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Matt

I giorni del cambiamento

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Commento 

 

 

 

 

I GIORNI DEL CAMBIAMENTO

 

Capita che, d’improvviso, qualcosa che si ritiene ordinario manchi. Quel qualcosa è parte della vita in un modo che, nel momento della sua scomparsa, crea subito subbuglio. Era successa la stessa cosa con Internet. Quando era stato annunciato che non sarebbe funzionato per un po’ di tempo, causa problemi tecnici, nessuno aveva pensato che non sarebbe mai più tornato. Quello fu l’inizio di ciò che chiamarono il Cambiamento.

Internet era un modo per tenere i contatti, e quando svanì ci fu il caos generale: non si seppe mai come successe, come il mondo perse la miglior fonte di informazioni di sempre, scomparve semplicemente e nessuno poté far nulla per ricrearla. Con Internet assente le informazioni passavano tutte per tv e radio: il tg era presente in ogni canale, salvo alcuni per cercare di salvaguardare la normalità, e dalla radio sedicenti veggenti avevano iniziato a predire l’apocalisse.

Il panico, totale, immenso panico invase come una tormenta ogni parte del mondo quando la tv annunciò che per precauzione conveniva serrarsi in casa e non uscire. Perché? Cosa stava accadendo fuori? Non vollero dirlo per qualche intricata ragione che non aveva fondamenta; ma poi la curiosità passò in secondo piano, sorpassata dall’istinto di sopravvivenza. Le finestre vennero sbarrate, le porte sigillate, e chi per sfortuna era rimasto all’aperto si sperava che Dio l’avesse in gloria.

La tv sparì due settimane più tardi dal Cambiamento, più nessuno era rimasto a ripetere il mantra “non uscite, restate al riparo”, anche se pian piano era divenuto palese per tutti.

Eppure la radio sembrava dell’idea opposta. Dallo stereo a corrente con l’entrata dei cd rotta, gli ultimi speaker rimasti annunciavano che c’era un rifugio e che era pronto a ospitare chiunque fosse ancora in vita. “Mi rivolgo a tutti voi: a chi non ha più cibo, a chi non ha acqua, a chi ha bisogno di cure mediche. Esiste un rifugio, esistono viveri e infermieri pronti ad aiutarvi, esiste un pozzo per l’acqua e altre persone. Non siete soli.”

Quello che l’annuncio non diceva era che l’esterno uccideva, mieteva vittime peggio del colera e se qualcuno avesse deciso di ascoltare il messaggio avrebbe incontrato solo la morte. Null’altro. E allora perché incitare la gente a uscire? Perché assassinare volontariamente tutte quelle persone? C’era una teoria in proposito che si era radicata via via: parlava di un santone, convinto che il Cambiamento fosse colpa di qualcuno e che l’unico modo per fermarlo fosse l’espiazione dei peccati. Morti, troppi per contarli o solo per pensarli, immaginarli dava un senso di suicidio. Io lo so, l’ho vissuto.

Mi sono rintanato in casa come tutti gli altri, nascondendomi da qualcosa che non potevo vedere né immaginare. Era un nemico sconosciuto, con le sembianze di una leggenda narrata dalla radio, plasmato dalle parole di sedicenti santoni. All’inizio ci avevo creduto, volevo rimanere vivo e sperare che quanto prima tutto si potesse sistemare. Quella speranza era rimasta, mentre il cibo svaniva in modo inesorabile. Ero da solo, come lo ero stato in tutta la mia inutile vita, mangiavo il minimo indispensabile per allungare la terribile agonia. Fu proprio la speranza a tenermi in vita per due mesi, senza sapere cosa stesse succedendo fuori, senza sapere se c’era ancora qualcuno o se erano tutti morti.

Fu in un pomeriggio, cinque settimane e due giorni dopo il Cambiamento, che sentii distintamente delle voci in strada. Erano urla, qualcuno che cercava qualcun altro, pianti e grida di disperazione. Tentai di sollevare la tapparella ma la ritrovai bloccata e in quel momento capii che ero in una prigione senza uscita. Morirò, avevo pensato, morirò come tutti gli altri.

