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Matt

Come nei telefilm (parte 2/2)

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«Credo tu stia sbagliando…» provò a dire, ma poi lo vide. I due entrarono nel Foot Locker, si sporsero appena intravedendo un uomo vestito in tuta mimetica aggirarsi con una balestra. Filippo lo riconobbe all'istante.

«È il signor Virna!»

Lei lo guardò sbigottita. «Lo conosci?»

«Certo, è il mio vicino di casa!» Sbirciò di nuovo, era proprio lui. Fece per uscire allo scoperto e chiamarlo, magari lui poteva aiutarli, ma la ragazza lo fermò.

«Che stai facendo? È lui che ci bracca!»

Filippo la guardò basito, poi guardò il vicino, la balestra non sembrava finta. «Cosa facciamo?»

«Dobbiamo nasconderci da qualche parte. Vieni!» Filippo la seguì lungo il negozio, entrarono assieme nel magazzino e chiusero piano la porta, poi Filippo sbirciò attraverso il buco della serratura.

«Dov'è? Cosa vedi?» lo incalzò, la voce acuta nonostante sibilasse.

«È davanti al negozio, sta guardando dentro… è entrato!» La ragazza gli tappò istintivamente la bocca, stava diventando una prassi, poi lo scansò per poter guardare anche lei. Filippo non sapeva che stesse succedendo, e non sapeva tantomeno che avrebbero fatto se fosse entrato nel magazzino. Che diamine ci faceva il signor Virna con una balestra? Voleva ucciderli? E perché non era rimasto bloccato? Non capiva che stesse succedendo, era tutto sbagliato, non doveva andare così.

«Via via via!» La ragazza lo prese di nuovo per mano e scattarono in fondo al magazzino, nascondendosi dietro a una scaffalatura piena di scatole. La porta un attimo dopo si aprì. Rimasero in silenzio, controllando il respiro asmatico. I passi del suo vicino armato, che probabilmente avrebbe voluto infilargli una freccia in testa, erano lenti e pesanti. Filippo guardò la ragazza, la ragazza guardò Filippo. Neanche sapeva come si chiamasse, e stavano per morire assieme. I passi si fermarono. Un istante in cui la sua mente gli diceva che poteva essersene andato, ma sapeva che non era così. Infatti lo sentì allontanarsi, riaprire la porta e chiudersela alle spalle. La ragazza dai capelli scuri provò a guardare. Filippo avvertì una sensazione assurda di terrore che lo investì da capo a piedi, poteva essere una finta. Non la bloccò in tempo, lei tirò fuori la testa e si immaginò una freccia saettare per la stanza e colpirla. Non successe.

«Andiamo.» Lei si alzò, Filippo non si mosse di un centimetro. Si voltò verso di lui. «Che fai, dobbiamo andarcene.»

«Non ce la faccio, ho troppa paura» ammise, accorgendosi di tremare, incapace di controllarsi.

Lei si inginocchiò, gli prese la mano per confortarlo. «Come ti chiami?»

«Filippo, Filippo Faragli, ma i miei amici mi chiamano Lu.» persino la voce gli tremava e non sapeva neanche perché gli aveva detto anche il cognome.

«Io mi chiamo Laura, adesso ho bisogno che ti alzi, ce la fai?»

«Io…»

«Anche io ho paura Lu, ma devi essere forte adesso, puoi farlo? Dobbiamo trovare qualcuno che ci possa aiutare.»

E in quel momento capì che quel qualcuno era lui. Lui aveva bloccato tutto e lui poteva sbloccarlo. Se lo avesse fatto la gente sarebbe tornata a muoversi e il suo vicino non avrebbe più potuto cercarli. Laura gli diede una mano per alzarsi, poi raggiunsero assieme la porta, la aprirono piano e uscirono. Filippo si sentì all'istante afferrare per il collo e venne tirato indietro. Il signor Virna lo bloccò con il braccio, appostato da quando era uscito accanto alla porta in attesa che uscissero.

«Ferma ragazzina.» Puntò la balestra verso Laura, facendo sentire Filippo responsabile. Era colpa sua, lui aveva provocato tutto quel trambusto.

«Lasciala, lei non c'entra nulla!»

Virna strinse di più il braccio attorno al collo di Filippo. «Oh invece credo di sì. Pensavo di essere l'unico a poter sfuggire dal tuo raggio di azione, ma poi scopro lei. È interessante, non trovi?»

Filippo incrociò lo sguardo confuso di Laura, stava arrivando alla conclusione.

«Sei stato tu?» gli chiese, incapace di capire.

«Non lo sapevi?» intervenne Virna. «Il tuo amichetto ha la capacità di congelare tutto attorno a sé per chilometri e chilometri! E io voglio sapere come fa. Dimmelo o ammazzo la ragazza.»

