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Russotto

[Parte 1] Vieni con me amore, non ci separeremo mai più.

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http://ultimapagina.net/forum/topic/49-prologo-whitechapel-1899-parte-1/?do=findComment&comment=11478

Il giorno dopo un funerale è sempre difficile. Da una parte c’è l’effettiva, definitiva condizione di distacco dalla persona che se n’è andata; dall’altra un fastidioso senso di leggerezza per il fatto che ormai tutto è finito e bisogna ricominciare, fastidioso perché vagamente sporcato da un velo di colpevolezza. Si vorrebbero avere ancora lacrime da versare, si vorrebbe ancora mettere la mano sul volto freddo del defunto ma la condizione è inevitabilmente chiara: ora solo burocrazia e ripresa della vita normale. Chi è andato è andato e a chi resta tocca solo di andare avanti. La vita continua.
Il giorno dopo il funerale di Marcello, Francesca sentiva tutte queste cose nella sua testa ma un pensiero più opprimente li sovrastava fino quasi a farli sparire.
«Non cambia nulla per te.» pensò parlando ad alta voce mentre si alzava dal letto.
Andò in cucina e vide una foto di Marcello sul tavolo. E di nuovo quel pensiero invase la sua mente.
«Tu te ne sei andato» disse alla foto «e io ho dovuto fare tutto. Quindi, almeno per una volta ho fatto a modo mio.»
Fece colazione e subito dopo si preparò per uscire. Quasi tutti le avevano consigliato di non restare chiusa in casa, di provare a distrarsi. E lei lo fece. Si avviò a piedi verso lo studio del notaio. Di certo non sarebbe andata a fare shopping.
Camminò per due isolati prima di svoltare in un viottolo stretto e poco frequentato e subito se ne pentì: poco avanti a lei notò un individuo poco raccomandabile vestito di stracci con lunghi e disordinati capelli. Era appena uscito da un portoncino in metallo e camminava reggendosi al muro. Francesca si irrigidì e cercò di pensare a cosa avrebbe dovuto fare ma subito la comparsa di un’altra persona catturò la sua attenzione.
«Maestro!» gridò una voce femminile «Ha dimenticato il suo bastone!»
L’individuo trasandato si fermò e porse il braccio alla ragazza che subito l’afferrò e cominciò a camminare accanto a lui.
«Guardi che i costumi di scena costano cari» borbottò la ragazza mentre passava accanto a Francesca che ostentava indifferenza «non ci dovrebbe andare in giro, e non da solo senza il bastone.»
Francesca trasse un sospiro e proseguì per la sua strada cercando di scacciare l’immagine del non vedente con i capelli lunghi e gli abiti di chissà quale scena. Quando uscì dal vicolo stretto fu invasa dalla luce e da un senso di libertà, una sensazione che si interruppe quasi subito nel vedere una zuffa tra un ragazzo sulla trentina e due ragazzini che cercavano di liberarsi dalla sua presa. Si fermò di nuovo, interdetta, si guardò attorno pronta a chiedere aiuto per i due ragazzini ma notò che già un paio di persone e un vigile stavano arrivando. Rincuorata tornò a puntare lo sguardo sul ragazzo: era alto, magro, con una folta chioma e vestito in maniera discutibile. E mentre si ostinava a trattenere i due ragazzini lanciava loro insulti e minacce. L’arrivo del vigile e delle altre due persone non sembrava turbarlo.
«Bastardo! Ora avrai quel che ti meriti!» pensò Francesca mentre riprendeva a camminare pronta a consolare i due ragazzini che di lì a poco sarebbero stati tratti in salvo. Fece pochi passi prima di vedere  il vigile afferrare i due ragazzini per i polsi. Fu tutto molto veloce: come se si fosse materializzata dal nulla, un’auto della polizia produsse due energumeni in divisa che intervennero sulla scena. Francesca vide il vigile lasciare uno dei due ragazzini che subito tentò invano di fuggire prima di essere ammanettato e spinto dentro la macchina della polizia assieme all’amico.
Francesca non era più sicura di aver capito cosa stesse succedendo, tornò a guardare il ragazzo che stava cercando di sistemare i lunghi capelli in una coda di cavallo. Vide il naso sporco di sangue e trasalì. Si sentì come se quella ferita gliela avesse procurata lei. Distolse lo sguardo dal ragazzo e notò una chitarra e la sua custodia a terra. Gli altri presenti stavano porgendo al ragazzo delle monete che, probabilmente, gli erano stata rubate dai due ragazzini.
Decise di tornare a casa, per quel giorno niente burocrazia.
Entrò in casa, chiuse la porta e vi si appoggiò con le spalle. Ripensò a quello che aveva visto per strada, al cieco e al chitarrista e ai loro capelli lunghi. Scosse la testa sorridendo e decise di andare in cucina a prepararsi una tisana.

