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Commento a Coniugi Pandimensionali

Natale

«Papà, sta arrivando qualcuno.» La piccola Lucy indicò fuori dalla finestra una macchina che sopraggiungeva nel vialetto di ingresso della fattoria.

«Vediamo di che si tratta.» disse Simon Lee alzandosi. Si avviò alla porta seguito da Lucy e Jack, il figlio maggiore. La mamma rimase in cucina assieme a Thomas, che legato sul suo seggiolone guardava con invidia i due fratelli più grandi scorrazzare liberi.

La macchina si fermò sbandando lievemente sulla neve alta. Era una lussuosa Cadillac nera. Scese un autista che aprì le porte posteriori. Uscirono un uomo sulla cinquantina e un ragazzo di circa dieci anni. L'uomo indossava un cappotto costoso e scarpe di classe, più adatte alla città che alla neve delle montagne.

L'uomo si guardò attorno. Sembrava valutare tutto ciò che vedeva, calcolarne il prezzo che a suo parere non doveva essere molto alto. Il bambino mosse alcuni passi nella neve con aria disgustata. «Potrebbero spalare la neve almeno sulla strada.» si lagnò.

Simon si schiarì la gola. «Buongiorno. Posso fare qualcosa per voi?» Lucy e Jack gli si accalcavano accanto aggrappandosi alle sue gambe.

L'uomo parve sorpreso, quasi non si fosse accorto della loro presenza. «Oh, si. Stiamo cercando la foresta di Silver pass.»

«È quella laggiù.» Simon indicò il fitto bosco che sorgeva a un chilometro dalla fattoria. «Non voglio farmi gli affari vostri, ma non mi sembrate equipaggiati in modo adatto per un'escursione.» aggiunse indicando le scarpe leggere dell'uomo e del ragazzo.

«No.» l'uomo rise arrogante. «Nessuna escursione. Siamo qui per un albero di Natale.»

«Siete venuti fin qui per un albero di Natale? Sembrate venire dalla città, non è un po' lontano?»

«Mio figlio ha sentito parlare della foresta, dicono che ci siano gli alberi più belli di tutto il paese.»

«Si, probabilmente è vero. Ma non avrete intenzione di prendere un albero proprio lì.»

«Precisamente.»

«Si, papà.» strillò il bambino. «Lo voglio. Voglio l'albero più bello che esista. Mi hai promesso che me l'avresti dato.»

Simon impallidì e i suoi figli gli si strinsero con più forza. «Gli alberi della foresta non si possono tagliare. Guardate quelli piuttosto.» indicò un boschetto più rado, non lontano dalla fattoria. «Quegli alberi sono bellissimi, come quelli della foresta. Potete prendere uno di quelli.»

«Io voglio un albero della foresta.» strillò il bambino.

L'uomo sorrise, un sorriso freddo, ironico. «Avete sentito mio figlio. Prenderemo un albero della foresta.»

«La foresta è zona protetta.» replicò Simon. «È vietato tagliare alberi o accendere fuochi al suo interno. E in effetti è anche meglio starne alla larga.»

«Sciocchezze. Sono amico personale del governatore, credo proprio che nessuno mi multerà per aver tagliato un albero. Anzi, potrei comprarmi e radere al suolo l'intera foresta se mi andasse di farlo.»

«Aspetti. Non si tratta solo del fatto che è zona protetta. Nella foresta vivono molte creature, creature che non apprezzano che gli alberi vengano tagliati.» disse Simon.

L'uomo scoppiò a ridere. «Dovrei avere paura degli scoiattoli? Oh poveri scoiattolini,» aggiunse rivolgendosi al figlio, «resteranno senza casetta e se la prenderanno con noi. Che paura.» Risero entrambi sguaiatamente.

L'uomo si rivolse all'autista che aveva ascoltato in silenzio lo scambio di battute. «Peter, prendi gli attrezzi e vai cercare l'albero più bello.»

L'autista aprì il bagagliaio, si infilò degli stivali alti, bordati di pelo, prese una sega e un'accetta.

«Cosa aspetti?» lo spronò l'uomo. «Noi staremo qui in macchina, lascia il motore acceso, non vogliamo congelare.» Entrò in macchina sbattendo la porta e fece cenno al figlio di seguirlo.

