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Mari

[EsCarver#1] L'amore non è bello se non è litigarello

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Esercizio #1: Nei racconti di Carver, punti di vista opposti spesso portano ad accesi scambi di parole. Provate a scrivere un racconto in cui due persone litigano.

 

 

L'AMORE NON È BELLO SE NON È LITIGARELLO

 

- Ciao Luigi, già sul computer?

- Evidentemente… - dice in tono sarcastico indicando il pc sulle sue ginocchia - dove sei stata?

Ero a fare la spesa, non vedi che sono carica come un somaro?

- Mmh vero, vuoi una mano a scaricare l’auto?

- Secondo te?

- Boh, se non me lo dici tu…

Cristo Santo! Sì, mi serve una dannata mano! Ho la macchina piena e queste maledette scale mi uccidono, l’ascensore è ancora guasto.

- Dammi tre minuti che chiudo una cosa al pc e arrivo.

Il tempo passa, ma Luigi resta al PC. Dopo dieci minuti buoni, spegne tutto e si avvia verso la porta di casa, giusto in tempo per toglierle dalle mani della moglie le ultime due borse. Lei, sudata e senza fiato, lo incenerisce con lo sguardo.

Cosa cucini oggi, non ho fatto colazione, non c’era nulla, non c’è mai un cazzo in questa casa!

- Sono andata a fare la spesa proprio per quello, sai: la roba non nasce spontaneamente nella dispensa, va comprata!

Quanto sei acida! Sono solo le undici e sei già incazzata! Se il buongiorno si vede dal mattino…

Tesoro, forse dipende dal fatto che sono già stanca: mi sono alzata alle sei per pulite casa, ho portato fuori la spazzatura, ho steso una lavatrice di panni, ho portato i bimbi ai campi solari e poi sono andata al supermercato. Mi sa che ho fatto più cose io in queste cinque ore che tu in tutta la settimana.

- Io ho lavorato al PC.

Già, lavorato. Dura la vita! Una settimana che sei in ferie e non hai staccato il muso da quel dannato coso: me lo chiami lavoro?

- Se anche mi svago un po’ dopo aver lavorato tutto l’anno come un dannato, non è che faccio del male a qualcuno, mi pare.

Lui ha bisogno di svagarsi, certo! E io? Quando mi posso svagare un po’ pure io? Non ho mai un attimo di tregua!

- Non ti ho mica detto io di alzarti alle sei per pulire, mi pare. Non era nemmeno tanto sporco da giustificare una levataccia del genere, lo avresti potuto fare con calma oggi pomeriggio, ma tu devi sempre fare le cose per poi sbattermele in faccia, vero? Adesso mi sono rotto il cazzo, me ne vado: ci vediamo a pranzo.

- Sempre che ti cucini qualcosa!

- Mangerò un panino. Quando non ci sei mica muoio di fame, mi pare.

Esce, sbatte la porta e Camilla sbuffa stizzita. Ogni volta finisce per litigarci. Quando lui lavora, perché non è mai a casa, quando è a casa in vacanza, perché la trascura per stare al PC: ogni piccolo pretesto è valido per una discussione. Pensare che lei lo ama da impazzire e che ancora adesso, dopo dieci anni di matrimonio, le tremano le gambe quando lo guarda o quando lui la sfiora anche per sbaglio. I rapporti si sono raffreddati parecchio rispetto ai primi anni e l’arrivo dei due marmocchi a distanza ravvicinata tra loro ha spento ogni entusiasmo. La sera Camilla è sfatta, si addormenta sul divano tra le due pesti che saltellano ancora e al mattino deve cominciare a trottare presto per far rientrare tutti gli impegni nelle ore che ha a disposizione: una vita di merda come la definisce lei.  Ama le due creature demoniache che non fanno altro che mettere in disordine tutto e litigare tra loro e adora suo marito anche se la trascura un po’, ma vorrebbe qualcosa di più. Non sa nemmeno lei cosa, ma questa routine la sta uccidendo e la rende irritabile e acida. A volte sogna di poter prendersi una pausa, andare da qualche parte dove non sia obbligata a pulire, cucinare e fare le solite cose di sempre. Le basterebbe che, ogni tanto, Luigi la abbracciasse, le levasse dalle mani la scopa o lo straccio e la baciasse come faceva qualche anno prima e che facesse l’amore con lei lì dove si trovano, in cucina o in salotto, senza aspettare l’allineamento dei pianeti ogni volta e senza preoccuparsi di dove siano i bimbi o a che ore siano.   

