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Russotto

Ancora cinque minuti.

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https://ultimapagina.net/forum/topic/943-crocevia/?do=findComment&comment=11922

Spoiler

Questa è una bozza del racconto che ho scritto per la raccolta, non sono sicuro che possa essere definita a tema, è molto stringata e sintetica. Attendo giudizi. Commentate pure il resto se volete, tanto se mi dite che il brano va bene lo arricchirò come si deve.

«Io esco! Vado a comprarmi le scarpe!»

Così dicendo Antonella corse fuori di casa e poi giù per le scale, non vedeva l’ora di di trovarsi a girovagare per le vie del centro. Era dal tempo dei preparativi per il matrimonio che non era più entrata in un negozio di scarpe.

Erano passati tre anni da quando si era sposata poi il lavoro aveva assorbito lei e suo marito al punto che non si ricordava quasi più che faccia avessero i suoi amici.

«Invece la faccia di quello stronzo me la ricordo sempre! Ma perché continua a tornarmi in mente?»

Si sforzò di pensare alle sue future nuove scarpe per scacciare l’immagine di colui che da almeno tre anni aveva fatto perdere le sue tracce. Non un saluto, non una chiamata. Alla faccia delle promesse: non perdiamoci di vista, restiamo amici, potrai sempre contare su di me. Sì, su di un fantasma poteva contare. Ma tanto non aveva più importanza, ora aveva un marito che le voleva bene e a cui lei voleva bene.

Eppure la curiosità di sapere che fine avesse fatto, se viveva ancora a Torino o se se n’era andato. Se aveva un’altra… certo che ce l’aveva, sicuramente era per quello che un giorno le si era presentato davanti e con vomitevole diplomazia l’aveva scaricata.

Giunse davanti al primo negozio di scarpe, il primo di una lunga lista, e finalmente riuscì a pensare ad altro.

 

«Ma che vi costa? Dico, sono solo cinque minuti. Qua parlate tutti di eternità, di infinito, di… cinque minuti e torno! Promesso.»

«Forse non le è ancora chiaro cosa le è successo, lei non può tornare indietro.»

«Guarda là!» indicò un punto a caso in lontananza poi prese a correre. Corse come non aveva mai corso prima, si sentiva leggero e veloce e, cosa che più lo sorprendeva, non gli sembrava di provare alcuna fatica. Corse senza voltarsi indietro finché si trovò proprio di fronte a colui da cui stava scappando. Si fermò e rimase a fissarlo sorpreso. Infine questi parlò.

«Le sono stati concessi cinque minuti. Cerchi di farne buon uso.»

«Se devo farne buon uso mi servono almeno un paio d’ore. Va bene, scherzo. Scherzo. Vado.»

 

Mentre contemplava un paio di scarpe rosse chiedendosi come le sarebbero state addosso, Antonella non poté fare a meno di notare una coppietta che si era fermata accanto a lei.

«Guarda quelle scarpe rosse! Che schifo! Ma chi vogliono che se le compri?» chiese subito inorridita la ragazza che stringeva il braccio del suo fidanzatino come fosse l’ultimo appiglio prima di precipitare in un burrone.

«Beh, che ne sai? Magari qualche vecchietta potrebbe apprezzare.»

Vecchietta? Pensò Antonella.

Si guardò nella vetrina e si accorse che, sì, era letteralmente fuori dal tempo. Il suo modo di vestire non era certo in linea con le tendenze correnti.

«Possibile che bastino tre mesi e mezzo di matrimonio a farmi sentire già vecchia?» si chiese mentre si allontanava da quelle scarpe che continuavano a piacerle ma ormai la facevano sentire vecchia.

Al fastidio creato dall’immagine del suo ex si aggiunse quello creato dall’odioso commento di quella ragazzina.

Quant’erano teneri. Si sorprese a pensare. Comprendendo così che non era il commento a darle fastidio, ma quella spensieratezza che traspariva dalle voci dei due fidanzatini. Quella stessa spensieratezza che aveva avuto anche lei quando ancora quello stronzo non l’aveva piantata.

Non poteva aspettare un po’? Giusto il tempo di diventare maggiorenne, cominciare a lavorare, non poteva aspettare che finisse il tempo dei sogni? No! A diciassette anni! L’estate più schifosa della sua vita, tutte le amiche che raccontavano di vacanze in giro per il mondo mentre lei era rimasta sola dall’oggi al domani.

Se mi si parasse davanti lo… Antonella trattenne a stento un urlo nel vedere davanti a se Michele.

«Cosa vuoi?» furono le prime parole che le riuscì di pronunciare mentre nella sua testa era era in corso una tempesta di pensieri ed emozioni.

Notò un sorriso tremendamente sicuro riempire il viso di lui e pregò con tutte le sue forze che lui non lo facesse.