«Perché me lo hai fatto?»
Francesca sussultò in preda allo spavento facendo cadere la tazza che aveva in mano.
«Chi c’è?» chiese, ottenendo come risposta un tenebroso silenzio interrotto solo dai rumori che provenivano dall’esterno della casa.
Incredula su quello che stava facendo, si guardò attorno. Si diresse verso il salotto, la porta era socchiusa; si avvicinò lentamente ripensando alle azioni che aveva compiuto prima di uscire. Era sicura di aver chiuso tutte le porte e le finestre. Eppure percepiva una corrente fredda giungere dallo spiraglio lasciato dalla porta davanti alla quale esitò. La sospinse piano e la aprì, il salotto le si mostrò in tutta la sua eleganza, in tutta la sua tetra vuotezza. Non c’era nessuno ma Federica non potè fare a meno di pensare che non c’era Marcello. Sapeva che non c’era nessuno in casa e che, se anche ci fosse stato qualcuno, non avrebbe potuto essere questi a parlare.
Aveva riconosciuto quella voce e sapeva che la persona a cui apparteneva non poteva essere lì.
L’avevano seppellita il giorno prima.

Decise di uscire di nuovo, doveva essere un riflesso del dolore per la perdita di suo marito. Doveva distrarsi, restare in mezzo alla gente. Sapeva che avrebbe sofferto ma non avrebbe mai immaginato di stare male fino a quel punto.
Una volta in strada cominciò a camminare; provava uno strano senso di colpa nel fuggire in quel modo dal dolore, quasi stesse rifiutando il lutto. Cercò di rilassarsi, si sedette sulla panchina di una fermata del tram facendo finta di aspettare.
Due ragazze poco lontane da lei parlavano animatamente dei rispettivi problemi di cuore.
«Cioè, hai capito? Io per lui mi sono tolta il piercing al naso, perché a lui non piaceva ma lui non ha cambiato nulla per me…» questa frase detta da una delle due ragazze fece rabbrividire Francesca che si alzò e riprese a camminare senza sapere realmente dove voleva andare.
Pochi passi e si imbatté in un litigio tra un uomo e un ragazzo decisamente più giovane, vi riconobbe subito il classico scontro generazionale tra un genitore troppo autoritario e un figlio dai gusti troppo moderni.
«… e sappi che se non ti tagli i capelli puoi cominciare a cercarti una casa perché a casa mia non ci entri più…».
Francesca sentì un irrefrenabile impulso di intromettersi nella discussione, senza quasi rendersene conto fermò il ragazzo con una mano ma quando questi si voltò e la guardò, lei vide lo stesso sguardo del suo defunto marito. Si bloccò senza riuscire a proferire parola.
«Perché mi hai tagliato i capelli?»
Francesca non credette ai suoi occhi, quello che stava guardando non era un ragazzo sconosciuto, ora aveva l’intera fisionomia di suo marito.
Corse via terrorizzata senza sapere dove andare, corse senza curarsi di nulla e, infine, si ritrovò in un parco.
«Qui non c’è nessuno e non sono a casa.» pensò mentre cominciava a percorrere viottoli e sentieri che si intrecciavano in mezzo ai prati, ripensò a suo marito. Fu inevitabile, i ricordi, per quanto cercasse di evitarlo, sembravano condurre sempre la memoria a quei momenti in cui Francesca gli chiedeva di tagliarsi i capelli.
Aveva passato tutto il tempo a ripetersi che lui era quasi perfetto, e lo sarebbe stato se si fosse deciso a rinunciare a quel fastidioso vezzo, quella folta capigliatura che gli dava un’aria così trasandata, così ribelle.
Un uomo normale, questo avrebbe voluto lei. Non uno che faceva dei capelli lunghi uno stile di vita.
«Ti ho dovuto seppellire io» ripeté alla memoria del compagno «almeno una volta ti ho visto con i capelli corti. Me lo meritavo.»
Mentre formulava quel pensiero ebbe l’impressione di percepire una presenza alle sue spalle, incuriosita si voltò ma non vide nulla. Solo il cielo che da velato cominciava a diventare grigio. Di lì a poco avrebbe cominciato a piovere.
Cominciò a camminare per tornare a casa e si trovò di fronte una donna dal viso pallido e segnato dal pianto. La donna guardò Francesca e accennò un sorriso ma subito cambiò espressione, prima sorpresa e spaventata, poi triste per scoppiare infine a piangere. «Perché?» Urlò più volte la donna correndo via.
Francesca affrettò il passo, non si sentiva più sicura in quel parco. Inciampò in una radice e quasi cadde, si rialzò e guardò la radice che le aveva causato quella caduta. Le sembrò strano che fosse proprio nel bel mezzo di un sentiero del parco. Non c’erano alberi vicino.
Decise di non pensarci e si rialzò, non riprese a correre ma si diresse comunque verso casa.
Camminò a lungo guardandosi attorno per evitare di fare altri inquietanti incontri. Camminò, percorse vialetti, sentieri, attraversò ponticelli di legno finché si rese conto che si trovava ancora dentro allo stesso parco.
Si chiese come fosse possibile, quello non era un grande parco, non ci andava tutto quel tempo per attraversarlo eppure lei era ancora lì. Si distrasse ancora e nuovamente cadde per terra. Davanti a se vide una ciocca di capelli lunghi.
«Perché me li hai tagliati?»
Trasalì nel sentire quella voce, si voltò per vedere chi le stava parlando ma non vide nessuno. Il parco era letteralmente deserto.

