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karl

Atti osceni in luogo pubblico

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(pre-scriptum: non vorrei essere bannato prima ancora di incominciare, ho letto le regole, penso di aver fatto tutto giusto ma non ne sono sicuro, scrivo da una postazione aliena e ho avuto problemi con la formattazione, sorry se ho sbagliato qualcosa)

 

Trafalgar Square, 3 febbraio 2017.

Era da poco spuntata l’alba e si preannunciava una giornata come tante: fredda, piovigginosa a oltranza, madida di smog che penetrava nelle ossa e le faceva gemere di malcelato fastidio. Radi ombrelli attraversavano velocemente la piazza ancora assopita.

Ai piedi di uno dei quattro leoni che sorvegliavano la colonna di Nelson stavano avvinghiate due figure nude, in atteggiamento non equivoco: un agente di polizia si avvicinò con circospezione e fissò incredulo la scena che gli si presentava di fronte in tutto il suo realismo. Dopo un istante, elaborato lo sconcerto, iniziò a soffiare con forza nel fischietto di ordinanza. Nulla, i due non si mossero. Il Bobby urlò ordini con voce strozzata, estrasse lo sfollagente e lo agitò minacciosamente nella loro direzione. Finalmente i due si sciolsero dall’abbraccio e si voltarono verso il poliziotto con aria smarrita. Nessuna parola, nessun gesto, nessuna intenzione di rivestirsi. Peraltro, non c’era traccia di vestiti lungo tutto il perimetro dell’obelisco. Il poliziotto chiamò la centrale, arrivò un cellulare sul quale i due furono caricati, addobbati con le coperte in dotazione e portati a Scotland Yard.

La nebbia, unita alla sorpresa, aveva impedito all’agente di notare alcune peculiarità che divennero evidenti non appena si tentò di procedere all’identificazione: i tratti erano indubbiamente umani, di un uomo e una donna di statura superiore alla media, ma il colore della cute tendeva all’azzurrognolo e le iridi brillavano incandescenti, come accese da un rosso fuoco.

Lo stupore degli inquirenti e il reiterato mutismo degli sconosciuti non impedì tuttavia la prosecuzione del consueto iter burocratico con la loro traduzione immediata di fronte alla Corte.

Il giudice non era avvezzo a perdere tempo in quisquilie di secondaria importanza e sentenziò:

- Gli imputati sono condannati per atti osceni in luogo pubblico, occultamento di identità e immigrazione clandestina. Otto mesi di reclusione. La sentenza è immediatamente esecutiva.

Si ritirò, lasciando Scotland Yard in preda a interrogativi di non piccolo conto. I due sconosciuti avrebbero potuto rappresentare un pericolo? Per sé? Per gli altri? Forse anche per la sicurezza nazionale? Inoltre Glenn Turow, l’ispettore capo, ardeva dalla curiosità di conoscere i motivi delle peculiari singolarità fisiche presenti nei due condannati e voleva rinviare per quanto possibile la loro traduzione nelle patrie galere. Compose un numero, rispose il centralino del Dipartimento di Antropologia forense. Chiese del professor Von Frankenstein.

- Ciao Glenn, qual buon vento, o tempesta potremmo dire, dal momento che mi chiami di persona...

- Scusami Viktor, penso che faresti bene a fare un salto in centrale... sì, so che sei molto occupato, ma ho qualcosa da mostrarti che ti ripagherà del tempo perso... no, subito... non posso anticiparti niente per telefono... va bene, ti aspetto!

Un’ora dopo, Glenn e Viktor se ne stavano, muti e riflessivi, nello studio dell’ispettore.

Infine l’antropologo ruppe il silenzio:

- Te lo ripeto per l’ultima volta, Glenn, non sono umani. Non esistono né razze né etnie che presentano quei caratteri. Non sono frutto di mutazioni. Non solo le iridi e il colore della pelle, anche altri particolari anatomici meno appariscenti ma che ho rilevato depongono per il fenotipo di un genoma che non si è mai sviluppato sul nostro pianeta.