«Ciao Nelly, come stai?»

Brutto stronzo! Figlio di… ringrazia che ho rispetto per tua madre. L’aveva fatto! L’aveva chiamata Nelly come faceva sempre quando stavano insieme. E questo aveva riacceso in lei il desiderio di buttargli le braccia al collo. Ma non poteva, ancora di più ora che era sposata.

«Bene, ciao. Ora scusa ma devo andare.» Gli girò attorno e si avviò ma subito si sentì afferrare e trascinare indietro. Si voltò pronta a sputare in faccia a Michele tutta la sua rabbia ma fu bloccata dal suono di un clacson e dal rumore di una macchina che le passò alle spalle tanto vicino da darle l’impressione che l’avrebbe investita.

Questa volta urlò in preda alla paura.

«Tranquilla, non è successo niente.» la rassicurò Michele mentre le lasciava le braccia per ristabilire una rispettosa distanza da lei.

«C’è mancato poco, ancora un secondo e sarei finita all’inferno.» disse Antonella ancora scossa.

«Be’, però non è successo.» insistette Michele cercando di smorzare la paura di Antonella. «Allora? Come te la passi?»

Bravo! Adesso che mi hai salvato la vita pensi che debba sdebitarmi? Ti aggiusto io.

«Bene, mi sono sposata da poco. E tu?»

«Sono contento, mi fa piacere che tu abbia trovato una persona con cui creare una famiglia. Lui ti vuole bene?»

Sul volto di Michele si dipinse l’espressione della serenità, quella serenità di chi non ha più nulla da desiderare ne da rimpiangere.

Quella serenità che si legge nel volto di un bambino che dorme sul petto di sua madre. O di un anziano che sente avvicinarsi il suo momneto e non ne ha paura.

«Certo! Lui sì!» rispose Antonella incapace di nascondere l’astio che provava verso il suo primo amore. «E tu? Che fine hai fatto? È da un po’ che non ti si vede in giro. Hai una donna? Una famiglia.»

«Io sto bene. Son qui solo di passaggio. Mi ha fatto piacere incontrarti e sapere che stai bene. E non sai quanto sia contento che tu abbia qualcuno al tuo fianco.»

«Non so dove vuoi arrivare, non so quale sia il tuo fine ma ti posso garantire che non ho bisogno della tua commiserazione. Dopo che mi hai piantata in asso, dopo che mi hai abbandonata come una scarpa vecchia sono stata malissimo ma mi sono fatta forza da sola e sono andata avanti. Se sei venuto per rimediare al danno fatto sei in ritardo.» Si bloccò accorgendosi che stava per piangere. Guardò Michele negli occhi. Lo fissò intensamente per riuscire a respingere le lacrime, per mostrargli che non le importava più niente di lui ma rimase presto ipnotizzata dal particolare brillio di quegli occhi. C’era qualcosa di strano in quello sguardo.

Rimasero immobili per pochi ma interminabili secondi, a lei parve di rivivere in un attimo tutto il tempo passato con lui. Provò un irrefrenabile desiderio di abbracciarlo ma l’immobilità di Michele la fece desistere. Lei non poté fare a meno di sorridere.

«Adesso sparirai nuovamente nel nulla?»

«Mi dispiace ma non posso fermarmi, ma è sicuramente meglio così.»

Detto questo Michele sfiorò la fronte di Antonella con le labbra, poi indietreggiò le strizzò l’occhio e se ne andò.

Lei rimase ferma a riflettere su come quell’uomo fosse cambiato. Perché aveva fatto finta di baciarla? Un innocente bacio sulla fronte poteva anche darglielo per davvero. Perché era stato così maledettamente corretto?

 

 

Antonella fissava il bicchiere davanti a se. Erano passati quattro mesi da quando aveva rivisto Michele. Non c’entra nulla, non può esserci alcuna relazione tra le due cose.

«Ciao Anto! Scusa il ritardo.» disse Valentina, la sua migliore amica, arrivando e sedendosi. «Ehi? Cos’hai? Hai una faccia.»

«Ah, no… niente. Ero sovrappensiero. Come stai?»

«Bene! Ieri ho trovato un nuovo negozio stupendo! Ci devi venire. No! Questa volta non voglio sentire storie...» Valentina rovesciò in faccia ad Antonella una valanga di parole, parlava in maniera concitata e si interrompeva solo per riprendere fiato finché si accorse che Antonella aveva uno sguardo strano.

«Anto, tu devi dirmi qualcosa vero?»

«Sì»

«Ma perché non me l’hai detto subito? Io sto parlando da mezzora di stupidaggini. Avanti dimmi. Tesoro, ma ti rendi conto che era dal tuo matrimonio che non ci facevamo una chiaccherata come si de…»

«Sono incinta.»

