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Matt

Come nei telefilm (parte1/2)

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Filippo lasciò i soldi sul bancone e prese il cono che il gelataio gli stava passando. Cocco, banana e cioccolato: una bomba pronta a esplodere appena lo avesse assaggiato. Ma non era ancora il momento, prima doveva trovare un posto dove sedersi. Camminò per il centro commerciale, beato, cercando le scale mobili per l’ultimo piano. Non era solito venire al Mondo, il nuovo complesso commerciale in cui non avrebbe comperato assolutamente nulla. Osservò la gente passeggiare tranquilla, dalle due alle sei borse sottobraccio provenienti da vari negozi, alcuni che nemmeno conosceva. Magari quel giorno li avrebbe visitati. Saltò un paio di gradini, il gelato era ancora in perfette condizioni. Sorrise e continuò la ricerca. L’ultimo piano, il terzo, comprendeva i vari ristoranti, McDonald, una piadineria, il KFC, un ristorante emiliano e un bar dall’aspetto retrò. Al centro c’era un grosso rettangolo che permetteva di veder i piani sottostanti e attorno a questo numerose panchine che aspettavano solo lui. Avrebbe scelto una di quelle di sicuro, se non avesse poi visto la giostra a forma di macchina di Batman. Per un ragazzino di undici anni la giostra batteva la panchina dieci a uno. Ci salì alla svelta, non mise alcuna monetina per farla funzionare che tanto da lì a poco sarebbe stato inutile. Guardò il gelato, perfetto, nonostante il viaggio era ancora preciso a come l’aveva ricevuto. Il bello di essere Filippo Faragli. Si guardò attorno, aveva un’ampia veduta del posto, era strategico, e se si allungava un pochino vedeva anche mezzo piano inferiore. Forse non avrebbe trovato di meglio, quindi procedette.

Si mise in mezzo alle gambe il gelato, stando attento a non farlo cadere per sbaglio, una volta che ebbe le mani libere le sollevò se le strofinò una contro l’altra. Quello era senza dubbio il momento più bello, chiudere gli occhi lo aiutava ad aumentare la sorpresa. C’era del brusio attorno, se si focalizzava riusciva a seguire anche qualche discussione.

Una madre che rifiutava la richiesta di comperare un orsacchiotto alla figlia.

Due bambini che correvano urlando "non mi prenderai mai!".

Due ragazzi e due ragazze che decidevano se andare a mangiare al Mc o al KFC.

Chiuse i pugni, aspettò alcuni secondi e distese le mani, poi si concentrò e le serrò di nuovo, ma piano. C’era della resistenza in quel gesto, l’avvertiva bene e significava che stava funzionando. Il brusio scomparve, le discussioni si arrestarono sul colpo, i bambini smisero di rincorrersi e di urlare, le coppie rimasero con il dubbio sulla scelta del pranzo.

Riaprì gli occhi.

Sorrise nel vedere la gente bloccata come i manichini che venivano esposti nelle vetrine dei negozi, alcuni con posizioni strane, e i due bambini a mezz'aria come se volassero. Magari se lo avessero saputo sarebbero stati stupefatti delle loro capacità. Però non funzionava così, solo a lui era concesso vederli. Prese il gelato e lo sbloccò, altrimenti non avrebbe potuto portarlo fin lì senza che si sciogliesse lungo la sua mano. Gli era permesso bloccare cose di piccola dimensione senza usare troppa difficoltà, ma per arrestare tutto attorno a lui doveva concentrarsi. Il giochetto delle mani in realtà non serviva, ma gli piaceva farlo perché nei telefilm facevano così.

Si mangiò il suo bel gelato, osservando la gente immobile attorno a lui. Facce strane sospese nell'intento di finire una parola che avrebbero detto appena lui si sarebbe stufato. Di solito ci metteva poco, altre volte anche delle ore. Finì il gelato in fretta, era troppo buono per cercare di gustarselo, gli venne in mente in automatico sua mamma. «Vai piano, così non te lo gusti!» gli diceva ogni volta, puntuale, come se avesse fatto un patto che implicava qualche clausola nel caso non l'avesse detto. Si pulì la bocca con il fazzolettino e poi si alzò, cercando un cestino dove buttarlo. Ne voleva un altro.

Fece un giro del piano prima di scendere, gli piaceva vedere come aveva bloccato la gente, le espressioni, i gesti, se si stavano grattando il sedere o mettendo un dito nel naso. Ogni tanto succedeva. In quei casi avrebbe voluto fare delle foto con il cellulare che gli aveva regalato papà, e all'inizio le aveva fatte ma poi aveva pensato che non era una cosa corretta e quindi aveva smesso. Trovò un uomo, sulla quarantina, intento a guardarsi il dito che si era appena tolto dall'orecchio. Era pieno di cerume, sembrava il portatore principale del cerume, colui che lo distribuiva tipo. Il grande re del cerume. Che schifo.

