolini (non oso chiamarli stand) al massimo divisi in due ali, sufficientemente grandi per disporre i libri. In tutto la bellezza di 5 editori presenti, più self e qualche riempitivo. Il merchandising relegato nell’angolo più occulto, poco e neppure troppo variegato.
Proprio davanti all’ingresso, però, troneggiava in tutta la sua magnificenza lo stand di Librerie Feltrinelli. Insomma: come dicevo prima la location è invidiabile, ma davvero poco sfruttata.
In realtà, gli editori in manifestazione erano otto. Va comunque sottolineato che, considerato l’ampio spazio e il numero complessivo di editori italiani attivi nel settore del fantastico, l’area espositiva ha presentato una rappresentanza limitata rispetto al potenziale.
Affluenza – Voto: 2
Il pubblico dei lettori, altro grande assente. Poca, pochissima gente.
La stragrande maggioranza dei presenti aveva il cartellino EXPO/ AUTORE/ STAFF. Le ragioni di questo flop, secondo me, le spiego più sotto.
I libri – Voto: NC
Non mi sento di giudicare l’assortimento dei libri presenti. Il fantasy ha tanti, tantissimi sottogeneri e penso che non vi sorprenderà sapere che quelli più “di nicchia” fossero totalmente assenti. Il fantasy non è solo romantasy, un po’ di varietà in più avrebbe giovato, forse portato anche un po’ più di pubblico.
È la prima volta che vado a una fiera del libro e torno a mani vuote.
Le sale per gli eventi – Voto: 7
Ampie, con molti posti a sedere (ma per chi, poi?), buona acustica. Ma zero microfoni e supporti tecnologici. Le presentazioni erano interamente autogestite dagli stessi ospiti.
Sebbene nel testo si faccia riferimento all’assenza di dotazione tecnica, questa era assente solo nella specifica sala in cui è avvenuto l’incontro di Alessandro, in quanto allestita all’ultimo momento per venire incontro alla richiesta di inserire una presentazione non prevista dal calendario iniziale. Trattandosi di una soluzione approntata rapidamente, la dotazione disponibile era necessariamente più essenziale. All’interno degli spazi in cui erano previste le presentazioni, invece, tutta la strumentazione era presente.
Gli eventi – Voto: 8.5
Forse l’unica, o quasi, nota lieta di questa manifestazione, per varietà e qualità. E qui il plauso va a Luca Tarenzi, Sara Benatti e a tutti coloro che con la loro presenza hanno nobilitato questo evento.
I cosplayer – Voto: 3
Non mi intendo di cosplay, ma penso che sia qualcosa di più di una semplice coroncina di fiori in testa o di un paio di orecchie a punta. Paradossalmente, poi, si sono visti più cosplayer il sabato che la domenica, giorno designato per il contest del miglior cosplay.
Nota di UP: Ma non doveva essere una fiera solo editoriale, senza “tutti gli altri orpelli” che caratterizzano realtà nate diversamente, come Lucca? Questo, perlomeno, è stato sia scritto da parte dell’organizzazione in risposta a chi faceva notare che non si poteva definire “FantaSia Book Party” il primo festival fantasy letterario d’Italia, sia sui social dell’evento.
Le autrici self – Voto: 7.5
Un’altra nota positiva, l’apertura verso il self e i collettivi di scrittori. Le autrici self, vere protagoniste della manifestazione, hanno dimostrato che con impegno e creatività si possono raggiungere buoni risultati. Spero che almeno loro siano rientrate nei costi (ma non ne sarei così sicuro…)
La comunicazione interna – Voto: 2
Tutti (o quasi) gli eventi erano annunciati dalla voce stentorea di Luca Tarenzi, che dall’alto dei cieli urlava evento X, ora Y, sala Z. Gli eventi, però, erano affastellati ogni mezz’ora o ogni ora, e alla lunga tanti annunci sono risultati molesti. Davvero non c’era un altro modo?
