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commento

 

 

Ecco il mio racconto in gara per UvsD OL16 Genere: Noir  Tema: Rottame

 

 

 

SCRAP

 

 

1

 

 

 

 

Pete era incazzato. Devo risolvere questo merdoso caso pensò, grattandosi gli attributi. Prese la bottiglia di vodka e ne scolò un generoso sorso, si guardò allo specchio e si fece abbastanza schifo da sentirsi bene. Guardò il letto sfatto ricordando la tipa della sera prima. Mezzo uomo, gli aveva detto. Puttana. Se sono un catorcio, un’inutile mezza sega è per colpa di mia madre! E ora gli omicidi di Albany. Il suo amico Set lo aveva chiamato per aiutarlo. Ironia della sorte. Glielo doveva: alla morte dei suoi, la madre di Set lo prese in casa con loro. Suo fratello più piccolo fu messo in un Istituto. Vaffanculo!

Arrivò alla Centrale e lo trovò alle prese con un enorme sandwich al tonno. Pete lo fulminò con lo sguardo. Se dai suoi occhi fossero uscite saette e fulmini lo avrebbe bruciato seduta stante, vista la statura: era alto un pelo più di un nano, segaligno. Uno schiocco di dita e puff, addio Set. Gli sfuggì una sonora risata.

“Cazzo ridi?” Dobbiamo risolvere il problema o non potrò candidarmi per diventare Sindaco”

“Cos’hai?” Disse secco Pete, prendendo al volo una cartella che gli lanciò.

“Lo voglio, Pete, vivo o morto! Fai quello che ti pare, ma inculalo!”

“Ok, spero non sia tu,” disse ridendo, “non sei il mio tipo.”

Analizzò i referti, donne uccise brutalmente in modi differenti: pugnalate, bastonate o strangolate. Unico nesso tra questi delitti, il sesso delle vittime e forse dei piccoli oggetti metallici insignificanti trovati nei pressi dei corpi. Niente impronte. Sì, c’era una pista sulla quale mettere la Polizia locale. Rifletté su come agire rigirando fra le dita uno dei suoi tanti feticci che teneva in tasca. Una vecchia abitudine che lo aiutava a pensare. O forse a ricordare cosa non era e non voleva essere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Song entrò ad Albany alle prime luci del mattino, il momento che preferiva. Odiava questa cittadina perbenista dove anche ai fili d’erba veniva fatta la contro-permanente. Si guardò nello specchietto retrovisore del suo furgoncino, gettò la sigaretta, sputò- giusto per sentirsi più umano-  e aprì lo sportello. Il quartiere s’allungava sulla via principale con le sue villette eleganti, i giardini lindi e lungo le siepi i cassonetti dell’immondizia appena svuotati. Rimanevano da ritirare gli oggetti ingombranti, quelli di cui le persone si disfacevano quando erano rotti o troppo vecchi. Peccato che la gente non si potesse rottamare!

 Da una villetta uscì Jessica che sembrava una pin up anni cinquanta.

“Buongiorno Song, tutto bene?”

“Sì signora, cosa ha fatto ai capelli?”

“Ha! Se n’è accorto…almeno lei. Non ho l’aria stupida con questa acconciatura?”

“No signora, la nasconde, non si preoccupi.” Disse Song trattenendo una risata. Oca, pensò. Se sapesse quanto è cornuta!

“Che caro, grazie Song.”

 Gente di merda. Pensò. Hanno i soldi e sanno solo fottersi le mogli a vicenda.

 Poi si nascose dietro a un albero a pisciare sull' aiuola.

 Rifece il giro col furgone per prelevare gli oggetti che si era annotato e se ne andò.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La donna rientrava verso casa, un brivido la percorse dovuto al fruscio del vento tra gli alberi, ma i suoi occhi avevano registrato un movimento vicino al prato.  Poi  lo vide: un piccolo giocattolo, un robot che si muoveva verso di lei. Era simile a quello con cui giocavano i bambini del quartiere. Curiosa più di una scimmia si mise a seguirlo, pregustando qualche bel pettegolezzo sul figlio tal de’ tali ancora fuori a quest’ora.  Lo seguì quasi correndo, le sembrò strano che avesse una tale velocità. Indecisa su come agire, attese un secondo di troppo. Una mano vigorosa l’afferrò, nascondendola alle luci della strada. Un’altra le premeva sulla bocca. Sentì solo un dolore lancinante al costato, un bruciore diffuso dallo stomaco arrivò alle gambe  e capì che la vita la stava abbandonando. Il torpore si impadronì di lei. L’uomo sentì il corpo della donna cedere, farsi più pesante. Poi l’appoggiò al suolo. Lasciò il robot accanto a lei.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

4

 

 

 

 

 

 

Pete accese la pila e si inoltrò nel folto del sentiero boschivo. Dopo cinquecento metri entrò  in una specie di corridoio formato da vecchi frigoriferi, televisori rotti, tubi, tutto  formava una catasta enorme di rifiuti. Il posto era orrendo come la sua infanzia, quando correva a nascondersi nel vecchio frigo a pozzetto per evitare le cinghiate. Un colpo forte sulla testa lo intontì, cercò di girarsi e un secondo colpo gli ruppe il sopracciglio e lo ferì a un labbro.

