Uno dei mantra che viene ripetuto più spesso sui social network è il memento “se non ti stanno chiedendo soldi, la merce in vendita sei tu”. E in tal senso non fanno eccezione le piattaforme dedicate ai lettori e al tracciamento delle letture, che permettono a utenti di tutto il mondo di mettere a scaffale virtualmente i propri libri (letti, da leggere, desiderati e così via), di annotarli, commentarli e discuterli con altri utilizzatori del sito.
Certo, non dovrebbe sorprendere che portali così grandi e che gestiscono flussi di dati copiosi non siano mantenuti per il piacere di fare gli utenti felici, ma per cercare un profitto, ma nelle ultime settimane a molti utenti di Goodreads è stato ricordato che il sito è di proprietà di Amazon grazie a diversi piccoli cambiamenti annunciati a fine luglio, alcuni dichiarati a trombe squillanti, altri un po’ più sottili e non a favore degli utenti.
Chi l’avrebbe mai potuto immaginare che il colosso del commercio nel 2013 avesse comprato il sito con lo scopo di trarne dei soldi.
L’acquisizione in realtà è passata un po’ in sordina perché la squadra di Bezos ha impiegato del tempo a capire come sfruttare il sito per spingere le vendite dei libri sul proprio portale. Può anche essere che abbiano osservato l’esperimento (poi fallito, penso che nessuno si offenderà a questa affermazione) di Mondadori che ha comprato un altro di questi portali, Anobii, che all’epoca (2006-2007) contava un milione di utenti nel mondo, di cui quasi un terzo italiani. Tuttavia il progetto non è mai decollato, probabilmente perché all’epoca in Italia non era ancora così comune comprare online… Ne è un sintomo che le librerie di catena si facevano gli store online ma con nomi diversi dai propri marchi principali (Mondadori aveva Bol.it, ve lo ricordate?) e comunque incentivava a ordinare e andare a ritirare i libri in negozio, casomai fosse venuta voglia di comprare qualcos’altro.
Amazon e Goodreads: un rapporto per ora freddino
Diciamo che l’operazione italiana è un po’ morta lì e le funzionalità di Anobii non sono mai state implementate, tanto che nel frattempo ci sono state almeno due o tre grandi migrazioni di utenti verso Goodreads (che nel frattempo, nel 2023 ha dichiarato di aver superato i 150 milioni di utenti). Ovviamente sempre lamentandosi che non era come Anobii dei bei vecchi tempi [sigh].
Numeri che fanno capire come mai Bezos e i suoi minions si siano recentemente attivati per fare modifiche… ma anche danni. Devo dire, quando io stessa ho fatto il salto da Anobii a Goodreads inizialmente le funzionalità mi sono sembrate molto migliori: soprattutto, era molto semplice fare domanda per diventare Librarian e mettere a posto o creare nuove schede libro, e ogni opera singola ha il raggruppamento delle edizioni globali. Anche la app per scansionare gli ISBN e inserire rapidamente i libri in libreria all’epoca sembrava futuristica. Ma chiaramente, non tutto quello che funziona dura.
Se nel limitare gli utenti pasticcioni fai più casino di loro… era meglio se stavi fermo
Chiariamoci, ci sono stati anche tanti utenti e autori che nel loro lavoro (*volontario*, la gioia che ci mettiamo tutti nel sistemare gratuitamente dati per il colosso che fattura in termini di miliardi all’anno…) di Librarian hanno fatto casino, non seguendo le linee guida. Il che ha portato a un inasprimento delle regole per passare a questo livello di “moderatori bibliotecari”. Il grosso problema poi è sorto con un corposo licenziamento di dipendenti di Goodreads a cui Amazon ha sopperito con l’applicazione di nuovi algoritmi che avrebbero dovuto rendere più semplice l’inserimento dei libri nuovi… che invece ora fondono l’ISBN di un’edizione cartacea con l’ASIN e i dati dell’edizione Kindle.
Ma come, l’ISBN non dovrebbe essere un codice univoco, chiederete voi? Eh già. Vabbeh, ma basterà modificare il campo… Eh no, perché adesso sui campi di codici identificativi non si possono più intervenire manualmente se non si è Super Librarian… però ahem, a sto punto sarebbe anche il caso di essere pagati. Quindi o ci si mette in fila nei gruppi creati apposta per fare richieste ai SL, oppure ci si tengono le edizioni cartacee senza ISBN. Geniale.
Qual è l’obiettivo? Non so se sia un problema di scarsa programmazione (potrebbe anche essere) o una mirata volontà nello spingere le edizioni Kindle per trasformare Goodreads sempre più in una specie di ragnatela per acchiappare clienti per Amazon. L’edizione cartacea costa di più ma può spingere a maggiori riflessioni prima dell’acquisto – per quanto rapido sia Prime, ci vogliono almeno 24 ore perché arrivi il libro, no? – mentre l’edizione Kindle è veramente *a soli pochi clic di distanza*. Potenzialmente in meno di tre minuti dal pensiero “lo voglio” il libro può essere sul vostro dispositivo pronto da leggere (o da consumare).
Quindi ecco, torniamo ai cambiamenti annunciati su Goodreads: una parte sembra proprio rispondere alla domanda “come rinforzo il bisogno di acquisto compulsivo degli utenti?”.
Come ti trasformo la tua lista dei libri da leggere su Goodreads in una lista della spesa per Amazon
Da metà luglio almeno per gli utenti statunitensi è partita una sperimentazione che vedrà unire la propria raccolta di “to-read” (i libri che vorremmo leggere ma che non abbiamo ancora letto) con la sezione “Your Books” su Amazon, almeno per chi ha collegato i due account. Rimane da vedere se questa novità verrà estesa agli utenti di tutto il mondo, tuttavia è chiaro che l’obiettivo sia spingere gli utenti ad acquistare di più su Amazon.