 

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Ciao @Russotto, volevo inserire il mio commento alla fine della seconda parte (che ho già letto), ma rileggendolo vedo che ci sono alcune cose che mi piace segnalare in questa prima parte.

On 6/1/2018 at 19:13, Russotto dice:

Il giorno dopo un funerale è sempre difficile. Da una parte c’è l’effettiva, definitiva condizione di distacco dalla persona che se n’è andata; dall’altra un fastidioso senso di leggerezza per il fatto che ormai tutto è finito e bisogna ricominciare, fastidioso perché vagamente sporcato da un velo di colpevolezza.

Mi piace molto l'incipit secco che inquadra subito la vicenda. Io andrei a capo dopo la prima frase, per staccarla di più e renderla ancora più dura.

On 6/1/2018 at 19:13, Russotto dice:

«Non cambia nulla per te.» pensò parlando ad alta voce mentre si alzava dal letto.

 

On 6/1/2018 at 19:13, Russotto dice:

Quindi, almeno per una volta ho fatto a modo mio.

Qui non mi è chiarissimo come si concordino queste due parti. Se per lei non cambia nulla significa che era abituata a fare le cose  a modo suo e da sola. Poi però sembra che sia la prima volta che fa qualcosa senza il marito e con la libertà di scegliere.

On 6/1/2018 at 19:13, Russotto dice:

Non c’era nessuno ma Federica

Ehmmm, non si chiamava Francesca? :D

On 6/1/2018 at 19:13, Russotto dice:

Cominciò a camminare per tornare a casa e si trovò di fronte una donna dal viso pallido e segnato dal pianto. La donna guardò Francesca e accennò un sorriso ma subito cambiò espressione, prima sorpresa e spaventata, poi triste per scoppiare infine a piangere. «Perché?» Urlò più volte la donna correndo via.

Devo dire che questa parte non l'ho capita.

 

On 6/1/2018 at 19:13, Russotto dice:

Camminò a lungo guardandosi attorno per evitare di fare altri inquietanti incontri.

Suona meglio incontri inquietanti

Questa prima parte funziona bene e accende la curiosità, trovo più interessante il pezzo in cui incontra il vecchio e il chitarrista ed equivoca totalmente sulle situazioni, incapace di andare oltre le apparenze.

Il parco "infestato" con le radici che sbucano all'improvviso è meno incisivo. Insisterei di più sul suo sgomento nel rendersi conto che la sua incapacità di interpretare correttamente le situazioni dipende dal suo non saper andare oltre le apparenze.

La storia funziona ed è ben scritta, ma forse puoi snellire il pezzo nel parco.

:like:

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On 16/1/2018 at 10:15, libero dice:
On 6/1/2018 at 19:13, Russotto dice:

«Non cambia nulla per te.» pensò parlando ad alta voce mentre si alzava dal letto.

 

On 6/1/2018 at 19:13, Russotto dice:

Quindi, almeno per una volta ho fatto a modo mio.

Qui non mi è chiarissimo come si concordino queste due parti. Se per lei non cambia nulla significa che era abituata a fare le cose  a modo suo e da sola. Poi però sembra che sia la prima volta che fa qualcosa senza il marito e con la libertà di scegliere.

In effetti credo di aver scritto pensando che tutti sapessero cosa mi passava per la testa. Di fatto Francesca (sì, Francesca. Mi capita spesso di cambiare nome e poi fare confusione :facepalm: ) si riferisce a tutte le volte che ha chiesto al marito di tagliarsi i capelli per lei e lui ha rifiutato.

 

On 16/1/2018 at 10:15, libero dice:
On 6/1/2018 at 19:13, Russotto dice:

Cominciò a camminare per tornare a casa e si trovò di fronte una donna dal viso pallido e segnato dal pianto. La donna guardò Francesca e accennò un sorriso ma subito cambiò espressione, prima sorpresa e spaventata, poi triste per scoppiare infine a piangere. «Perché?» Urlò più volte la donna correndo via.

Devo dire che questa parte non l'ho capita.

