Manifesto contro il romantasy

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Pubblicato il 9 Settembre 2025

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Disclaimer

Abbiamo notato che la differenza fra romantasy e fantasy romance è risultata più implicita di quanto avremmo voluto, e che questa mancanza ha confuso alcune persone. Ce ne scusiamo, e aggiungiamo un rapido specchietto per capirci meglio:

  • Romance: storia d’amore, con finale lieto, predominante sul resto degli elementi di trama
  • Fantasy: storia sovrannaturale, dove magia e impossibile sono predominanti
  • Fantasy romance: una storia dove la componente di magia e la storia d’amore si bilanciano
  • Romantasy: storia d’amore, con finale lieto, dove la componente magica è giusto en passant. È un’aestethic

Disclaimer bis

… si capisce che dire “Odio il fantasy” e poi aver scritto ben tre volumi assimilabili al genere, nel suo sottogenere più contemporaneo, la rende una battuta, vero?

Avatar Gaia Facchetti e Daniela Barisone

Gaia Facchetti

Gaia odia il romantasy (ma davvero non vorrebbe)

I discorsi sui generi letterari sono spesso questioni di lana caprina. Qualcosa che appassiona pochi degenerati (come me) e ancor meno studiosi, che lascia la maggioranza delle persone perplessa e tiepida, se non direttamente scazzata e pronta a ribattere a ogni istanza “non mi interessa il genere, mi interessa che sia un buon prodotto”.

Una risposta matura. Che, però, magicamente scompare quando si parla di romance e fantasy. Lì il genere smette di essere un costrutto descrittivo per chi vende e legge (banalmente: tutti i libri di ricette stanno in quello scaffale) o prescrittivo per chi scrive (un giallo deve contenere una indagine) e diventa proprio sinonimo del valore; un valore chiaramente scarso di default, dato che “tutto il fantasy è per bambinetti” e “tutto il romance è per donnette e quindi fa cagare”.

Figuriamoci, quindi, quale può essere il valore dato al romantasy, un sottogenere che fonde roba da donnette (!) e da bambini, tanto amato dal Booktok e dalle case editrici (che pur di vendere sono arrivate a ribattezzare come romantasy anche libri che non lo sono), quanto disprezzato da chiunque abbia la necessità di dimostrare agli altri il proprio essere non effemminato o infantile.

Peccato che ogni critica al romantasy sia giusta.

Non ve lo aspettavate, ah? 

Cos’è il romantasy

La definizione di romantasy è abbastanza intuitiva: si tratta della fusione fra romance e fantasy. E già questo ordine, da solo, basterebbe a picchiare alcuni editori con lo spigolo dei volumi che targettizzano in modo sbagliato, perché il romantasy non è un sottogenere del fantasy.  È a tutti gli effetti un romance, e gli elementi fantasy sono l’elegante mantello che serve a trasformare l’affascinante centauro spallato, cazzuto, in sella alla sua Harley in un altrettanto spallato e molto più cazzuto centauro mezzo umano e mezzo cavallo, che al massimo la sella la indossa per farsi cavalcare dalla lei di turno.
Pun intended. 

Come si distingue una storia in cui il fantasy ha un ruolo da quella in cui è solo coloritura? Basta fare un esperimento molto semplice: togliere un elemento dalla trama e vedere se e quanto tutto funziona. 

Togliere che il centauro sia un essere magico cambia la trama in modo significativo? No? E allora il fantasy c’entra poco e siamo nel mondo del romance.

Togliere la trama romantica altera significativamente la trama principale? No? E allora il romance è una trama secondaria, e ci troviamo davanti a un fantasy romance, non a un romantasy. 

Vi è successo di recente di dire “Ma non trovo più fantasy che mi piacciano!”?
Potreste non essere voi il problema, ma il fatto che case editrici che storicamente pubblicano fantasy hanno iniziato a prendere a catalogo volumi che non appartengono a questo genere. 

