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CROCEVIA

 

Chiuse a chiave la porta del camerino - pur sapendo che nessuno avrebbe osato importunarlo durante l’intervallo - gettò la parrucca di scena su di una sedia e sprofondò nella poltrona, innanzi allo specchio illuminato. Si accese una sigaretta. Subito evanescenti volute di fumo tracciarono arabeschi nell’aria circostante. Per qualche minuto avrebbe potuto finalmente abbandonare il consueto sorriso ebete e rilassarsi. Dall’esterno giungeva attutito il fragore degli ultimi applausi, ma la gioia che esprimevano, assieme all’evidente desiderio di gustare la seconda parte dello spettacolo, sembravano infastidirlo più che compiacerlo.

I riconoscimenti non erano diretti a lui, bensì a Julius il pagliaccio, il personaggio che l’aveva reso celebre, amato da genitori e bambini, vezzeggiato dai circhi rivali, che se ne contendevano le prestazioni a suon di contratti e dollari. Tra un’ora appena, il suo alter ego sarebbe lentamente scomparso, sbiadito da mani che provvedevano ad asportare il pesante trucco e l’immagine divenuta odiosa e, dalle sue ceneri, sarebbe, infine, riemerso il volto di Hans Knut. Terminato lo spettacolo, spente anche le ultime luci, il ragazzo sarebbe tornato alla sua consueta vita, rivestendo i panni di un uomo totalmente anonimo, uno sconosciuto come tanti, che non destava certo curiosità alcuna.

Ricordava un pomeriggio di tanti anni fa, quando aveva svelato a un giornalista di essere lui Julius, lui il portentoso pagliaccio, lui il mago della risata facile e solo grasse risate avevano accolto la sua rivelazione. Il tentativo di riprodurre una delle ormai famose scenette per avvalorare le sue parole, poi, era stato liquidato come un patetico espediente per farsi notare sfruttando il talento altrui. Hans sentiva ancora il calore della rabbia che aveva lacerato il suo animo in quei momenti, le prime perplessità, l’amarezza giunta inattesa a ingrigire la sua esistenza. Probabilmente, in quello stesso pomeriggio, nel suo cuore, il pagliaccio che tanto amava aveva smesso per sempre di ridere.

La sua vita svaniva oltre una maschera. A nessuno importava quale viso, quale vita, quale indole si celasse realmente oltre il trucco. L’interprete si dissolveva nel nulla: solo il personaggio restava e viveva, quasi possedesse un’esistenza propria. Certo, Julius non avrebbe assolutamente potuto vivere, né respirare, né far ridere nessuno senza l’apporto di Hans. Ma Hans sembrava non contare nulla, tranne quando rivestiva i panni del celebre pagliaccio. Erano entrambi legati da una sorta di speciale gemellaggio: nondimeno uno dei “fratelli” finiva sempre per annullare l’altro.

Hans sospirò e torse le mani in un gesto che esprimeva tutto il suo malumore. Gettò uno sguardo all’uscita d’emergenza del suo camerino. Oltre quella soglia, il mondo reale prendeva il sopravvento sulla finzione. Nessun Julius, nessun confronto, una vita anonima, forse, ma vera; un’esistenza in cui ogni menzogna sarebbe stata abbandonata per sempre.

Forse avrebbe dovuto farlo anche lui. Forse avrebbe dovuto abbandonare il circo, abbandonare quella maschera che tanto gli aveva donato, ma anche tanto sottratto e prediligere la propria vita di ogni giorno, lontano dalla pista, dai riflettori, dal pubblico. Poi rievocò il sorriso dei bambini, gli applausi, il boato che l’accoglievano quando appariva in scena e pensò che, in fondo, anche se nessuno sembrava accorgersene, la sua bravura non poteva esser sconfessata, giacché il valore ela popolarità del suo personaggio nascevano e morivano con lui. Gli applausi gli sarebbero certamente mancati. Nulla di simile lo attendeva nel mondo reale. Ma non erano rivolti a lui gli applausi, né tutti i riconoscimenti. Julius, a cui aveva dato vita nel lontano novembre del 1957, aveva annullato tutta la sua esistenza, fagocitandola nel proprio onnipresente sorriso. Talora sembrava addirittura che quel ghigno ebete stesse proprio ridendo di lui e della sua silente sudditanza. Dilemmi su dilemmi sorsero improvvisi nella sua mente, stremandola.

Hans spostò la poltrona un po’ più indietro. Dal nuovo punto d’osservazione, contemplava sia la porta del camerino sulla sinistra, sia la porta d’emergenza poco distante, sulla destra. Il mondo del circo, il mondo reale. Finzione e realtà, Successo e anonimato. Prigionia dorata, grigia libertà.

Che fare?

Dall’esterno, una voce lo stava esortando a tornare in scena…

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Sei riuscito a creare, in pèochissimi caratteri, un personaggio complesso, bistrattato e controverso e infinitamente triste. 

Molto bello il contrasto che vive dentro di sé tra il suo personaggio e la sua vera identità.  

Lo stile è accurato e coinvolgente e ti fa entrare nella  mente del protagonista. Molto ben riuscito. Però ora voglio sapere quale porta sceglierà? Vedi di scrivere il seguito o non ci dormirò...

Una sola piccola sbavatura:

2 ore fa, Gemini dice:

ela

ti sei mangiato uno spazio :asd: (allora sei umano anche tu!)

