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[UvsD-OL16] Charlene


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Charlene

Lavoro per la Collins&Douglas. Io sono Douglas, il detective. Collins è l’eccentrico milionario che, oltre a pagarmi, si diletta nell’investigazione con pessimi risultati. Sono io a risolvere i casi, tranne quando mi fido del mio “inquilino” di sotto che mi suggerisce delle cose che io vedo come in corsivo nella mia mente. Sempre sbagliate.

Cazzate

Collins vuole che io mi vesta come i veri detective dei romanzi noir, con il cappotto di pelle anche con quaranta gradi all’ombra. Il sigaro non mi piace, preferisco la pipa, ma non potrei mai rubargli il ruolo di Sherlock. Ora sto dando proprio una tirata al sigaro, col tempo ti abitui anche a ciò che non ti piace.

Lui ha due passioni: comprare oggetti di valore per tenerli in ufficio, e collezionare tutte le cianfrusaglie che costruisce la piccola Daphne, la figlia di sette anni. Quindi è possibile vedere un bellissimo Gauguin alla parete, non teme nemmeno i furti, e una candela fatta con un ramo di un albero sul tavolo. La candela l’aveva fatta Daphne per un’esposizione, quando me la fece vedere mi ricordò lo stronzo di un cane, ma non ebbi il coraggio di confessarglielo.

Mi avrebbe licenziato.

Salgo le pesanti scale in pietra del vecchio palazzo e apro la porta, il cappotto si appiccica alla schiena sudata. Ammiro per l’ennesima volta uno dei capolavori di Gauguin, che ritrae due donne mulatte che portano l’acqua in delle caraffe. Sul tavolo l’ennesima creazione di Daphne. Un rottame, è la prima cosa che mi viene in mente. È un piccolo aereo di qualche materiale ferroso e mezzo arrugginito. Lo nascondo nell’armadio, mi serve spazio per sistemare le carte dell’ultimo caso che ci è capitato, un bicchiere di valore sparito dalla collezione privata di una certa Signora Brown.

Qualcuno bussa alla porta.

– È aperto.

La signora che mi si para di fronte ha tutte le carte in regola per una sana scopata. Ha due seni stretti in un reggiseno probabilmente di due taglie più piccolo, una vita sottile che rilascia un fondoschiena da ammirare come un tramonto sul mare. È avvolta in un aderentissimo giacchettino di pelle rossa.

Forse qualcosa ci scappa stasera? Eh?

Me lo sento come un bambino che tira la manica al padre chiedendogli di montare sulla giostra.

Ricaccio quel pensiero.

Lei mi scruta. Io l’avevo già impressa nella mia mente per eventuali lavori di falegnameria. Mora, riccioluta, labbra rosse che paiono morbide e calde, e un piccolo neo sulla guancia destra.

– Non ha caldo con quell’impermeabile? – esordisce con voce suadente.

– Molto.

– Le credo.

Mostrale il tuo fucile a canne mozze

Ignoro la voce, finché posso.

– Perché si è rivolta a noi?

– Ho le mie cose.

Porca troia, proprio oggi!

Sto per dirle che il ginecologo vive al terzo piano, quando lei inizia a sbottonarsi il giacchetto.

– Le faccio vedere.

– Non ce n’è bisogno, sono facilmente impressionabile…

– Eccole – tira fuori dalla tasca interna due anelli e una collanina.

– Belle – dico con un sospiro di sollievo.

Siamo ancora in ballo

– Le ho trovate in casa.

– Che fortuna!

– Ma non sono mie! E ci sarebbe anche un paio di mutandine…

Forse sarebbe il caso di mostrarmele

Sorrido della sua battuta. È carina. Ogni tanto ne azzecca una.

– Forse sarebbe il caso di mostrarmele – Cazzo! Ci sono ricascato.

– Le mutandine?!

– Le sue? – dico con la bava alla bocca.

– Cosa c’entrano le mie?

– No, le “sue” dell’amante – mi riprendo in extremis, le mani sudaticce.

– Quindi anche lei pensa che mio marito abbia un’amante?

– Lo deduco.

Lei si guarda in giro, come se cercasse qualcosa.

Il Gauguin, imbecille.

Ecco, questa voce che vedo in grassetto nella mia mente, invece, la odio. È il mio intuito. Lo ignoro.

– Non so se posso permettermi le vostre tariffe…

Accettiamo pagamenti in natura

Lei mi guarda. Uno sguardo lussurioso.

Penetrante

Evita lo sguardo!

Non starlo a sentire, guardala!

La guardo. Lei parla.

– Accettate anche pagamenti in natura? – Sono sicuro che le mie orecchie abbiano capito male. Mentre me lo dice, tiene il dito indice dentro la bocca, più provocante che mai. – Dimenticavo, mi chiamo Charlene.

È un nome da troia

Però arrapante

Non faccio in tempo a risponderle, che lei mi salta addosso. ‘Fanculo signora Brown. Con una manata libero il tavolo da quelle inutili cartacce e ce la getto sopra. Poi ho ricordi confusi di noi che scopiamo, io sempre con il mio cappotto ormai fuso con la schiena. Poi tutto nero.

Quando riapro gli occhi lei non c’è più.

Un classico

Ce ne fossero

Ho sempre le braghe calate. Alzo gli occhi. Sospiro di sollievo. Il Gauguin è sempre lì.

Suona il telefono.

– Ciao, Douglas – è Collins.

– Ciao, Collins.

– Hai visto sul tavolo?

– Il ro… – mi fermo in tempo, stavo per dire rottame – il rombante aereo?

– Ti piace?