Scese al piano inferiore, saettando tra le persone congelate, dribblandole come facevano i calciatori nelle partite che andava a vedere con il suo papà, andò di fronte al gelataio.

«Mi dia un cono in stile Filippo!» Prese, passò dall'altro lato del bancone e rispose a sé stesso.

«Certo, arriva subito!»

Sfilò un cono dal dispenser e depositò sopra tre belle palline di gelato: cocco, banana e cioccolato. Con la ricarica decise che era tempo di spassarsela davvero. Lasciò una caramella sulla cassa, i soldi li aveva finiti ma sapeva avrebbero comunque apprezzato perché era una delle sue preferite.

Entrò in vari negozi, scegliendo tra i più costosi e si provò le giacche che più trovava strane, cravatte a quadri, papillon a pallini, bretelle che non riusciva ad agganciare e qualche cappello. Rimise tutto a posto e poi uscì, osservando al piano inferiore che cos'altro poteva fare.

Non si era mai chiesto come riusciva a fare quella cosa, il congelare la gente, lo faceva e basta. Un bel giorno aveva scoperto che era capace di farlo e non aveva più smesso. Ovvio che non lo aveva mai detto a nessuno, era una delle prime regole che i telefilm insegnavano: mai rivelare il proprio segreto da eroe. E lui era un eroe, più o meno. Aveva i superpoteri, una volta aveva impedito che un tizio sfilasse il portafoglio a un altro tizio, era da eroe. Certo, avrebbe voluto fare qualcosa di meglio, ma era fifone e non ne aveva il coraggio. Quindi congelava la gente e se la spassava, attenendosi alle regole, il più delle volte.

Passando in rassegna la gente, pensò a quali scherzi poteva fare, quando intravide qualcosa muoversi. Si ritrasse d'istinto, sgomento, poi ritornò a guardare verso il basso. Erano capelli? Qualcuno con dei lunghi capelli neri si era mosso? Com'era possibile?

Schizzò verso la scala mobile saltando i gradini, rischiando di cadere un paio di volte, poi si diresse verso il punto dove aveva visto il movimento, correndo tra i manichini umani che non potevano vederlo. Non c'era nessuno in quel punto, né attorno. Non doveva essere lontana però. Sondò tutte le persone ma non era facile capire chi fosse, perché in molti avevano lunghi capelli neri, perfino alcuni uomini. Non gli passò per la mente di aver visto qualcosa che non c'era, perché ne era sicuro al mille per mille. Lì sotto qualcuno si era mosso.

Si ricordò di un metodo che usava Maria, la sua compagna di classe e amica, quando facevano la sfida su chi rideva prima. Si mise davanti a una donna che corrispondeva alla scarna descrizione che aveva in mente, la guardò in faccia e poi si mise a fare boccacce. Continuò così per un minuto, il tempo per essere sicuro che era davvero congelata. Quindi passò a una ragazza, giovane, forse una decina di anni più di lui. La guardò bene negli occhi, si infilò due dita in bocca e l'allargò emettendo allo stesso momento parole senza senso. Niente da fare, era congelata anche lei. Continuò così fino a controllare tutte le persone lì attorno, poi passò in un negozio di Intimissimi, e fece la stessa cosa. Si piazzò davanti a una ragazza, la guardò negli occhi poi sfoderò la mossa che faceva cedere ogni volta Maria: si rivoltò le palpebre inferiori. Catturò all'istante il movimento dello sguardo della ragazza, inorridito dalla scena.

«L'ho visto, ti sei mossa!» le urlò contro. Lei cercò di rimanere ferma ancora, in una posizione rigida intenta a guardare il negozio. Poi però fu costretta a cedere perché il ragazzino insisteva e le urlava dietro. La ragazza gli mise una mano sulla bocca.

«Smettila di urlare! Per favore, smettila!»

«Perché non sei congelata anche tu?»

«Shh, ti ho detto di non urlare, o ci troverà. Pensavo di essere l'unica ad essere scampata a sta cosa, come hai fatto a scappare da lui?»

Filippo inarcò un sopracciglio «Di chi stai parlando?»

«Di quello che ha congelato tutti! L'ho visto girare qui, sta cercando chi non è stato bloccato. Dobbiamo andarcene.» Filippo venne preso per mano e trascinato fuori dal negozio, del tutto confuso perché era stato lui a congelare la gente.

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On 27/8/2018 at 20:24, Matt dice:

Non doveva essere lontana però.

Quindi si era accorto che era una donna o ragazza?

On 27/8/2018 at 20:24, Matt dice:

perché in molti avevano lunghi capelli neri, perfino alcuni uomini.

I capelli neri non sono un'esclusiva delle donne, forse volevi dire lunghi: molti uomini li portano ma è ancora considerata una scelta tipicamente femminile

 

Interessante, corro a leggere la seconda parte.

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