«...ve… co… cosa?» chiese Valentina senza fiato per la sorpresa.

«Aspetto un bambino.» confermò Antonella.

Valentina fissò l’amica per un istante poi si alzò di scatto e si gettò addosso all’amica, le cinse il collo con le braccia e la strinse forte a se ricoprendo la sua guancia di baci.

«Ma che bella notizia! E di quanti mesi? No, no aspetta. Fatti vedere. Tu sei di… Anto. Ma cosa c’è?»

«Va tutto bene. Sono incinta di quattro mesi. Il ginecologo che mi segue ha detto che sta andando tutto per il meglio.»

«Ma allora perché hai questa faccia? Dovresti sprizzare gioia da tutti i pori.»

Antonella prese a giocherellare timidamente con il suo bicchiere.

«Piero… in teoria… gli avevano detto che non poteva avere figli.»

Valentina tirò un respiro profondo.

«Anto, cos’hai combinato?»

«Niente, il bimbo è di Piero.»

Valentina scosse la testa senza distogliere lo sguardo da Antonella.

«Tu non mi stai dicendo tutto.»

«Quando sono andata dal ginecologo mi ha detto qual’era il periodo in cui il feto è stato concepito.»

«E?»

«Mi ha detto un giorno ma ha anche aggiunto che il calcolo non è preciso, insomma potrebbe sbagliare di un paio di giorni.- Valentina annuì. -Be’ in quel periodo mi è capitata una cosa stranissima.»

«Che cosa?» chiese Valentina avvicinandosi.

«Ho rivisto Michele.» Disse Antonella abbassando lo sguardo come se avesse confessato il più vergognoso dei peccati.

«E vorresti dirmi che sei rimasta incinta per intercessione dello spirito di Michele?» la canzonò Valentina.

«È stato gentilissimo, tra l’altro mi ha anche evitato di finire sotto una macchina. Non mi ha sfiorata nemmeno con un dito. Boh sarà perché gli ho detto che mi sono sposata. Però è stato tanto carino. Mi ha anche detto che era contento di sapere che mi sono sistemata.»

Valentina guardò l’amica.

«Anto, ma tu l’hai sognato, vero?» chiese con una punta di preoccupazione.

Antonella sgranò gli occhi.

«No, cosa ti fa pensare che l’abbia sognato. L’ho visto.»

 

Il vento agitava i capelli di Antonella mentre lei fissava la lapide. Lesse e rilesse il nome e la data di morte. Interrogò più volte quella lapide ma la sola risposta che ottenne fu che Michele era morto un anno dopo che l’aveva lasciata.

«Quindi quella svitata di Valentina ha detto il vero: il tumore, tu che non ti fai più sentire per non farmi vedere come ti spegni lentamente. Eppure io ti ho visto, eri lì.»

 

«Quindi? Ha fatto tutte queste storie solo per assicurarsi che la sua amata stava bene?»

«Sì. Ora possiamo andare. A proposito. Dove si va?»

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Ciao, Russ :)

Ho dei dubbi per il tema, che mi sembra rimanga un po' sullo sfondo rispetto al resto. Ne fai un accenno, ma forse per unire i racconti non è sufficiente. Aspetterei il parere di altri, però.
Per il resto il racconto è piacevole, anche se può essere migliorato (ma so che è una bozza). Sicuramente la punteggiatura può essere rivista in alcuni punti e - per gusto personale - si potrebbero togliere, o rendere più fluidi, i discorsi indiretti liberi. Ho trovato un po' confuse le sequenze con gli spiriti (io li ho immaginati così, almeno) e anche deboli per la trama: se non ci fossero il racconto non perderebbe granché, credo.
Penso ci siano un po' di cose a cui mettere mano per far funzionare bene il racconto.

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15 ore fa, Gigiskan dice:

Ho trovato un po' confuse le sequenze con gli spiriti (io li ho immaginati così, almeno) e anche deboli per la trama: se non ci fossero il racconto non perderebbe granché, credo.

Ci avevo pensato anche io a toglierli.

Per quanto riguarda l'attinenza al tema cerco di spiegarmi: Michele ha lasciato Antonella e poco dopo è passato a miglior vita. Prima di lasciare definitivamente il mondo dei mortali vuole ancora cinque minuti per assicurarsi che la donna che ha amato stia bene. In effetti il concetto di tempo c'è ma come dici tu resta sullo sfondo.

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CIao russ. Concordo con gigi per la storia del tema, non è proprio palese in quel pezzo ma in quanto bozza ora va bene, ci devi ancora lavorare. Per il resto il pezzo è interessante, sono rimasto a leggerlo per vedere il finale, volevo sapere che faceva michele anche se avevo capito all'inizio che era già "caput". lavoraci su, c'è del buon materiale a mio avviso :)

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