Non si poteva collocare un tabellone eventi nell’atrio, o distribuire ai visitatori un pieghevole all’ingresso? (O una versione digitale, Nota di UP)
I bagni per espositori e ospiti – Voto: 8
Quelli per il pubblico non so dove fossero, ma il fatto che quelli per gli espositori e gli ospiti fossero a parte era tanta roba. Bagni pulitissimi, enormi, ma anche numerosi. Credo di non esagerare affermando che gli espositori avrebbero potuto avere un bagno a testa. Raggiungerli, però, non è stato semplicissimo: anche il piano inferiore era un autentico labirinto. Una gioia, però.
Il parcheggio – Voto: 0
Il voto si riferisce al modo in cui è stato gestito, perché non si è capito come, quando e dove si potesse parcheggiare. Inoltre, cosa più grave di tutte: in una fiera del libro è inammissibile che a un editore non sia concesso di parcheggiare all’interno, che si debba farlo a quasi un km di distanza e a pagamento, e con tutti i libri da scaricare.
Scusa pessima n. 6: Eh, ma venerdì sera qui c’era la Meloni, le strade erano tutte bloccate.
E sticazzi?
L’organizzazione aveva fornito indicazioni su modalità e orari di accesso, forse mancando di considerare eventi esterni che impattano sugli spazi disponibili. Ma nessuno ha la sfera di cristallo. Una comunicazione più chiara e visibile avrebbe comunque facilitato l’esperienza di tutti, inclusi gli editori e i loro collaboratori; così come una comunicazione più puntuale all’interno di casa editrice e organizzazione avrebbe permesso un intervento più rapido di quest’ultima.
La promozione – Voto: 1
Altra grande assente. Tralasciando i social, che promozione è stata fatta dell’evento? Soprattutto sul territorio. Perché io ho fatto un bel po’ di giri a Napoli, in centro, in metro e nei dintorni, e non ho visto nulla. Nessuno ne sapeva niente. Ho avuto anche occasione di parlare con qualcuno che lavora nel settore e non si perde un Lucca Comics: nemmeno lui ne sapeva nulla.
I costi – Voto: 0.
Biglietto d’ingresso per il pubblico a 30 euro.
Ma stiamo scherzando? E per vedere che?
Scusa pessima n.7: la location era molto costosa. Se abbassavamo il prezzo del biglietto poi dovevamo far pagare di più gli editori.
E tuttavia hanno fatto pagare tanto anche agli editori.
E poi, non c’erano alternative più economiche?
Scusa pessima n.8: Eh, ma volevamo fare le cose in grande…
Ma signori miei, le cose si fanno in grande quando si ha un budget importante, magari un bel po’ di sponsor, e quando si è certi che si avrà una grande affluenza di pubblico. Che non è stato affatto, a quanto pare, il vostro caso.
L’organizzazione – Voto: 2
Qui vorrei precisare che il voto non è relativo solo ai giorni dell’evento. I disagi e le incomprensioni sono cominciate molto prima: comunicazioni stringate o assenti, informazioni strappate a stento e solo dopo ripetuti solleciti, foto dei libri delle presentazioni inviate per post sui social che non sono mai stati pubblicati… la lista sarebbe davvero lunga.
Scusa pessima n. 9: Eh, ma era una prima edizione. Non siamo mica il Salone del Libro di Torino.
Lungi da me l’idea di paragonarvi al Salone. Però era alla prima edizione anche Oblivion a Roma, sempre quest’anno, sempre sul fantasy. E la differenza è stata abissale. Un suggerimento: più budget per uno staff formato e meno per la location?
Di scuse ce ne sono state anche altre, ma in questa sede mi fermo qui perché penso che a questo punto un’idea ve la siate fatta anche voi.
Vorrei concludere quest’articolo, però, con un consiglio e una riflessione.
Il consiglio è per gli organizzatori di questo book party, visto che hanno richiesto caldamente dei feedback per migliorare1. Di cose che non hanno funzionato ne ho elencate già parecchie, ma di consiglio ne basta uno solo: fatevi un giro a Torino, Roma, Bologna, Milano, Firenze, in qualsiasi altra fiera del libro, che si svolga sul territorio nazionale. Nello specifico, visitate quelle legate al fantastico2, che è un settore molto diverso dal romance (e infatti non esistono solo romantasy e forse anche questo ha penalizzato l’affluenza). Guardatevi in giro e di spunti per migliorare ne troverete senz’altro parecchi.
