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Pane, spezie e vendetta

 

 

Ormai non lo sopportava più. Avrebbe studiato un modo per eliminarlo, lo premeditava dal giorno dell’eredità lasciata dalla nonna. Aspettava il momento opportuno, e forse…

 

«Allora Greta, ti vuoi decidere?» esordì Karl sbuffando.

«Li dobbiamo preparare questi diavolo di biscotti?» e iniziò con la manfrina della tradizione.

«Esageri con le spezie, secondo me metti troppa cannella» azzardò.

Lo sguardo di Greta fu sufficiente a fargli capire di non intromettersi.

Intanto aveva disposto sull’asse la farina e le perle di zucchero, sempre difficili da reperire. 

Si era in messa in testa di preparare questa specialità tipica della contea, ma non sarebbe stato semplice: era ovvio che Karl si sarebbe intromesso, ma lei sapeva come raggirarlo.

«È la prima volta che provi, se non ti riesce sai la bella figura che fai?» ribadì Karl contrariato.

«Taci, metti la farina sulla piana e datti da fare!» gli ordinò.

L’uomo espresse la sua rabbia passando dal naturale pallore al colorito rosso vermiglio.

«Tua cugina ti prenderà in giro a vita!» sottolineò, gettando in malo modo l’arnese che teneva in mano sul ripiano del tavolo.

Gli schizzi del composto si sparsero ovunque e Greta s’infuriò maledettamente.

«Stupido, come tutti quelli della tua famiglia. Zucca vuota, non ti entra in testa niente!» intanto ripuliva il possibile senza prestarvi troppa attenzione.

«Guarda cos’hai combinato!» lo rimproverò manifestando tutto il suo rancore, mentre aggiungeva nell’impasto lo zenzero. Subito dopo inserì ancora una buona dose di cannella.  

«Lascia stare Greta, continuo io a impastare». Nel frattempo aveva acceso il forno.

Il crepitio del legno che bruciava lasciava percepire un che di particolarmente intimo.

«Lo sai come si chiama questo pane Karl?» lui non rispose, aspettando l’informazione.

Si era arreso ormai, sapeva che tanto non l’avrebbe spuntata.

«Suikerbrood e si offre alle neo mamme proprio come mia cugina».

Il tono severo della donna lasciava intuire una scarsa predisposizione alla tregua.

Karl impastava diligentemente alzando gli occhi di tanto in tanto per osservare le mosse della moglie.

Greta stava tendendo al marito la trappola più attuata al mondo, e lui ci stava cascando con tutte le scarpe.

«Il forno ha raggiunto la temperatura?» domandò l’uomo al termine del suo compito.

La moglie si voltò di scatto per verificare. Così facendo l’ampio grembiule che indossava, rimase impigliato nel cassettone della credenza attorcigliandosi attorno al pomello. Greta non riusciva a districarsi e finse di spazientirsi.

«Guarda per colpa tua cosa mi è successo!» ribadì stizzita.

«È colpa mia? Smettila, stavolta io non c’entro...» replicò lui discolpandosi.

Nell’avvicinarsi a prestare soccorso alla moglie diede una manata al contenitore della cannella, che rovesciandosi ricoprì di quella polverina color ruggine il mobile e anche la donna, ormai in preda a una crisi isterica.

«Lascia stare, sei impedito. Non mi aiutare mai più: chiaro?» Le riusciva difficile disincastrare il tessuto dal mobile, infatti cominciava a lacerarsi. Una scena grottesca.

«Girati! Così estraggo il cassetto e si fa prima» le intimò l’uomo.

La donna ubbidì irritata, ritrovandosi, come supponeva, a farsi guidare dalle robuste mani del marito per trovare la posizione ideale a risolvere il problema.

«Devi proprio mettere il pane in forno adesso? Sarà già in temperatura?» lo stuzzicò Greta, intuendo Karl perdersi in manipolazioni lascive.

«Cosa diavolo stai combinando ora?» chiese, voltandosi il verso il marito come se avesse il torcicollo.