Simon scosse la testa.

«Devo farlo.» sussurrò l'autista quando gli passò accanto diretto alla foresta.

«Papà.» Jack guardò in su verso il padre. «Non possono tagliare gli alberi. Ci hai sempre detto che non dobbiamo mai fare del male alle piante della foresta.»

«Lo so tesoro.» il padre si accucciò e abbracciò i figli. «Nella foresta si deve sempre entrare con rispetto. Bisogna rispettare gli animali, le piante e,» fece una pausa lanciando uno sguardo al bosco che si stagliava scuro nel paesaggio innevato »tutti gli esseri che ci vivono.»

Rientrarono in casa a mangiare. La mamma, che aveva seguito la conversazione dalla cucina, aveva un'espressione spaventata e triste.

«Ho provato a fermarli.» Simon si strinse nelle spalle per scusarsi. «Più di così non potevo fare.»

Finirono di magiare e attesero il ritorno dell'autista. Poco dopo l'uomo arrivò trascinando un abete dalla chioma folta di un bellissimo verde brillante. Il bambino e suo padre non scesero nemmeno dalla macchina per guardare, si limitarono ad abbassare il finestrino per sbraitare, «Sei sicuro di aver preso il più bello?»

«A me sembra uguale a tutti gli altri stupidi alberi.» si lamentò il bambino.

«È il più bello fra quelli di dimensione adeguata.» rispose l'autista.

«Beh caricalo e andiamocene. Non posso perdere tutta la giornata qui.»

L'autista caricò l'albero sul tetto della macchina, salutò Simon e la sua famiglia con un cenno del capo, entrò in macchina e partì.

Simon scosse la testa rientrando in casa. I bambini si fermarono un attimo sulla soglia a guardare la macchina che si allontanava.

 

La città, nonostante la spolverata di neve che la ingentiliva, puzzava di inquinamento e di gas di scarico. La neve rimaneva bianca solo per pochi istanti, trasformandosi rapidamente in una poltiglia fangosa e lurida.

La macchina entrò nel giardino di una grande villa in un quartiere residenziale e parcheggiò davanti alla scalinata principale. L'autista aprì le portiere e i due occupanti salirono in casa. «Sbrigati Peter.» Urlò il bambino, «Voglio addobbarlo subito.» Entrò in casa gridando, «Mamma. Avete preso gli addobbi? Voglio le palle dorate e un sacco di luci.»

Peter, occupato a scaricare l'albero non sentì la risposta della padrona. A fatica portò l'albero dentro la casa e lo fissò al piedistallo che aveva preparato precedentemente nel grande soggiorno. Il bambino si precipitò nella stanza assieme alla sorella. Strapparono le confezioni degli addobbi appena acquistati e iniziarono ad attaccarli ai rami dell'albero. La frenesia che li aveva contagiati non permetteva loro di scegliere i punti in cui mettere le luci e gli addobbi. Il risultato fu che l'albero perse la sua maestosità diventando pacchiano e sguaiato.

I bambini lo guardarono soddisfatti poi se ne andarono, già stufi della novità.

Cenarono e andarono a dormire lasciando accese le luci dell'albero.

Un gocciolio svegliò il bambino che iniziò a strillare. «Mamma. Quell'idiota della cuoca deve aver lasciato un rubinetto aperto.»

Le sue urla svegliarono i genitori e anche la sorella che dormiva nella stanza accanto alla sua.

Assonnato il padre andò in cucina a chiudere il rubinetto e risalì la scala che portava al secondo piano prima di accorgersi che il gocciolio continuava e sembrava provenire dal soggiorno.

«Ma che diavolo.» imprecò.

Scese nuovamente le scale ed entrò in soggiorno. Lanciò un grido, sgomento.

«Che succede?» gridò la moglie dalla camera. Non sentendo risposta scese le scale. I due figli le si precipitarono dietro.

Il padre era fermo, sulla porta del soggiorno. Indicava l'albero.

«Che c'è papà?» chiesero i bambini.

«L'albero.» rispose «Che diavolo è quella roba?»

Tutti e quattro guardarono l'albero, grosse gocce dense e rosse colavano dai rami.

