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Russotto

Naufragando in un mare di parole e incomprensioni. (Prima parte)

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Commento

Personaggi:

Octav – padre

Alida – madre

Ana – figlia

Teodor – figlio

Iacob – giornalista

Madalina – amica di Ana

Coralia – fidanzata di Teodor

Estera – governante

Fiodor – fidanzato di Ana

Casian – amico di Teodor

Iustinian – vicino di casa

Ilinca – vicina di casa

 

ATTO PRIMO

La scena rappresenta il salotto di casa Eminescu. Al centro è situato un tavolino con quattro sedie, sullo sfondo è presente una libreria. A sinistra c’è un mobiletto con il telefono (un cordless), a destra un tavolino basso con dei liquori, dei bicchieri e qualche rivista.

All’apertura del sipario Octav entra in scena con un libro in mano e va a riporlo sulla libreria. Dopo aver posato il libro prende un foglio e lo scruta per un attimo poi comincia a parlare.

Octav La deriva semplicista e disordinata che sta assumendo la nostra lingua rischia di impoverire il patrimonio lessicale di cui quest’ultima è stata padrona per secoli.

Alida (entrando da sinistra) Ah, eccolo lì. Non smetti mai eh? (comincia ad armeggiare con qualsiasi cosa si trovi in scena)

Octav Smetto di fare cosa?

Alida Figuriamoci se capisce (continua a maneggiare tutto con nervosismo crescente).

Octav osserva la moglie in attesa di una risposta che non arriva. Entra Ana da sinistra.

Ana Pa’, ma’. (si sdraia sul divano e comincia a trafficare col cellulare)

Alida Ecco! Viene e se ne va.

Octav Mia cara, mi duole contraddirti ma Ana non ha affatto preso congedo.

Alida Octav! Per favore… eh?

Ana Ma’, pa’ diceva che non sono andata. Cioè che son qua.

Alida No, non è possibile. In questa casa… non è possibile.

Ana Dai mami, sai che lui si è fermato a qualche secolo fa.

Octav (prendendo un lungo respiro) Stavo giusto enucleando una personale riflessione circa la decadenza formale che da qualche…

Alida Mio Dio! Octav! Qui non siamo all’università! Parla come una persona normale!

Octav Innanzitutto, mia cara, non ritengo sia necessario incomodare gli dei ogni qualvolta si discute di cotali inezie, peraltro accollando loro l’incombenza di prendere parte alle nostre futili divagazioni. Ad ogni…

Ana Ecchecazzo papi! Siamo nel ventesimo secolo!

Octav Ventunesimo Ana, ventunesimo.

Ana Ventesimo, ventunesimo. Che differenza fa? Non siamo più nel Medio Evo, potresti parlare come tutte le persone normali.

Octav Cosa c’è di anormale nel mio modo di esprimermi?

Ana Papi, hashtag: parla normale!

Octav lascia cadere il foglio che tiene in mano poi si tiene alla libreria con una mano come se fosse in preda a un malore mentre con l’altra si tocca la stessa con la medesima intenzione.

Octav Allora tu lo fai apposta! Dimmelo figlia! Ammettilo! E’ forse la natura stessa della mia professione? Forse che tu ritieni in qualche modo anormale esprimersi adottando un linguaggio forbito e privo di inutili quanto inopportuni neologismi originari…

Alida Octav! Per favore! Ti dico solo: “Per favore!”

Octav Cosa, Alida? Quale genere di favore vorresti che facessi per te? Perché, dimmi perché non ti riesce di completare una frase?

Alida e Ana rispondono sovrapponendosi.

Alida Octav! Per favore! Te lo ripeto. Io non so più come dirtelo. Possibile che tu non riesca a capire? No perché un po’ va bene ma poi basta. Non è che puoi pretendere che tutti stiano a sopportarti. Scusami tanto ma non possiamo stare tutti dietro ai tuoi capricci. Abbiamo cose più importanti che badare alla sintassi, ai verbi, alle congiunzioni.