Una domanda aperta a tutti
Per la riflessione, invece vorrei fare una domanda, e non è rivolta solo a questi organizzatori, ma anche a quelli del Salone, di PLPL e compagnia bella, e un po’ anche a tutti noi: ma a cosa servono queste manifestazioni?
Se lo scopo è quello di promuovere la lettura, diffondere la cultura, aiutare e sostenere l’editoria indipendente, favorire l’incontro tra il pubblico e gli autori… allora molte cose devono essere cambiate.
Non potete pretendere di realizzare questi eventi solo a spese degli editori e degli autori, che sono ospiti partecipanti, cioè parte attiva dell’evento.
Dovreste avere più considerazione e rispetto per il nostro lavoro, perché noi in fiera ci andiamo per lavorare, e se è già assurda l’idea di pagare per lavorare, è ancora più assurdo che un editore debba lavorare in fiera per poi rimetterci dei soldi. Questo sistema è semplicemente vergognoso, e sono anni che sentiamo un sacco di scuse pessime e promesse che poi non vengono mantenute, mentre i costi continuano ad aumentare in modo esponenziale.
In questi giorni l’argomento è anche tornato sotto i riflettori per le tante e i tanti professionisti del settore che si sono accodati allo sfogo di Jonathan Bazzi sull’insostenibilità del lavoro culturale. Ecco: le fiere sono fra le espressioni più visibili di quanto i conti non tornino e di quanto si stia andando avanti applicando un sistema che oramai non funziona più. E se a farlo sono anche aziende giovani che ripetono pedissequamente gli stessi errori di realtà più stagionate e che comunque fanno fatica…
La sensazione, a mio avviso, è che questa corda, sfilacciata e troppo tesa, presto cederà del tutto.

- Consiglio non richiesto da parte di UP: quando si chiedono feedback, si devono considerare anche le critiche più feroci, rispondendo senza far filtrare il fastidio o senza far passare chi critica automaticamente per sciocco. Per evitare di perdere clienti per il futuro. Così, per dire
↩︎ - Nota di UP: come Stranimondi, Marginalia, Oblivion… ↩︎



Ciao, ero parte dello staff!
Mi dispiace che Margheriti non si sia trovato bene con noi, ma vorrei controbattere alle diverse inesattezze. Non rispondo da parte dell’organizzazione, ma da persona che ha lavorato alla fiera. Ero una delle coordinatrici dei panel.
I programmi dei panel erano affissi all’entrata, al desk dove c’era sempre qualcuno a cui chiedere informazioni. Altre copie si trovavano sulle porte delle tre sale conferenze.
Le sale erano tutte dotate di impianto audio, avevamo un fonico a disposizione per qualunque difficoltà e un addetto al mixer per la sala principale. Se ascolterete qualche panel tenuto in sala Europa noterete le playlist di sottofondo adattate al tema trattato.
Gli annunci di Luca Tarenzi sono stati un’iniziativa di Tarenzi stesso (cominciati con il panel di Cecy Robson, che teneva lui), ma sono stati apprezzati da tutti gli altri moderatori, che gli hanno chiesto una voce e dal pubblico (basta vedere qualche video per notare gli applausi e il pubblico che filma). I moderatori avrebbero voluto un annuncio diffuso per tutto il palacongressi, ma è un tipo di servizio che non ha quasi nessuna fiera editoriale (Torino, PLPL, FRI…). Perché avremmo dovuto averla noi?
Margheriti, riguardo allo staff, parla di donne in lilla e uomini senza cartellino. Evidentemente, non ha notato me e le altre colleghe in nero, con il badge staff, a cui si sarebbe potuto rivolgere. Eppure, ho parlato io stessa con Distruttori di terre (credo il sabato pomeriggio, anche nella sala Capri). Mi ricordo la loro esatta posizione e posso dirvi che un paio di stand più in là c’erano due autrici, alla prima fiera, che hanno venduto 40 copie in due giorni. E di fronte a loro un altro stand indipendente ha fatto soldout. Sono passata più volte davanti allo loro postazione e ho chiesto ad alcuni espositori come andasse e se avessero bisogno di qualcosa, non ho ricevuto alcuna lamentela.