«Ma che schifo.» esclamò la moglie disgustata. «Che razza di porcheria avete portato in casa?»

«È stato Peter.» si schermì l'uomo. «Ha detto di aver scelto l'albero più bello e guarda invece che schifezza. Dev'essere una malattia della pianta.»

«Forse è questo che diceva quell'uomo.» disse il bambino.

«Bah, quello era un idiota. Domani butteremo questa schifezza e compreremo un albero come si deve. Alto fino al soffitto.»

Chiuse la porta del soggiorno e spinse la moglie e i figli su per le scale.

Tornarono a dormire. Dopo pochi istanti il bambino russava già e non poté sentire così lo scricchiolio della porta del soggiorno.

 

Jack e Lucy si precipitarono a colazione appena i genitori li chiamarono. Adoravano mangiare tutti assieme, con la stufa che scoppiettava scaldando la cucina, le tazze ricolme di latte sul tavolo di legno, il profumo dei biscotti preparati dalla mamma.

Il papà si inventava sempre qualche scemenza per farli ridere e per tenere buono Thomas che strillava sul suo seggiolone.

Furono sorpresi quindi di trovare il padre seduto pensieroso con un'espressione tetra sul volto.

«Sei sicuro di andare?» chiese la mamma.

«Devo. Appena finita la colazione.»

Non disse nulla per tutto il tempo, mangiò in fretta e si alzò quando i bambini stavano ancora mangiando.

Indossò gli scarponi, prese le racchette da neve, si infilò il giaccone e uscì.

I figli lo guardarono avviarsi verso la foresta. Le racchette lasciavano larghe impronte sulla neve, simili a quelle di un gigante.

Simon si addentrò nel bosco silenzioso. Il respiro si condensava rapidamente in nuvolette gelide. Il freddo pungente creava piccoli ghiaccioli su baffi e barba. Gli alberi lo circondavano immobili. Qualcuno avrebbe potuto trovarli opprimenti, ma Simon procedeva sicuro, conosceva i luoghi e sapeva come comportarsi nella foresta.

Si diresse verso il centro, la zona più folta, quella non attraversata dai sentieri. Un piccola radura si aperse davanti a lui, con un albero al centro. Alcuni addobbi pendevano dai suoi rami. In mezzo a palle dorate e ghirlande di luci, Simon vide quattro sfere più grosse. Si avvicinò e i suoi timori trovarono conferma. Gli addobbi erano delle teste mozzate, fra le quali riconobbe quella dell'uomo e del bambino che il giorno prima avevano preteso un albero della foresta.

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«Vediamo di che si tratta.»

Se il chi parla è un uomo colto ok, ma se vuoi dare l'idea di un contadino red-neck direi: vediamo “vediamo chi è”

 

Scese un autista che aprì le porte posteriori.

autista nel senso di dipendente pagato per guidare? Se sì una descrizione dell'abbigliamento, in divisa o un abito con cravatta potrebbe servire a caratterizzare meglio.

un ragazzo di circa dieci anni.

a 10 anni io lo considererei un bambino.

L'uomo indossava un cappotto costoso e scarpe di classe, più adatte alla città che alla neve delle montagne.

di chi è il pdv? Chi è un grado di identificare la classe delle scarpe?

 

«Potrebbero spalare la neve almeno sulla strada.» si lagnò.

A proposito: la mia esperienza con la neve sulle strade è molto limitata, ma se la neve è alta la macchina non rischia di impantanarsi? Non monta le catene?

aggiunse indicando le scarpe leggere dell'uomo e del ragazzo.

Come sono le scarpe del bambino? Io lettore non ne so nulla.

 

«Gli alberi della foresta non si possono tagliare.

Perché?

 

credo proprio che nessuno mi multerà per aver tagliato un albero.

Esattamente chi taglierà l'albero? Fare il boscaiolo è un mestiere pesante e non lo vedo un signore azzimato prendere un'ascia e mettersi a menare colpi.

 

 

L'autista aprì il bagagliaio, si infilò degli stivali alti, bordati di pelo, prese una sega e un'accetta.

Pantaloni e giacca a vento no?

 

 

Poco dopo l'uomo arrivò trascinando un abete dalla chioma folta di un bellissimo verde brillante.