Col risultato di vendere, certo, ma anche di alienarsi parte del pubblico e di inasprire il contrasto già acceso tra chi considera la letteratura femminile (intesa come scritta da donne per donne) già di base scadente… e chi pensa che chi la pensa così sia idiota. 

Ma da dove nasce?

Siamo nel 2008, al cinema esce il film di Twilight e il paranormal romance ( un sottogenere del romance contemporaneo che contiene elementi sovrannaturali, come protagonisti di razze non umane, reincarnazione, magia… ) imperversa nelle librerie. Saranno quattro anni di vampiri in deliquio, mannari che profumano di muschio, angeli caduti, reincarnazioni… fino all’arrivo del distopico YA stile la Hunger Games. E poi tutti nell’Arena. 

Incidentalmente, o forse no, è anche l’anno in cui il termine “romantasy” appare sullo Urban Dictionary.
Ma è a partire dal 2023, secondo il Merriam Webster, che il termine esplode online e, di riflesso, nella vita reale, dopo l’enorme successo della saga di Sarah J. Maas edita l’anno prima dalla Bloomsbury. Tanto che l’anno scorso abbiamo rischiato diventasse la parola dell’anno, secondo l’Oxford dictionary. 

Ci sorprendiamo che un fenomeno statunitense si imponga rapidamente anche da noi? 

Ovviamente no.

In Italia il termine viene inizialmente adottato solo per i romanzi stranieri tradotti, per promuovere opere come quelle della Maas e della Yarros, ma viene poi adottato e utilizzato da molte (tutte?) le case editrici che hanno fantasy a catalogo, spingendo anche molti a “ricatalogare” opere già pubblicate come paranormali o YA in chiave “romantasy”. 

Il sottogenere ha saturato il mercato in modo rapido e massiccio – probabilmente anche grazie alla stessa voglia di escapismo e pace che spinge un altro sottogenere giovanissimo: il cozy – guadagnando migliaia di visualizzazioni sui social e milioni di visualizzazioni per il singolo hashtag #romantasy. E come tutto ciò che satura il mercato, riesce a saturare anche le gonadi altrettanto velocemente.

Grazie CE, grazie

Che le case editrici di fantastico, in Italia, siano le nemiche numero uno del fantastico in Italia è un fatto che spero sia preso per buono da tutti. Stiamo ancora purgando l’ondata di “ragazzini fenomeni del fantasy” che ha riempito i cataloghi di titoli acerbi (e ammazzato diverse carriere) rafforzando l’idea nostrana che il fantasy sia intrinsecamente un genere mal scritto e ripetitivo; delle edizioni Urania accorciate e semplificate, che hanno abituato i lettori di fantascienza a (falsi) stili essenziali; dei distopici YA fotocopiati. 

Il ragionamento palese è che prodotti per giovani lettrici e lettori non debbano essere di qualità, tanto che ne capiscono? Basta alimentare la loro voracità con tanta roba, prediligendo quantità a qualità, e farlo il più velocemente possibile, prima che crescano e cambino gusti. 

E, cambiandoli, smettano di spendere nella monnezza che adesso riconoscono.

Ora, le case editrici sono aziende e come tali devono vendere, è chiaro… ma come è possibile che invece di imparare dagli errori passati, continuino a ripeterli? 

Aver deciso di inglobare romantasy in cataloghi fantasy crea un disservizio ai lettori sia perché “è il genere sbagliato” (da una CE fantasy mi aspetto titoli in cui il fantasy sia rilevante, non solo una spruzzata di polvere dorata a pagina 5 e via) sia perché spinge chi scrive a semplificare, togliere sottotrame, limare il worldbuilding nella speranza di rientrare nei parametri di pubblicazione. Chi legge fantasy si aspetta complessità: nel worldbuilding, nel tema, nell’intreccio dei personaggi. 

Esistono anche fantasy piatti e sciatti, certo, ma quando pensiamo alle opere migliori? Ai longseller eterni, invece del best seller della settimana? Non sono, forse, opere complesse, con sottotrame, intrighi, numerosi personaggi ben descritti, un mondo magico e sconosciuto da scoprire? 