Filippo esplose. «Cosa sta facendo! Lei è il vicino! La salutavo ogni giorno! Le facevo accarezzare Puzzola!»

«Okay, ammetto che quel cane mi piace, però ciò non toglie che voglio sapere come fai e di solito il modo migliore per ottenere ciò che si vuole è minacciare una persona cara, almeno così fanno vedere nei telefilm.»

«Si fermi! io non conosco quel ragazzino, non so neanche come si chiama! Ci siamo incrociati per caso, mi lasci andare la supplico!»

«È vero! Lei non c'entra nulla! La lasci andare e le dirò tutto ciò che vuole sapere.»

Virna sembrò prendere in considerazione la proposta, uccidere una ragazzina non era necessario. «L'idea è buona, tuttavia con lei ho la certezza che tu mi dirai tutto.» Sistemò la direzione della balestra, che nel tempo era diventata pesante dato che la stava tenendo a braccio teso.

Filippo non sapeva se lo avrebbe fatto davvero, ma non voleva di certo vederla morire. L'unica cosa che gli restava da fare era scongelare la gente, questo lo avrebbe distratto e lui avrebbe potuto scappare.

«Non ho mai capito come mai quando tutto era congelato io riuscivo a muovermi, e per un pezzo ho creduto che fossi io a farlo…»

Filippo capì che stava facendo il classico monologo da cattivo, quindi pensò che non c'era altro momento per sistemare tutto. Si concentrò, bastava che pensasse di scongelarli e il gioco era fatto, quindi lo fece. Ordinò all'infinito di ridare il movimento a tutti quanti, bambini, donne, uomini, vecchi, cani, tutti. Ma non successe un bel niente.

«…E non capivo come ci riuscisse, ma sapevo che lo volevo anche io quel potere. E quindi eccoci qui, alla resa dei conti.»

Il ragazzino sguardò Laura, con amarezza, quasi volesse comunicarle che non aveva altra scelta.

«Lascia andare immediatamente mio figlio.» D'improvviso mamma e papà comparvero davanti a loro, l'unica arma era il dito del padre con cui minacciava Virna. «Ti ho detto di lasciarlo andare.»

Di fronte a tanta gente Virna perse la ragione, il dito si strinse troppo contro il grilletto e la freccia partì da sé. Sferzò l'aria, schivò non di tanto una signora immobile e puntò dritta verso Laura. Poi rallentò la corsa fino ad arrestarsi del tutto. Rimase immobile, come tutto il resto. Come anche Virna, senza che se ne rendesse conto.

«Papà, mamma!» Filippo corse verso i genitori, li strinse in un forte abbraccio come mai aveva fatto.

«Va tutto bene» lo rassicurò la madre, osservando interessata la ragazza che stava prendendo la freccia bloccata a mezz'aria. «E tu chi sei?»

«Io… mi chiamo Laura, non c'entro niente con questa storia.» Sollevò le mani chiamandosi fuori.

«Tranquilla, ogni tanto succede che qualcuno sia immune, Filippo è ancora giovane e il suo raggio non è molto preciso. Ma adesso sistemerà tutto, non è vero?» Filippo arrossì e annuì, con meno ansia nel corpo.

La ragazza li stava ancora guardando stranita. «Quale raggio?»

Mamma e papà si guardarono l'un l'altra, la stessa idea che balenava nelle loro teste. «Non è che ti serve un lavoro per caso?»

 

Fu più o meno così che Filippo trovò la sua prima amica, nonché babysitter, l'unica che riuscisse a capire le sue strambe idee sul perché la gente sarebbe più interessante se fosse congelata. Cerco, avrebbero potuto contattare qualcuno su internet o qualche conoscente, ma nessuno sarebbe stata all'altezza di Laura. In fondo lei sapeva il suo segreto, e ci doveva essere sempre qualcuno di fidato che lo sapeva, come accadeva nei telefilm.

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On 27/8/2018 at 20:35, Matt dice:

e non sapeva tantomeno che avrebbero fatto se fosse entrato nel magazzino.

Forse "tantomeno sapeva che avrebbero fatto se fosse entrato nel magazzino." funziona meglio.

On 27/8/2018 at 20:35, Matt dice:

Il ragazzino sguardò Laura

guardò

On 27/8/2018 at 20:35, Matt dice:

la stessa idea che balenava nelle loro teste.

toglierei il "che"

On 27/8/2018 at 20:35, Matt dice:

Cerco

Certo

On 27/8/2018 at 20:35, Matt dice:

stata

stato

 

Storiella molto carina. Hai sacrificato un po' la parte di azione ma questo ha lasciato spazio alla parte più ispettiva, cosa che a me piace molto, mi riferisco alle considerazioni fatte sulla gente bloccata, al tipico lay-out di un centro commerciale e degli stereotipi che lo frequentano.

Complimenti.

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