Gli alberi pesano, ricordi il film “Harry ti presento Sally”? In una scena in due trasportano un albero di natale (perché tu lo scrivi maiuscolo?) e poi Sally ha difficoltà a portalo da sola.

 

L'autista caricò l'albero sul tetto della macchina

così? Senza un portabagagli da tetto? Assolutamente impossibile perché:

1- rovini il tetto stesso

2- l'albero cade subito rompendo il vetro posteriore

3- non puoi legalo, assicurarlo a nulla (e infatti l'autista non lo fa),

 

 

Entrò in casa gridando, «Mamma. Avete preso gli addobbi? Voglio le palle dorate e un sacco di luci.»

Mamma” è un vocativo, dopo ci vuole la virgola. Il bambino dà del “voi” alla madre?

 

l risultato fu che l'albero perse la sua maestosità diventando pacchiano e sguaiato.

Di chi è il pdv?

 

Dopo pochi istanti il bambino russava già e non poté sentire così lo scricchiolio della porta del soggiorno.

Russano solo i bambini con ipertrofia delle adenoidi o altre patologie. Brutte le frasi in negativo.

 

Jack e Lucy

perfetto fammi confondere! Hai appena parlato dei bambini ricchi, di cui ignoro i nomi, e cambi scena repentinamente. Se scrivi qualcosa tipo “La mattina successiva nella fattoria...”

 

Perché Simon va nella foresta?

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Ciao @Bradipone, grazie per il commento.

Alcune delle cose di cui parli non ho potuto svilupparle a causa del limite di caratteri. Non si può far stare tutto in un racconto così breve. Le descrizioni e le caratterizzazioni dei personaggi ne hanno sofferto un po'. Per lo stesso motivo ho scelto di non adottare un PdV legato a un personaggio. Il PdV è quello dell'autore onnisciente (quello sarei io :D ), altrimenti avrei dovuto stare attaccato a un personaggio nella prima parte e a un altro nella seconda. Si può fare, ma in un racconto molto breve ritengo sia difficile dare al lettore il tempo di appollaiarsi sulla spalla di un personaggio e poi saltare su un altro in modo repentino.

Neve sulla strada. In realtà la macchina si ferma nel vialetto d'ingresso della fattoria e la neve lì non è alta. È stata effettivamente spalata, ma non come in città dove viene grattata via tutta fino all'asfalto. È il ragazzetto capriccioso che si lamenta senza motivo.

Gli alberi della foresta non si possono tagliare. Il perché lo spiega due righe sotto. Mi pareva giusto far nascere la domanda e ritardare almeno un pochino la spiegazione.

Chi taglierà l'albero? La risposta è poche righe sotto il punto in cui ti è nata la domanda.

Trascinare un abete natalizio. L'ho fatto, sia tagliarlo che trasportarlo. Non è affatto impossibile, garantito.

Lo caricano sul tetto. Non ho nominato delle barre portatutto, hai ragione, sono rimaste nella penna (tastiera). E non ho descritto i nodi che l'autista ha fatto, ma nel verbo caricare erano intese anche tutte le operazioni accessorie. Se qualcuno ti dice di caricare qualcosa sul portapacchi per trasportarlo non penso debba anche dirti di legarlo.

Cita
Entrò in casa gridando, «Mamma. Avete preso gli addobbi? Voglio le palle dorate e un sacco di luci.»

 

3 ore fa, Bradipone dice:

Mamma” è un vocativo, dopo ci vuole la virgola. Il bambino dà del “voi” alla madre?

Mamma è un richiamo lanciato a squarciagola da un bambino prepotente appena entrato in casa. Ci poteva stare anche il punto esclamativo. Il bambino non da del voi alla mamma, semplicemente, si rivolge alla madre, alla sorella, forse a tutti quelli che sono in casa. Vuole sapere se i suoi ordini sono stati eseguiti.

3 ore fa, Bradipone dice:

Russano solo i bambini con ipertrofia delle adenoidi o altre patologie. Brutte le frasi in negativo.

Magari :D Ti assicuro che russano anche i bambini con il raffreddore e nel periodo natalizio non è difficile che succeda.