Dei romantasy che ho leggiucchiato posso dire tutto, ma non che fossero complessi. Anzi, a dar retta a quello che certe CE dichiarano quando rimbalzano manoscritti, la complessità è proprio la condizione che porta a escludere un’opera dalla possibilità di essere pubblicata, perché nel romantasy servono trame facili. Digeribili. Ragazze straordinarie che vivono amori straordinari, ma che nel finale mettono nel cassetto tutto per diventare amministrabili, un esercito di Chichi che sono formidabili finché non sposano Goku. O di Ana che addomestica Christian Gray. Non so quale sia stata la vostra esperienza con “Cinquanta sfumature di grigio”, la mia è che letta una pagina, potevo saltarne quattro che erano praticamente uguali. Ecco: coi romantasy è lo stesso. Li trovo anche quasi indistinguibili l’uno dall’altro, leggendo le quarte di copertina, o anche dalla copertina stessa. 

Ma sono bellissimi, eh? Tutti colorati, bordi decorati, gadget.
Sono una esperienza estetica, prima che una storia da leggere. E temo sia parte del problema…

Nessun genere dovrebbe coincidere con il valore dell’opera. Il genere, o il sottogenere, dovrebbe essere semplicemente uno strumento per orientare chi legge nella scelta di quello di cui ha voglia in quel momento, né più né meno di quanto farebbe un menù; e come su un menù “pasta al pesto” non dà indicazioni sulla bontà del piatto, così “romantasy” non dovrebbe implicare che il romanzo sia necessariamente sciatto e brutto. 

Eppure quello che le grandi CE stanno pubblicando (e cercando, e crescendo) inizia a farmi ripensare questa teoria. Forse perché inizio a pensare che, per come viene trattato, il romantasy non sia davvero un sottogenere letterario, ma un brand, una operazione commerciale. 

E che l’unico modo per leggere un buon romantasy sia pescare fra quelli che resteranno, se resteranno, quando l’onda si sarà asciugata. Sperando che, nel frattempo, la sciatteria e la ripetitività dei contenuti non faccia vincere la fazione dei detrattori del fantasy e non si debba aspettare ancora vent’anni per avere big che ne pubblicano. 

Avatar Gaia Facchetti e Daniela Barisone

Daniela Barisone

Daniela odia il romantasy (e fa bene)

Premesso che Daniela scrive romance e detesta il fantasy pur scrivendone, un aspetto interessante – e discutibile – del boom del romantasy è il suo contenuto: nella sua incarnazione più commerciale, non si tratta semplicemente di fantasy con romance, ma di quello che potremmo definire “il porno con le fatine”.

La formula di questo tipo di libri è sempre la stessa:

  • Protagonista giovane, spesso umana o mezza-qualcosa, proiettata in un mondo magico;
  • Un “oscuro signore” (o equivalente: principe maledetto, generale dell’esercito nemico, demone sexy [perché non guasta essere maledetti e tormentati in un attico con vista sulle Terre Oscure] che la attrae irresistibilmente;
  • Una relazione che alterna conflitti finti a scene di sesso, in cui il worldbuilding serve soprattutto a giustificare nuovi modi per farli rotolare tra le lenzuola (dai, ditemi che non è vero).

In pratica, il “dark lord” del romantasy è l’equivalente fantasy del milionario playboy del contemporary romance: ricco di potere, bello da infastidire i santi, con un trauma da curare a suon di orgasmi. Il vero pubblico del romantasy non è il lettore di fantasy, ma la lettrice di romance che magari fino a ieri divorava miliardari in giacca e cravatta e oggi preferisce generali immortali con ali di pipistrello. Stesse dinamiche, stessi climax narrativi, solo che al posto dell’attico di New York c’è un castello maledetto.

