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Guest Gemini

[Parte 1] Cuor di rondine

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Guest Gemini

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CUOR DI RONDINE [Parte 1]

 

 

 

Una pagnotta scura e un misero avanzo di carne. Non la si poteva certo definire una cena luculliana, ma fu comunque accolta con gratitudine: altre volte era andata decisamente peggio. Meglio godere del poco che si possiede in misura certa, anziché struggersi per desideri illusori. Del resto, era tardi per tentar di procacciarsi qualcos’altro. Il furgone dell’immondizia all’orizzonte, efficienza dell’amministrazione comunale, aveva già iniziato a inghiottire schiere infinite di bidoni e, con esse, le ultime speranze di un pasto migliore.

Sorpreso da un brontolio allo stomaco, Nestore si ricordò dell’associazione che distribuiva pasti gratuiti ai senzatetto pochi isolati più avanti, ma accantonò sdegnato quell’eresia improvvisa. Dipendere dagli altri in maniera così palese l’avrebbe umiliato. Anche nell’indigenza, un certo decoro non doveva venir meno. Fare da sé. Non chiedere niente a nessuno. Mai elemosinare.

Strinse con una mano il bavero del proprio liso cappotto e trascinò passi claudicanti lungo strade che aveva imparato a conoscere palmo a palmo. Scarpe memori di frangenti migliori calpestavano un acciottolato reso lucido dalla recente pioggia.

Lo sguardo assente, meditabondo, Nestore scansava gruppi di persone dirette alle rassicuranti comodità domestiche. Un sorriso amaro fece capolino dalla sua barba incolta. Lavoro, letti morbidi, pasti caldi, a volte persino un cenno benevolo. Anche lui li aveva conosciuti. Anche lui aveva fatto parte di quella società schiava dell’incerto avvenire, dedita con ogni mezzo a scongiurare l’ombra della povertà. Ora che aveva toccato il fondo, invece, tutte le paure di un tempo erano svanite e il futuro, l’esistenza stessa, pur nelle sue costanti incertezze, lo lasciava quasi indifferente. Il mondo e le prospettive erano divenuti molto più piccoli. Così gli obiettivi, le aspettative, talvolta anche i sogni. Stravaganze della vita, spesso chi versava nelle condizioni peggiori si scopriva più sereno di chi le temeva solo. Dimenticava l’angoscia, la paura del nulla. Come aveva detto quel predicatore tedesco….

Nestore si fermò a riflettere, mentre il contesto circostante, magicamente, svaniva. Nemmeno si accorse che qualcuno lo aveva urtato e s’era allontanato imprecando. In quei momenti restava solo con se stesso e con i frammenti di una memoria sempre più labile. Un tempo avrebbe risposto con sicurezza a un simile quesito, ma troppi anni erano passati e la vita di strada aveva consumato tanti ricordi innocui per far posto a molta malinconia. Pazienza: prima o poi se ne sarebbe ricordato. Non era poi così importante.

Un vicolo maleodorante lo accolse in silenzio. Difficile considerarlo veramente casa propria. Un senzatetto non ha fissa dimora. Il nome stesso che la società usa per classificarli esprime adeguatamente il concetto. Nondimeno vi sono posti che anche chi vive per strada considera propri più di tanti altri. Forse perché riesumano qualcosa da un animo spesso scontroso, forse perché hanno concesso riparo in frangenti particolarmente difficili. Chissà... Una sorta di empatia.

Nestore s’inoltrò sin quasi alla fine del vicolo. Non sbucava da nessuna parte e questo, indubbiamente, lo rassicurava. Eventuali pericoli sarebbero potuti giungere da una sola direzione. Spalle al muro, poteva controllare benissimo lo spazio antistante. Nulla l’avrebbe colto impreparato. Del resto non dormiva mai granché. Le notti dei vagabondi sono notti insonni, tormentate dal ricordo di un passato che non possono più rivivere e amareggiate da un avvenire simile a un lento inabissarsi.