Il che da utente mi fa avere un po’ di punti di domanda perché… io nei to-read ho principalmente libri che ho *già* acquistato (buona parte, per altro, proprio edizioni Kindle comprate in offerta lampo, coff, perché io non ho un problema. Io soprattutto non ho scaffali su Goodreads dedicati agli acquisti divisi per anno e distinti tra non ancora letti e letti, no no). E come me, penso, tantissimi lettori forti, perché leggiamo tanto ma tendenzialmente compriamo *di più*.
Qua Amazon mi sembra fare il verso all’AIE italiana per cui “un libro venduto = un libro letto”. Gente, no. Smettetela con questa equazione insana che fa piangere i miei troppi libri che attendono pazientemente da dieci anni che dedichi loro un po’ di attenzione, un po’ di sensibilità!
Ma poi, se io uso… *gasp*, le biblioteche pubbliche, sia fisiche che digitali, dove possono prendere libri gratuitamente e legalmente? E se le persone che mi vogliono bene mi regalano dei libri? Contano come letti da me o da chi ha fatto all’atto pratico l’acquisto?
Quindi ecco, da utente mi chiedo… non avrebbe senso creare un altro scaffale univoco esplicitamente “wishlist” – cosa che si può fare a mano, volendo, io l’ho aggiunta – e unire quella alla lista desideri sul profilo Amazon, che tra l’altro renderebbe più semplice anche farsi fare i regali che si vogliono dalle persone che non sanno cosa scegliere, non solo comprare?
Nuovi livelli di gamification… ne sentivamo il bisogno?
Ora, non sarò io a dire che le sfide di lettura non sono stimolanti. Io partecipo (quando mi ricordo) a diversi giochi per il piacere di giocare proprio nei gruppi di Goodreads ed è un bello stimolo appunto a leggere quei libri che stanno a fare il muschio in casa o nel lettore ebook.
Tuttavia, quando da questo gennaio sono apparsi i segnalibri per dirti “bravo” se leggi almeno un libro al mese mi sono chiesta se non fosse eccessivo, considerato che invece la Reading Challenge implementata da Goodreads è una roba molto più individualista. Certo, si è sempre “in sfida” contro se stessi – anche perché in questi giochi di solito non si vince niente se non il piacere di completare il gioco – ma venendo a mancare il discorso comunitario mi chiedo se sia davvero uno strumento motivante o se sia solo un altro modo per raccogliere nuovi dati da dare in pasto ad Amazon.
Non sorprende comunque che si preveda di dare più spazio agli audiolibri, che sono un formato in forte crescita e in cui Amazon con Audible sta dettando anche in questo i tempi al settore. Basta sfogliare il catalogo – anche solo in italiano – e vedere quanti audiolibri di novità sono presenti in esclusiva Audible (tra cui i finalisti e il vincitore del Premio Strega 2025), ma anche classiconi letti in maniera splendida da voci competenti.
Per esempio, io quest’estate ho ascoltato Il nome della rosa letto magistralmente da Tommaso Ragno e… gente, ho superato il maledetto bassorilievo del portale. E mi sono anche divertita a sentire quel capitolo.

New logo, same old problems
Ultimo ma non ultimo, l’aggiornamento del logo. Sebbene Goodreads lo venda come “piuttosto discreto”, io avrei molto da dire a riguardo.
Ora, si tratta del primo restyling del logo dalla creazione della piattaforma però diciamolo… ne avevamo bisogno? Per carità, il vecchio logo si apprestava a compiere vent’anni nel 2027, quindi poteva essere anche arrivato il momento. Tuttavia, che questo sia un miglioramento, con questa G contorta che dovrebbe essere una lente di ingrandimento che focalizza un libro… gnek.
Secondo Grace Snelling su Fast Company, questo nuovo logo cercherebbe di restituire un’estetica più in linea con quanto proposto da social network come Instagram e soprattutto TikTok, che hanno influito moltissimo sul modo in cui si percepisce la lettura ma soprattutto come si comprano i libri.
Se IG ha incrementato moltissimo il fattore *aesthetic*, dove la foto con le candele, la tazza di tè o caffè e lucine da hipster è più importante del commento o dell’opinione del blogger – che spesso sublima in un ripetere il comunicato stampa ricevuto con la copia omaggio, coff – forse non eravamo pronti al fenomeno del BookTok, un fenomeno così forte da incidere non solo sull’estetica dei libri ma anche sui piani editoriali delle case editrici e anche nei processi di selezione dei manoscritti.
Oltre alla comparsa di scaffali “genere Booktok” praticamente in tutte le librerie di catena.

Rimane da capire se queste novità risulteranno davvero accattivanti o se porteranno a un nuovo fuggi fuggi di utenti da Goodreads verso altri lidi (quello attualmente più in voga è The StoryGraph), possibilmente meno orientati al commercio. E rimane da capire quanto questa concentrazione sull’estetica o questi richiami al BookTok possano funzionare su una piattaforma che rimane comunque prettamente testuale, dove si scrivono recensioni (a oggi non mi sembra si possano integrare i video e link verso l’esterno nei post sono vietati) e si partecipa a topic testuali.
Nel 2023, sempre citando l’articolo su Fast Company, la consulente nell’industria editoriale Jane Friedman, aveva dichiarato al Washington Post che Goodreads «non è stato mantenuto, aggiornato o fatto evolvere in modo adeguato. Sembra davvero che Amazon l’abbia comprato e poi abbandonato».
E, diciamocelo, forse era meglio così.