Verso la fine del secondo mese la radio aveva smesso di funzionare, ipotizzai che le linee elettriche fossero andate, abbattute dalla bufera che rimbombava sulla casa senza sosta. Era un brusio, continuo, che entrava nel cervello ed era impossibile liberarsene. Accusai momenti di follia. Pensai di uccidermi perché ormai avevo capito che non ci sarebbe più stato nessuno miglioramento. Il mondo era finito, ka-boom, andato, checché ne dicesse il santone.

Perciò, conscio dell’avvenire che mi attendeva, sapendo che la mia vita era stata solo un inutile cumulo di scene programmate, la scuola, i problemi, l’amore non corrisposto, il lavoro mai voluto, decisi quindi che dovevo rendere almeno la morte dignitosa. Potevo scegliere se farla finita in casa o uscire e vedere cosa davvero stava accadendo al mondo che mi aveva ospitato per ben settantacinque anni. Quindi presi un capotto, quello lungo di pelle che mi piaceva tanto, indossai un berretto, una sciarpa e mi preparai davanti alla porta. La mano tremava mentre stringevo la maniglia, mi voltai per l’ultima volta ad osservare la casa, poi torsi in senso antiorario il polso e mi affacciai all’esterno.

Quello che vidi? Non era neppure la punta di quello che mi ero immaginato. Sabbia rossa aveva coperto tutto: giardini, strade, case, macchine, bidoni della spazzatura, cassette delle lettere; sospinta da un vento incessante aveva assunto la veste del Cambiamento, il messaggero della morte. E io ne ero succube.

Camminavo lento, cercando di non farmi trascinar via, inciampai un paio di volte, e in una di queste andai a sbattere contro un’auto. Quando riuscii a sollevarmi notai uno scheletro alla guida, la mascella caduta e la pelle sciolta e mischiata all’imbottitura del sedile. Tossii e ebbi un conato di vomito che a stento trattenni. M’imposi di continuare ad avanzare ma più lo facevo più i cadaveri immersi  nella sabbia aumentavano di numero. Fu in quelle strade che vidi le prime scritte: “La radio mente”, “Noi siamo gli impuri, noi siamo il sacrificio”, “Non c’è speranza, solo morte”, “Torna indietro”. La maggior parte degli autori era diventata parte stessa del messaggio, sciolti come cera contro le pareti. E non capii che stavo diventando anche io come loro, non sentivo che il respiro si faceva sempre più veloce e non avvertito il cappotto arricciarsi mentre si scioglieva a contatto con la sabbia. Raccolsi un foglio, la grafia di qualcuno dalla mano tremante di paura.

 

“Dicono che siamo solo cadaveri per un fato superiore, carne per espirare i peccati compiuti nei secoli. Se è davvero così spero che il nuovo mondo non possa mai più vivere questo momento, spero che nessun altro debba vedere la propria moglie morire senza poter fare nulla e in fine spero con tutto il cuore che il nostro sacrificio non sia vano.

Ti amo Jillian e ti amerò per sempre.”

 

Sentii un dolore al petto che mi fece barcollare, mi appoggiai al palo di un semaforo e cercai di respirare a fondo. Sul muro accanto l’ennesima scritta, mi fermai a osservarla.

“Qui giace il bottino della morte, l’attesa è finita: la fine è giunta.”

Una figura in rientranza contro il muro teneva ancora il braccio sollevato dove finiva la frase. Tossii di nuovo e questa volta sputai sangue. Mi chinai, lo stomaco ritratto, i polmoni che non immagazzinavano sufficiente aria. Finii per terra, la lettera in mano, incapace di muovermi. Con la sabbia che bruciava la pelle compresi che era la fine. Di tutto. Tenni il foglio in mano e immaginai che quella lettera fosse mia diretta a un amore che non avevo mai avuto. Esalai l’ultimo respiro, chiusi gli occhi e lasciai che la sabbia facesse il resto.

 

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On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

non sarebbe funzionato

avrebbe

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

causa problemi tecnici, nessuno aveva pensato

sostituirei la virgola con un punto e virgola

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

che non aveva fondamenta

fondamento (anche se non sono del tutto sicuro che "fondamenta" sia errato)

 

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

La tv sparì due settimane più tardi dal Cambiamento

Direi "dall'inizio del Cambiamento" visto che sopra lo descrivi così.

