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Russotto

Non nel nostro letto

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Raccontino breve scritto per un contest in un'altra vita.

Non nel nostro letto.

«E mi raccomando, non nel nostro letto.»
Queste furono le ultime parole che mia moglie, sorridendo, mi disse prima di uscire di casa. Di lì a una settimana avrei dovuto raggiungerla in Liguria dove avremmo passato le ferie di agosto.
Ormai me lo diceva ogni volta che, per un qualsiasi motivo, restavo solo per un tempo sufficiente a trovare un’altra donna e divertirmi con lei.
Non nel nostro letto. L’amara ironia che permeava quella frase sembrava quasi volermi dire che ero autorizzato a tradirla, purché l’altra non violasse il nostro giaciglio. L’anticamera di una separazione consensuale dovuta a un’inevitabile quanto mal celata fine della passione. Da circa un paio di anni non ci sfioravamo più, neanche ci baciavamo quando ci salutavamo; forse l’assenza di figli aveva contribuito in maniera negativa a creare quella situazione. Forse. Ma di una cosa ero certo. Quella passione, quell’intimità, quella complicità che avevano caratterizzato i primi anni della nostra relazione mi mancavano da morire. Avrei pagato chissà cosa per tornare a quei tempi.
Intanto, il desiderio di un corpo femminile mi divorava. Ogni volta che incontravo una donna non riuscivo a non pensare a quanto dovesse essere bello fare l’amore con lei; nonostante questo, però, non avevo mai osato pensare di andare a letto con un’altra. Meno che mai avrei seguito il consiglio di un mio amico, sedicente esperto di vita, secondo il quale sarei dovuto andare a letto con una prostituta.
«Te la scopi, paghi e fine. Nessuna complicazione, nessun coinvolgimento. Una semplice prestazione professionale.»
Inutile dire che lui non si era mai fatto problemi ad usufruire di tali prestazioni, mi disse pure che aveva qualche numero da darmi.
Anche quella sera, quando ci vedemmo in birreria, ribadì la sua opinione. Disse che secondo lui stavo sprecando tempo prezioso, che un giorno non mi avrebbe più tirato e che avrei rimpianto di non aver approfittato, al momento giusto, dell’opportunità che mi si era parata davanti.
«Ma cosa dici? Pagare per fare sesso? Non solo tradirei Manuela, ma farei pure una cosa oscena! Che schifo! Quelle vanno con la feccia della società, si fanno scopare da tutti. Chissà quante malattie si portano addosso! No grazie. Non sono il tipo. Vedrai che con Manuela si aggiusta. Altro che andare a puttane, io vieterei la prostituzione e manderei in galera sia loro che i loro clienti.»
Ci salutammo verso mezzanotte, io mi avviai verso casa e, nel percorrere la solita strada, notai che ai lati della strada, un considerevole schieramento di giovani donne, belle e seminude, si muoveva sul bordo della strada ancheggiando e ammiccando ai passanti.
«Che schifo!» pensai.
Suonò il cellulare, vidi comparire sul display il volto di Manuela. Decisi di fermarmi per rispondere, senza pensare a cosa quel gesto avrebbe portato.
«Ti ho interrotto per caso?» disse mia moglie con lo stesso tono a metà tra l'ironia e la rassegnazione che aveva utilizzato prima di uscire di casa.
«Sì, stavo scegliendo una ragazza con cui passare la notte. Cosa vuoi?»
«Scemo. Volevo solo dirti che sono arrivata, il viaggio è andato bene e fa caldo.»
«Va bene. Io sto tornando a casa. Mi sono fatto una birra con Eugenio.»
«E adesso cerchi compagnia?»
«Fatti furba. Dai ora ti lascio così torno a casa.»
«Buona notte.»
«Notte.»
Quando finii di parlare notai qualcuno vicino al finestrino della macchina. Quasi mi spaventai nel vedere il volto di una persona che mi fissava. Fu un istante poi notai che la persona era una donna molto giovane e stava sorridendo. Quando mi vide voltarmi verso di lei mi salutò con la mano.
Feci per abbassare il finestrino, pronto a dirle che non ero interessato a nulla di quello che aveva da offrirmi ma, prima che potessi parlare, lei aprì la portiera e salì in macchina.
«Ha bisogno signorina?» chiesi maledicendomi subito per la stupidità di quella domanda.
«Andiamo.»
«Dove?» Altra domanda stupida. Avrei dovuto semplicemente dirle di scendere.
«Dritto. Avanti te.» Rispose lei allacciandosi diligentemente la cintura.
In preda all’imbarazzo, non seppi fare altro che eseguire quell’ordine. Forse fu la fisionomia che tradiva una giovanissima età, o la voce, anch’essa molto giovanile; o quello strano accento straniero. Non seppi dire di no. Quella ragazza emanava tenerezza, era incredibilmente bella; fui quasi sul punto di chiederle come fosse finita a fare un mestiere così indegno ma mi trattenni. Pensai che era meglio non fare domande confidenziali ad una persona del genere.
«Senti, forse c'è stato un equivoco. Io non volevo fermarmi.»
«Sì, dicono tutti così ma poi.»
«No, davvero. Stavo parlando al telefono con mia moglie.»
«Ti aspetta? Stai andando da lei? Vuoi che faccio veloce?»Il fatto di aver menzionato mia moglie non aveva minimamente scalfito le intenzioni della giovane donna.
«No, in realtà è al mare.» Per l’ennesima volta mi pentii di quello che avevo detto.
«Allora andiamo a casa tua.»
«No, no. Ferma.» Ribattei con improvviso sdegno. «Ma sei matta? A casa mia non ti ci porto.»
«Vuoi fare in macchina?»
«No! Non hai capito. Non ti porto a casa e nemmeno facciamo nulla in auto. Io certe cose non le faccio! Chiaro? Sei tu che ti sei buttata nella mia macchina, io non ti ho certo detto di salire. Io con quelle come te non ci vado. Ora ti riporto indietro e tu mi fai il piacere di scendere chiaro? Ma tu guarda! Ora mi toccherà disinfettare la macchina!»
Avevo fatto il giro dell'isolato ed ero tornato nel punto in cui mi ero fermato poco prima.
«Ecco, scusa per il disguido. Ora scendi per favo... oh cazzo!»
Ripartii in tutta fretta sperando che il buio inghiottisse la mia auto il prima possibile.
«Cosa fai? Prima dici scendi poi corri come pazzo?» si infuriò la giovane prostituta.
«C’era una persona che mi conosce. Faccio di nuovo il giro e ti lascio.»
«Ti vergogni?»
«Io sono una persona per bene, non vado con le putt... con le prostitute.»
«Visto che faccio così schifo non c’è bisogno che torni lì. Scendo qua. Così non devi disinfettare.»
Non l’ascoltai. Dopo un altro giro dell’isolato arrivammo nuovamente nei pressi del punto in cui era salita. Feci per accostare ma lei emise un gemito di paura mi girò il volante facendo tornare l’auto in centro strada.
«Prego! Va via! Porta via prego!»
«Ma cosa fai? Non mi toccare!» Urlai mentre riprendevo il controllo della mia auto.
«C'è uno pazzo che vuole me. Quello più cattivo di mio protettore, lui picchia me. Prego porta via.»
«Va bene. Ti porto alla Polizia ma sia ben chiaro. Io non entro.»
«NO! No Polizia. Io prego, non porta a Polizia. Io clandestina, non posso stare in Italia. Loro manda via me. Io ho figli, devo mandare soldi a casa. No Polizia. Prego.»
Mi diressi verso una zona isolata e fermai la macchina pronto a farle una sfuriata. Spensi il motore e mi voltai verso di lei per guardarla negli occhi.
«Insomma io non ti conos... ma che ti prende?» il suo viso, dolce come quello di una bambina, era solcato dalle lacrime annerite dal trucco.
«Prego» disse con voce flebile «aiuta me.»