La donna che incontra nel parco e anche il ragazzo che litiga col padre simostrano agli occhi di Francesca come se fossero il marito. La donna dapprima si spaventa poi scoppia in lacrime e le chiede perché riferendosi sempre al fatto che Francesca ha fatto tagliare i capelli a suo marito da morto.

Forse la parte iniziale trae in inganno riugardo al tema del racconto. In realtà non volevo scrivere una storia relativa ai giudizi superficiali che da Francesca aidue personaggi. Il tentativo era di scrivere un racconto horror.

Ciao e grazie per il tuo commento.

Modificato da Russotto

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On 20/1/2018 at 19:21, Russotto dice:

In effetti credo di aver scritto pensando che tutti sapessero cosa mi passava per la testa. Di fatto Francesca (sì, Francesca. Mi capita spesso di cambiare nome e poi fare confusione :facepalm: ) si riferisce a tutte le volte che ha chiesto al marito di tagliarsi i capelli per lei e lui ha rifiutato.

Leggendo più avanti nel racconto si capisce la faccenda dei capelli, rimane un po' difficile capire la personalità della moglie. È una spaccapalle che si è sempre scontrata con un marito ancora più testardo? Io direi che è sempre stata una che comandava e probabilmente l'unica cosa su cui il marito non si è piegato è stato il tagliarsi i capelli. Però è una mia illazione, non lo si comprende dal racconto.

On 20/1/2018 at 19:21, Russotto dice:

La donna che incontra nel parco e anche il ragazzo che litiga col padre simostrano agli occhi di Francesca come se fossero il marito

Questo è chiaro, lo si capisce bene.

On 20/1/2018 at 19:21, Russotto dice:

La donna dapprima si spaventa poi scoppia in lacrime e le chiede perché riferendosi sempre al fatto che Francesca ha fatto tagliare i capelli a suo marito da morto.

Invece non ho capito perché la donna si spaventa vedendo Francesca. È una fantasia di Francesca che vede anche in lei il marito oppure è un fatto reale?

On 20/1/2018 at 19:21, Russotto dice:

Il tentativo era di scrivere un racconto horror.

Il tentativo è riuscito :)

Il racconto mi piace e m i ricorda alla lontana un racconto di Lovecraft di cui non ricordo il titolo, ma in cui c'era un morto che si vendicava di un becchina per colpa del trattamento subito (molto più cattivo che tagliarli i capelli). 

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14 minuti fa, libero dice:
On 1/20/2018 at 19:21, Russotto dice:

La donna dapprima si spaventa poi scoppia in lacrime e le chiede perché riferendosi sempre al fatto che Francesca ha fatto tagliare i capelli a suo marito da morto.

Invece non ho capito perché la donna si spaventa vedendo Francesca. È una fantasia di Francesca che vede anche in lei il marito oppure è un fatto reale?

È una fantasia di Francesca.

14 minuti fa, libero dice:
On 1/20/2018 at 19:21, Russotto dice:

Il tentativo era di scrivere un racconto horror.

Il tentativo è riuscito :)

Grazie, questo mi rincuora.

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"dal vicolo stretto"

humm, penso che la colpa sia mia, ma “vicolo stretto” mi fa sorridere riportandomi alle partite di Monopoli.


"Non c’era nessuno ma Federica non potè fare a meno di pensare che non c’era Marcello."

Poté, meglio una frase in positivo, o forse i tre “non” servono a dare ritmo?

 

"Sapeva che non c’era nessuno in casa e che, se anche ci fosse stato qualcuno, non avrebbe potuto essere questi a parlare.
Aveva riconosciuto quella voce e sapeva che la persona a cui apparteneva non poteva essere lì.
L’avevano seppellita il giorno prima."

Un po' barocco.


Due ragazze poco lontane da lei parlavano animatamente dei rispettivi problemi di cuore.
«Cioè, hai capito? Io per lui mi sono tolta il piercing al naso, perché a lui non piaceva ma lui non ha cambiato nulla per me…» questa frase detta da una delle due ragazze fece rabbrividire Francesca che si alzò e riprese a camminare senza sapere realmente dove voleva andare.

 

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Ok, un vicolo è per sua natura stretto, credo intendessi dire questo.

I tre "non" sono effettivamente troppi.

Le "due ragazze" pur restando due sono troppe (mi sto praticamente bacchettando da solo)

30 minuti fa, Bradipone dice:

"Sapeva che non c’era nessuno in casa e che, se anche ci fosse stato qualcuno, non avrebbe potuto essere questi a parlare.
Aveva riconosciuto quella voce e sapeva che la persona a cui apparteneva non poteva essere lì.
L’avevano seppellita il giorno prima."

Un po' barocco.

Sei nuovamente troppo gentile se credi che io possa capire cosa intendi :asd:. L'unica cosa che posso pensare è che potrei riscrivere meglio questa frase.

Grazie ancora.

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