 

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

che c’era un rifugio e che era pronto a ospitare chiunque fosse ancora in vita

o togli le due congiunzioni dopo "rifugio" o aggiungi qualcosa tipo "detto rifugio" dopo le due congiunzioni. Così suona un po' strano.

 

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

C’era una teoria in proposito che si era radicata via via

Come si era radicata? Se ognuno era a casa sua come facevano a comunicare?

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

allungare la terribile agonia

quella terribile

Comunque, scritta così sembra che il protagonista voglia veramente allungare l'agonia invece che la sua stessa vita.

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

che rimbombava sulla casa senza sosta

che rimbombava senza sosta sulla casa

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

Tossii e ebbi

ed ebbi

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

non sentivo che il respiro si faceva sempre più veloce e non avvertito il cappotto arricciarsi mentre si scioglieva a contatto con la sabbia

Ci può stare che un morto racconti la sua storia, ma se non si era accorto che il respiro diventava veloce come fa a raccontarlo?

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

la grafia di qualcuno dalla mano tremante di paura.

la grafia sembrava quella di qualcuno a cui tremava la mano per la paura

Può solo dedurlo, non può esserne certo. (se era un esperto di grafologia lo devi dire :asd: )

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

mi fermai a osservarla

Non era già fermo, attaccato a un palo?

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

Esalai l’ultimo respiro, chiusi gli occhi e lasciai che la sabbia facesse il resto.

A voler essere pignoli sarebbe meglio dire prima che chiude gli occhi e poi esala l'ultimo respiro.

 

Bello, veramente bello.

Un'idea originale, non il solito scenario post apocalittico. Sembra quasi che "loro" abbiano deciso che la vita sulla terra doveva finire e, di conseguenza, abbiano prima eliminato internet in quanto non sufficentemente governabile, e poi abbiano lasciato l'umanità e il mondo stesso a consumarsi in uno scenario stile "Black hole sun" dove qualcosa di misterioso uccide tutto e tutti.

La narrazione è fluida e omogenea, non mi è mancata nessuna informazione (a parte un paio di sviste che ti ho indicato sopra), il racconto si sviluppa bene nella sua lunghezza senza tempi morti. (sapessi scrivere io così nei racconti brevi!)

Il finale non è per nulla scontato e lascia il lettore conuna punta di amara tenerezza per l'ultimo pensiero di un settantenne che strappa alla vita l'ultimo baluardo di amore prima di morire.

Complimenti.

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Ti ringrazio moltissimo :ohh: sono felice che ti sia piaciuto, è stata una sfida che l'ha creato ma non è venuto per nulla male, modestamente :asdf:

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On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

ordinario manchi

sarebbe meglio usare una virgola dopo ordinario. suggerirei una lettura più comoda: "venga a mancare".

 

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

in un modo che, nel momento della sua scomparsa

sintatticamente sbagliato. dovresti dire piuttosto: 'e nel momento in cui viene a mancare'.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

non sarebbe funzionato per un po’ di tempo

no, troppo generico. scriverei piuttosto: 'la sospensione delle grandi reti di server dell'Europa del Nord, di Cina e USA'.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

informazioni di sempre, scomparve

due punti o punto singolo al posto della virgola.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

quando la tv annunciò

no, di nuovo troppo generico. meglio: 'fu diramato un messaggio a reti unificate, tradotto in 83 lingue, trasmesso in buona parte dei paesi civilizzati'.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

Non vollero dirlo per qualche intricata ragione che non aveva fondamenta;

ometterei.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

La tv sparì due settimane più tardi dal Cambiamento

no, non è corretto. forse volevi dire 'ogni comunicazione audiovisiva via etere'.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

a corrente con l’entrata dei cd rotta,

ometterei.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

l’esterno uccideva

poco chiaro: vuoi forse dire 'essere esposti all'aria aperta di un luogo non riparato era fatale'.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

immaginarli dava un senso di suicidio

dava un senso di suicidio? Hmmm... direi piuttosto 'scoraggiava tanto da portare al suicidio'.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

vita, mangiavo

metterei 'eppure' dopo la virgola, in modo da dare senso di conseguenzialità al periodo seguente.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

avevo pensato

pensai.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

, ka-boom,

ometterei: fa troppo fumetto, per un testo per altro riuscitamente drammatico.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

quello lungo di pelle che mi piaceva tanto

ometterei.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

Sabbia rossa

aggiungi l'articolo determinativo 'la.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

e mischiata

mescolata.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

tremante di paura.

via 'di paura'.