3 ore fa, Bradipone dice:

perfetto fammi confondere! Hai appena parlato dei bambini ricchi, di cui ignoro i nomi, e cambi scena repentinamente. Se scrivi qualcosa tipo “La mattina successiva nella fattoria...”

 

Il cambio di scena è sottolineato anche dalla riga vuota. Forse potrei rivedere la frase per renderlo evidente fin dall'inizio.

 

3 ore fa, Bradipone dice:

Perché Simon va nella foresta?

Perché sa che la foresta è stata violata e sa che c'è un prezzo da pagare. Forse è già successo, forse no, ma lui sa che qualcosa è accaduto.

Grazie per le tue considerazioni, le terrò sicuramente presenti. Non ho però capito una cosa, il racconto ti è piaciuto o no?

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Quando ho una storia da raccontare inizio a scrivere, poi leggo, conto i caratteri e di conseguenza scelgo se postarla come racconto breve o a capitoli. Non mi passa proprio per la mente ridurre i caratteri per rientrare. Se poni dei limiti, la tua storia cambia e in questo racconto si nota.

 

Cita

«Vediamo di che si tratta.» disse Simon Lee alzandosi. Si avviò alla porta seguito da Lucy e Jack, il figlio maggiore. La mamma rimase in cucina assieme a Thomas, che legato sul suo seggiolone guardava con invidia i due fratelli più grandi scorrazzare liberi.

Lasciamo stare il padre ché potrebbe essere anche un uomo rude ma i piccoli? In una giornata gelida escono così, senza indossare qualcosa?


Cita

 

 

La macchina si fermò sbandando lievemente sulla neve alta.


 

 

Ho letto la risposta che hai dato a Brad’ ma non è così che funziona. In genere il lettore non ha la possibilità di interagire con l’autore e l’immagine che tu trasmetti, senza giustificazioni postume, è quella di una macchina che sbanda sulla neve alta. Io lettore penso a una fattoria isolata, dove gli spostamenti avvengono o a piedi con ciaspole e bastoncini da neve o con il gatto delle nevi. Così come avviene nei rifugi alpini. Lì non ci arrivano nemmeno le jeep quando la neve è alta.

Cita

 

L'uomo indossava un cappotto costoso e scarpe di classe, più adatte alla città che alla neve delle montagne.

Toglierei la parte sottolineata perché inutile e inesatta. Non esistono scarpe adatte alla neve di montagna e lo scrivi in seguito quando descrivi l’immagine di Simon che prende le racchette.

Cita

 

«Oh, si. Stiamo cercando la foresta di Silver pass.»

Il “si” va accentato.


 

Cita

 

«Gli alberi della foresta non si possono tagliare. Guardate quelli piuttosto.» indicò un boschetto più rado, non lontano dalla fattoria

«La foresta è zona protetta.» replicò Simon. «È vietato tagliare alberi o accendere fuochi al suo interno. E in effetti è anche meglio starne alla larga.»

 

Anche qui la storia è un po’ inverosimile. La fattoria è al limite di un Parco? Cioè: a un chilometro di distanza la zona è protetta ma poco lontano dalla fattoria c’è un boschetto più rado, dove non c’è più protezione? In una zona protetta non è proibito tagliare gli alberi, ci vogliono dei permessi ed è l’Ente Parco che stabilisce quali alberi tagliare. È proibito quindi solo per chi non ha i suddetti permessi e non tout court. Questo non puoi ometterlo altrimenti l’informazione arriva monca al lettore. Devi prendere più spazio lasciando stare il limite di caratteri.

 

Cita

L'autista aprì il bagagliaio, si infilò degli stivali alti, bordati di pelo, prese una sega e un'accetta.

Ma povero autista. Simon il giorno successivo si inoltra nella foresta con le racchette e il pover’uomo se ne va con gli stivali alti bordati di pelo? Nella neve alta e con la previsione di portare un peso al ritorno? Almeno la sega a motore gliela potevi concedere tanto più che vivono in una grande villa con giardino, che si presuppone grande. Vuoi che non abbiano un giardiniere e una rimessa con gli attrezzi?