- Ti credo Viktor, ma come sono arrivati fin qui? E adesso che possiamo fare?

- Occorre cercare di comunicare con loro e informare il mondo scientifico di questa eccezionale scoperta. Avremo bisogno della collaborazione di molte competenze, di molti laboratori, di molti scienziati.

Al termine del colloquio fu adottata una decisione condivisa: i presunti alieni, provvisoriamente registrati come Numero 1 e Numero 2, sarebbero stati temporaneamente ospitati nel laboratorio di Antropologia forense, in due gabbie che erano servite in passato per lo studio dei primati, in attesa di decisioni. Il premier britannico, opportunamente avvertito, aveva dato il suo assenso all’operazione, raccomandando un assoluto riserbo.

Nel frattempo, Numero 1 e Numero 2 erano stati rivestiti con indumenti recuperati dal magazzino e sembravano tranquilli, pur avendo rifiutato con un cenno il cibo offerto; distesi sulle cuccette della cella non parlavano, non rispondevano alle domande, sembravano come assorti in meditazione. La notizia aveva iniziato a trapelare all’esterno e si rincorrevano voci sull’arresto di pericolosi terroristi; a questo punto Glenn e Viktor decisero per un trasferimento immediato, prima dell’inevitabile assedio da parte di cronisti e curiosi. Nel giro di un’ora Numero 1 e Numero 2 erano al sicuro, collocati in due gabbie dello stabulario, comunicanti ma separate da un’inferriata chiusa con un lucchetto.

Viktor e Glenn si erano sistemati nell’ufficio dell’antropologo per organizzare il fitto programma per l’indomani, una giornata che si annunciava impegnativa. Jim Easting, un dottorando in esobiologia che stava svolgendo uno stage presso il Dipartimento, era stato incaricato di sorvegliare e annotare ogni eventuale anomalia di comportamento dei prigionieri. All’esterno dell’edificio due agenti armati, in borghese.

Stava scendendo la notte, Jim si accorse che Numero 1 e Numero 2 si erano avvicinati alle sbarre, i loro occhi incandescenti lo stavano fissando. Una voce metallica dalla cadenza londinese interruppe il silenzio teso che si era creato nella stanza:

- Liberaci per favore, abbiamo conosciuto questo mondo a sufficienza; abbiamo imparato la vostra lingua, studiato le vostre leggi, indagato la vostra storia e i vostri costumi; ora possiamo tornare a casa a riferirlo.

Aveva parlato Numero 1.

Jim era rimasto impietrito, non sapeva che fare e neppure cosa dire.

Intervenne Numero 2, con la stessa voce metallica anche se con un’impronta più femminea:

- Comprendiamo il tuo stupore ma non devi avere paura. Abbiamo letto le vostre menti, nella tua abbiamo trovato la necessaria empatia. Se non ci permetti di andarcene ora, i tuoi simili ci terranno prigionieri per sempre, forse ci vivisezioneranno. La paura dell’ignoto e dello straniero è un istinto troppo forte e radicato nel tuo popolo. Anche la volontà di dominio è una forza potente. Vorranno conoscere la tecnologia che ci ha permesso di attraversare l’universo e non ci crederebbero se gliela illustrassimo. Puoi decidere solo tu e devi deciderlo subito, dopo sarà troppo tardi. Jim esitava, pur condividendo i timori espressi non voleva assumersi una responsabilità così grande.

Infine si fece coraggio e domandò, con voce tremante:

- Da dove venite? Siete venuti in pace? Come avete viaggiato? - Poi il fiato gli venne meno e attese.

