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karl

La scelta, il destino, il premio, l’inganno.

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Fu avvolto da un boato assordante, seguito da un silenzio irreale e da un odore conosciuto. Cercò di sollevare le palpebre che si ribellarono ai suoi comandi, testardamente incollate da un mastice umidiccio e appiccicoso.

Odore di plastico.

Si stropicc gli occhi che finalmente gli ubbidirono e si dischiusero, velati di caramello  e investite da folate di fumo acre.

Un odore sconosciuto si aggiunse a quello noto e più volte frequentato nei campi di addestramento: il fetore della morte.

Chiuse gli occhi.

 

Si svegliò di soprassalto, in un bagno di sudore.

Allun la mano a cercare il pulsante in uno spazio fluttuante: nessun abat-jour, né comodino, letto, niente di niente, una sensazione non dissimile da quella dell'assenza di gravità.

Fu trafitto da un freddo pungente che trasformò in un istante le perle di sudore in spilli di ghiaccio.

Tastò  il  suo  corpo  alla  ricerca  di  un  addome  scomparso  e  si  scop nudo.  Sclere  scarlatte indagarono il luogo: solo buio. Una sensazione di vuoto gli riempì la bocca dello stomaco. Era diventato cieco? Stava sognando? Nessun indizio confortò il suo terrore crescente.

Improvvisamente riaffiorarono i ricordi...

la quiete prima della tempesta... gli occhi disperati di sua madre... lo sguardo muto di suo fratello... la mano infilata sotto il giubbotto... il dito sopra il pulsante... la tempesta dopo la quiete...

I ricordi riaffiorarono.

E lui li spense.

Si assopì.

Fotogrammi  al  ralenti  gli  inondarono  la  corteccia  visiva:  

brandelli  di  carne  pendula  monconi anneriti fumanti arterie lacere pulsanti sangue vermiglio a fiotti occhi vitrei  sbarrati gambe senza piedi piedi senza scarpe scarpe con i piedi.

fuochi fatui.

click click click...

un silenzio ovattato e complice copriva i rantoli dei feriti l'agonia dei morenti  l'incredulo stupore dei morti

Chiuse gli occhi.

Questa volta il risveglio fu p lento e lucido e consapevole. Freddo e buio lo incalzavano ma lui non se preoccupava, ormai conosceva il suo destino e anche il suo premio conosceva, se lo ricordava bene quel premio.

Si sollevò a fatica, mosse qualche passo incerto, i suoi piedi presero confidenza con un suolo liscio come lava solida e gelido come ghiaccio urente.

Si inolt nell'oscurità e iniz la ricerca.

Vana e infruttuosa e frustrante, come il destino che si era scelto, ma continuò a cercarle per l'eternità: non ne tro neppure una, delle settantadue che gli erano state promesse.

Solo settantadue chicchi trovò, settantadue chicchi di uva passa.

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Ciao,

ho letto il tuo racconto e devo dire che l'ho trovato interessante, sebbene talvolta risulti piuttosto fangoso alla lettura. 

 

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

al  ralenti

se vuoi dirlo usando la parola inglese devi metterci alla y: a rallenty; se invece vuoi usare il vecchio italiano: a rallentatore.

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

brandelli  di  carne  pendula  monconi anneriti fumanti arterie lacere pulsanti sangue vermiglio a fiotti occhi vitrei  sbarrati gambe senza piedi piedi senza scarpe scarpe con i piedi.

ho capito qual'era il tuo intento, ma delle virgole devi metterle per forza, non si arriva alla fine della frase ed è fastidioso alla lettura.

 

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

fuochi fatui.

 

click click click...

 

un silenzio ovattato e complice copriva i rantoli dei feriti l'agonia dei morenti  l'incredulo stupore dei morti

le prime lettere vanno maiuscole.

 

Un racconto che affronta un tema attuale come quello del terrorismo e lo fa prendendo il punto di vista del terrorista stesso, che ancora cerca le settantadue vergini che gli furono promesse. Scrivi bene, utilizzando un lessico talvolta ricercato, e sperimenti effetti che puntano a coinvolgere il lettore nel dramma del morente. Il titolo non è male, racchiude un po' tutto il senso del racconto, mi piace. Parti con atmosfere vaghe e, solo alla fine, il lettore capisce; è una scelta che approvo sicuramente, ma devo dire che per essere vago finisci, talvolta, per rendere oscura anche la tua scrittura. Nulla di grave, s'intende, il racconto è buono e mi ha ricordato Calvino, specie alla fine, quando dai la tua morale. La morte è onnipresente in tutto il componimento ma non la espliciti mai davvero e, forse, è lei la vera protagonista del racconto, fra promesse e inganni.

 

Un saluto,

Johnny P.

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ciao, Johnny P., e grazie per il commento

la punteggiatura è un problema che non si può risolvere in modo solo canonico, occorre cercarne la musicalità, io ad esempio adoro saramago che era un maestro della confusione, mi dispiace se hai provato fastidio

così come le maiuscole e le miuscole. sono un anarchico della scrittura per cui decido se, e come, metterle. non nego che ciò possa provocare irritazione, ma ti assicuro che sono effetti voluti

sul "ralenti": non è inglese ma francese, avrei dovuto scriverlo in corsivo, ma la frase era già in corsivo...

non so se la protagonista sia la morte, ho sempre asserito che ogni scritto, una volta scritto, diventa di proprietà esclusiva del lettore che può farne quel che vuole. la mia lettura, da lettore di uno scritto che non mi appartiene più, è che i protagonisti sono tutti e quattro quelli del titolo :TRUCDEOUF:

grazie di nuovo per il passaggio

 

 

Modificato da karl
dimenticata una frase

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Guest IlConteDiMontecristo
On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

Cercò di sollevare le palpebre che si ribellarono ai suoi comandi

Sarebbe meglio così: cercò di sollevare le palpebre, ma si ribellarono al comando. Oppure: cercò di sollevare le palpebre che si ribellavano ai suoi comandi.

