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Nocturnales – Le ultime giacobine: una recensione di parte
Nocturnales - Le ultime giacobine: una recensione di parte 1

Nocturnales – Le ultime giacobine: una recensione di parte

Sarò parziale con questo libro perché conosco l’autrice da anni.
E sono anni che ne sento parlare. 
Probabilmente quando ho conosciuto Beatrice lo stava già scrivendo, perché è un romanzo di quelli che richiedono una ricerca meticolosa.
E lo capisci anche solo leggendo la trama: per cominciare, siamo dalle parti del romanzo storico.

La copertina di Nocturnales
La copertina di Nocturnales – Le ultime giacobine

Dopo l’esecuzione dei robespierristi e la sconfitta dei Giacobini, la Repubblica è nel caos della reazione termidoriana; gli ideali di uguaglianza, libertà e fraternità sembrano solo un lontano ricordo e professarli è diventato pericoloso. Quattro donne molto diverse tra loro, ma che hanno condiviso le stesse battaglie e gli stessi affetti, si trovano a vivere in un mondo ormai a loro ostile dopo aver perso i loro affetti più cari. La giovane Élisabeth, vedova di uno dei robespierristi, fa la lavandaia per mantenere il figlio di pochi mesi. Henriette, amante di Saint-Just, dopo essersi rifugiata dai propri genitori, è costretta a sposare François, un medico privo di fascino e che lei non riesce ad amare. Charlotte, sorella di Robespierre, subisce il ricatto di un funzionario corrotto e senza scrupoli che minaccia la sua vita e quella di chi le sta vicino. Éléonore, sorella di Élisabeth e compagna dell’Incorruttibile, langue in carcere fra violenze e angherie perché non intende rinunciare ai propri valori.

Il destino fa rincontrare le quattro donne a Parigi, là dove erano state felici: scoprono così che il loro legame è ancora forte e che nessuna di loro ha abbandonato il sogno di un mondo migliore. E se proprio il ricordo del passato e l’amicizia, che le lega, fossero la chiave per continuare a lottare?

I romanzi storici sono buoni romanzi proprio quando la ricerca e la consultazione delle fonti è meticolosa. 
E qui abbiamo una difficoltà enorme: è un romanzo storico sulla Rivoluzione Francese, che piace a tutti perché tutti abbiamo visto Lady Oscar e volevamo essere la guardia del re (Lady Oscar era figa, come uomo, come donna, come qualunque cosa. Chi lo nega è un bugiardo).

Ma in realtà della Rivoluzione Francese non sappiamo granché, a parte il giorno della Presa della Bastiglia, la stronzaggine presunta di Marie Antoinette (che a noi di Luigi Capeto ghigliottinato non frega niente, ci piace l’austriaca, a noi, ci piacciono le false citazioni che circolano a suo nome, ci piace la nemica del popolo, ma tu guarda, quando si pensa al nemico da abbattere non si pensa mai all’uomo, il re. Si pensa alla donna. Sarà una coincidenza? Non credo, ma ne parleremo un’altra volta), la prima strofa della Marseillaise, ma quella più per colpa di Casablanca, e Robespierre. Quello che ci spacciano per tiranno. 
Non abbiamo una pallida idea di quel che succede in quegli anni tra la fine dell’assolutismo francese e l’arrivo di Napoleone. 

Ma in quel momento c’è la rivoluzione copernicana. C’è il rovesciamento dello status quo, ci sono i giacobini. E sì, c’è Robespierre. Coi suoi. 
E per la prima volta ci sono delle donne. Ora, che ci siano delle donne lo dice la storiografia a chi si va a cercare le fonti. Perché la Storia quelle donne se le è un po’ scordate. Invece in Francia c’erano le donne che volevano il pane. Le rose magari in quel momento no, quelle le chiederanno più avanti, in altre rivoluzioni.
Ma in Francia la Rivoluzione è fatta anche dalle donne. Che la Storia si è dimenticata.

E qui arriva Beatrice, con il suo lavoro lungo anni, meticoloso, che ha richiesto la lettura di fonti spesso in lingua originale, beato chi conosce il francese se vuole scrivere della Rivoluzione. E in quelle fonti la Citoyenne Florelle ha trovato quattro donne che meriterebbero un po’ di memoria.

Eléonore, Babette, Henriette e Charlotte sono esistite davvero.
Le prime tre sono giacobine, credono nella rivoluzione, per amore di chi hanno intorno o per convinzione non ha importanza. Charlotte la subisce perché porta un cognome pesante: è la sorella di Robespierre.
Le conosciamo quando sono rimaste sole. Le incontriamo in prigione, dove sono finite dopo la caduta del Tiranno, o esiliate in provincia. 

Sono quattro caratteri diversi, ognuna sopravvive con quel che ha a disposizione. Ma sopravvivono, e riescono a farlo nonostante la mancanza di quegli uomini ingombranti di cui erano ombre. Le vediamo, nel romanzo, in un lungo flashback che racconta gli ultimi giorni del governo di Robespierre. In quei giorni non esprimono sé stesse ma i loro uomini. Il loro linguaggio è misurato, Charlotte, che non è una rivoluzionaria, sembra fuori posto in quei giorni, perché il linguaggio della rivoluzione non è il suo. 

Cominceranno a esistere con la morte dei loro uomini.
Si salveranno da sole ma si ritroveranno e si riuniranno in nome della memoria dell’ideale rivoluzionario di quei giorni. Di più: decideranno di conservarne la memoria. Ma sarà una loro decisione, di donne finalmente libere di essere quel che desideravano. Ognuna a modo suo e con i limiti imposti alle donne di fine 1700, certo. Ma saranno finalmente soggetti attivi delle loro esistenze.

Nocturnales deve il suo nome a un oggetto usato per la navigazione, il notturlabio, che serve a misurare le ore durante la notte.
Sono le stesse protagoniste a nominarsi nocturnales, memori delle notti passate in piedi ad aspettare i loro compagni nei giorni gloriosi della Rivoluzione.

Siamo in presenza di un romanzo storico ben scritto, avvincente e con personaggi che sentiamo vicini. Un buon romanzo storico, ma soprattutto un romanzo femminista. 
Beatrice Da Vela non poteva scrivere niente di meno, e il risultato è eccellente.

Scritto da
Giuliana Maria Dea
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