Il cielo appariva limpido agli occhi ingenui di Nestore. Un tramonto caldo e rassicurante lambiva le asperità del suo viso, quanto una carezza infine concessa. Semplici piaceri, che si dissolvono innanzi agli sguardi indifferenti di chi non sa più coglierli. Il vagabondo chiuse gli occhi commosso e assaporò quella dolcissima sensazione sino all’ultima goccia. Quasi pianse. Con l’avanzare della sera, si sentiva emotivamente fragile. Non era stata una buona giornata. Mentre perlustrava i dintorni in cerca di cibo, il suo sguardo era caduto accidentalmente sulla superficie di una pozzanghera. Quanto vi aveva scorto l’aveva profondamente colpito. Si può anche tollerare di vivere come un vagabondo, forse, ma vedere il riflesso del proprio viso, scorgervi i segni di un progressivo abbrutimento e rivivere, per un istante, il doloroso percorso che ha condotto a divenir l’ultimo degli infelici, è un’esperienza che avvelena l’anima.

Scacciò le lacrime con gesti rabbiosi. Non era il momento di cedere al sentimentalismo o rievocare pensieri dolorosi, ma di cenare e godersi una meritata tranquillità. Fece alcuni profondi respiri per riprendersi e si dedicò ai preparativi. Scorse la propria coperta sotto i giornali dove l’aveva riposta. Gli parve assurdo vedersi costretto a nascondere oggetti così poveri per timore di venir derubato da chi versava in condizioni simili, ma sapeva anche quanto la strada possa annerire il cuore di un uomo disperato e mutarlo in ladro. Meglio non correre rischi inutili. Aveva bisogno di quel misero panno. Durante la notte, la temperatura scendeva parecchio. La primavera era appena all’inizio. La calura estiva, madre benevola dei sonni ristoratori, lungi dall’offrirsi.

Nestore stese uno dei pochi cartoni ancora asciutti, vi si sedette sopra e strinse al corpo la coperta lisa. Non ricordava in che modo l’avesse rinvenuta e trasformata nella discreta compagna di una vita. Anche la sera precedente si era posto lo stesso dilemma, senza riuscire a risolverlo. Più i giorni passavano, più si rassegnava a quei vuoti di memoria. La strada, la sua costante incoerenza, l’assenza di scopi, le giornate sempre identiche, svilivano la cognizione del tempo tanto quanto privavano del necessario respiro più di un ricordo.

Presto il silenzio avrebbe concesso un po’ di pace. Niente più rumori, clacson, grida, lo sterile cicalare dei passanti. Se le nuvole si fossero dissolte, magari avrebbe potuto trascorrere la serata tracciando figure tra le stelle, come faceva da bambino. Distratto da quel gioco puerile, avrebbe differito il sonno e il passato non sarebbe giunto a tormentarlo, com’era solito fare. Ripensando a quante cose dimenticava ogni giorno, biasimò la propria memoria, precisa e puntuale nel rievocare solo ciò che più lo feriva. Quando restava inattivo o la malinconia spezzava la sua volontà, tornava con la mente a un giorno funesto, contemplava mani sporche di sangue rappreso, si osservava fissare incredulo il cadavere del rapinatore da lui ucciso, rammentava gli anni trascorsi in carcere, innocente, prima che la strada l’inghiottisse e le promesse dell’avvenire sprofondassero per sempre nell’oblio. Forse aveva meritato quella punizione. Forse era davvero la persona orribile che il dibattimento aveva inteso mostrare, per indurre il giudice al castigo. Il mondo intero l’aveva ripudiato. Una vecchia coperta senza identità rappresentava, ormai, la sua sola compagnia innanzi agli impervi crocevia dell’esistenza.

Un sommesso brontolio giunse fortuito a rammentargli la sua parca cena. Iniziò a mangiare, cercando di non far troppo caso a quanto ingurgitava. Il pane era anche passabile, ma solo uno stomaco avvezzo ai disagi quanto il suo avrebbe potuto risolversi ad approcciare la carne. Quasi a umiliare la miseria, era stata gettata praticamente intera, ma liquidi di non ben precisata natura, colati dalla vicina immondizia sulla sua superficie, le avevano conferito un odore rivoltante. Impassibile quanto Diogene il cinico, Nestore si astenne dal criticare la qualità del cibo rivenuto, né l’ennesimo spreco di chi poteva mangiare a sazietà ogni giorno, giacché era proprio grazie a tali sperperi che riusciva a campare.