 

Cita

A fatica portò l'albero dentro la casa e lo fissò al piedistallo che aveva preparato precedentemente nel grande soggiorno. Il bambino si precipitò nella stanza assieme alla sorella. Strapparono le confezioni degli addobbi appena acquistati e iniziarono ad attaccarli ai rami dell'albero.

 

L’autista porta l’albero trascinato sulla neve, alta e bianca in prossimità della fattoria, e bassa e sporca in città. Entra in questa villa lussuosa con l’abete bagnato e lurido e lo posiziona sul piedistallo. In una famiglia normale, anche se ricca, la padrona di casa l’avrebbe cacciato a morsi. Ma una pulita all’albero no? Non sto cercando il pelo nell’uovo ma ti sto solo dicendo di prenderti lo spazio necessario. Sembrano particolari inutili ma servono a rendere la scena più chiara e a coinvolgere meglio il lettore.

Cita

 

«Ma che schifo.» esclamò la moglie disgustata. «Che razza di porcheria avete portato in casa?»

Appunto. Una moglie normale rompe sempre le scatole sulla pulizia della casa.

 

 

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Grazie @sissi per il tuo commento.

La questione della lunghezza dei racconti non è così facilmente riducibile al contatore di caratteri. In realtà ogni storia può essere ristretta nella forma del racconto breve e espansa fino a riempire i volumi di una saga. È una scelta iniziale dettata da molti fattori, il tempo a disposizione, l'interesse dell'autore per quella storia, quanto si sente pronto a raccontarla ecc. I racconti che ho pubblicato qui sono tutti frutto di un esperimento per cui mi ero imposto di scrivere un racconto nuovo il più spesso possibile. Sono andato avanti per due mesi con una media di un racconto ogni due giorni. Questo è uno dei motivi per cui sono tutti racconti brevi. Mi interessava di più stimolare la fantasia per produrre nuove idee che arrivare a un prodotto rifinito. Questo è il motivo principale per cui sono racconti brevi in cui sorvolo su molti dettagli.

Ritengo vi siano dettagli fondamentali e altri che sarebbero utilissimi per creare una certa atmosfera, ma che possono comunque essere tagliati senza rovinare il racconto.

1 ora fa, sissi dice:

Lasciamo stare il padre ché potrebbe essere anche un uomo rude ma i piccoli? In una giornata gelida escono così, senza indossare qualcosa?

Quanto avrebbe guadagnato il racconto se avessi scritto: 

«Vediamo di che si tratta.» disse Simon Lee alzandosi. Si avviò alla porta seguito da Lucy e Jack, il figlio maggiore. «Mettetevi almeno le giacche!»  gridò la mamma dalla cucina. Jack e Lucy indossarono i loro maglioni pesanti e le giacche a vento. Jack aveva una giacca blu con il simbolo di Batman sulla schiena che gli stava un po' stretta; non vedeva l'ora che arrivasse Natale; aveva chiesto in regalo un giaccone nuovo, bello come quello del papà. L'aveva visto in una vetrina una delle rare volte che era sceso in città con tutta la famiglia e subito se ne era innamorato. Quella giacca aveva per lui un significato speciale, per la prima volta avrebbe avuto un giaccone da uomo, non quelle giacche da bambini piene di disegni.  ...

Voglio dire, qualunque punto di un racconto lo si può espandere, dettagliare, approfondire. Ogni storia è come un frattale. Bisogna chiedersi cosa ha senso approfondire e cosa no. La storia del giaccone che mi è venuta così, stimolata dalla tua considerazione sull'abbigliamento potrebbe avere un senso. La storia cambierebbe, ma si potrebbe tirare fuori qualcosa di buono dal personaggio di Jack e da questa sua voglia di sentirsi adulto.

1 ora fa, sissi dice:

In una zona protetta non è proibito tagliare gli alberi, ci vogliono dei permessi ed è l’Ente Parco che stabilisce quali alberi tagliare.

Certamente avrei potuto scrivere: "In base al ddl n.111 della legge 999 del 1 Gennaio 1999 comma 4, a cui fa deroga però la legge regionale n. 333 del .... è vietato tagliare alberi giovani che non abbiano raggiunto un'altezza minima di metri 3.44. È permesso altresì il taglio di conifere della specie picea abies qualora le stesse siano state marcate dalla forestale mediante apposito contrassegno di colore rosso riportante il codice del forestale che eseguito la punzonatura... E senza dimenticare di citare qualche regio decreto ancora in vigore secondo cui le famiglie nobili del circondario possono tagliare alberi purché in famiglia sia presente qualcuno di nome Alberto.