«Al sapore di cannella ti assaggerei volentieri…» rispose lui e, con una grossolana risata, manifestò chiaramente le sue intenzioni.

«È il momento di infornare il pane, levati!» sbraitò lei fingendosi infastidita.

«Non muoverti, ci penso io!» eccitato da quella ridicola posizione, rimandò l’idea di sistemare il pane nel forno a legna, tentando un approccio focoso.

La donna non emise un fiato per alcuni secondi, intanto così chinata escogitava la sua condanna.

«Stai buona due minuti dai, che facciamo un bel dolcetto…» insistette lui ormai esagitato.

«Mi fai imbestialire! Questa me la paghi eh?» tentava di disarcionarlo, mentre lui le sollevava la gonna. 

Nonostante la goffaggine la situazione aveva attizzato gli animi, ognuno a modo suo.

Pochi attimi dopo, nella stanza si udiva l’ansimare di un uomo seguito dal ritmico rumore del cassetto, che si apriva e chiudeva con gran baccano.

D’un tratto si levò un grido: «Ahhhh!» subito seguito dalla sonora risata di Greta, che se la sghignazzava senza ritegno.

«Te l’avevo detto che l’avresti pagata!» gli gridò sarcastica, liberandosi da quell’assurda situazione, chiaramente compiaciuta.

«Sta venendo bene il pane, sai?» aggiunse poi, con il sadico proposito d’irritarlo a morte.

Karl, svenuto, giaceva prono sulla base del mobile: si era appena giocato gli attributi, ormai spappolati dentro il cassetto insieme ai vari attrezzi da cucina.

«Sapevi che mi sarei vendicata per la vicenda del terreno, ricordi?» Ribadì spietata Greta, per riversargli addosso il suo perverso rancore.

Poi mise un grembiule pulito e, come se nulla fosse accaduto, insensibile alla sofferenza del marito, ignorò il sangue che trafilava dal mobile, dedicandosi al buon pane speziato.

La mattina seguente fu rinvenuto il corpo senza vita di Karl, morto dissanguato per un guizzo di piacere. “Di Greta nessuna traccia.”

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Scritto in maniera eccellente e di questo non ne sono sorpreso. Quello che mi disturba un po' è il genere "Thriller" che ti era stato attribuito. L'ho trovato più un "noir" che un "thriller" dove avrebbe dovuto esserci la sorpresa finale. Un altro piccolo appunto è sull'ironia che avrebbe dovuto essere intrinseca del racconto. Ho trovato invece un humor da commedia. E' una linea sottile che li divide, ma c'è.  Perfettamente centrato il tema.

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@Antonio Borghesi La sorpresa può sembrare velata, ma ironicamente è legata al tipo di fine di Karl: morire in quel modo non è prevedibile, soprattutto se premeditato, infine c'è la scomparsa di Greta... Un finale a libera interpretazione. Hai ragione, è una linea sottile, dipende da come si interpreta l'insieme.

Sono comunque onorata del commento iniziale e ti ringrazio, detto da te è davvero importante. :wow:

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Ciao @Luisa Cagnassi

Mi sembra che ci sia più di un problema con la punteggiatura. Alcune volte si può sorvolare, ma ci sono anche virgole mancanti prima dei vocativi, o virgole tra soggette  e predicato (cfr. grembiule che indossava, rimase ): questi sono errori che bisogna evitare. Servirebbe un altro controllo.

Per il resto il racconto è scritto bene, tiene bene la trama fino alla fine. Non mi è sembrato proprio un thriller, ma soprattutto devo dirti che non mi ha "divertito" come mi aspettavo visto il must del contest. Forse c'è l'ironia, ma anche questa non mi sembra proprio che esca bene dalle righe. Insomma, sono un po' dubbioso su questi punti. Il racconto non è male però :)

 

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A me ha divertito molto leggerlo. Crudele la vendetta della donna.

L'ho trovato scritto bene e piacevole da leggere.

Brava Luisa e in bocca al lupo.

