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lean

Psicoanalisi al parco

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La giornata inizia come tutte le altre. Faccio colazione, mi preparo, esco di casa e mi dirigo

al parco con l'immancabile block notes sotto braccio. Mi siedo sulla solita panchina,

all'ombra del grande pino, e rimango ad aspettare.

Aspettare...

Aspettare... ma l'orizzonte è sempre desolatamente vuoto.

Eppure i presupposti ci sarebbero tutti: è domenica, c'è il sole, gli uccellini cinguettano, i

piccioni tubano, ma qui c'è la vitalità tipica di un cimitero. Sono quasi sul punto di piangere,

quando lo vedo comparire. Un ragazzo bellissimo: moro, occhi azzurri, fisico prestante e,

cosa più importante, solo. Avanza con le mani sprofondate nelle tasche dei jeans e il viso

rivolto al sole, poi mi vede e sorride.

Adesso, pensatela come volete, ma per una ragazza di diciassette anni con gli ormoni in

subbuglio e la voglia impellente di dare una svolta alla propria vita, piatta e narcolettica, è

un'occasione ghiotta. Ripongo il notes nella borsa e assumo una posizione da vamp, ancora

incredula per la botta di culo che mi sta capitando.

– Ciao.

Alzo gli occhi, fingendomi sorpresa e sperando che il bruciore che avverto sul viso non si sia

manifestato all'esterno, trasformandomi in una piccola Heidi con due pomodori al posto

delle guance.

– Ciao - rispondo

– Ti dispiace se mi siedo?

Mi dispiace se non ti siedi!

– No, affatto.

Lui non se lo fa ripetere e mi uccide con uno sguardo da paura.

– Bella giornata, eh?

Ottima.

– Già.

– Ti ho vista con un quaderno in mano... scrivi?

– Sì, in effetti è una mia passione.

Lui sembra compiaciuto.

– Che coincidenza, anche a me piace scrivere, anzi ho appena pubblicato un saggio su

Tolstoj.

Bello e colto, che figata!

– Vieni spesso qua? - mi chiede.

– Nell'ultima settimana ogni giorno.

– Amante della natura?

– Più che altro, aspirante amante.

– Come?

– No... cioè, amo la natura e adoro... le papere - dico, indicando lo specchio d'acqua

davanti a noi.

– Non sono papere, ma anatre mandarine.

Quello che vuoi, tesoro.

– E tu, come mai sei qua? -

– Sinceramenete?

– Certo.

– Beh, speravo in un incontro come questo.

A chi lo dici!

– Sono certa che ne risulterai soddisfatto - dico, con una sicurezza che non ho.

– Parlo abbassando il tono di voce e il risultato suona particolarmente seducente.

Sono stata brava e lo capisco dalla sua reazione compiaciuta. Io sorrido intrigante, lui

ammicca sornione, io gli sfioro la gamba, lui mi guarda la bocca e...

– Stooooooooop!

No! Non ci credo, l'ha fatto di nuovo!

L'urlo risuona ancora nell'aria, quando il figone da paura scompare e io mi ritrovo sulla

panchina, da sola. Incredibile, dopo giorni di calma piatta, finalmente le era venuta

un'illuminazione, e che illuminazione! E lei che fa? Manda tutto a puttane! Il pensiero che il

loop temporale, di cui sono stata vittima nell'ultima settimana, ricominci, mi fa andare

fuori di testa.

Adesso basta, non ho più intenzione di starmene qui a subire. Violerò il protocollo sui diritti

e doveri dei personaggi e le farò vedere io. E, se non le vado a genio, che mi licenzi pure.

Questa non è vita.

– Ehi tu!

Guardo rabbiosa verso l'alto e la faccia esterrefatta della mia creatrice riempie il cielo di

carta che mi sovrasta.

– Mah, che diavolo... devo essere impazzita.

– Certo che lo sei. L'hai visto bene quel tizio? Quell'incrocio tra Ian Somerhalder e

Brad Pitt? Come diavolo ti è saltato in mente di cancellarlo?

Maria sbatte più volte le palpebre e assume un'espressione e una loquacità tipiche di un

pesce lesso.

– Mi senti? Sono qua giù – dico, saltando e muovendo le braccia sopra la testa.

