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Russotto

[EsCarver#1] Chi può giudicare?

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Esercizio #1: Nei racconti di Carver, punti di vista opposti spesso portano ad accesi scambi di parole. Provate a scrivere un racconto in cui due persone litigano.

CHI PUÒ GIUDICARE?

Egidio aveva passato tutta la notte a fissare un foglio bianco senza concludere nulla. Aveva anche acceso il suo computer ma non era andato oltre la solita installazione di aggiornamenti dei vari programmi open source che vi aveva installato. Quando lo sguardo gli cadde sull’orologio nella parte bassa dello schermo vide che questo indicava le quattro e trenta.

«Meno male che domani è sabato. Anzi. Oggi.» disse prima di spegnere il computer e decidere di andare a letto. Si sdraiò senza neanche spogliarsi, non aveva sonno.

Si girò e rigirò tre o quattro volte che gli sembrarono cinquanta poi si arrese e si alzò nuovamente. Uscì sul balcone e si lasciò cadere su una delle sedie di plastica che vi teneva.

Avrebbe dovuto preparare il discorso di presentazione del festival di poesia che si sarebbe svolto proprio a partire dal quel sabato. E non era riuscito a scrivere neanche l’introduzione.

Ascoltò il silenzio della notte per poco più di mezz’ora prima che gli occhi cominciassero a chiudersi. Tornò a letto e si addormentò.

Dormì poco e male. La sveglia puntata per le otto suonò solo una volta prima di compiere una lunga parabola aerea che la vide schiantarsi contro il muro. Quella mattina Egidio non era proprio dell’umore adatto e decise di sfogare la sua ira sull’inerme orologio.

Fu un sacrificio inutile, poco dopo il suo riposo fu nuovamente interrotto dallo squillo del cellulare.

Capì che il sonno di quella notte se l’era giocato; si alzò e rispose.

All’altro capo c’era Marco, un amico di vecchia data che era tornato a farsi vivo dopo molto tempo. L’ultima volta che si erano sentiti avevano vent’anni e in tutto quel tempo ne erano cambiate di cose. Marco si era votato al divertimento e alle discoteche; Egidio, invece, aveva ereditato da una ex fidanzata la passione per la musica rock e per la poesia e il teatro.

La telefonata fu breve e Marco diede appuntamento a Egidio per le nove di quella stessa mattina in un bar del centro. Una volta assieme Marco ricominciò la sua opera di conversione nei confronti di Egidio.

«Allora Gigio, stasera andiamo in una discoteca nuova. Appena aperta. Ho un amico che lavora lì.» esordì Marco.

«Stasera? Non se ne parla, stasera proprio non posso.» ribatté fermamente Egidio.

«Come sarebbe a dire che non puoi? Ma che fai lavori anche il sabato sera?» insistette Marco.

«No, per fortuna no. Ma ho da fare, ho un impegno a cui non posso rinunciare.» Egidio già sapeva dove sarebbe sfociata quella discussione.

«Gigio, ascolta: quando io ti dico andiamo in discoteca non te lo dico perché voglio andare a ballare. Anzi, se proprio lo vuoi sapere ballare per me è una cosa da froci! Io in discoteca ci vado per fottere. Capito? Scopare!» il tono di voce di Marco stava diventando imbarazzante, Egidio cercò di far terminare quella discussione prima di farsi cacciare via dal gestore del bar.

«Marco, ho organizzato una serata di poesia. Sono l’organizzatore, comprì? Questa volta non posso venire.»

Gli occhi di Marco sembravano le canne di due fucili puntati su Egidio il quale temeva per la reazione che avrebbe potuto avere l’amico; anche se in fondo sperava che fosse la peggiore possibile, almeno avrebbe risolto il problema alla radice.

«Tu e le tue cazzo di poesie! Ma ti sei completamente rincoglionito? Ma c’è da scopare almeno?»

«Sì, il pavimento. Dopo che tutti se ne sono andati.» rispose Egidio ostentando una penosa ironia.

Marco scosse la testa e rispose con voce pacata. «Sei un caso senza speranza. Allora, visto che stasera mi lasci solo, dammi uno strappo che devo comprare una camicia.»

I due finirono la colazione poi salirono in macchina e partirono alla volta del negozio indicato da Marco.

Appena Egidio mise in moto l’autoradio si accese e cominciò a diffondere nell’abitacolo le note di “Stairway to heaven” presto interrotte dal dito di Marco che mentre armeggiava con i tasti disse: «Scusa, sento solo se c’è qualcosa di bello per radio.»

«Perché, i Led Zeppelin non andavano bene?» chiese Egidio leggermente infastidito.

«No, tranquillo poi rimetto lì.» lo rassicurò Marco.

«Grazie ma io avrei preferito ascoltarla senza interr…»

«Aspetta! - lo interruppe Marco – Senti questa. Questa piace anche a te.»

Egidio aspettò che il brano finisse giusto per non dare all’amico la possibilità di rinfacciargli di non averlo ascoltato poi sentenziò: «Sei un coprofago musicale!»

«E che sarebbe un coprofago musicale?» chiese stupito Marco.

«Uno come te. Uno che ascolta certa merda. Son tutte uguali queste cose che vi ostinate a chiamare canzoni o più semplicemente “musica da discoteca”. Son tutte la stessa merda.» Egidio fu soddisfatto della sua risposta.

Marco, dal canto suo, cominciò ad armeggiare con i tasti dell’autoradio con evidente nervosismo e alla domanda di Egidio su cosa stesse facendo rispose che stava cercando il modo di far partire la chiavetta USB.