Ana Papi, qua non sei al lavoro. Vivi e parla come una persona normale. Noi non vogliamo diventare scrittori o giornalisti. Varietà papi. Varietà. Siamo nell’era di internet, della comunicazione globale. Anziché continuare a stressare con le tue lezioni di lingua dovresti provare a imparare tu qualche nuova parola tipo hashtag, link, follower, tweet.

Lo squillo del telefono interrompe madre e figlia. Teodor entra di corsa e prende il telefono.

Teodor (rivolto ai presenti) Just in time! (al telefono) Hallo?

Octav Teodor!

Teodor Sì… sì è mio padre, glielo passo subito. (al padre) Papà, è per te.

Octav (avvicinandosi a Teodor per prendere il telefono) La prossima volta di’ pronto. (al telefono) Parla il professor Octav Eminescu. (moglie e figli scimmiottano il suo modo di rispondere al telefono)… Buongiorno a lei signor Tataru, mi dica: in cosa posso esserle utile?… Discendenze dei personaggi famosi rumeni. Immagino che, nel mio caso, lei si riferisca al poeta Mihail Eminescu… Mi perdoni signor Tataru ma mi vedo costretto a interromperla. Vede, il mio cognome mi lega alla famiglia Eminescu ma non fa di me un suo discendente e, conoscendo la vita di questo mio lontanissimo cugino, direi che non ne troverà molti… Sì, in verità sono un docente di lettere presso l’Università Statale di Bucarest… un’intervista? Certo… qui a casa mia? (Alida comincia a sbracciarsi per attirare l’attenzione del marito) Va bene (si accorge della moglie che lo fulmina con lo sguardo) … almeno credo… come?… Sì certo a casa mia (Alida gesticola in maniera incomprensibile e con crescente nervosismo) … un secondo solo… la prego di attendere un attimo. (mette una mano sul microfono del telefono poi si rivolge ad Alida) Va tutto bene cara?

Alida Mah, non so. Fai tu!

Octav (al telefono) Signor Tataru, va benissimo qui a casa mia. (guarda malizioso Alida che si mette le mani nei capelli) Quando? Un attimo (Alida si paralizza fissando Octav furiosa)… devo consultare l’agenda. (copre il microfono come sopra e torna a parlare alla moglie) Tesoro, quando preferisci ricevere il signor Tataru per un’intervista?

Alida Bravo! Fai pure. Come se fossi a casa tua!

Octav Casa mia? Forse che non lo è?

Alida Certo, peccato che la tengo in ordine io!

Octav Tesoro, ho il signor Tataru in linea…

Alida E a me?

Octav A te cosa?

Alida Mah, non so; dimmi tu.

Octav (al telefono) Signor Tataru, la prego di scusarmi ma c’è stato un piccolo inconveniente.

Alida (a gesti) Avanti digli pure che va bene! No, eh! Non dire che non può venire che poi dai la colpa a me!

Octav (parla al telefono mentre cerca di interpretare i gesti della moglie) No, magari facciamo… un attimo… forse è meglio se… (il gesticolio di Alida si fa sempre più nervoso) abbia pazienza ma per il momento non sono in grado di dirle quale giorno sarebbe indicato come data per incontrarci. Le chiederei cortesemente di lasciarmi un suo recapito telefonico così che io possa richiamarla… certo… ah, va bene… guardi è questione di un’ora più o meno… va bene… benissimo, ci risentiamo tra un’ora… buongiorno.

Octav chiude la chiamata, appoggia il cordless su un ripiano della libreria e sorreggendosi allo stesso ripiano si massaggia la fronte.

Alida Allora?

Octav Mia cara, da quando ti conosco, e si tratta certamente periodo di un tempo la cui lunghezza non è certo quantificabile nella misura…

Alida OCTAV!

Octav Quando può venire questo giornalista?

Alida Venire?

Octav Sì cara. Recarsi qui da noi. Per un’intervista.

Alida Recarsi qui da noi?

Octav cerca il conforto dei figli che nel vederlo fingono di parlare tra loro.