- E’ giusto che tu ci ponga queste domande, è giusto che ti rispondiamo. Poi la decisione sarà solo tua – rispose Numero 1, che proseguì – Il nostro mondo dista 500 anni luce dalla Terra, voi l’avete da poco scoperto e l’avete denominato Kepler-186f. Il nostro popolo è pacifico, a differenza di quello che abbiamo colto essere il vostro. La nostra esplorazione è mossa solo dal desiderio di conoscere e di non sentirci soli nell’universo. Quando i nostri scienziati hanno individuato il vostro pianeta come potenzialmente abitabile da una specie simile alla nostra, ci hanno inviato in veste di esploratori. Non siamo ambasciatori, non ne abbiamo la facoltà. Dobbiamo tornare e riferire. Da quanto abbiamo appreso nel leggere le menti dei vostri governanti, dubito che il nostro popolo voglia allacciare rapporti con il vostro, decideranno gli anziani. Se non ci lascerai partire dovremo sopprimerci, la nostra gente capirà il motivo per cui non siamo tornati. La scelta adesso è tua, è sufficiente che tu apra l’inferriata che ci divide.

Jim, che era rimasto in apnea per tutto il tempo, espirò con forza e balbettò:

- Ma, se vi libero, come farete a tornare?

Rispose Numero 2:

- Esiste una forza che non appartiene alle leggi fisiche da voi conosciute, o che forse non avete ancora riconosciuto: l’energia universale dell’amore.

In quel momento Jim udì un rumore di passi, intuì che Glenn e Viktor erano in procinto di entrare nello stabulario, si precipitò ad aprire la prima gabbia, poi il lucchetto tra le due, infine si ritrasse all’esterno.

Numero 1 e Numero 2 si avvicinarono, si spogliarono, si abbracciarono, si congiunsero e svanirono in un istante.

- Buon viaggio di ritorno – mormorò Jim, mentre un sorriso triste gli incorniciava il viso.

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Guest IlConteDiMontecristo

Era da poco spuntata l’alba e si preannunciava una giornata come tante: fredda, piovigginosa a oltranza, madida di smog che penetrava nelle ossa e le faceva gemere di malcelato fastidio. Radi ombrelli attraversavano velocemente la piazza ancora assopita.

Bell'incipit, ma l'ultima frase spezza tutto. Prova ad allungarla o a legarla con il precedente periodo, renderebbe decisamente meglio.

Lo stupore degli inquirenti e il reiterato mutismo degli sconosciuti non impedì tuttavia la prosecuzione del consueto iter burocratico con la loro traduzione immediata di fronte alla Corte.

Metterei il termine "tuttavia" in un inciso. La parte sottolineata, a mio avviso, è troppo tecnica.

- Ciao Glenn, qual buon vento, o tempesta potremmo dire, dal momento che mi chiami di persona...

Mi sembra un discorso diretto un po' troppo forzato. 
Ciao Glenn, qual buon vento! Come mai mi chiami di persona? È successo qualcosa di grave?
(buttata un po' "ad mendulam canis").

anche altri particolari anatomici meno appariscenti ma che ho rilevato depongono per il fenotipo di un genoma che non si è mai sviluppato sul nostro pianeta.

Incasinato. Prova con:
...oltre alle iridi e il colore della pelle, ho rilevato particolari anatomici meno appariscenti; e depongono per il fenotipo di un genoma che non si è mai sviluppato sul nostro pianeta.
(Come sopra)

- Occorre cercare di comunicare con loro e informare il mondo scientifico di questa eccezionale scoperta. Avremo bisogno della collaborazione di molte competenze, di molti laboratori, di molti scienziati.

 

 Al termine del colloquio fu adottata una decisione condivisa: i presunti alieni, provvisoriamente registrati come Numero 1 e Numero 2, sarebbero stati temporaneamente ospitati nel laboratorio di Antropologia forense, in due gabbie che erano servite in passato per lo studio dei primati, in attesa di decisioni. Il premier britannico, opportunamente avvertito, aveva dato il suo assenso all’operazione, raccomandando un assoluto riserbo.