– Non ci posso credere – mormora, mentre avvicina un dito alla pagina, come a voler

vedere se riesce a infilarsi dentro.

– Hey! Questo non è il video degli A-ah! Questa è la mia vita e tu mi hai appena tolto

l'occasione di avere la mia prima pomiciata al parco. Ma lo sai che ho diciassette

anni? Di-cias-set-te e tu ancora non mi hai fatto vivere nemmeno un'emozione

decente.

Maria si riscuote.

– Mi... mi dispiace.

– Ti dispiace? Figurati a me!

– Però non è del tutto vero – cerca di giustificarsi - c'è stato Fabio.

Adesso è il mio turno di essere sconcertata, mentre l'immagine dell'occhialuto del mio

primo giorno al parco, coi capelli rossicci e il sorriso alla Robocop, per via

dell'apparecchietto ai denti, quasi mi fa venire le lacrime agli occhi.

– Tu non stai tanto bene, vero? Mi stai paragonando quello – e faccio cenno alla

panchina ormai vuota - con pel di carota?

Maria sembra pensarci un po' su.

– Beh, in effetti...

– Alleluia!

Allargo le braccia e poi torno a guardarla. Sembra un cane bastonato e quasi mi fa pena.

Forse sono stata un po' dura e capisco che devo ridimensionarmi: da questo discorso

potrebbe dipendere la mia stessa esistenza.

– Che problema hai? Magari potrei darti una mano.

Lei sembra interessata.

– Potresti davvero?

– Certo, dimmi tutto.

Maria tituba un po', guarda verso la porta, poi di nuovo verso il foglio.

– Credo sia colpa dei miei genitori.

Ecco, ci siamo, finalmente del materiale su cui lavorare.

– Aspetta, fammi prendere l'occorrente.

Mi riaccomodo sulla panchina e tiro fuori il block notes.

– Su, continua.

– I miei genitori sono... come dire, un po' all'antica e questo non giova molto alla mia

vita sociale.

Se è per questo nemmeno alla mia.

– Nel senso che non ti hanno mai fatta uscire con un ragazzo?

– Ma che ragazzo, frequento solo l'azione cattolica, il sabato dalle 16 alle 17:30/17:40.

Cristo santissimo!

Il pensiero che il mio futuro sia legato alle sue inesistenti esperienze, mi fa venire il panico.

Mi vedo catapultata in chiesa, con una coroncina del Rosario fra le mani e un velo sulla

testa. Ho il panico.

– Maria, scusami cara, ma questo cosa c'entra con me?

– Beh sai, non avendo mai vissuto certe cose, non so bene come descriverle sulla

carta.

Di colpo capisco quanto sia fondamentale che la mia creatrice dia una svolta alla sua vita

noiosa.

– Ascoltami bene Maria, tu soffri di un disturbo piuttosto diffuso: sindrome da

genitore asfissiante. Non è grave anzi, curarsi è più semplice di quanto pensi.

– Davvero?

– Ma certo. Io capisco molto bene come ti senti. Sei prigioniera di un mondo che non

ti appartiene, devi reagire.

Gli occhi corrono a un poster di Keanu Reeves appeso sopra il suo letto e ho un'ispirazione.

– Hai presente Neo, di Matrix?

Come previsto lei s'illumina.

– Bene, tu devi fare come lui, ti devi liberare dalla schiavitù, dal giogo che ti tiene

legata e scoprire la vita vera, quella che c'è là fuori. Prendi la pillola rossa! – urlo con

enfasi - Se collaboriamo, avremo entrambe quello che vogliamo.

Maria ha gli occhi che le brillano.

– E come?

– Facilissimo: tu fammi far pratica e io ti saprò guidare con i consigli giusti. Ti aiuterò a

uscire dal guscio, senza timore di farti sentire inadeguata. Io sperimenterò dentro, tu

fuori; io sarò la teoria e tu la pratica.

In effetti straparlo, ma lei si gasa.

– Mi hai convinta. D'ora in poi non sarò più succube dei miei genitori. Del resto che c'è

di male ad avere un ragazzo?

– NIENTE! Assolutamente niente cara, anzi!