E detta da una che il romance lo scrive (e che ha tra i suoi migliori e preferiti pg scritti proprio il milionario playboy), sembrerà pure strano, me ne rendo conto. Perché è vero che la maggior parte dei romance (la famosa legge dei grandi numeri) contiene questa formula in mille salse diverse, ma è anche vero che i romance (quelli belli), non sono questa cosa qui. O meglio, non si limitano a questa cosa qui.

Difatti io ho una teoria, ovvero che il romantasy sia…

Un ponte per le lettrici di contemporary romance

Dal punto di vista editoriale, il romantasy funziona come genere di transizione: traghetta le lettrici di romance contemporaneo – che magari i libri fantasy li hanno visti solo col binocolo – verso ambientazioni ed elementi magici, ma senza destabilizzarle troppo.

Come lo fa?

  • Mantenendo dinamiche relazionali identiche a quelle del romance contemporaneo (lui è potente, lei “lo doma” con l’amore).
  • Offrendo un worldbuilding semplice e derivativo, facile da assimilare anche per chi non è abituata alle complessità politiche o linguistiche del fantasy puro.
  • Assicurando un ritmo narrativo scandito più dalle scene romantiche/sessuali che dagli sviluppi della trama fantasy.

Il risultato è un prodotto familiare mascherato da esotico: un po’ come servire pasta al pomodoro su un piatto di ceramica giapponese e chiamarlo “cucina fusion”.

Il danno collaterale al fantasy romance

Il problema è che questa evoluzione linguistica e di mercato ha oscurato i fantasy romance più strutturati, quelli in cui il romance è centrale ma il worldbuilding è ricco, coerente e parte integrante dell’intreccio.

Oggi, se un autore scrive un fantasy romance complesso, con dinamiche relazionali elaborate e sviluppo narrativo pari a quello del romance contemporaneo, verrà comunque etichettato come “romantasy” – e automaticamente paragonato a titoli che hanno un tono, una profondità e un target completamente diversi.

Questo non solo confonde il lettore, ma svaluta un intero filone che esiste da decenni, ben prima che il termine romantasy fosse inventato.

Inoltre il romantasy fa un disservizio al romance stesso, perché prende a piene mani tutti i trope più beceri e li rimesta insieme nel calderone, con risultati a dir poco imbarazzanti.

Che poi il problema non è nemmeno il sesso, in questi romantasy. A me non dà fastidio che i personaggi trombino (voglio dire, scrivo erotico), ma che non abbiano nemmeno le palle di farlo bene. Quindi le scene di sesso, invece di portare avanti la trama (come di solito accade nel romance tradizionale e nel romance erotico) diventano filler scritti neppure troppo bene che servono solo ad allungare il brodo e che a conti fatti non servono né alla trama romance, né a quella fantasy (che comunque è già esigua di suo).

Il punto, in fondo, è questo: il romantasy non ha conquistato il mondo del fantasy, ma quello del romance.

Chi legge fantasy da una vita – da Tolkien a Sanderson, da Le Guin ad Abercrombie – difficilmente considera il romantasy come “fantasy”. Al contrario, lo percepisce come un’operazione commerciale (cosa che è, esattamente come a suo tempo lo sono state le distopie YA, il filone degli zombie, ecc) che trapianta le dinamiche del romance contemporaneo in un’ambientazione con draghi, fate e corone.

Eppure, per motivi a me ignoti, il romantasy funziona. Funziona perché intercetta un mercato vastissimo, perché promette emozioni immediate e scene hot (sigh), e perché permette all’editoria di vendere come “novità” qualcosa che in realtà è vecchio quanto il trope della fanciulla e del cattivo ragazzo (e anche di questo parleremo dopo).

Alla fine, il romantasy non ha ucciso il fantasy (per fortuna). Ha semplicemente preso in ostaggio il romance, l’ha travestito di corna e mantelli, e gli ha fatto giurare fedeltà eterna all’oscuro signore.

