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[UvsD_OL16] Un trapianto tra pianti e tra piante


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Commento al racconto di Luisa Cagnassi 

«Dr. Trans, mi servirebbe più grande. Questo non va bene.»

«Che cazzo, Dr. Plant, io per il momento ho solo quello che le ho dato.»

«Faccia il favore di telefonare al Dr. Artos e veda se ha qualcosa da mandarmi. Anche un completo che poi comunque ci penso io.»

«Ok! Ma lei sa come cazzo sono i messicani. Vogliono quei cazzo di soldi prima.»

«E glieli mandi! Tanto anche noi siamo pagati in anticipo. Ed è urgente. Questo lo rimetta in fresco.»

«Ok! Prima whatsappo questa cazzo di richiesta poi porto giù quel cazzo di organo.»

Certo che il Dr. Plant fisicamente non si poteva dire si presentasse bene. Un cranio quasi completamente calvo, se non fosse stato per un solitario ciuffo biondo (e forse se lo tingeva) sulla fronte, due occhi, che a volte sembravano indipendenti, di un azzurro slavato, sporgenti dalle orbite, un tronco quasi magro che si appoggiava su una ciambella di grasso dalla quale spuntavano due lunghe gambe da trampoliere. In effetti a volte lo trovavi appoggiato solo su una di quelle, come se l’altra si fosse ritirata nei larghi pantaloni fuori moda. Le mani no. Quelle erano ben proporzionate con le lunghe dita affusolate. Quelle di un chirurgo appunto, se no che ci faceva lì!

Il Dr. Trans, anestesista altamente specializzato, invece era il classico americano dal fisico massiccio e la mascella squadrata. Aveva solo un paio di difetti: assolutamente nessuna fantasia e usava cazzo come interpunzione nelle sue frasi. Ah ve ne eravate già accorti? Ok! Ok!

La coppia era molto ben considerata nel campo dei trapianti. Operavano, sempre insieme (omen in nomen), alla clinica privata “New horizon” sulla 15ema a Douglas in Arizona.

Questa volta si era però verificato l’inconveniente di quel pancreas che, molto probabilmente, apparteneva a qualche bambino e non a un giovane sui trent’anni come loro avevano richiesto. Ecco perché Plant preferiva avere i corpi interi, anche se ingombranti all’inizio, dove lui avrebbe potuto scegliere a sua discrezione gli organi che gli erano necessari. Gli inutili resti sarebbero finiti nell’inceneritore annesso all’obitorio dove si cremavano ufficialmente le salme.

Con Artos avevano concordato che mandasse addirittura individui sani ancora viventi. Costavano molto di più ma sarebbero stati senz’altro più freschi. D’altronde tramite i vari tunnel scavati illegalmente sotto la frontiera, si poteva ricevere qualsiasi cosa dalla città di Agua Prieta nel vicino Mexico. Coi suoi quasi ottantamila abitanti era moderna e con una popolazione relativamente giovane, molto appetibile per gli interessi del trio. Quel Dr. Artos, medico anche lui, era diventato il loro unico fornitore. Lavorava all’Hospital Central de Agua Prieta e, anche senza lasciare il posto di lavoro, per lui non era difficile trovare la materia prima necessaria. A volte, per la fretta, però si producevano degli errori, come quello del pancreas infantile. In effetti con i piccini era tutto più facile. Spedizione meno ingombrante e quindi anche costi più ridotti. Però stavolta c’era vera urgenza.

Non si poteva certo mantenere il corpo del cliente attaccato alle macchine per molto tempo. Avrebbe destato sospetti e qualche domanda. Cosa alla quale né Trans, né Plant desideravano sottoporsi e men che mai il dr. Artos.

Nel giro di poche ore un giovane scuro di capelli, baffi, occhi e carnagione, era nelle loro mani. Vivo e vegeto, come si suol dire, ma qui letteralmente, in quanto sedato pesantemente sembrava proprio un vegetale. Gli abiti dozzinali e sporchi ne denunciavano l’appartenenza a quella categoria di senzatetto che vagano miserabilmente in cerca del nulla e di qualche elemosina. Probabilmente si era fatto abbindolare da qualche sicario di Artos che l’aveva anestetizzato e spedito, via tunnel, come un pacco al di là del confine.

Portato in sala operatoria Plant immediatamente gli espiantò il pancreas che gli era necessario, potendo così terminare l’operazione lasciata in sospeso.  Il messicano però si era svegliato troppo presto e il dolore l’aveva fatto piangere e gridare fino a quando Trans non l’aveva nuovamente sedato e trasportato nella cella dove venivano tenuti centinaia di vasi con le piante che il Primario aveva dichiarato necessarie al ricambio dell’ossigeno nella sua clinica. Grandissima idiozia e confinamento per sempre delle piante nel sotterraneo dimenticato da tutti, meno dalla coppia di medici che l’aveva attrezzato per la conservazione in vita degli involontari samaritani (così è chiamato chi cede un suo organo – di solito un rene – a qualcuno estraneo alla propria parentela. N.d.r. che ne sa una più del diavolo).