– Ormai sono grande, non posso mica vivere come una monaca!

– INFATTI!

– Parlerò con i miei genitori, spiegherò loro le mie esigenze: che ho diritto di vedere

ragazzi della mia età, di andare alle feste, di vivere insomma, per il mio bene. Non

possono continuare a tenermi sotto una campana di vetro.

Parla a raffica, andando avanti e indietro per la camera. Sembra un po' matta, col viso

esaltato e gli occhi spiritati, ma credo di averla motivata alla grande. Poi, finalmente,

ritorna verso di me.

– Non so come ringraziarti, tu oggi hai cambiato la mia vita – mi dice.

– Figurati, che vuoi che sia!...Ehmm, anche se un modo ci sarebbe.

Maria sorride e si risiede davanti alla scrivania.

– Già, immagino di sì.

A quel punto, ripongo il notes e metto il rossetto. Appena in tempo: ecco il mio figaccione

ricomparire all'orizzonte e, stavolta, per restare.

– Grazie Maria!

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(ti ho formattato il testo, quando hai postato non era attivo il pulsante)

Ma veniamo al mio commento:

Ho riletto questa storia dopo tanto tempo e mi è piaciuta più di quanto ricordassi. Non amo molto i mataracconti, ma questo è carinissimo. Spigliato, brioso e divertentissimo.

Hai la capacità (che ti invidio molto) di rendere i personaggi molto realistici con tutti i loro difetti e la loro umanità. Riesci a farmeli vedere, con i loro gesti e i loro pensieri. 

Non ho appunti da farti, magari qualcuno più attento di me avrà notato qualche cosa da aggiustare, io sinceramente no. 

Ho riso e sorriso dall'inizio alla fine, il tuo frizzante stile di scrittura lo apprezzo molto, non è una novità. in alcuni punti però sono letteralmente scoppiata a ridere.

On 26/5/2018 at 22:57, lean dice:

Che coincidenza, anche a me piace scrivere, anzi ho appena pubblicato un saggio su

Tolstoj.

Bello e colto, che figata!

– Vieni spesso qua? - mi chiede.

– Nell'ultima settimana ogni giorno.

– Amante della natura?

– Più che altro, aspirante amante.

– Come?

– No... cioè, amo la natura e adoro... le papere - dico, indicando lo specchio d'acqua

davanti a noi.

– Non sono papere, ma anatre mandarine.

Quello che vuoi, tesoro.

molto divertente questo pezzo :asd: dove i pensieri si accavallano a quello che dice e rende molto l'idea di quello che la intraprendente diciassettenne vorrebbe 

On 26/5/2018 at 22:57, lean dice:

Mah, che diavolo... devo essere impazzita.

– Certo che lo sei. L'hai visto bene quel tizio? Quell'incrocio tra Ian Somerhalder e

Brad Pitt? Come diavolo ti è saltato in mente di cancellarlo?

:rotol: qua sono morta e tu sai il perché :asd: 

Ma potrei quotarlo tutto perché mi è piaciuto tanto.

Brava lean :love: 

 

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Non sapevo che i metaracconti non ti piacessero! Io, da quando li ho scoperti, mi diverto un mondo a scriverli, sarà perché ispirano i miei siparietti comici (o demenziali XD) 

Ian e Brad ritornano anche qua...sono proprio in fissa mi sa :asd:

Grazie per il commento amore :love: fossero tutti come te, avrei più soldi della Rowling :asd:

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Divertente. Una delle cose più divertenti che abbia letto di recente. Che poi stimola anche tutta una riflessione sul ruolo della scrittura come strumento di auto-introspezione psicologica, ma non è questo il luogo. :asd: Comunque brava, mi è piaciuto molto: coniuga bene autoironia, umorismo alla chiarezza con cui il racconto è comunque trasmesso. E non è semplice far ridere.

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16 minuti fa, Crizia dice:

Una delle cose più divertenti che abbia letto di recente

:ohh: Non puoi immaginare quanto mi hai fatta felice! Certo, potrebbe anche essere che di recente hai letto solo drammi e allora... :asd: 

Scherzi a parte, grazie mille @Crizia, riuscire a strappare qualche risata è sempre un piacere per me :rolleyes:

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