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Tutti i fenomeni indecifrabili accadono di notte. Ed io da ianatica alimentava nutrendo la curiosità che si espandeva pagana ascoltando senza estraneità, popolando la mente che faceva di ricettacolo di numerosi voci, che intrecciate sembravano di tessere frasi che mi connettevano con l'ignoto, cariche d'incantesimi che mi trascinavano verso un affascinante bosco. 

E così sono saltata dal letto, uscita dalla stanza, e persino di casa. Attirata da una forza superiore, aldilà della coscienza, spingendomi ad andare in avanti, come uno spirito errante, addentrando scomparì come una pallida presenza lume, nell'alone dell'orizzonte creato dalla nuvolosa nebbia.

Mi sono gettata all'improvviso dopo un impulso iniziale di resistenza che calò col susseguire svaccamento della volontà di potere sminuire sciupata dai sogni subiti.

Statico il pensiero, imbianchito si azzerò in un mistero che mi separava tra due mondi. Arrivata in centro a un spoglio campo che si aprì dopo camminare per un lungo sentiero di cipressi, ecco che comparve una presenza più nera dal buio, che però non si confondeva nella penombra. Due occhi rossastri come due gocce di sangue mi fissarono assorbendo la mia ultima essenza. Mi concessi subito a questa forza, potentemente maschile e attraente, e con parsimonia, i miei passi obbedivano le indicazioni di una bussola che mi portavano invaghita da un letargo assonnato, verso di lui. 

Questa figura in groppa a un cavallo se ne andò, ma la mia conversione alla rinuncia fu inevitabile, battezzata in quel istante, mi fu trasmessa telepaticamente antiche memorie, seminandole nell'inconscio, rinviando l'attesa in un ulteriore incontro.

Al risveglio non ricordai come sono tornata, il passato recente, risalito al presente, era di una possente nullità. Un vuoto infelice mi pervase, portandomi a dormire in continuazione per l'intera giornata, recapitandomi nel letto, insecchita da un letargo assorbente che mi lasciava senza energie, prigioniera di un corpo senz'anima, divenendo una donna di fuori, al di fuori di me, dove non c'ero in nessun luogo.

Modificato da *Celaena*
Sistemata la formattazione del testo.

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Guest IlConteDiMontecristo
On 22/4/2016 at 18:27, Trilce dice:

Ed io da ianatica alimentava nutrendo la curiosità che si espandeva pagana ascoltando senza estraneità, popolando la mente che faceva di ricettacolo di numerosi voci

Non capisco.

On 22/4/2016 at 18:27, Trilce dice:

E così sono saltata dal letto, uscita dalla stanza, e persino di casa. Attirata da una forza superiore, aldilà della coscienza, spingendomi ad andare in avanti, come uno spirito errante, addentrando scomparì come una pallida presenza lume, nell'alone dell'orizzonte creato dalla nuvolosa nebbia.

Il soggetto cambia, non si capisce di chi parli. Evidentemente è la forza superiore che scompare, ma non si capisce bene. "Nuvolosa nebbia" non mi piace. Riscriverei il periodo più o meno così:

Sicché saltai dal letto, uscii dalla stanza e poi da casa. Attirata da questa forza superiore che muoveva le mie gambe, lasciandomi solo l'amara sensazione di non avere il controllo di me stessa. E andavo avanti, come uno spirito errante (metafora inflazionata, cambierei). E mentre m'addentravo sentivo la forza superiore svanire, scemare lentamente ad ogni mio passo. E lentamente mi resi conto di poter prendere il controllo della mia gamba destra, e poi della sinistra: sentivo il terreno sotto i miei piedi nudi (suppongo non si sia vestita) e percepivo di poter sentire come me stessa e non come me stessa-guidata. (la parte che segue non l'ho capita proprio, perciò vado un po' di testa mia). E la forza svanì, uscendo da me. Ma rimase lì, davanti a me, fuori da me. Come il lume di una carrozza in lontananza o, peggio, una lucciola che volteggia nel buio più assoluto. E io la seguivo, quella piccola lucciola. La seguivo, e intanto la vedevo addentrarsi in quella nebbia azzurrina.

On 22/4/2016 at 18:27, Trilce dice:

Mi sono gettata all'improvviso dopo un impulso iniziale di resistenza che calò col susseguire svaccamento della volontà di potere sminuire sciupata dai sogni subiti.

C'è bisogno di punteggiatura, il periodo così è illeggibile. Penso sia la descrizione del rendersi conto di non essere più padrona di te. Se così è, stai parlando di qualcosa che è successa prima della fine del periodo precedente. La consecutio è dunque errata.

Mi ero gettata all'improvviso, dopo un iniziale impulso di resistenza. Ed era calato con il conseguente svaccamento (?) della volontà di potere; sminuita; sciupata dai sogni subiti.

In ogni caso non capisco l'utilità del periodo. Lo eliminerei. Anche perché dici di essere uscita di casa in un lampo, non parli di nessuna resistenza. È inutile tornare su discorsi già conclusi.