«E cosa ti fa pensare che io abbia una chiavetta USB? - Altra soddisfazione di Egidio, soprattutto quando vide l’espressione inorridita dell’amico – Se stavi pensando di rimettere Stairway to heaven puoi lasciar stare. Era la radio a trasmetterla. Io non mi porto la musica in tasca.»

«Tu sei strano, tu sei molto strano. - commentò Marco. - Ma cosa vi fumate voi artisti?»

«A parte che io non sono un artista ma semplicemente un appassionato di arte, sappi che non ho mai fumato neanche mezza sigaretta. Anzi, stasera potresti fare un salto a vedere la rassegna di poesia. Non credo che diventerai un appassionato ma almeno ti renderai conto che non nuoce gravemente alla salute. E poi sei un mio amico, visto che sono io che organizzo il tutto potresti venire anche solo per farmi il piacere.»

«Sinceramente preferirei venire tra le cosce di una ragazza e sapere che fa piacere anche a lei.»

Erano arrivati al negozio, la discussione si interruppe lasciando spazio alla scelta della camicia.

Pochi minuti dopo i due amici uscirono dal negozio con una borsa a testa.

«Per essere uno che non ne capisce un cazzo di come si vive hai buon gusto in fatto di camicie.» disse Marco come ringraziamento verso Egidio per avergli dato consigli sulla camicia da comprare.

«Anche questo è merito della mia ex fidanzata, lei era esperta, si occupava di moda.» rispose Egidio.

«Perché “anche”? Cos’altro ha fatto?»

«Mi ha trasmesso la passione per il teatro e la poesia.»

«Bravo, hai fatto bene a lasciarla. Se stavi ancora con lei a quest’ora le scriveresti pure le poesie.» disse Marco con manifesta indignazione.

«Quindi non ti vedrò alla serata di poesia?» domandò Egidio sperando in un “no”.

«Egidio, ascolta. A me va bene tutto ma se proprio te lo devo dire… non ti offendere… a me la poesia mi fa proprio cagare!»

Erano a pochi passi dalla macchina di Egidio che si fermò deciso a mettere fine a quella guerra ideologica che era iniziata da quando dopo tanti anni si erano ritrovati.

«Ah sì? Dunque sentiamo: che poesie hai letto o sentito? Qual’è stato quel poeta che ti ha fatto lo stesso effetto di una prugna?» chiese Egidio con tono inquisitorio.

«Ma come cazzo parli? Comunque non ho bisogno di sentire le poesie per sapere che mi fanno cagare! E adesso andiamo.» tagliò corto Marco.

«Aspetta un attimo. Tu come fai a capire se una cosa ti piace o no se non la conosci?»

«Tu come fai a sapere che la merda ti fa schifo? L’hai assaggiata?»

«Le poesie non puzzano.» Egidio era fermamente intenzionato a far arrabbiare l’amico.

«Cosa c’entra? Le cipolle puzzano, la gorgonzola puzza, i formaggi stagionati puzzano eppure la gente li mangia. Ma non mangia la merda!» urlò Marco spazientito.

«Scommetto che le ragazze che ti scopi in discoteca scapperebbero inorridite se sapessero che mangi le cipolle. E comunque la merda è un rifiuto del nostro corpo, che senso avrebbe riportare dentro quello che si è appena espulso?»

«Te devi avere espulso il cervello! E comunque spiegami com’è che siamo finiti a parlare di merda e cipolle? Io stasera volevo farti scopare! Se non ti va dillo, io non ho nulla contro i froci.» Marco riprese a camminare verso la macchina.

«Ci vieni sì o no alla serata di poesie?» chiese Egidio restando immobile.

Marco si fermò, attese un attimo poi tornò indietro.

«Egidio, io non so cosa ti ha fatto quella, ma tu non puoi costringermi a venire alla tua serata. Falla pure se vuoi, non mi interessa. Vuoi sentirti colto? Fai pure se credi. Ma a me delle tue poesie non frega un cazzo. Non è che costringendomi mi farai cambiare idea. Io sono così, sarò sbagliato ma che ci posso fare? Vuoi chiamarmi tamarro? Fai pure, se questo ti fa stare meglio. Ma io sono sincero, ti dico le cose come le penso. Tu ti nascondi dietro quella facciata da persona istruita, intelligente e colta. Io sono cresciuto per la strada. Non ho mai avuto nulla.»

«Non ti sto costringendo a venire alla serata. Non ho bisogno del tuo permesso per organizzarla e non mi sento e non me ne frega nulla di sentirmi colto. Non ho mai dubitato della tua sincerità e soprattutto non mi nascondo dietro un bel niente. Non vuoi venire, basta che mi dici di no. Ma, visto che tu non vuoi essere costretto a sentire delle poesie che fanno cagare, spiegami perché mi devi costringere a sentire quello schifo che ti ostini a chiamare musica? E perché mi chiedi sempre di venire in discoteca con te? Allora? Chi è quello che costringe? Io non ti ho mai chiamato tamarro mentre tu poco fa mi hai dato del frocio. Per quel che mi riguarda puoi tornare a piedi visto che sei cresciuto per strada.» così dicendo Egidio si avviò verso la macchina ma si fermò quasi subito e si voltò.

«Dimenticavo – disse – io sono orfano. Da sempre. Non ho mai conosciuto i miei genitori. Ho cambiato tre famiglie affidatarie e quando ho compiuto diciott’anni ho sfanculato anche la quarta.»

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