Un paio di avvertenze: la recensione rivela almeno in parte il finale di Lady Macbeth (pubblicato in Italia da Ne/oN nel 2025). Inoltre il libro qui recensito contiene scene di abuso fisico e psicologico.
La trama del libro
La giovane nobile bretone Roscille raggiunge la fortezza di Glamis, dove la attende il thane Macbeth, suo futuro sposo. Intimorita dalla sua presenza e dall’ambiente minaccioso che la circonda, Roscille si trova presto coinvolta nella scalata al potere di Macbeth, scoprendo segreti sempre più inquietanti sul proprio marito e correndo il rischio di diventare una delle sue vittime.
La recensione di Lady Machbeth
Per prima cosa, bisogna riconoscere che Ava Reid sa creare una buona atmosfera: il cupo paesaggio scozzese, Glamis e le sue stanze emergono in modo concreto dalla storia e si impongono dall’inizio alla fine. Il linguaggio ricco ed evocativo arricchisce una narrazione in terza persona presente che sembra suggerire un insolito approccio analitico alla psicologia della protagonista.
Il problema è il contenuto di questa cornice, perché il contrasto fra le premesse molto allettanti e una conduzione fuori fuoco è purtroppo l’elemento portante dell’intero libro. Per esempio, Reid mostra un certo interesse per le differenze linguistiche e con i suoi libri precedenti ha dichiarato di voler sfidare i preconcetti su culture (quelle dell’Europa orientale) che ne sono spesso vittime, eppure la Scozia che ci presenta è il trionfo dello stereotipo, in cui sono tutti rozzi e violenti, un esercito di giardinieri Willy ma senza momenti comici (un saluto agli amici dell’Anonima Sarda, che ci leggono con assiduità).
Lo stesso Macbeth, ben lungi dal ritratto complesso fornito da Shakespeare, è raffigurato come un bruto ENORME – quanti danni hai fatto, Gatsu, quanti – e KATTIVO; questo però non deve sorprenderci, in quanto non siamo in presenza di Macbeth bensì di Gilles de Rais o del suo corrispettivo fiabesco. Ecco quindi emergere il problema principale del libro, al quale possiamo collegare tutti gli altri: questa non è la storia di Macbeth e della sua regina, bensì di Barbablù e della sua ultima sposa.
Roscille non è mai complice del marito, tantomeno istigatrice, ma sempre e solo vittima, cosa che la snatura completamente
Quella che dovrebbe essere una rilettura moderna e “femminista” non fa che privare uno dei personaggi femminili più complessi di sempre del suo potere e delle sue debolezze, riducendola a una tesi molto scarna in un mondo semplificato all’estremo. Un conto è mostrare le differenze sociali fra uomini e donne durante un periodo storico così lontano dal nostro, un altro è ridurre Glamis a una casetta sull’albero con il cartello “Vietato l’ingresso alle ragazze” e le sua corte ai membri (in tutti i sensi) di una confraternita da college.
Anche se l’originale Lady Macbeth agisce in modo diverso rispetto al consorte, le sua ambizione, i suoi conflitti e l’inevitabile caduta rispecchiano quelli di Macbeth, e non a caso Baudelaire la definirà “rêve d’Eschyle”: è un personaggio che ha il diritto e il dovere alla tragedia.
Nulla di tutto questo si ritrova in Roscille, che è privata di qualsiasi traccia di proattività in nome di un candore morale del quale nessuno sentiva il bisogno
Rispetto all’originale, ha dei poteri sopiti di controllo mentale e la conseguente fama di strega, ma questi concorrono a renderla ancor più debole nel momento in cui è il marito a spingerla all’omicidio di Duncan. Anche l’affetto per il proprio padre è stravolto nell’ennesimo abuso psicologico, giusto per aggiungere un ulteriore carico su una protagonista che subisce la maggior parte degli eventi anziché tentare di manipolarli.
Addirittura Macbeth, da bravo Barbablù, tiene prigioniere le streghe della profezia nei sotterranei della fortezza, e una di queste porta il nome di Gruoch, ovvero del Lady Macbeth storica. Dettagli come questo mostrano che Reid ha compiuto un lavoro di studio non banale, eppure sotto la patina dei nomi non c’è nulla che faccia pensare all’opera di Shakespeare.
A peggiorare il tutto c’è il fatto che questo personaggio sia già stato oggetto di variazioni interessanti
Dalla pluriomicida Katerina in Lady Macbeth del distretto di Mcensk (l’opera di Dmitrij Šostakovič, tra l’altro in cartellone alla Scala a dicembre 2025!), alla spettrale Asaji ne Il trono di sangue.
Se davvero si voleva realizzare una storia di riscatto femminile, non si poteva liberare Emilia dall’influenza diabolica di Iago? No, dobbiamo accontentarci di un improvviso finale girlpowah appiccicato alla bell’e meglio, con un sentore di contentino che guasta il poco che si poteva ancora salvare e conferma che la tragedia scozzese è stata utilizzata solo per il nome facilmente riconoscibile, come un live-action Disney qualsiasi.
Lascerei quindi il giudizio complessivo alle parole della Lady Macbeth originale: “Tu vorresti essere grande, non sei senza ambizione, ma non vuoi che il male l’accompagni.”
L’autrice
Ava Reid è nata nel 1995 ed è laureata in Scienze Politiche. Il suo esordio letterario è The Wolf and the Woodsman, uscito nel 2021, e al momento il suo libro più famoso è il best seller A Study in Drowning (2023). Lady Macbeth è uscito nell’agosto 2024. Come da lei dichiarato in alcune interviste, Reid ha una predilezione per la letteratura gotica.