I bambini! Cazzo, mi devo sbrigare: devo andare a prenderli.

Si scapicolla giù dalle scale e sfreccia con la sua utilitaria per le strade ignorando le più elementari regole del codice della strada per non arrivare per ultima a prendere i due piccolini: nessun bimbo vorrebbe mai essere l’ultimo a essere preso. Arriva in tempo, visto che ci sono ancora parecchi mocciosi in attesa dei genitori. Laura e Luca le corrono in contro e la sommergono di abbracci, di chiacchiere e di domande e la serenità scende nel suo animo: per lei sua famiglia è tutto e, potendo tornare indietro, rifarebbe tutto allo stesso modo. Le casca l’occhio sul cartellone delle attività del giorno: in cima c’è la data di oggi, 7 luglio 2017. Sorride d’istinto, socchiude gli occhi e sussurra ai due mostriciattoli che non smettono di saltellarle sui piedi:

- Sapete che giorno è oggi?

-  No, che giorno è? – cantilenano in coro i due monelli

- Dodici anni fa, proprio come oggi, io e papà ci siamo fidanzati.

- E io c’ero?

-  Solo nei miei sogni, Laura.

-  Allora facciamo una festa?

-  Luca, mi sembra un’ottima idea.

Tornando a casa, si ferma a compare delle pizze e un dolce, sperando che a Luigi sia passato il nervoso per lo screzio della mattina e che apprezzerà il suo pensiero.

Al suo arrivo Luigi è già a casa e ha addirittura apparecchiato la tavola.

-  Ecco i miei mostri! Vi siete divertiti?

-  Sì, siamo stati in piscina e anche al parco giochi

-  Che bello! Tuo fratello ha fatto il bravo?

- No! È il solito dispettoso e lo odio – dice mentre gli fa una linguaccia e lui le molla un pizzicotto sul braccio

- Basta! A lavarvi le mani che io e la mamma prepariamo da mangiare. Che si mangia?

- Pizza! – urlano in coro i due terremoti mentre corrono, spingendosi, a lavarsi le mani

Camilla mette la pizza in tavola e guarda in modo sospettoso Luigi che ha un’espressione strana, ha l’impressione che le stia nascondendo qualcosa.

-  Che c’è? Hai un’aria strana – gli chiede mentre i bimbi divorano la pizza guardando un cartone animato in tv.

-  Assolutamente nulla.

Lei lo guarda con un’espressione incredula, lui si stizzisce

- Secondo te c’è sempre un complotto… che palle!

Se facessi meno il misterioso non sarei sospettosa. Dopo la litigata di prima mi aspettavo avessi il muso, invece sei di buon umore.

- Scusa se non mi sono tagliato le vene!

- Che stronzo – gli bisbiglia tra i denti per non farsi sentire dai ragazzini e si alza per levarsi Luigi dalla vista: vorrebbe cavargli gli occhi. In momenti come questo, vorrebbe odiarlo, così soffrirebbe meno, ogni volta invece ci resta male e la cosa la rende ancora più odiosa.

- Ma la festa, mamma? – Chiede Luca eccitato.

- Amore, adesso la facciamo. Finisci la pizza.

- Festa? Che festa?

- La festa di fidanzamento! – cantilena Laura alzando gli occhi al cielo come fa Camilla quando lo rimprovera.

- E chi si fidanza? Laura, mi devi dire qualcosa? Mi sembra un po’ prestino…

- Ma no! Tu e la mamma!

Tutti ridono e Camilla si arrende: addio sorpresa. Un po’ è delusa dal fatto che non ci sia proprio arrivato da solo a ricordarsi della ricorrenza, ma non è mai stato uno molto attento alle date. Apre il dolce e mette le fette sui piattini.

- Auguri allora, Camilla.