On ‎28‎/‎01‎/‎2017 at 19:32, Matt dice:

figura in rientranza contro il muro

direi 'addossata' piuttosto che 'in rientranza'.

 

wow. un'oscura visione di un futuro apocalittico. La fine dei tempi. Quello che mi è piaciuto maggiormente di questo tuo pezzo è il come sei arrivato alla fine: per gradi, per tragedie successive. Questa parte della narrazione è infatti quella che catalizza subito l'attenzione del lettore. Prima scompare x, poi y ecc...

Sei bravo a scavare dentro l'animo umano per pescare immagini veramente strazianti, paesaggi umani inquietanti. Questo senz'altro è l'aspetto più riuscito della storia. Non condivido la decisione di far entrare nella narrazione, a gamba tesa, alcune espressioni gergali del protagonista. Mi sembra una deviazione di stile non necessaria, ma del resto: de gustibus.

Quello invece che mi lascia davvero in dubbio e su cosa avessi voluto dirci con una storia simile. Immagino che l'intento fosse quello di esorcizzare la paura della fine, di mettere in scena un incubo ricorrente nella storia della società umana: l'idea della Fine. Una Fine che certamente verrà, chissà come o quando. Il puto è che la scelta del come e del quando, in ambito narrativo, costituisce di per sé parte del messaggio.

Dunque forse vuoi indicare l'assurdo della società mediatica attuale: così potente nella sua capacità di comunicazione, così fragile nei confronti di questa sua stessa capacità. Se così fosse ti suggerirei di esasperare, estremizzandolo, l'aspetto ossessivo delle comunicazioni che conducono alla morte: sponsor, slogan, persino comunicati rassicuranti stampati su carta, si giornali ecc..

Anche se non è necessario, aggiungerei anche qualche piccolo particolare mistico, qualcosa che faccia intuire il senso del mistero dietro al sabbia rossa e certi santoni.

Interessante, davvero. Appena da rivedere, ma davvero buono.

A rileggerci.

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Non mi soffermo su qualche errore di forma, già segnalato dagli altri. Pochi, tra l'altro. Il racconto che parte con la scomparsa dell'internet (essendo una hyper tecnologica  ho immaginato solo per istante come sarebbe) man mano che va avanti ci prospetta uno scenario apocalittico che non può che angosciare il lettore. La decisione di introdurre per gradi il cambiamento è stata azzeccata perché il lettore ti segue con interesse e con la voglia di scoprire di più. 

On 28/1/2017 at 19:32, Matt dice:

Capita che, d’improvviso, qualcosa che si ritiene ordinario manchi. Quel qualcosa è parte della vita in un modo che, nel momento della sua scomparsa, crea subito subbuglio. Era successa la stessa cosa con Internet. Quando era stato annunciato che non sarebbe funzionato per un po’ di tempo, causa problemi tecnici, nessuno aveva pensato che non sarebbe mai più tornato. Quello fu l’inizio di ciò che chiamarono il Cambiamento.

L'incipit mi ha colpito molto, soprattutto le prime due frasi. Hai reso perfettamente l'idea dell'indipendenza che al giorno d'oggi ci crea l'internet. Dovesse davvero scomparire credo che la gente sarebbe davvero in subbuglio. Concordo con chi dice che sei bravo nel scavare dentro di ognuno di noi, della società che viviamo oggi, che si basa anche sui media e quello che si dice che passa per la sacrosanta verità. Dovesse scomparire davvero tutto sarebbe quella l'apocalisse vera, forse di più  rispetto alla mancanza del cibo e dell'acqua. Credo sia proprio questa assurdità nella base del racconto/denuncia. 

Molto bello il finale, con lo stralcio della lettera. Bravo. Ho letto poco di te, ma questo racconto mi è piaciuto molto. Angosciante ed emozionante al punto giusto. 