Il fantasy presente non era affatto solo romantasy, anzi. Luca Tarenzi, con diversi autori, ha tenuto un panel sul dark fantasy e gli aspetti più crudi di questo tipo di narrativa. Io ho presentato La città di acqua e vetro, uno steampunk molto apprezzato dal pubblico, ma c’erano molti altri (Acheron ha una vasta gamma, Il Gatto verde per bambini…)
Un’ultima cosa: mi dispiace che abbiate utilizzato il termine “affastellati” rispetto ai panel.
Erano schedulati uno ogni ora in sala Capri ed Egadi, uno ogni ora e mezza in sala Europa. Gli eventi erano tanti, proprio per dare modo a tutti di avere voce e farsi conoscere. Non diversamente dalle grandi fiere. Mi chiedo se anche loro siano “affastellate”.
Per quanto mi riguarda, in prima persona, faccio tesoro di qualunque critica mi aiuti a migliorare nel lavoro (ma non delle inesattezze oggettive). Se avete altre curiosità sull’evento, sono pronta a dialogare con voi, come lo ero durante la fiera e come ho fatto con le tante persone che mi hanno già chiesto informazioni per una seconda edizione.
Ciao Sveva! Per altre cose abbiamo discusso con gli organizzatori e dibattuto altrove – a breve inseriremo anche un paio di correzioni all’articolo, là dove passano per “fatti generali” quelle che erano osservazioni circostanziali. Rispondo per la questione del “affastellati”… e sì. Anche le grandi fiere lo sono. Anche le micro. Gli incontri di un’ora (che poi, a meno di non avere tempi tecnici esterni, come 15 min prima e dopo ogni incontro, son spesso una quarantina di minuti, perché serve tempo per far muovere le persone…) sono un male, reso necessario dalla volontà di avere più incontri possibili… ma è un compromesso che comunque rende molto soffocante il programma e difficilmente permette di parlare davvero di un argomento, perché sono pochi gli oratori in grado di restare nel punto. Che sia di FantaSia, Stranimondi, Salone, Festivaletteratura … 🙂
Quindi sì, la critica sarebbe fatta anche a molte – e viene fatta a – altre fiere. Che però non fanno dei panel il loro fulcro centrale, ecco.
Caro Alessandro,
abbiamo avuto modo di parlare a lungo in fiera e, permettimi la franchezza, il tuo sfogo sembra davvero quello di un ventitreenne frustrato più che il resoconto lucido di un professionista.
Consentimi quindi di rispondere punto per punto alle inesattezze presenti nel tuo articolo:
– L’episodio che ti ha coinvolto – per cui mi sono scusato personalmente – è stato portato alla nostra attenzione solo a manifestazione conclusa, da te e dal tuo editore. Una semplice telefonata a quest’ultimo che avrebbe fatto un passaggio al desk informazioni dove sono stato tutto il giorno, avrebbe risolto tutto in cinque minuti. Hai invece preferito andar via senza dire nulla per poi trasformare la vicenda in una sceneggiata degna delle migliori drama queen… altro che romantasy! E, come puoi immaginare, non ho ancora acquisito il potere di far tornare indietro le lancette dell’orologio.
– Lo staff è sempre stato presente. Se non ne hai compreso la funzione, il problema non è nostro. Io stesso non sono rimasto fermo un solo istante, quindi leggere che saremmo stati due giorni a “girarci i pollici” mi fa girare ben altro e non tanto per me quanto per tutti i ragazzi che hanno lavorato con passione alla manifestazione. La persona con il badge “BOSS” – pensa un po’ – è persino passata al vostro stand acquistando alcuni dei vostri libri (abbiamo anche le foto nonché la tua personale dedica!).