Le si avvicina e la bacia sfiorandole appena le labbra, proprio come aveva fatto quel pomeriggio di dodici anni fa. I bimbi applaudono felici: non è una cosa che vedono tutti i giorni, dopotutto. Lei arrossisce e ha il cuore a mille “si è ricordato il nostro primo bacio, Dio come lo amo”.

-  Sai, anche io ho una cosa per te, Camilla.

-  Per me? E perché?

Perché non sei l’unica ad aver ricordato che giorno è oggi. È una settimana che ci lavoro e finalmente oggi ci sono riuscito.

Tira fuori da un cassetto una busta e la porge a Camilla. Le tremano le dita mentre la apre. Ci sono due biglietti aerei per Corfù e un programma per quello che sembrerebbe un viaggio. Lei lo guarda con gli occhi lucidi e lui sorride, soddisfatto per la sua reazione.

Sei stato tutta la settimana al computer per questo motivo?

- Sì, volevo farti una sorpresa. Ho pensato che una settimana di ferie te la meriti, non ti pare?

- E io che ti ho pure rimproverato, scusami! Ma i bimbi?

Non importa. I bimbi niente: la prossima volta verranno con noi. Questa volta solo tu e io. Loro andranno al mare con i nonni.

- Evviva! Andiamo al mare. Che bello! – urlano i bimbi che adorano stare nella casa sulla spiaggia dei nonni.

Luigi abbraccia Camilla rendendola la donna più felice del mondo.

- Non sono poi così male come marito, dopotutto, no?

- Insomma... a volte vorrei ucciderti, ma ti amo da morire.

- Lo so. Anche tu sei una grandissima scassapalle, ma ti amo.

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Oggi che la connessione regge ho modificato un po ' la formattazione. Spero di non aver trasgredito a qualche  regola.

 

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Che teneri che sono questi due :love:.

Complimenti @Mari , il racconto è molto realistico e narrato con la giusta ironia. In qualche punta pare tradire una certa frettolosità nella stesura ma forse è una scelta stilistica fatta con cognizione di causa. Comunque in alcuni punti mi ci sono riconosciuto.

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Ciao Mari!

Il tuo racconto segue il tema di Carver, la litigata tra marito e moglie è un classico: botta e risposta tra un marito immobile e la moglie superfaccendata, entrambi che vogliono aver ragione e la lite che scoppia. 
La donna riveste il ruolo di chi si sente in bisogno di prendere le redini, di gestire le cose anche a costo della levataccia perché quello sfaccendato del marito non ne ha granché voglia. Ed è facile schierarsi da un lato o dall'altro, pure io sono dell'indea che le ferie siano sacre, ma alla fine il dovere non si può evitare per sempre. la lite è stesa bene, lo scoppio della moglie, forse già alterata dal mattino, è arrivato al culmine appena è venuta in contatto con il marito. Lui, probabilmente assente dagli stessi ragionamenti, cerca di difendersi ed attaccare anche a costo di sembrare pesante pur di non rivelare il suo reale fine. Qui il marito sembra crudele, a costo di salvare la sorpresa risponde all'attacco verbale rischiando di mettere in pericolo il loro rapporto.
I figli sembrano a tratti d'impiccio, a tratti no, ancore per non far cedere ne la moglie ne il marito. Alla fine tutto si risolve, con il colpo di sorpresa: una settimana di ferie solo solo due e i marmocchi dai nonni, per un anniversario tranquillo.

Ho trovato strano il rapporto con i bambini, sembra che siano d'impiccio per la moglie, forse stanca del loro carattere esuberante e fuori controllo? Hai scritto che il mattino li aveva portati ai campi solari, che non ho ben capito cosa sono ma sembra una scuola quella dove poi andrò a prenderli.

Il marito rinuncerà alla colazione perché non c'è nulla in casa e poi avanza dicendo di poter mangiare anche senza di lei, questa frase è un contronsenso ma del personaggio e non dell'autore e quindi ci sta perché anche nella vita reale ne abbiamo quando siamo arrabbiati.
In fin dei conti mi piace, c'è il tuo timbro sopra, si sente la tua mano che ha un chessocché di riconoscibile, rendi tutto scorrevole e non pesante :)
Grazie per aver partecipato all'esercizio, spero di trovarti anche al prossimoe perdona il ritardo del commento ;)

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