Contrastando il comprensibile disgusto, ossequiente solo all’istinto di sopravvivenza che mostra commestibile quasi ogni cosa, si accingeva ad assaggiare quell’orrore con mesta rassegnazione, quando un brusio improvviso lo fece sussultare. La bocca ancora spalancata e un’espressione ebete spalmata sul viso rugoso, sollevò lo sguardo con fare perplesso, indagando l’origine di quel rumore e paventando il peggio. In quella parte della città non era infrequente dividere il proprio spazio con bande di ratti affamati. Giungevano alle prime ore del crepuscolo, uscendo da fogne o altri nascondigli e rastrellavano le strade in cerca di cibo. Molti vagabondi li temevano. Leggende metropolitane riferivano addirittura di uomini divorati nel sonno. Nestore derideva simili fandonie, ma non gradiva comunque la compagnia di quelle creature e le temeva quali potenziali veicoli di pericolose infezioni. Forse l’odore della sua cena li aveva richiamati.

Rimase immobile un istante. Quasi non respirò nemmeno. Poco distante, sulla sinistra, colse un movimento in un cumulo di cartacce. Ecco da dove proveniva quel rumore! Il suo ospite segreto si era tradito. Non restava che passare all’attacco.

 

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Wow, è un pugno allo stomaco una riga dopo l'altra. 

Lo stile è curato, impeccabile nella scelta di ogni singolo vocabolo, le descrizioni sono dettagliate e rendono ben visibili le scene. La miseria in cui vive lo sventurato arriva al lettore dritta in faccia come uno schiaffo.

La cosa che ho apprezzato di più è stata la tua capacità di tenere alta la curiosità in un testo descrittivo, privo di dialoghi e con un personaggio solo. Il viaggio nella mente di Nestore mi affascina, provo tenerezza per lui, per la sua condizione e ammiro il modo in cui mi mostri la sua filosofia di vita, la sua amarezza, le sue paure e la sua dignità in una condizione in cui di dignitoso c'è ben poco.

Non sono sorpresa, avevo già intuito il tuo modo di scrivere da tanti indizi, è uno stile raffinato che a me piace molto, profuma si libri di autori di un tempo, di buona letteratura e di storie importanti, ben lontane da quello e da come scrivo io.

Grazie per aver deciso di condividere questo bellissimo personaggio con noi e non mi resta che andare a vedere cosa capiterà dopo.

Bravissimo @Gemini!

 

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Guest Gemini

Grazie mille, Mari. Sono felice ti abbia trasmesso tutto ciò che intendevo condividere. Se ti è piaciuta la prima parte, forse apprezzerai di più anche la seconda. Grazie ancora.

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Cita

Come aveva detto quel predicatore tedesco….

Hai messo un puntino di sospensione in più.

Cita

Impassibile quanto Diogene il cinico,

Non mi convince molto il paragone, forse perché è troppo appariscente.

Ciao, @Gemini :::D
Ti faccio innanzitutto i miei complimenti perché mi piace molto il tuo stile. Scrivi bene, non c'è dubbio!
Il tuo personaggio sembra quasi vivo, lo hai reso davvero bene. L'unico aspetto su cui mi soffermerei maggiormente è il suo passato. Senza andare giù di spiegoni, ma è un elemento importante, credo che meriti più spazio.
Leggo la seconda parte :la:

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Guest Gemini

ciao Gigiskan. Grazie innanzitutto dei complimenti. Trovi il passato di Nestore nella seconda parte. Non ho insistito troppo. Come dovrebbe essere, preferivo che il lettore si concentrasse più  sul suo presente, a testimonianza del fatto che è importante chi uno diventa, non chi è stato prima. Nel bene o nel male. Inoltre, eccedere nell'approfondimento, rischiava di tramutarlo in un mini romanzo😄.

L'accenno a Lutero e al concetto dell'angoscia (tanto caro al mio adorato Kierkegaard) l'ho inserito solo per combattere il diffuso pregiudizio che vuole ignoranti molti senzatetto. In realtà non sai mai chi si possa nascondere dietro quella barba😉. Il puntino in più è un errore, ma sono sempre più orbo e mi è proprio scappato.

L'accenno a Diogene era per fare un po' di velata ironia.

Spero la seconda parte soddisfi le tue aspettative.

Fammi sapere e grazie ancora.

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Ho letto questo racconto quando l'avevi appena postato ma solo ora riesco a commentare.

Mi piace molto il tuo stile narrativo, delicato e poetico anche quando descrivi gli aspetti più duri della storia. Impossibile non provare emptia per il personaggio, impossibile non essere d'accordo sulle osservazioni che fa la voce narrante circa le paure della gente.

È probabilmente più personale l'opinione relativa alla mensa dei poveri.

Anche io ho apprezzato il mmodo in cui rendi visibile il personaggio e la sua situazione.

Naturalmente ho già leto anche la seconda parte ma la commento nel proprio post.

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