Qui è passato del tempo, quindi avresti dovuto lasciare dello spazio. Di certo lo hai fatto, ma non si capisce. Per evitare di lasciare l'interlinea quando vai a capo, basta che schiacci invio e il tasto "maiusc".

Nel frattempo, Numero 1 e Numero 2

Mettili in corsivo.

E’ giusto che tu ci ponga queste domande, è giusto che ti rispondiamo.

Due punti o punto e virgola al posto della virgola.

 

In genere la fantascenza non fa per me, ma questa volta il racconto mi è piaciuto.
Il finale lo rifarei, la "forza universale dell'amore" non mi convince per niente.
Lo stile mi pare un po' troppo stoppato da punti fermi: hai fatto decisamente di meglio.
 

Alla prossima, Karl.

 

*Tutto quello che ho detto è soggettivo.

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Qual è il fulcro di questo racconto? In genere nei racconto brevi o brevissimi il fulcro è la sorpresa finale, possiamo prendere come paradigma il racconto "sentinella" di Brown. Qui invece è tutto molto “telefonato”: che i due siano alieni lo so sin da subito per una serie di indizi, dalla tag “fantascienza” dalla data “3 febbraio 2017” e quindi non è di certo una sorpresa. Nel racconto gli inglesi fanno la parte dei cretini mettendo un solo pirla a sorvegliarli, beh che gli inglesi lo siano è ben noto basti pensare ai “magnifici cinque”. Jim Easting mi sembra uno stupido che si fida subito di quanto dicono gli alieni senza nessuna prova e mi sarei aspettato che dopo averli liberati questi avrebbero inviato un esercito invasore., ricordi “arma non convenzionale” film del 1990, dove l’alieno cattivo prima di squartare tutti dice “vengo in pace”? Diverso sarebbe stato se avesse assistito a torture degli alieni e si fosse mosso a pietà. Il comportamento delle autorità è scorretto perché troppo blando, non troppo severo: gli alieni che sono giunti non invitati e senza preavviso vanno posti in isolamento assoluto, le malattie hanno spesso aiutato i conquistatori ad esempio il vaiolo è stato il miglior alleato degli spagnoli contro gli inca, sorvegliati 24 ore su 24 perché non si sa che tecnologia producano. Infine se il fulcro del racconto è il modo di viaggiare per mezzo del sesso ci vogliono più descrizioni dell’atto.

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grazie bradipone, osservazioni interessanti, le tue. Mi daranno da pensare per una eventuale revisione. Purtroppo per motivi familiari non ho il tempo per risponderti, faccio una connessione lampo ogni tanto, e temo che sarà così ancora per parecchio tempo. Grazie ancora.

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karl, ci stai già lavorando?

Mi farebbe piacere farci due chiacchiere con te, ma al momento sono impicciato e non riuscirei a farlo come credo vada fatto.

Dimmi se tra qualche giorno sono ancora in tempo.

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sì, Pan, sei sempre in tempo, io purtroppo ho problemi di una certa rilevanza che mi impediscono di essere presente, tra l'altro non possiedo né possiederò diavolerie tipo smasrtphone per cui mi connetto solo ogni tanto e solo da casa quando ci sono e qundo ci riesco. Ora ci sono riuscito e anche a me piacerebbe ascoltare le tue chiacchiere. Metterci mano ce le potrei mettere solo tra un po'. Grazie del passaggio

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Yeah. Allora organizzo le idee e butto lì i miei due centesimi. Sempre tutto molto personale, quindi ovviamente sei libero di farne quel che ti pare.

Mi spiace che tu sia incasinato. Non ti preoccupare, collegati quando puoi. Chiedevo solo per sapere se poteva esserti utile.

Non la prima volta (né la seconda, in verità) che mi sento dire "Ah, ma l'ho già riscritto daccapo", oppure "Non mi piace più, ho deciso di non perderci altro tempo".

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