Il falso alibi del sessismo

Una delle difese che sento ripetere più spesso quando qualcuno osa criticare il romantasy è questa: “Se lo critichi è perché lo scrivono le donne, quindi sei misogino”. È la stessa linea usata da decenni contro il romance in generale: tutto ciò che ha un pubblico femminile e una scrittura al femminile viene automaticamente svalutato.

Il punto, però, è che nel caso del romantasy questa non è una questione di sessismo. Non fa schifo perché lo scrivono le donne: fa schifo e basta (tipo i grimdark, che vengono scritti da uomini, ma fanno schifo a prescindere. Su questo ci torniamo dopo). La scrittura piatta, i cliché abusati, i personaggi intercambiabili e il worldbuilding derivativo non dipendono dal genere dell’autore, ma dalla qualità effettiva del prodotto.

Il risultato, per quanto ho letto, è che i romantasy sono quasi sempre letture da cesso: intrattenimento usa e getta, da consumare in un pomeriggio e dimenticare la mattina dopo. O meglio, da consumare mentre sei sul “trono” al posto di leggere le etichette dello shampoo.

In termini di fantasy sono imbarazzanti (lo scenario è solo una carta da parati di draghi e castelli), e persino sul fronte romance spesso funzionano male, ridotti all’ennesima replica di “lei ingenua + lui dark bad boy redento”.

E qui sta il danno più grosso: perpetuano lo stereotipo tossico secondo cui nel romance “ci sono solo storie banali con lei e il cattivo ragazzo”, quando il romance vero è un genere vastissimo, stratificato, capace di raccontare relazioni mature, queer, lente, ironiche o anticonvenzionali. Il romantasy, invece, riduce tutto al minimo comune denominatore e così facendo non solo non rende giustizia al fantasy, ma nemmeno al romance da cui pretende di discendere.

Robe tossicone

Al di là della sua patina di novità, il romantasy funziona soprattutto come marchio di marketing iper-commerciale. È una formula pensata per vendere più che per innovare, un prodotto industriale costruito in serie che si regge su dinamiche narrative tossichelle.

Lo schema è quasi sempre lo stesso: la protagonista viene presentata all’inizio come relativamente libera, indipendente, con una sua agency. Magari è una cacciatrice, una ribelle, una giovane donna che non si piega alle regole. Ma a fine libro – invariabilmente – si ritrova preda del maschio pericoloso, predatore, oscuro e apparentemente malvagio. L’intero arco narrativo serve a piegarla a lui, non a renderla più autonoma o, quanto meno, una pari (che è un problema di un sacco di romance contemporanei, eh. Per fortuna il romance è anche pieno di storie dove il protagonista maschile non è un infame che assomiglia al mio ex marito, ma di uomini buoni e corretti).

È qui che il romantasy diventa propaganda reazionaria travestita da empowerment: vende il messaggio che l’indipendenza femminile è temporanea, una fase giovanile da abbandonare quando arriva l’uomo giusto. La libertà viene sacrificata sull’altare dei due grandi cavalieri dell’apocalisse della narrativa brutta:

  • “Lui è un figo spaziale anche se è una merda umana, must scopare”
  • “Posso curarlo con il mio amore”

Il risultato è un paradosso: mentre il marketing spaccia il genere come femminile, sexy e liberatorio, in realtà ripropone lo stesso vecchio copione patriarcale – solo con più orecchie da elfo, ali e tatuaggi magici.

Romantasy e Grimdark: due facce della stessa medaglia

Se ci pensiamo, il romantasy e il grimdark sono i poli opposti dello stesso spettro. Da un lato, abbiamo il romantasy: storie romantiche ambientate in mondi fantastici, scritte perlopiù da donne, dove le protagoniste riescono a domare l’oscuro signore di turno e a inserirci sopra le proprie fantasie sessuali di potere e di desiderio. E di amore. Il male diventa sexy, redimibile, addomesticabile (e da questo punto di vista il romantasy non si scusa, a differenza del romance tradizionale, ed è una cosa che rispetto).