“ Scrap fermati sono io! ” Disse sputacchiando.

“ Pete? Tu?” Disse sconvolto.  “Non è possibile! Da quanto sai che vivo qui?”

“Da un bel po’ Scrap.”

“E non mi hai mai cercato? E smettila di chiamarmi con quel soprannome, lo diceva sempre mamma, che ero uno scarto!”

 “E pensare che con quelli fai dei giocattoli molto interessanti! Strana la vita eh?”

“Aspetta, sei venuto qui ieri? Sei tu che hai preso Robo?  Conosco tutti i giocattoli che fabbrico e so se mancano.”

Pete intanto si era alzato e si appoggiò al fratello.

“Scusa Scrap, era terribilmente carino.” Gli sferrò un pugno che lo fece cadere, subito gli fu sopra e gli mise le mani al collo.

“Stai per diventare famoso sai? il mostro d’Albany!” Allentò la presa.

“ Come? Cosa?!” Disse Song con un filo di voce.

“Sì, non sarai più un pezzo inutile Song, vedila così. Almeno la tua vita sarà servita a qualcosa” Strinse forte fino a soffocarlo. Si alzò, prese dalla tasca un piccolo bullone e lo gettò a terra vicino al corpo.

“Rottame”. Disse.

 

 

 

 

 

 

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@Angy C. Racconto molto particolare. Non ho trovato un lato umoristico, ma sicuramente c'è il lato ironico e credo sia sufficiente così. Certo, rispetto ad altri racconti che mi hanno fatto proprio ridere, questo mi ha suscitato più che altro un senso di rabbia per il povero fratello :)

Nel racconto c'è qualche incertezza; una cosa che voglio chiederti: che significa anche ai fili d’erba veniva fatta la contro-permanente? Si riferisce forse al taglio di capelli immediatamente successivo o è un modo di dire?

Occhio alla frase: alla morte dei suoi, la madre di Set lo prese in casa con loro. Suo fratello più piccolo fu messo in un Istituto perché il racconto è all'imperfetto; un passato antecedente va indicato con il trapassato prossimo in entrambi i casi (lo aveva preso, era stato messo).

In bocca al lupo.


 
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On 19/7/2016 at 14:47, Angy C. dice:

Pete era incazzato. Devo risolvere questo merdoso caso pensò, grattandosi gli attributi. (le palle). Prese la bottiglia di vodka e ne scolò un generoso sorso, si guardò allo specchio e si fece abbastanza schifo da sentirsi bene. Guardò il letto sfatto ricordando la tipa della sera prima. Mezzo uomo, gli aveva detto. Puttana. Se sono un catorcio, un’inutile mezza sega è per colpa di mia madre! E ora gli omicidi di Albany. Il suo amico Set lo aveva chiamato per aiutarlo. Ironia della sorte.(superfluo) Glielo doveva: alla morte dei suoi, la madre di Set lo prese in casa con loro. Suo fratello più piccolo fu messo in un Istituto. Vaffanculo! (qui ci vorrebbe un concetto in più, ma lo spazio è tiranno)

Arrivò alla Centrale e lo trovò alle prese con un enorme sandwich al tonno. Pete lo fulminò con lo sguardo. Se dai suoi occhi fossero uscite saette e fulmini lo avrebbe bruciato seduta stante, vista la statura: era alto un pelo più di un nano, segaligno. Uno schiocco di dita e puff, addio Set. Gli sfuggì una sonora risata.

“Cazzo ridi?” Dobbiamo risolvere il problema o non potrò candidarmi per diventare Sindaco”

“Cos’hai?” Disse secco Pete, prendendo al volo una (LA... ma comunque metterei il lancio nella battuta prima: "cazzo ridi?" Set gli lanciò una cartella) cartella che gli lanciò.

“Lo voglio, Pete, vivo o morto! Fai quello che ti pare, ma inculalo!”

“Ok, spero non sia tu,” disse ridendo, “non sei il mio tipo.”
 

 

On 19/7/2016 at 14:47, Angy C. dice:

Lasciò il robot accanto a lei.

Le lasciò il robot accanto.