A rileggerci presto

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Grazie Mari. Ho visto la sbavatura subito dopo aver pubblicato😱.

Ho volutamente lasciato il finale aperto per ricalcare il significato profondo insito nel titolo. Ognuno di noi avrà la sua porta da scegliere...

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Eh, lo sapevo che era volutamente ambiguo, speravo in un sequiel :asd:

 

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On 3/6/2018 at 15:47, Gemini dice:

- pur sapendo che nessuno avrebbe osato importunarlo durante l’intervallo -

Avrei usato le virgole al posto dei trattini, che rendono l'inciso più rilevante di quanto non sia. In ogni caso, se decidessi di lasciare i trattini, andrebbe messa una virgola alla fine dell'inciso.

On 3/6/2018 at 15:47, Gemini dice:

tracciarono arabeschi nell’aria circostante.

 

On 3/6/2018 at 15:47, Gemini dice:

Ricordava un pomeriggio di tanti anni fa, quando aveva svelato a un giornalista di essere lui Julius, lui il portentoso pagliaccio, lui il mago della risata facile e solo grasse risate avevano accolto la sua rivelazione.

Non mi fa impazzire quella ripetizione. Inoltre, metterei una virgola dopo facile.

On 3/6/2018 at 15:47, Gemini dice:

Hans spostò la poltrona un po’ più indietro. Dal nuovo punto d’osservazione, contemplava sia la porta del camerino sulla sinistra, sia la porta d’emergenza poco distante, sulla destra. Il mondo del circo, il mondo reale. Finzione e realtà, Successo e anonimato. Prigionia dorata, grigia libertà.

 Che fare?

Bel passaggio, mi piace molto il modo in cui lo hai reso.


Racconto pirandelliano nelle tematiche. Mi è piaciuto, anche se avrei preferito vedere qualche immagine in più. Hai scelto come protagonista un clown, un'icona che trascina con sé tutto un universo visuale che qui mi è mancato un po'. Attingere alle immagini di quell'universo potrebbe aiutare a rendere più incisivo il racconto, secondo me. 
Personalmente – ed è quello che credeva anche Pirandello –, non penso che sia possibile scegliere di gettare le proprie maschere per fuggire verso la propria essenza. Ma questo non toglie nulla al racconto, la cui riflessione si pone sul piano psicologico, più che filosofico.

Complimenti! A rileggerci 😊

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Gigiskan, grazie mille del commento e dei suggerimenti.

Discorso trattini: non li uso praticamente mai. Inizialmente avevo scelto le virgole, ma la pausa più lunga che volevo trasmettere mi ha infine convinto per i trattini: Giusto per staccare l'inciso dal resto. La virgola andrebbe, è vero, ma in diversi testi, viene consigliata in caso di inciso che contempli una pausa più breve. Per correttezza ortografica, però, non sarebbe stato male inserirla. Hai ragione.

Discorso "circostante": Può sembrare superfluo, visto che l'aria è chiaramente "circostante", ma volevo creare l'immagine del fumo che, salendo in piccoli arabeschi, finiva quasi per saturare lo spazio immediatamente vicino al protagonista.

Discorso ripetizione: È voluta e intende rendere lo stato concitato del protagonista, il suo angosciato tentativo di farsi riconoscere. Per lo stesso motivo ho scelto la "e" congiunzione al posto della virgola. Mi sembrava creasse il tipico ritmo ripetitivo di chi parla in preda all'agitazione.

Discorso universo visuale: Giusta osservazione. Ho scelto semplicemente di concentrare tutto il racconto sul protagonista e i suoi dilemmi e di lasciare intenzionalmente tutto il resto sullo sfondo. Volevo che il lettore si concentrasse sul dilemma del protagonista senza distrazioni.

Grazie ancora dell'attenta lettura. A prestissimo.

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Arrivo con catastrofico ritardo a commentare e con l'amara paura che forse l'autore non leggerà.

@Gemini dove sei finito?

Un bel racconto, come ci eravamo già abituati a leggere da parte tua, un tema ricorrente in tutto il mondo dello spettacolo e non solo. Tra l'altro hai avuto un predecessore di tutto rispetto: il grandissimo Jerry Lewis, in uno dei suoi film, ha mostrato le due facce di un clown proprio come lo hai fatto tu.

Col tuo racconto trasporti il lettore in un breve viaggio tra le emozioni e le ragioni di una persona comune che lotta contro il suo alter ego fuori dal comune ma lo induci anche a riflettere sull'importanza di avere successo, di apparire ma non solo.

Mentre leggevo mi sono anche trovato a pensare a quante maschere indossiamo tutti quotidianamente, da quando salutiamo qualcuno per mero dovere di etichetta a quando cerchiamo di mostrare interesse verso un argomento del quale non fe ne può fregare di meno ma non vogliamo smontare l'entusiasmo di un amico che proprio di quell'argomento di sta parlando.

I commenti circa lo stile, la grfammatica e l'unico errore di battitura ti sono già stati fatti e io condivido appieno loro e le risposte che hai dato. Io mi limiterò a dire che questo pezzo è l'ennesima prova del tuo talento, una scrittura delicata ed elegante capace di emozionare e far riflettere, di coinvolgere e indurre a porsi delle domande.

Che è quello che io intendo come scopo della scrittura.

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