Octav (dopo un profondo sospiro) Orsù, mia cara. È mai possibile che non ti riesca di esprimere i tuoi pensieri utilizzando una normale combinazione di soggetto, verbo e complemento oggetto, senza dover necessariamente costringere i tuoi interloc…

Alida OCTAV!

Octav (sospira di nuovo, rassegnato) Va bene. Il signor Tataru è un giornalista, lavora per una rivista letteraria e vorrebbe intervistare me e voi. Il motivo, come potrai immaginare, è il nostro cognome.

Alida (soddisfatta della resa del marito) Digli che può venire dopodomani. Così, nel frattempo, Estera potrà sistemare un po’ casa (ai figli che si sono alzati per scappare) E voi due cercate di collaborare. Chiaro?

Ana Si ma’.

Suona il campanello.

Teodor È per me. (esce da destra)

Alida Ana, vieni a darmi una mano.

Ana (sbuffando) Io? Non puoi chiedere a papà?

Alida Sì.

Ana Brava, grazie. Papi, mamma vuole te.

Alida (urlando) No! Voglio te! Muoviti!

Alida esce da sinistra seguita da Ana che continua ad armeggiare col cellulare. Octav riprende il foglio che aveva lasciato poco prima. Rientra Teodor seguito da Coralia che ha in mano una scatola.

Coralia (vede Octav) Buongiorno professore.

Octav Buongiorno mia cara.

Coralia (a Teodor) Mi raccomando. Stai attento.

Teodor Tranquilla ora vado di là e lo collego al pc. (apre la scatola e ne osserva il contenuto)

Coralia (sorridendo) Che stupido che sei! Dai io vado, ci vediamo domani. Professore. (esce da destra)

Teodor (alzandosi dopo aver richiuso la scatola) Adesso vediamo se funzioni piccolo. (esce da sinistra)

Octav alza lo sguardo dal foglio e osserva sconcertato il figlio mentre esce.

Buio. Al riaccendersi delle luci la scena è vuota entrano Estera e Alida.

Alida Bene Estera, grazie. Abbiamo sistemato tutto. Ora non ci resta che aspettare che arrivi il giornalista.

Estera E chi è che deve intervistare?

Alida Indovina un po’ cara, indovina un po’.

Estera (si gratta la testa) E quando dovrebbe arrivare?

Alida Ah, guarda… (esce)

Estera (urlando verso Alida che è già fuori scena) Va bene signora ma non credo di aver capito a che ora arriva.

Estera sistema un paio di soprammobili, aggiusta dei libri nella libreria poi esce di scena.

Ana (entrando con il cellulare) Sì, l’ho visto in cucina! Che schifo! Era orribile! (abbassa il cellulare) MAMMAAAA! (torna a parlare al cellulare) Ho paura Madalina. Ho paura. MAMMAAAA!

Alida (rientra furiosa) Ana! Quante volte ti devo dire che non voglio che urli così!

Ana corre ad abbracciare la madre disperata.

Ana Mamma! Ho tanta paura! (si ricorda del telefono) Madalina, è arrivata mia madre. Ti richiamo. Tivitibi. Ciao. (alla madre) Mamma!

Alida Si può sapere cosa succede?

Ana C’è un mostro in cucina!

Alida Ma cosa dici?

Ana Sì c’è un mostro orrendo!

Alida Ma di che parli?

Ana Mamma ti dico che c’è un mostro! Lo capisci cosa vuol dire mostro?

Alida Ma chi c’è un ladro?

Ana (staccandosi dalla madre) No mamma, no. Un mostro! Hai presente?

Alida Figlia mia per quanto ne so i mostri non esistono, vorrai mica dirmi che c’è una cosa coi tentacoli le orecchie e la coda a punta?

Ana La coda ce l’ha!

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On 12/3/2017 at 18:37, Russotto dice:

Octav lascia cadere il foglio che tiene in mano poi si tiene alla libreria con una mano come se fosse in preda a un malore mentre con l’altra si tocca la stessa con la medesima intenzione.

Attenzione a questa frase, è leggermente contorta. Non si capisce l'intenzione e neppure quello che viene toccato. Il narratore si è fatto influenzare da Octav 9_9

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