Lui però non sarebbe rimasto segregato lì a lungo e in effetti una richiesta di fegato l’aveva riportato in sala operatoria. Questa volta i riceventi erano una coppia e l’operazione si trasformò in un “due per uno” molto lucroso. Già che c’erano, al messicano espiantarono anche il cuore e i polmoni riponendoli sotto vuoto criogenico in attesa che qualcuno di compatibile si facesse avanti. Non dovettero aspettare molto. C’era sempre molta richiesta nel mercato nero.

Il corpo ormai inutile del giovane si ridusse in cenere nel fuoco del crematorio mentre i conti cifrati alle Bahamas di Trans, Plant e Artos s’incrementarono di decine di migliaia di dollari.

Un trapianto tra pianti e tra piante (Uomini vs Donne 2016 Horror Medico).docx

Modificato da *Celaena*
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@Antonio Borghesi sicuramente accoppiare horror e ironia/comicità non è cosa facile. Non so dirti esattamente quanto tu ci sia riuscito; per fortuna c'è qualcun altro che deve giudicare. Secondo me, in tutti i casi, sei perfettamente in tema e altrettanto perfettamente nel genere. Oltretutto mi è piaciuta molto la tua storia, così vera e così attuale, raccontata con la giusta dose di ironia (quella ben visibile, oserei dire).

Non amo molto le incursioni dell'Autore che parla con me che, mentre mi trovo in clinica con tre medici pazzi, vengo ricatapultato dietro il mio computer. Però riconosco che aiutavano a mantenere il tono umoristico. Il quadro è completato da una scrittura pulita, senza errori o refusi.

Secondo me è una buona prova. Complimenti e in bocca al lupo :)

 

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Carissimo Tony, ci ritroviamo! Devo dire che l'orrore ci sta tutto... purtroppo vista la realtà dei fatti non sono riuscita a viverne l'ironia, anche se nel racconto il black humor forse c'è. Ovviamente scritto benissimo, come ti caratterizza. ;)

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@Antonio Borghesi

Cita

Questa volta si era però verificato l’inconveniente di quel pancreas che...

Ah parlavi di un pancreas :::D 

Molto divertente, soprattutto l'inizio! Personalmente, adoro i nomi parlanti, e i tuoi Trans e Plant mi hanno fatto sghignazzare un sacco! E ho adorato la descrizione dei due chirurghi :asd: 
Interessante anche il riferimento alla situazione tra Messico e America, che ci riporta un po' alla realtà!

Sicuramente l'atmosfera alla Frankenstein c'è, e anche il tema medico. L'ironia si sente un po' meno, forse ti era un po' nuova, come stile di scrittura? Comunque i commenti del narratore sono simpatici :)

Per quanto riguarda la forma, personalmente avrei aggiunto solo un po' più virgole qui e là:

Cita

alla clinica privata "New horizon" sulla 15ema a Douglas [,] in Arizona.

Gli inutili resti sarebbero finiti nell’inceneritore annesso all’obitorio [,] dove si cremavano ufficialmente le salme.

D’altronde [,] tramite i vari tunnel scavati illegalmente sotto la frontiera

Cosa alla quale né Trans, né Plant desideravano sottoporsi [,] e men che mai il dr. Artos.

Nel giro di poche ore [,] un giovane scuro di capelli

E in questa frase:

Cita

Gli abiti dozzinali e sporchi ne denunciavano l’appartenenza a quella categoria di senzatetto

ti consiglio di sopprimere il "ne", che appesantisce la lettura, e qui secondo me non è indispensabile.

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Bel pezzo, molto centrato sia il tema che il genere. All'inizio è divertente, poi l'ironia  manca un po' nella parte successiva.

Comunque è un pezzo ben scritto, che tratta anche di un argomento molto delicato e non era facilissimo fare ridere sui traffici di organi, in effetti.

Bella prova

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Bravo Tony, raccapriccio e humor nero centrati. L'ironia si coglie, sottile, nei nomi dei protagonisti che contrastano con la loro posizione di medici, nelle piante dimenticate in cella (( dove venivano messi i corpi dei malcapitati)- volute dal Primario per il ricambio d'aria!- in una clinica dove si fanno trapianti clandestini. Mi è piaciuto nonostante tu abbia toccato una tematica spinosa, a dir poco. Bravo:applausi:

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Ciao Tony, anch'io devo mettermi in linea con i commenti precedenti: pezzo scritto bene (riguarda la punteggiatura magari), tema centrato, ironia un po' velata, ma presente al punto giusto. Ti segnalo solo due sciocchezze:

On 18/7/2016 at 15:04, Antonio Borghesi dice:

Anche un completo che poi comunque ci penso io.

uno?

On 18/7/2016 at 15:04, Antonio Borghesi dice:

Vivo e vegeto, come si suol dire, ma qui letteralmente, in quanto sedato pesantemente sembrava proprio un vegetale.

riformulerei

 

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Finalmente sono riuscito a leggerti, mi sto rimettendo in pari. Mi è piaciuto molto, l'horror c'è, ma è quello reale, quello peggiore, perché se gli zombie non esistono (almeno credo), I trafficanti di organi purtroppo ci sono :( l'ironia è in quei nomi e nella sequenza iniziale, poi va calando, resta comunque un'ombra di macabre sarcasmo che ci accompagna fino alla fine. bella prova

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