Ora sto provocando ovviamente :) ma avrebbe avuto senso dettagliare la questione in modo corretto secondo la legislazione? La legislazione di dove poi? Io non ho dato indicazioni precise del luogo.

In realtà sia tu che @Bradipone avete perfettamente ragione sul fatto che i dettagli creano la verosimiglianza. E più i dettagli sono precisi e motivati e maggiore è l'effetto. È anche vero che un racconto di questo tipo che scivola nel fantastico ha bisogno di verosimiglianza molto più di un racconto realistico.

Allo stesso tempo però credo che un racconto breve non possa soffermarsi su troppi dettagli e debba lasciare un po' di lavoro alla fantasia del lettore.

Trovare il giusto equilibrio non è facile. Sicuramente avete ragione e  questo racconto ha bisogno di qualche dettaglio in più. Terrò presente le vostre indicazioni se prima o poi riuscirò a revisionarlo. Sempre che valga la pena revisionarlo, non ne sono sicuro.

grazie ancora

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Il problema che io (ripeto io: un dato totalmente soggettivo e come tale assolutamente opinabile) vedo un po' in tutti i tuoi testi è la richiesta eccessiva di sospensione dell'incredulità da parte del lettore. Vorrei che tu leggessi le prime pagine de "Buchi nella sabbia" di Malvaldi dove si parla della sospensione dell'incredulità nei confronti dell'opera dove diventa possibile che una cantante bene in carne interpreti Mimì. Se vai al teatro a vedere un'opera sai cosa aspettarti, ma non funziona fuori dai teatri.

Ho il timore che neppure tu conosca bene l'ambientazione delle tue storie, altrove ti chiedevo come mai i ragazzi protagonisti non fossero a scuola e non ho ricevuto una risposta sicura oppure il bosco che circonda il lago con alberi dapprima definiti "piante perfettamente dritte" per poi diventare "alberi nodosi incurvavano i rami sull'acqua".

Mi chiedi se il racconto mi piaccia: beh è irrilevante, deve piacere a te, ma certo il lettore sa sin dalle prime riga chi siano i buoni e chi i cattivi e che succederà qualcosa di brutto a questi ultimi, mentre in un testo breve un finale a sorpresa è preferibile, se ad esempio ne "il signore degli anelli" so fin dalla prima pagina che Sauron non vincerà, ma per scoprire come verrà sconfitto dovrò leggere centinaia di pagine (bellissime e piene di colpi di scena).

Mi piacerebbe leggere una revisione del cecchino, ambientato in Italia (dove sono improbabili i cecchini al contrario degli USA come le varie stragi alla Columbine insegnano) con una descrizione puntuale di un lago, fiume o costa marina.

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Ciao @Bradipone, grazie della risposta.

I racconti che ho pubblicato qui sono tutti scritti di getto, come accennavo nella risposta sopra in quel momento mi interessava generare idee più che arrivare a un "prodotto" finito e rifinito. In questo senso non ho esplorato a lungo i contorni e i retroscena della storia, solo quel tanto che mi serviva per sviluppare l'idea. E questi racconti giocano tutti con la sospensione dell'incredulità.

Sicuramente è vero che i racconti devono piacere a me, infatti scrivo per divertimento personale, ma è vero al contempo che devono piacere a un qualche pubblico. Non possono piacere a tutti, ognuno ha gusti differenti, ma il giudizio che ne viene dato è comunque rilevante.

Un giudizio del tipo: "idea buona, scrittura accettabile, con una revisione potrebbe diventare un buon racconto" è molto diverso da uno del tipo: "idea banale, scrittura noiosa e inconsistente, da buttare".

In certi casi anche la brevità forzata costringe a scelte un po' drastiche, si rinuncia a qualche frase o si taglia un paragrafo, a volte il risultato migliora, a volte la storia perde un po' di dettaglio.

Magari proverò a trasportare la storia in Italia, vedremo.

Grazie ancora

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