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Racconto a quattro mani

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Racconto a quattro mani


«Allora, ci siamo?» Anna entra in camera trafelata, lancia la borsa sul divano e raggiunge l’amica seduta davanti al pc.
«Sì, i risultati del sorteggio sono stati postati poco fa: genere metaracconto, tema vibrazione.»
«No, ancora! Che sfiga! Poteva capitarci un distopico, una bella favola, anche la fantascienza andava bene, e invece ci tocca fare le matte e parlare con i nostri personaggi.»
Chiara si agita sulla sedia. «Ma no che dici, è fichissimo e ho già una marea di idee. Ho pure abbozzato qualcosa.»
«Non oso pensarci.»
Anna si tocca stancamente la fronte, mentre l’amica clicca entusiasta sulla cartella al centro del desktop. «Direi di iniziare da questo, si chiama “Primo amore”» mormora con voce sognante.
«Oddio.»
«Allora, la nostra lei, che chiameremo Olga…»
«Perché Olga?»
«È il nome di uno dei giudici, fidati di me: fa figo! L’ho fatto pure l’anno scorso per il deca.»
«Ottimo precedente, ti ricordo che sei uscita al primo turno.»
«…»
«Quindi?»
«Forse è meglio Pamela.»
Anna sospira e alza gli occhi al cielo.
«Dai, fammi sentire sto capolavoro.»
«Allora, la nostra eroina è una timida liceale che s’innamora per la prima volta…

E così è questo l’amore? Che sensazione meravigliosa! L’avevo tanto sentito decantare ma non speravo di trovarlo così presto. Lo stordimento dei sensi, l’inappetenza, l’insonnia… tutto questo finalmente mi appartiene.»

«Alé! Pensa che affare.»
«Zitta e ascolta.»

Pamela trascorreva lunghe ore, seduta sul letto, a pensare a lui. I suoi occhi blu cobalto, le sue deliziose fossette, tutto di quel ragazzo la sconvolgeva. L’avrebbe chiamata, ne era certa, l’aveva capito dal suo sguardo quel sabato di appena tre settimane addietro…

«Tre settimane? Cioè lei gli ha dato il numero più di venti giorni prima, quello non l’ha chiamata - e ha fatto bene - e questa ancora aspetta speranzosa? Oltre ad aver descritto una scema, mi vuoi spiegare che c’entra col tema?»
«Oh, si vede che non sei mai stata innamorata! Le farfalle nello stomaco, l’emozione che ti scorre dentro quando lo vedi, facendoti vibrare fin nel profondo.»
«Ma per favore! Se scriviamo una cosa del genere interrompono la lettura al terzo rigo per noia devastante.»
«Ok, forse è un po’ banale, magari potremmo modificare qualcosa… ah, aspetta, senti così:

Pamela trascorreva lunghe ore, seduta sul letto, a pensare a lui. I suoi occhi blu cobalto, le sue deliziose fossette, tutto di quel ragazzo la sconvolgeva. L'avrebbe chiamata al cellulare, ne era certa, l’aveva capito dal suo sguardo quel sabato di appena tre settimane addietro…

«È uguale a prima.»
«Sembra, in realtà non è così.»
«Cioè?»
«Ho inserito la parola cellulare…» pausa a effetto con la faccia da ebete, poi riprende:« Pamela usa la vibrazione sul telefonino.»
«Quindi?»
« Vibrazione come richiamo d’amore!»
Anna si copre il volto con le mani e Chiara, che è molto intuitiva, capisce che avrebbe fatto bene a finirla lì. Peccato, le romanticherie le erano sempre piaciute ma, per amor di pace, scorre col puntatore sul secondo file.
«Ok, ho capito, questa però ti piacerà.»
«Ne dubito.»
Chiara la ignora e riprende a parlare. «Allora, uno si vuole suicidare e decide di farsi spappolare da un treno.»
«Già parte meglio. Dai, sentiamo.»

Gian…Marco è stanco, stanco di tutto. Lavoro che detesta, moglie infedele, genitori che lo considerano un fallito rispetto all’illustre avvocato Goldoni, suo fratello, e così ha deciso: l’avrebbe fatta finita. Era arrivato sui binari da venti minuti, si era sdraiato sulle rotaie ed era rimasto ad aspettare, ma ancora nulla: la freccia era in ritardo…

«Quale freccia?»
«Beh, per farla finita prima, ha escluso un treno regionale, la freccia è nettamente più veloce purtroppo, però, mai in orario. Io da pendolare me ne intendo.»
«Sì, sì, ok. Va’ avanti.»

Mentre è lì con gli occhi chiusi, percepisce il vibrare delle rotaie: il treno sta arrivando. Di colpo, ogni sua certezza crolla. In fondo, il lavoro non è così male, i colleghi gli piacciono pure e la moglie, quante volte era stato lui a tradirla? Le vibrazioni aumentano, scandiscono i battiti forsennati del suo cuore e lo costringono a ripensare a tutte le cose belle della vita, ai sogni, le speranze...

«E quindi? Non muore?»
«No, no, muore, in realtà non fa in tempo a spostarsi preso dai ricordi, ma non è questo il punto. Pensa al tema: vibrazione come richiamo alla vita. Pura poesia, non credi? Certo è da sistemare, questa è solo l’idea di base ma…»
«Mi pare ti sia sfuggito un particolare: l’ironia. In questa gara il racconto dovrebbe strappare almeno un sorriso no far piangere!»
«Ops, questo l’avevo scordato.»
Anna si alza e cammina nervosa per la stanza.
«Dobbiamo osare, trovare qualcosa di estremo, di spregiudicato.»
«Vibrazione di una chitarra? Un chitarrista bello e dannato?»
«No, no.. di più…»
«Le fusa di un gatto!»
«E questo ti sembra spregiudicato?» sbotta Anna.
Chiara si alza e torna con un grosso volume tra le mani.
«Vibrazioni sismiche… diapason…»
«Ma che fai? Ti sfogli il vocabolario?»
«Beh sì, alle volte ci dovesse venire qualche idea. Senti questa, vibrazione del calcestruzzo: sistema adottato per il costipamento…»
«Ci manca il costipato e siamo a posto!»
«Ok, ok, aspetta. Oddio, questa di sicuro no.»
«Che c’è?»
«Niente, niente.»
Anna scatta dalla sedia e prende lo Zanichelli dalle mani di Chiara.
«Ma certo! Il vibratore! Come abbiamo fatto a non pensarci!»
«Scherzi vero?»
«Assolutamente no, così abbiamo il tema, una storia spregiudicata e un protagonista né scemo né suicida ma soddisfatto e appagato!»
«E come lo metto il… »
«Oh, è facilissimo.»
«Come lo metto nella storia, intendevo.»
«Figurati, che ci vorrà mai.»
«Se Pamela potesse parlare te ne direbbe quattro!»
Un bip bip impazzito attira l’attenzione delle ragazze che, incredule, si girano verso il desktop: il nome di Pamela lampeggia impazzito. Pare voler dire: ehi, fermi tutti, non vi azzardate a cambiare di nuovo!
Anna ride deliziata. Chiara sbianca come un cencio.
«Stiamo per buttare al vento anche l’ultimo briciolo di credibilità che ci resta, vero?» sussurra disperata.
Domanda retorica: conosceva già la risposta. Così, rassegnata, apre un nuovo file.
Titolo: Pamela e l’arte di arrangiarsi.

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