– Gli editori presenti erano:
Fazi – Acheron – Mercurio – Distruttori di Terre (la tua casa editrice) – Words Edizioni – Muziki – Collettivo Nzevati – Core Core – Nero Press Edizioni – Il Gatto Verde, oltre ad altri presenti indirettamente tramite i loro autori.
– Il “corridoietto” di cui parli è una superficie di 6000 mq, nella quale sono state allestite circa 70 postazioni (o “tavolinetti 180×60”, se preferisci). Se ritieni che lo spazio fosse poco sfruttato, sarà nostra premura in futuro chiedere consulenza a te, che evidentemente possiedi una visione superiore.
– Affluenza: Nel weekend hanno partecipato circa 1500 persone paganti. Non saranno numeri da concerto allo stadio o da Sal.To. a cui in modo lusinghiero hai osato paragonarci, ma da qui a dire che “non c’era nessuno” ce ne passa.
Romantasy. Anche qui, più che una critica, sembra tu voglia creare polemica gratuita. Oliver Darkshire, Christopher Buelman, Mercurio e molti altri non sono affatto autori romantasy.
– Sale e supporto tecnico: Tutte le sale erano dotate di audio. Il problema video in Sala Europa è dipeso dagli impianti della Mostra d’Oltremare, non da noi. Avevamo personale tecnico dedicato e staff di supporto. E trovo piuttosto curioso lamentarsi di questo aspetto quando il tuo editore ha richiesto a programma chiuso, una sala per una presentazione che gli è stata comunque fornita. Allo stesso tempo l’editore era stato reso edotto dall’organizzazione dell’impossibilità di supporto tecnico sulla sala stessa.
– Cosplayer: Come tu stesso ammetti, non è il tuo ambito, quindi sarebbe meglio non lanciarsi in sentenze. Oltretutto, come puoi dire che c’erano più cosplayer il sabato se non eri presente? La fiera era editoriale, certo, ma questo non vieta alle persone di presentarsi in cosplay. Capisco che questo possa turbarti, ma noi crediamo nella libertà di espressione e soprattutto, ti sarà sfuggito, come tante altre cose, che i cosplayer erano a tema letterario e molti traevano ispirazione proprio dai romanzi presenti alla manifestazione, altro dettaglio che ti è sfuggito.
– Gli annunci di Luca Tarenzi: Ci spiace ti abbiano infastidito. Abbiamo cercato di fare qualcosa di divertente, a tutti gli altri sono piaciuti e molti li aspettavano quasi più dei panel stessi. I tabelloni con il programma erano all’ingresso, ben visibili, e sulle porte di tutte le sale. La versione digitale è tutt’ora disponibile su Instagram e sul sito internet.
– Parcheggi e carico/scarico: Le regole sono state comunicate chiaramente tramite newsletter a tutti gli espositori. Il tuo editore ha avuto delle difficoltà e, contrariamente al quadro che dipingi, il nostro staff – quello che, secondo te, “si girava i pollici” – è corso ad aiutarlo scaricando e trasportando i libri. Dettagli che ti sono evidentemente sfuggiti o banalmente non ne sei a conoscenza ma anche in questo caso sarebbe meglio non lanciarsi in sentenze avventate.
– Biglietti e costi: Il prezzo pieno era 30€, ma grazie alle promozioni la maggior parte dei partecipanti ha pagato 15€. I minori non pagavano e gli editori non hanno affatto sostenuto costi eccessivi.
Quanto alla tua “scusa pessima n. 9”: io non ho mai detto “Non siamo mica il Salone del Libro di Torino”. Sei tu ad aver fatto un paragone fuori luogo, per poi scrivere che “lungi da me paragonarvi”. Ti suggerisco di fare pace con te stesso – e con ciò che scrivi.
In conclusione, Alessandro, le critiche costruttive sono sempre benvenute: aiutano a migliorare e a crescere. La polemica sterile e pretestuosa, invece, racconta più di chi la fa che di chi la riceve.
Noi continuiamo a lavorare con serietà, trasparenza e passione.
Tu, se vorrai, potrai sempre scegliere se contribuire con spirito collaborativo o restare ancorato all’invettiva fine a sé stessa.
Un saluto.