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Mari

Rosa e Viola [capitolo 4]

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Commento

Capitolo 1

capitolo 2

capitolo 3

 

   Gli spiego dove spostare i vasi e le fioriere, gli mostro le zone che deve pulire e lo lascio al lavoro. Torno alle mie telefonate, ma non riesco a fare a meno di guardarlo mentre si sforza per spostare quei vasi enormi e li dispone con precisione dove gli ho indicato. Fa caldo e dopo un paio d'ore faccio portare dalla donna di servizio da bere ai due operai che stanno lavorando in giardino mentre io mi occupo di portarlo a Valerio. È accaldato e si sta asciugando il sudore del viso con la maglietta scoprendo degli addominali molto sexy e, senza rendermene conto, mi perdo a guardare gli obliqui che scendono verso il basso, scompaiono nei jeans leggermente abbassati fino a scoprire parte alta dell'anca e lasciano intravedere l'elastico dei boxer. Deglutisco, mi ridesto dalla trance, lievemente accaldata a mia volta e lo invito a entrare a rinfrescarsi. Gli verso l'acqua nel bicchiere e lo guardo mentre beve, è molto affascinante, ha dei lineamenti decisi, un po' ruvidi, ma molto regolari: potrebbe fare il modello senza problemi e ha due occhi di un castano talmente chiaro da sembrare verde con il riflesso del sole. Ah, se solo non fossi sposata... be', in effetti non devo certo correttezza a quel bastardo. Potrei anche divertirmici un po', ne ho tutto il diritto. Mi avvicino per versargli dell'altra acqua reggendo con una mano la sua che tiene il bicchiere, lo sento irrigidirsi al contatto, forse lo intimorisco, compiaciuta, torno a distanza di sicurezza posando la caraffa dell'acqua sul tavolino.         Percepisco la tensione elettrostatica nell'aria, l'attrazione è reciproca, una donna lo sente sempre. Verso l’una ritorna il furgone per prendere gli operai che nel frattempo hanno finito il lavoro nel giardino e mi accordo con il titolare rassicurandolo che poi farò riaccompagnare io Valerio a casa, una volta finito il lavoro e che domani resterà ancora da noi a terminare. Vanno via tutti e restiamo finalmente soli. Vorrei tentare un approccio subito, ma mi sembra una persona riservata, credo sia più prudente tergiversare un po'. Gli offro un panino che insiste per consumare sul terrazzo e non in sala da pranzo dove avevo fatto apparecchiare anche per lui. Credo che la casa lo metta in soggezione. Gli porto fuori il caffè e mi siedo su una fioriera a berlo con lui. Parliamo e mi racconta della moglie che è senza lavoro e del suo piccolo Matteo che va all'asilo, mentre parla di lui gli si illuminano gli occhi e mi mostra il suo sorriso più dolce. Mi sento in colpa al pensiero di quello che vorrei fare, ma lui mi piace veramente tanto. Andrò all'inferno, ma voglio averlo a tutti i costi e credo che l'avrò. Accarezzo con un dito il bordo della tazzina del caffè, con noncuranza, come se accarezzassi lui e noto che, con lo sguardo, segue il movimento e si umetta le labbra. Decido di battere il ferro finché è caldo e mi avvicino un po' di più e, senza dare importanza al movimento, avvicino la mia gamba alla sua. Il contatto mi eccita e credo che faccia effetto anche a lui perché si sposta un po' e cambia posizione di continuo, ma non stacca il contatto. Mi allontano di colpo e lo sento sospirare, me ne vado ancheggiando sui tacchi alti, lo so che mi sta fissando il sedere, è quello che voglio. Una volta dentro, protetta dall'oscurità dell'interno, lo guardo mentre scuote la testa come per schiarirsi le idee, si ravviva i capelli emette un grosso respiro e ricomincia a lavorare. Verso le sette lo faccio accompagnare dalla donna delle pulizie alla doccia di servizio, con un telo da bagno e un cambio di vestiti. Finita la doccia lo invito ad accomodarsi in giardino, sotto il gazebo; spero sia meno timoroso e si lasci un po' andare. Ha i capelli mossi e bagnati e il sole gli ha colorito il viso: da togliere il fiato! Parliamo ancora, gli racconto del mio disastroso matrimonio, di mille altre cose e ci troviamo a ridere di nulla come vecchi amici dopo nemmeno mezz'ora.

   Lo faccio riaccompagnare a casa da un taxi e gli do appuntamento per l'indomani mattina.

 

   Dopo aver portato Matteo all'asilo torno a casa, pulisco dappertutto e mi porto avanti con il pranzo e la cena. Faccio anche una torta con le uova di Sonia e le mele che mi ha portato a casa Valerio. Sprizzo energia e positività da tutti i pori e non vedo l'ora che arrivi stasera, cercherò di mettere a letto il piccolo presto, è troppo tempo che non stiamo insieme come si deve. Mille immagini di noi due in camera da letto mi mettono caldo, sì è decisamente troppo tempo che non facciamo l'amore, dobbiamo per forza rimediare e questa sera sarà la sera buona. Canticchio mentre metto a posto i giochi nella camera di Matteo. Nel pomeriggio mi faccio una bella doccia e mi prendo un po' cura di me, ne ho bisogno, ho un aspetto orribile, non ricordo nemmeno l'ultima volta che mi sono depilata. Mio Dio, ma quand'è che ho smesso di essere una donna? Non importa, stasera recupero alla grande! Non riesco a non stare in ansia per Valerio, chissà come sarà agitato per il suo primo giorno del nuovo lavoro, speriamo gli vada tutto liscio, si merita un po' di serenità. Verso le sette non è ancora tornato, sono molto preoccupata.