«No, stai tranquilla: il nostro letto non lo ha neanche toccato.» stentai a crederci, Manuela, mia moglie, mi credette subito. Disse che sentiva dalla mia voce che ero sincero.
Quando dissi ad Anna che l’avremmo ospitata finché la situazione non si sarebbe sistemata e che del suo caso si sarebbe occupato un nostro amico avvocato, lei scoppiò in lacrime e mi gettò le braccia al collo.
«Io prometto che disinfetto la tua macchina. Prometto.» Disse piangendo.
«Non dire stupidaggini che ne ho già dette abbastanza io. Tu devi solo promettermi di avere cura di te e dei tuoi figli.»

Non so quanto i fatti di quella sera influirono sull'andamento della mia relazione con Manuela. So solo che quando si incontrarono parlarono a lungo.
Chissà se Manuela, un giorno, vorrà raccontare questa storia alla piccola creatura che sta crescendo dentro di lei.

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Davvero davvero bello. Non sono riuscito a concentrarmi troppo sulla forma, se c'è qualche difetto è passato inosservato.
Potrei dirti che la storia è un po' leziosa, che non è chissà quanto originale. Ma sono un tipo che si lascia sorprendere dalle piccole cose, e a me è sembrato un racconto trasparente, sincero. Mi ha regalato un sorriso, una piccola speranza. E credo che non sia poco.

Alla prossima :)

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On 31/1/2018 at 14:30, Russotto dice:

Ogni volta che incontravo una donna non riuscivo a non pensare a quanto dovesse essere bello fare l’amore con lei; nonostante questo, però, non avevo mai osato pensare di andare a letto con un’altra.

 

On 31/1/2018 at 14:30, Russotto dice:

Altro che andare a puttane, io vieterei la prostituzione e manderei in galera sia loro che i loro clienti.»

 

On 31/1/2018 at 14:30, Russotto dice:

nel percorrere la solita strada, notai che ai lati della strada, un considerevole schieramento di giovani donne, belle e seminude, si muoveva sul bordo della strada

Confesso: la mia attuale condizione di cinismo avanzato vorrebbe che dicessi "ma quando mai! Figurati che non la tradisce! Figurati che l'aiuta! Altro che "mai nel mio letto!" Ma siccome in fondo sono una sognatrice ingenua, ho trovato questo racconto molto tenero :-): Mi piace pensare che possano esistere persone del genere: mariti fedeli, sinceri e persino altruisti! Il tuo protagonista non solo resiste alla tentazione ma continua a sperare di recuperare il legame smarrito con Manuela e, nel frattempo, aiuta una giovane prostituta, fino a poco prima considerata solo una portatrice di germi! Si rende conto che dietro quel giudizio superficiale c'è il dramma di una giovane mamma e probabilmente non può non sentirsi in colpa per essere stato così insensibile e cieco.

Tranne qualche ripetizione che ti ho segnalato, non mi pare ci siano altri refusi (ma considera che io sono abile a non vederli XD) Il racconto è scritto bene e si legge tutto d'un fiato. Bravo Russ.

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