C'è un lei prima, così eviti una ripetizione superflua.

Ciao Angy. Racconto ben riuscito, forse l'ironia non è così vistosa, a parte qualche battutina, però mi è piaciuto nella sua interezza, specie il risvolto finale. Ti ho segnalato la prima parte, per il resto qualche particolare da sistemare, ma per me è un bel noir.

Brava.

 

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Grazie mille per i commenti. Nicola la contro-permanente è un modo di dire. Le donne con capelli ricci e indomiti la fanno per averli dritti. In questo caso è usata in senso figurato per indicare il prato curatissimo, con fili d'erba tagliati tutti uguali e perfetti. Da noi si usa anche per dire " gli faccio venire i peli dritti  a quelli lì".

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E brava la mia rivale :) Vedo che anche tu con noir ti rifai molto al sottogenere hard boiled (io pure, per tre volte ho scritto noir e tre volte ho sconfinato nell'hard boiled). Stavolta pure. Il tuo è molto articolato, hai usato bene I 5400 caratteri, io ho dovuto tagliarne circa mille. Il racconto è intrigante, c'è anche il risvolto giallo nel finale. La parola "rottame" forse è stata usata in modo marginale (nel finale), ma è stata usata. Qualche battuta che fa sorridere, quindi hai centrato bene anche l'ironia. Non ho appunti da farti sullo stile (oltre a quelli già citati sopra), pulito lineare.

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Cita

 “Cos’hai?” Disse secco Pete, prendendo al volo una cartella che gli lanciò.

Nella relativa cambi soggetto rispetto alla reggente. Prova con "che gli fu lanciata" o un'altra soluzione.

Cita

La donna rientrava verso casa, un brivido la percorse dovuto al fruscio del vento tra gli alberi,

"Un brivido dovuto al (...) la percorse"


Ciao Angy! :)
C'è qualcosa che non mi convince nel racconto: forse avresti potuto lanciarti di più con la comicità e organizzare meglio la struttura e la forma del testo (vedo però che eri proprio al limite dei caratteri). A parte qualche difetto di stile, si fa leggere senza troppi problemi però :flower: 

Alla prossima!

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@Angy C.

Sei riuscita in pochissimo spazio a costruire un racconto con una struttura complessa, usando la divisione per scene. Punto a favore!

Sullo stile, a parte qualche piccolo difetto, sembra che con thriller/gialli/noir tu abbia una buona confidenza e te la cavi molto bene.

Qualche perplessità sulla parte iniziale, dove (credo però più per colpa della mia disattenzione e della formattazione sullo smartphone, ma anche per la tua scelta di mettere tanta carne al fuoco) ho perso un po' il filo, e poi sull'aspetto umoristico, che ho trovato un po' carente. Il finale l'ho molto apprezzato e in generale credo sia un racconto che possa benissimo essere allargato e arricchito al di fuori del contest.

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Grazie Gigiskan e Joyopi per i commenti carinissimi )) In effetti sto facendo una scommessa con me stessa: riuscire, con pochi caratteri, a strutturare il racconto come un romanzo. A rileggerci :spadalaser:

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Brava, un bel racconto. Ho patito un po' la formattazione ma questo non ha importanza. Il finale mi ha lasciato un po' di ghiaccio. Alla prima lettura mi è sembrato che Pete facesse giustizia uccidendo il fratellino minore in quanto assassino, poi, rileggendolo, ho capito che è Pete l'assassino. Però questo stona un po' con il fatto che deve risolvere un caso, come dice lui stesso all'inizio. Questa cosa fa pensare che sia dalla parte della legge. Poi si intravede l'odio verso l'amico/fratellastro Set che gli chiede aiuto sul caso del quale lui è il colpevole (chiaramente all'insaputa di Set) e lui pensa bene di far fuori il fratello minore. Un po' incasinato ma ci sta nello stile noir.

Ti segnalo anche un piccolo errore:

Cita

“Cazzo ridi?” Dobbiamo risolvere il problema o non potrò candidarmi per diventare Sindaco”

Dopo "ridi?" non ci andrebbero le caporali. Probabilmente volevi interrompere lì la frase ma poi hai cambiato idea e ti sono sfuggite.

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Ciao Russotto grazie del commento piacevole)) Sì l'errore è  dovuto a distrazione, anzi stanchezza, visto che questo racconto ha visto ben tre stesure prima della finale che mi ha convinta. Il colpevole è proprio Pete che si trova "incastrato" dalla richiesta di aiuto del fratellastro. Perché l'inchiesta non prosegua lui si trova costretto ad agire. Volevo dipingere la mentalità contorta e lucida di uno psicopatico. E avere un finale diverso.

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