Dall’altro lato, abbiamo il grimdark: storie perlopiù terrificanti, perlopiù scritte da uomini, con la pretesa di un realismo che non esiste e di un nichilismo spacciato per profondità. Qui il male non si doma, si subisce – e le fantasie sessuali che vi si infilano non sono quelle del “bad boy redento”, ma quelle della sopraffazione (cosa che non rispetto). Dove il romantasy immagina che la donna pieghi il cattivo al proprio amore, il grimdark immagina che la donna venga piegata alla brutalità del mondo (che se rileggete bene la parte precedente a questa, come dire…).

In entrambi i casi, si tratta di generi che mettono in scena fantasie sessuali collettive più che veri esperimenti narrativi: il romantasy con i suoi “dark lords scopabili”, il grimdark con le sue “eroine violate per dare gravitas al mondo” (che è più “gente che ha letto Berserk una volta e non ha capito un cazzo”, ma giuro che ora la pianto). Due estremi apparentemente inconciliabili, ma che funzionano con la stessa logica: dare sfogo a desideri e paure, travestendoli da letteratura di genere.

L'articolo è stato scritto da

E tu cosa ne pensi?

  • Quello che è emerge in realtà da questo articolo è che chi lo ha scritto ha una conoscenza molto limitata del genere romantasy e una comprensione anche più nebulosa. E lo stesso vale per quanto si è scritto del grimdark, su cui si sono fatte delle riflessioni che palesemente si applicano solo al lavoro di GRR Martin ( magari leggetevi Mark Lawrence o qualche altro autore prima di avere la presunzione di propinare ad altri certe riflessioni come verità assolute). Ci sono infiniti tipi di romantasy, se ha voglia e tempo per esplorare il genere senza pregiudizi. In alcuni è lecito che il fantasy sia solo uno sfondo , come avviene coi romance ibridati a qualunque altro genere letterario. Ce ne sono altri in cui la trama fantasy è in equilibrio con quella romance, altri ancora in cui il romance è una sottotrama. Molti sono persino privi di spicy, specie se si tratta di romanzi cozy.
    E indovinate un po’? Parecchi sono scritti bene. In ogni caso, nessun genere letterario è sciatto di per sè.

    • Ciao! Grazie per il commento. Innanzitutto, nessuno ha mai inteso questo come una verità assoluta: parlare di “non mi piace” sembrava indicare una soggettività anche al di là del ripetere “secondo me” ogni tre righe. Rimedieremo per il futuro, se è ncessaria maggiore chiarezza.
      Inoltre, parliamo più e più volte di “case editrici italiane”: quella che analiziamo è la situazione attuale italiana, non certo quella straniera.

      Allo stesso tempo, perdonami, ma tutta la disamina che fai dicendo che esistono infiniti tipi di romantasy “più o meno approfondito sul lato fantasy” può essere vera solo dando per scontato che romantasy e fantasy romance siano la stessa cosa. Nell’articolo analizziamo il romantasy dicendo che non lo è (ops, scusa: intendo “che per noi” non lo è).

      Questa differenza non ci viene dall’esserci alzate una mattina a caso, ma da mesi di chiacchiere con tanti addetti ai lavori, editori, editor, lettori. Confronti che continuano.
      Quindi, con grande gentilezza, rifiuto il “conoscenza nebulosa e comprensione idem”, perché significa non solo dirlo a noi, ma a tutte le persone con cui ne abbiamo parlato. Compresi autori grimdark.

      Per concludere: hai ragione, nessun genere è sciatto per sé. È persino letteralmente scritto nell’articolo.

      Ma il trattamento che parecchie case editrici, per profitto, stanno riservando al romantasy è sciatto e questo crea prodotti sciatti che alimentano un circuito che non poterà ad altro che allo schianto e avrà come conseguenza che, come è accaduto con altre ondate di moda, fra (poco?) tempo qualsiasi romantasy o fantasy romance sarà considerato con la lebbra.
      Ovviamente, sempre, “secondo me”.

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