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Grazie a tutti per i commenti, sono molto felice che vi piaccia il testo, anche perché ho voluto usare la prima persona e non è cosa che faccio spesso dato che prediligo la terza. Penso quindi che riproverò a breve l'esperienza, per vedere se funziona ancora :asdf:

Cita

Quello invece che mi lascia davvero in dubbio e su cosa avessi voluto dirci con una storia simile. Immagino che l'intento fosse quello di esorcizzare la paura della fine, di mettere in scena un incubo ricorrente nella storia della società umana: l'idea della Fine. Una Fine che certamente verrà, chissà come o quando. Il puto è che la scelta del come e del quando, in ambito narrativo, costituisce di per sé parte del messaggio.

Dunque forse vuoi indicare l'assurdo della società mediatica attuale: così potente nella sua capacità di comunicazione, così fragile nei confronti di questa sua stessa capacità. Se così fosse ti suggerirei di esasperare, estremizzandolo, l'aspetto ossessivo delle comunicazioni che conducono alla morte: sponsor, slogan, persino comunicati rassicuranti stampati su carta, si giornali ecc..

Anche se non è necessario, aggiungerei anche qualche piccolo particolare mistico, qualcosa che faccia intuire il senso del mistero dietro al sabbia rossa e certi santoni.

@Zio Disagio Volevo passare per gradi in modo che non fosse troppo veloce e che si sentisse a pieno quello che il protagonista vive, perché di un apocalittico adoro sopratutto vedere il "come", quello che ha provocato tutto. Il protagonista non ha nulla, ha avuto una vita sciatta e quel gesto disperato lo interpreta come l'unica cosa folle che può fare prima di morire. È una sorta di redenzione del protagonista, anche il fatto di attaccarsi alla lettera come fosse sua, come volesse costruirsi una vita prima della fine.

 

 

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Ciao, Matt. 

Visto che le lodi al racconto le han già fatte, io aggiungo qualche critica.

A me già l'incipit non convince del tutto.

Cita

Capita che, d’improvviso, qualcosa che si ritiene ordinario manchi. Quel qualcosa è parte della vita in un modo che, nel momento della sua scomparsa, crea subito subbuglio. Era successa la stessa cosa con Internet. Quando era stato annunciato che non sarebbe funzionato per un po’ di tempo, causa problemi tecnici, nessuno aveva pensato che non sarebbe mai più tornato. Quello fu l’inizio di ciò che chiamarono il Cambiamento.

Più che "ordinario" direi che, a mancare, sia stata qualcosa che, fino a quel momento fosse data per "scontata". 

E più che "nel momento" della sua scomparsa, trovo preferibile dire "dal momento ecc."

A "subbuglio" preferirei "scompiglio" ma credo sia più questione di gusti.

"Sarebbe funzionato" non mi convince, quantomeno cambierei l'ausiliare

E avrei utilizzato il passato remoto nella frase successiva. Insomma, avrei riscritto il tutto in maniera simile:

Capita che, d’improvviso, qualcosa che si ritiene ordinario e scontato manchi. Quel qualcosa è divenuto talmente tanta parte della vita in un modo che, dal momento della sua scomparsa, crea subito subbuglio. Era successa la stessa cosa con Internet. Quando annunciarono che non avrebbe funzionato per un po’ di tempo, causa problemi tecnici, nessuno pensò che non sarebbe mai più tornato. Quello fu l’inizio di ciò che chiamarono il Cambiamento.

O forse avrei riformulato:

Quando annunciarono che, causa problemi tecnici,  nessuno avrebbe avuto più connessione, nessuno pensò che non sarebbe mai più tornato.

Nel terzo periodo quel "Il panico, totale, immenso panico "...se è totale, è già immenso. Eviterei la ripetizione e sceglierei un solo aggettivo. Tra l'altro si consiglia sempre di non arricchire i sostantivi con aggettivazione che vogliano rendere la stessa idea. Per fare un esempio, se dici "stanza immensa e luminosa", stai dando due idee, la grandezza e la luce, se dici "vasta e spaziosa", non saranno proprio sinonimi, ma il concetto che vuoi esporre è solo "stanza tanto grande". Finiscono per dare un effetto ridondante. Ed è quel che ho percepito con quel "totale, immenso panico".