   Do la cena a Matteo e cerco di anticipare il bagnetto e il solito rituale della fiaba nella speranza che poi si addormenti presto. Finalmente sento la chiave nella serratura, gli corro in contro e lo abbraccio, è pulito e profumato, non sembra nemmeno che abbia lavorato e indossa abiti non suoi, la cosa mi sembra un po’ strana.

- Amore, com'è andata?

- Bene direi.

- Come sei bello profumato!

- Ho fatto la doccia al lavoro. Il titolare mi ha prestato questi abiti: ero in una condizione terribile.

- Racconta: com’è il lavoro?

- Mi piace molto. Ho sistemato un giardino e un terrazzo in una villa pazzesca, quel terrazzo è più grande di casa nostra!

- Eh, buon per loro. Ti hanno trattato bene? Hai mangiato a pranzo?

- Sì, ho mangiato un panino. Però adesso ho fame di nuovo: c'è un profumino!

   Mangiamo quasi in silenzio per non rischiare di svegliare Matteo che appena lo ha visto lo ha salutato e poi è crollato. Non lavo nemmeno i piatti, ci guardiamo per qualche istante e poi, per mano, ci dirigiamo verso la camera da letto, finalmente!

- Non sei troppo stanco?

- Non sono mai troppo stanco per quello, Viola!

Ridiamo sottovoce e cominciamo a spogliarci. Anche lui ha voglia quanto me di stare un po' insieme. Sono settimane che non ci sfioriamo nemmeno.

   Siamo persi l'uno tra le braccia dell'altra e la temperatura sale velocemente, le sue mani mi cercano e le mie cercano lui. Tutto è perfetto, ma Mattia decide di svegliarsi proprio ora e ci sta chiamando dalla sua cameretta. Impreco tra me e me e mi rivesto in fretta. Vado da lui sperando di riuscire ad addormentarlo subito, ma non c'è nulla da fare: ha avuto un incubo e sta piangendo sconsolato. Lo prendo in braccio per calmarlo e mi chiede di poter dormire con noi: addio nottata bollente! Torno di là, Valerio sorride e gli fa spazio. Dopo qualche minuto, li sento russare entrambi... non male come seratina.

   La sveglia sembra suonare dopo pochi minuti, ma in realtà abbiamo dormito tutta la notte senza mai svegliarci. Lui si prepara per andare al lavoro e io a passare un'altra giornata come tutte le altre.

 

   Non ho quasi chiuso occhio stanotte. Lorenzo è rientrato alle due e mezza, ho evitato di parlare con lui facendo finta di dormire: Ho passato tutta la notte a pensare al mio matrimonio che sta fallendo e alla mia vita. Ho anche pensato a Valerio, a lungo: non mi era mai successo di provare un'attrazione del genere per uno sconosciuto prima d'ora. Mi dispiace solo che sia sposato, ma in fondo perché dovrei dispiacermene? Qualcuna delle sgualdrine con cui è stato mio marito si è mai fatta scrupoli per me?  Se cederà alle mie avance, e lo farà di certo, vuol dire che il suo matrimonio non è poi così felice come dice che sia. Non ho forse diritto anch'io di qualcuno che mi desideri e a un po' di gioia.

   Fingo di dormire anche quando Lorenzo si alza per andare al lavoro. Mi alzo solo quando lo sento uscire con la macchina dal vialetto. Faccio la doccia e mi preparo, tra poco arriverà Valerio. Puntuale come mi aspettavo, eccolo che suona al citofono, gli apro e gli vado incontro. Indosso un top attillato e un paio di leggings bianchi che con i sandali con il tacco alto trovo che mi stiano d'incanto, messa così potrei svegliare anche un morto.

- Buongiorno Signora Graci.

- Buongiorno Valerio, ma chiamami Rosa, per favore. Ho parlato con il tuo capo: sarai mio per qualche giorno - rido e spero colga l'allusione. Arrossisce leggermente: credo l'abbia colta.

- Cosa devo fare oggi? Il terrazzo mi sembra a posto.

- Sì, lo è. Aspettiamo che mi portino i tavoli e poi mi aiuterai a disporli, dovrebbero consegnarmeli in giornata.  Come te la cavi con le piccole riparazioni?

- Dipende, di cosa si tratta?

- Una persiana al piano di sopra non mi si chiude bene, potresti dare un'occhiata?

- Volentieri, fammi strada.

Lo accompagno di sopra, in camera da letto: adesso o mai più.

Lui armeggia un po' con la cerniera della persiana e mi dice che ha solo bisogno di una lubrificata e torna nuova.

Mi avvicino e gli metto una mano sul bicipite, lui si volta di scatto e mi guarda con gli occhi sbarrati: credo abbia capito cosa sta per accadere. Sta per dire qualcosa, ma io lo anticipo mettendogli un dito sulle labbra. Anche lui prova attrazione per me, è palese, allarga le narici per respirare e serra la mandibola. Deglutisco e avvicino il viso al suo. Aspetto un cenno, un invito, un diniego, qualsiasi cosa, ma lui resta immobile. Ormai le nostre labbra sono quasi a contatto, aspetto ancora, sento il suo respiro sul viso e perdo lucidità: voglio solo sentire che sapore ha la sua bocca. Lui mi fissa, non accenna né ad avvicinarsi né ad allontanarsi, sembra impietrito. Mi decido: annullo la piccola distanza e appoggio le mie labbra alle sue.

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