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

Si svegliò di soprassalto, in un bagno di sudore.

via la virgola.

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

Fu trafitto da un freddo pungente che trasformò in un istante le perle di sudore in spilli di ghiaccio.

Fu trafitto da un freddo pungente, e le piccole perle di sudore che gli scendevano dall'apice della fronte immantinente si tramutarono in spilli di ghiaccio.

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

Improvvisamente riaffiorarono i ricordi...

 

la quiete prima della tempesta... gli occhi disperati di sua madre... lo sguardo muto di suo fratello... la mano infilata sotto il giubbotto... il dito sopra il pulsante... la tempesta dopo la quiete...

Non mi piacciono i punti di sospensione. Inoltre suppongo che il periodo debba iniziare con la lettera maiuscola.

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

E lui li spense.

 

Si assopì.

Questo stacco non mi piace. Avrei preferito anche il punto, ma non un a capo. Un po' troppo dispersivo.

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

Fotogrammi  al  ralenti  gli  inondarono  la  corteccia  visiva:  

 

brandelli  di  carne  pendula  monconi anneriti fumanti arterie lacere pulsanti sangue vermiglio a fiotti occhi vitrei  sbarrati gambe senza piedi piedi senza scarpe scarpe con i piedi.

Molto bello. Interessante la scelta dell'assenza di punteggiatura: dai l'idea di questo flusso continuo di immagini terribili che quasi si fondono l'un l'altro. Un po' un Guernica personale, oserei dire. Ma continuo a non capire perché sei andato a capo.

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

fuochi fatui.

 

click click click...

 

un silenzio ovattato e complice copriva i rantoli dei feriti l'agonia dei morenti  l'incredulo stupore dei morti

Lettere minuscole.
Avrei preferito qui la presenza della punteggiatura. Non è caotico, ma una riflessione su quello che prima lo era. L'avrei scritto più o meno così: un silenzio ovattato e complice copriva i rantoli dei feriti: l'agonia dei morenti; l'incredulo stupore del morti.  In ogni caso la scelta delle ultime parole è orgasmica. Molto ben fatta.

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

Questa volta il risveglio fu p lento e lucido e consapevole. Freddo e buio lo incalzavano ma lui non se preoccupava, ormai conosceva il suo destino e anche il suo premio conosceva, se lo ricordava bene quel premio.

Avrei messo i due punti dopo preoccupava.

On 26/5/2016 at 17:32, karl dice:

liscio come lava solida

Forse sbaglierò io, ma la lava solida non è ruvida e incidentata? CIoè: la superficie non è perfetta, ma butterata e ricca di imperfezioni. Ma forse ricordo male.

 

Skorpio, complimenti. Un raccontino molto simpatico, forse un po' confusionario, ma bello. Forse non è il tuo miglior lavoro, ma nemmeno il peggiore o quello che viene prima del peggiore.

In ogni caso ben fatto, a rileggerti.

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Ciao, ho letto il tuo racconto.

Ho provato a citare le varie parti che mi interessava commentare, ma pare che io debba far ancora pratica! 

Mi accodo ad alcuni suggerimenti che ti ha già dato chi mi ha preceduta. Ecco, forse sarei più avara di punti di sospensione. una volta uno scrittore mi disse che abbondarne infastidiva la lettura, e devo ammettere che nel mio caso aveva ragione: a volte basta un solo punto per far arrivare l'emozione che desideriamo suscitare.

Per quanto riguarda invece il periodo " brandelli  di  carne  pendula  monconi anneriti fumanti arterie lacere pulsanti sangue vermiglio a fiottocchi vitrei  sbarrati gambe senza piedi piedi senza scarpe scarpe con i piedi. " lo lascerei esattamente così: è visionario, avvolgente. Suscita una confusione nella quale il lettore annaspa impotente, e immagino che fosse proprio questa l'idea che avevi. Ci sei riuscito perfettamente, a mio modesto parere.

Per la parte evocativa devo farti i complimenti: per quanto breve, mi sono immersa totalmente nel racconto. Le sensazioni erano quasi tattili, hai un tocco psichedelico davvero notevole. Mi è molto piaciuto.

bravo!

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grazie, conte e annalisa, sto partendo per le ferie e vado di fretta, vi rispondo in modo appropriato in agosto

 

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ciao @Annalisa e @Conte, tornato e cerco di spiegare alcune scelte

intanto: grazie per il tempo dedicato, è oro che cola

sui puntini di sospensione: concordo con la regola di eco, in questo caso il mio intento non era di provocare suspense ma di raccontare un tempo dilatato, secondi che passano infiniti senza soluzione di continuo ma con una crasi temporale che non saprei diversamente interpretare graficamente, in ogni caso ci penso (e ripenso tra parentesi, contravvenendo a un'altra delle 40 regole del maestro)

sulla punteggiatura, e sulla maiuscolatura-minuscolatura, che conte critica spesso e giustamente - secondo il suo stile di scrittura: la musica della scrittura viene spontanea nel momento in cui si battono i tasti, io tendo a estremizzarla in modo parossistico, quasi ad aggiungere la visione alla scrittura, molto pocamente corretta, come scelta, ma sta nei miei neuroni che si ribellano, spesso, al letterary correct

grazie di nuovo per avermi permesso di ri-flettere

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