C'è qualcosa di non convincente nel rimanere chiuso in casa, senza acqua e cibo, per due settimane. Potrei accettarlo se i rubinetti dell'acqua funzionassero ancora (eviterei la sete e razionerei le provviste) ma senza acqua né cibo diventa durissima anche dopo soli tre giorni. Morto per morto, uscirei di casa.

Se non hai avuto un qualche motivo per far provviste prima, due mesi senza uscir di casa a far rifornimento di provviste non ci campi. E se ci sono stati motivi per cui in casa c'è una discreta quantità di provviste sarebbe meglio spiegarlo. Renderebbe il racconto più verosimile.

Poi non riesco ben a capire perché a sparire sia prima Internet e solo più tardi altre forme di comunicazione. Capisco, visto la potenza dei satelliti, che a cedere per ultima possa essere la tv, ma direi che Internet, radio e telefonia dovrebbero spegnersi più o meno tutti contemporaneamente. In un contesto del genere, farei qualche accenno anche sulla sparizione di luce ed elettricità, la cui sparizione potrebbe causare non pochi disagi.

Capisco che questo voglia essere un racconto breve, epperò il passaggio dalla normalità alla fine del mondo mi è sembrato fin troppo frettoloso. Invece il finale tutto sommato non mi dispiace. Sono più che altro le tempistiche delle varie fasi a non convincermi, fossi in te le rivedrei.

 

 

Modificato da Eudes

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Guest Gemini

Ho letto il racconto tutto d'un fiato. Il ritmo è incalzante e cresce in un climax potente, sino alla conclusione. Leggendo, sempre di sentire il respiro accelerare il ritmo e spegnersi, poi, soffocato, nel momento della morte del protagonista. Credo che il messaggio celato dalla narrazione, intenda porre in evidenza la fragilità della condizione umana, sempre in bilico, sempre incerta,sottoposta alle segrete leggi di un fato che, in un solo momento, potrebbe decidere di spazzar via ogni cosa. Incerta anche la condizione del protagonista, che vive le prime fasi del Cambiamento senza poterlo identificare o comprendere e si vede sconfitto quando il disastro, ormai, si è palesato del tutto. Esaspererei anch'io i diversi risvolti psicologici, sia della reclusione, sia della presa di coscienza del disastro prossimo a compiersi. Prova a prender spunto, ad esempio, da "La casa sull'abisso" o da "La tana" di Kafka. Hai un racconto, tra le mani,  che potrebbe benissimo diventare un romanzo. Attenzione al fatto che la narrazione in prima persona non contempla la descrizione della propria morte, a meno che non sia posta in un manoscritto ritrovato (vedi vari esempi da Lovecraft). E attento a scusabili incongruenza: in un certo punto, narri che il protagonista è imprigionato in casa, con le tapparelle sigillate, mentre poi esce di casa liberamente. Ultimo consiglio: rivedi qualcosa nelle primissime parti. Se il Cambiamento ha distrutto tutto, nessuno dovrebbe poter leggere questo racconto. Saremmo tutti morti. Ogni memoria sarebbe annullata. Tutto sarebbe svanito nel nulla. Per il resto lo trovo un ottimo racconto, ben strutturato e narrato. Personalmente avrei sfruttato il potenziale di questa trama e la tua capacità di farla fruttare molto bene per trasformarla in un romanzo lungo. Bravissimo, comunque.

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Hai riesumato una delle poche cose che ho scritto di recente e di cui sono fiero, ti ringrazio.

 

Cita

 Prova a prender spunto, ad esempio, da "La casa sull'abisso" o da "La tana" di Kafka

Ok, segno volentieri.

Cita

E attento a scusabili incongruenza: in un certo punto, narri che il protagonista è imprigionato in casa, con le tapparelle sigillate, mentre poi esce di casa liberamente.

Giusta osservazione o.o

 

Cita

Se il Cambiamento ha distrutto tutto, nessuno dovrebbe poter leggere questo racconto. Saremmo tutti morti. Ogni memoria sarebbe annullata. Tutto sarebbe svanito nel nulla.

Questo è quello che definisco un ottimo ragionamento. Sì, hai pienissima ragione.

 

Grazie Gemini, mi ha fatto molto piacere il tuo commento e sono felice che si piaciuto il racconto, molto felice :ohh: 

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