– Sì – non ho risposte di riserva quando si parla di Daphne. – Stavolta tua figlia si è superata.

– Macché mia figlia, è il primo prototipo di aereo progettato da Leonardo.

Mi sento come se avessi un plumcake in gola.

– Da… Vinci?

– No, da Pontedera!

Meno male…

Fu lui a proseguire.

– Certo che Da Vinci.

Ops

L’armadio è socchiuso. Non ho bisogno di aprirlo per sapere. Ma la speranza è l’ultima a morire. Lo apro. Il rottame è sparito.

– Mi è costato una fortuna, e se lo dico io, vuol dire che era molto. Ho lottato fino all’ultimo con una troietta che faceva di tutto pur di averlo, era proprio il tipo che ti fotteresti.

Invece ti ha fottuto lei.

– Non vedo l’ora di venire in ufficio per vederlo di nuovo, a dopo, Douglas.

Mette giù.

Io sorrido. Non so che scusa inventerò. Ma tutto sommato, ‘fanculo anche a Leonardo, Charlene valeva molto di più.

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Ciao Ghigo, Ti leggo sempre con piacere.

7 ore fa, ghigo78 dice:

La candela l’aveva fatta Daphne per un’esposizione, quando me la fece vedere mi ricordò lo stronzo di un cane, ma non ebbi il coraggio di confessarglielo.

Mi avrebbe licenziato.

 

Anche a me piacciono gli a capo, evitano il brutto effetto di vedere una pagina scritta fitta e compatta. Però implica anche un cambio di argomento o situazione. In questo caso l'avrei lasciato accanto al periodo nella riga sopra.

7 ore fa, ghigo78 dice:

La signora che mi si para di fronte ha tutte le carte in regola per una sana scopata. Ha due seni stretti in un reggiseno probabilmente di due taglie più piccolo, una vita sottile che rilascia un fondoschiena da ammirare come un tramonto sul mare

non è chiaro quando tu le possa aver visto il fondoschiena, ma il tramonto sul mare è una chicca :asd:

7 ore fa, ghigo78 dice:

Mostrale il tuo fucile a canne mozze

Ignoro la voce, finché posso.

Solo ora ho capito chi è "L'inquilino del piano di sotto" (sono tonta, lo so :facepalm: )

7 ore fa, ghigo78 dice:

è Collins.

inutile specificarlo, dopo lo rinomini nel discorso.

Molto, molto divertente, ma già lo sapevo che avresti sfornato un racconto molto comico. Bravissimo.

La schizofrenia causata dai due cervelli del protagonismo è stata una scelta molto carina. Non vorrei fartelo notare, ma ha parlato più l'inquilino che la ragione, (come sempre, in vuoi maschietti  :asd: ) e come spesso accade ha messo nei guai il poveretto.

Bravo Diego!

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12 ore fa, ghigo78 dice:

in delle caraffe (con delle caraffe) ha due seni (I seni, anche perchè ripeti due poco dopo). A parte queste due piccolissime imperfezioni il racconto è veramente super. Un colpo alle povere donnine nostre avversarie. 

12 ore fa, ghigo78 dice:

 

 

 

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Bravo anche  a te Diego )) Il racconto è divertente ad eccezione della prima parte, mi sembra un po' lenta come introduzione e lunga. Capisco la difficoltà, la pressione l'ho avvertita anche io. Ad ogni modo è scritto bene e strappa una risata, per ora è quello che preferisco fra  tutti i racconti. 

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21 ore fa, ghigo78 dice:

Me lo sento come un bambino che tira la manica al padre chiedendogli di montare sulla giostra.

Hai presente quando di un racconto piacevole trovi le frasi epiche che rendono il racconto altrettanto epico? Questa è una di quelle. Da nobel di qualcosa.

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Ghigo, potevo mancare? E' un piacere ritrovarci tra noi "vecchi" e scoprire i "nuovi". E tu non ti smentisci mai: racconto simpatico, vivace, un po' irriverente come è giusto che sia. Mi è piaciuto soprattutto la caratterizzazione del milionario (ti ha permesso di giocare su alcuni cliché del noir) e soprattutto... le due vocine! Corsivo & grassetto, fantastica idea. Poi io sono una fan delle trovate "grafiche", quindi non posso che approvare. E bravi i maschietti! :)

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Molto carino questo racconto, ma da te non mi aspettavo niente di diverso.

Concordo in toto con le cose che ti sono state dette: anch'io ho apprezzato molto la scena del tramonto e quella della giostra :asd: e ho trovato simpaticissima la trovata delle due voci (con l'ovvia vittoria del corsivo XD ) Complimenti.

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@ghigo78

Uno dei migliori racconti in gara, senza dubbio. Divertente ( il dialogo tra le diverse "voci" del detective è spassoso, come anche il batti e ribatti tra giochini sensuali e equivoci tra protagonista e Charlene), ben costruito, con personaggi caratterizzati alla grande (il protagonista è fenomenale) e con una trama completa in così poco spazio. Difficilissimo azzeccare un noir in così poco. Il tema è perfettamente centrato.

Nulla da aggiungere se non...complimenti!

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@Luisa Cagnassi, @Mari, @lean, @Joyopi, @Angy C., @Nefels, @Antonio Borghesi, @Tyrone Nigretti e @Nicola Orofino Vivonic, grazie del commento e di essere passati da me. Purtroppo non ce l'ho fatta per una svista, la sfida mi sarebbe piaciuta, però è andata così. Grazie dei complimenti, fanno sempre piacere, uno quando scrive, anche se è un gioco, cerca sempre di dare il meglio. E poi è vero, l'inquilino di sotto vince sempre su quello di sopra :P 

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