 

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Beh che dire... un bel racconto e scritto bene. Comunque sono anche io dell'idea che il tema andava sviluppato forse di più.
Non lo definirei comico, quanto leggermente spassoso durante il battibeccare tra i due.
Il gusto della vendetta però è ottimo e, per la protagonista, appagante e liberatorio. Orrenda morte, poraccio xD
Spero che il pane sia venuto bene :D

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Ciao Luisa :flower:

Potresti risistemare un po' la punteggiatura, per il resto però il racconto si fa leggere bene. Non me ne intendo di thriller quindi non so se il genere sia centrato, ma la comicità c'è, anche se avresti potuto osare di più nella prima parte del racconto. Alla prossima :::D

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Ciao Luisa!
Idea originalissima, uccidere una persona con un cassetto: come ti è venuta in mente?! Ho dovuto rileggere più volte la scena, perché davvero non ci credevo! Hai saputo gestire bene l'attesa, lasciando indizi di quello che sarebbe dovuto succedere, ma senza esagerare.
Non ho capito bene, però, se la "vicenda della terra" riguarda l'eredità della nonna o altro, e penso che in certi punti il racconto sarebbe stato più chiaro se avessi esplicitato più spesso il soggetto: talvolta non si capisce subito chi parla o fa qualcosa, e per capirlo tocca tornare indietro a rileggere, il che rovina un po' la lettura.

Cita

«Allora Greta, ti vuoi decidere?» esordì Karl sbuffando.

«Li dobbiamo preparare questi diavolo di biscotti?» e iniziò con la manfrina della tradizione.

«Esageri con le spezie, secondo me metti troppa cannella» azzardò.

Ad esempio, la seconda frase ("li dobbiamo...") non è chiaro se la dica il marito o la moglie. Suppongo sia il marito, ma allora sarebbe stato meglio mettere la prima e seconda frase di seguito, senza andare a capo, per far capire che chi parlava non cambia. A parte questi problemi un po' di forma, racconto davvero originale e simpatico :)

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Ciao Luisa,

complimenti per il tuo racconto. Devo dirti una cosa: tempo fa ho sentito una barzelletta in cui due coniugi veneti presi da un'esplosione ormonale cominciano a fare sesso sul tavolo. Ad un certo punto l'uomo dice: -Go... go...

-Godi?- chiede la moglie

-No! Go 'e pae nel caseto!

Non so se ti sei ispirata a questa barzelletta ma mi hai fatto tanto ridere!

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On ‎23‎/‎07‎/‎2016 at 23:03, Luisa Cagnassi dice:

@Axell Phineas Almeno quello..! Grazie di cure, detto dall'avversario diretto mi rincuora. :)

 

Ovviamente con il refuso inserito... Mi sfuggono sempre. Grazie ancora Axel. :)

@Lisa Daniele Ovviamente Karl, è l'ultimo a parlare... è vero ho spezzato il discorso, quindi lo davo per scontato. Chi non conosce il prosieguo può confondersi. Grazie. :)

 

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@Russotto Ti giuro di no, non l'avevo mai sentita... Ti assicuro che nemmeno io so da dove mi sia nata l'idea, io creo mano a mano che scrivo, come se stessi raccontando la storia a me stessa. Mi stai facendo sbellicare dal ridere... Beh, anche a te dico grazie. Siete stati tutti molto generosi e avete cancellato quel velo negativo che mi s era calato addosso... In un momento di personale ordinaria... malinconia. :wow::festeggiare:

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Sono contento che ti abbia fatto piacere. Per lavoro (progettista meccanico) e per hobby (attore teatrale) mi trovo spesso a essere oggetto di giudizi e voti (talvolta anche se non dovrei e da chi non ne avrebbe titolo) e questo fa sì che sia abituato a ricevere critiche. Ma l'aggettivo che è stato usato per il tuo racconto è assolutamente fuori luogo. Non ha nulla a che vedere con il concetto di critica.

Per quanto riguarda la barzelletta mi preoccupi: allora è tutta farina del tuo sacco! Meglio averti come amica, si sa mai :asd:

 

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