On 22/4/2016 at 18:27, Trilce dice:

Statico il pensiero, imbianchito si azzerò in un mistero che mi separava tra due mondi. Arrivata in centro a un spoglio campo che si aprì dopo camminare per un lungo sentiero di cipressi, ecco che comparve una presenza più nera dal buio, che però non si confondeva nella penombra. Due occhi rossastri come due gocce di sangue mi fissarono assorbendo la mia ultima essenza. Mi concessi subito a questa forza, potentemente maschile e attraente, e con parsimonia, i miei passi obbedivano le indicazioni di una bussola che mi portavano invaghita da un letargo assonnato, verso di lui. 

Non si capisce nulla. Eliminerei tutta la prima frase. Non so se abbia o meno importanza con il resto del racconto, ma non la capisco proprio. E per me non ha senso.

Arrivata nel centro di uno spoglio campo che si era aperto (prima si è aperto, poi sei entrata) dopo aver camminato lungo un infinito sentiero di cipressi, comparve una presenza opaca; più nera del buio. E per questo era distinguibile nella penombra: la vedevo lì, davanti a me, con gli occhi sgranati, rossi come il tramonto. E volteggiavano, lì, a pochi metri da me, nel buio più scuro di un'ombra distinguibile: e mi fissavano, e m'assorbivano. E io mi lasciai assorbire: come una vergine si dona per la prima volta, io mi lasciai prendere da quella sagoma opaca. E lo fece dolcemente. E insieme con una potente forza maschile, indicibilmente attraente. I miei passi seguirono una bussola che mi portava, invaghita da un letargo assonnato (?), verso di lui. 

On 22/4/2016 at 18:27, Trilce dice:

Al risveglio non ricordai come sono tornata, il passato recente, risalito al presente, era di una possente nullità. Un vuoto infelice mi pervase, portandomi a dormire in continuazione per l'intera giornata, recapitandomi nel letto, insecchita da un letargo assorbente che mi lasciava senza energie, prigioniera di un corpo senz'anima, divenendo una donna di fuori, al di fuori di me, dove non c'ero in nessun luogo.

Consecutio.

Non ricordo come sono tornata. Al risveglio mi sono trovata nel mio letto: il vicino passato, confondendosi con il lontano presente, era semplicemente di una insostenibile nullità. Un infelice vuoto m'avvolgeva, portandomi ad addormentarmi ancora. E ancora; e ancora, per tutto il giorno. E tornavo (recapitare si usa per i pacchi, non per le persone. A meno che non trasporti degli schiavi, ma penso non sia il caso) a letto, insecchita da questo terribile assorbimento nel nulla. E senza energie mi trovavo prigioniera di un corpo senz'anima, donna di fuori; al di fuori di me . Dove non ero in nessun luogo.

L'idea è buona, è sviluppata anche abbastanza bene (mi ricorda tantissimo un racconto scritto da una persona che ormai non c'è più. Parlava lei che, perdendo un orecchino, si trovava nel bosco a cercarlo. E lì trovava questa figura che poi glielo restituiva. Vabbé, non c'entrava nulla).
Il problema principale è lo svolgimento. Non devi essere precipitosa, ho letto cose tue veramente ottime. Qui è buona l'idea; ma uno scritto non è fatto solo di idee. Altrimenti non sarebbe nemmeno scritto. Ci sono tecniche narrative che devono essere rispettate in certi contesti. Ma soprattutto devono essere fatte proprie, assimilate. Parafrasando Nanni Moretti: lo scrittore deve accostarsi alla regola narrativa. Si deve mettere al fianco.

L'idea che mi sono fatto è la seguente: è come se avessi messo insieme incoerentemente le parole più belle che conosci. Ma le parole belle sono belle e basta. Senza senso sono come una puttana che non ha mai scopato. (Perdonate la volgarità, ma per esprimere certi concetti non c'è niente di meglio che la verità. E poi suona bene, non è estremamente volgare).

Probabilmente non l'hai nemmeno letto, l'hai scritto in cinque minuti e l'hai postato. Non si fa. Ci sono errori grossolani di consecutio e di ripetizioni che so per certo normalmente non fai. Scrivere è anche e soprattutto concentrazione. Se vuoi scrivere (e tu vuoi e sai come farlo) devi concentrarti. Altrimenti ti rimane solo un prodotto mediocre nello stile e ottimo nelle intenzioni. E come sai le intenzioni non sono nulla se lo stile è mediocre.

Non prendertela, lo sai che mi piace il tuo modo di scrivere. Un caso isolato e dei consigli spassionati. Gli stessi, tra l'altro, che hanno fatto a me (quelli erano molto più cagacazzi) in altre sedi.

A rilegerti!

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@IlConteDiMontecristo grazie :) 

scusa se sono di poche parole ma non riesco a parlare più di tanto ultimamente, sono lenta nel rispondere perché ho la testa altrove, ma apprezzo molto i tuoi consigli e ne farò tesoro. Infatti sono a riscrivere tutti i racconti fermandomi su ogni singolo dettaglio. 

Non ti preoccupare di dire le cose come le pensi, mi piace la sincerità. Un saluto.

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ciao Trilce,

mai letto niente di te e me ne scuso ma il tuo racconto mi ha intrigato, molto. Mi piacciono i deliri, soprattuto se disorganizzati. Ma, devo convenire con Conte, ed è già una novità degna di nota, questo delirio è al di là del bene e del male. L'impressione finale è che qualche traduttore automatico abbia trasferito un testo, più o meno letteralmente, da slavo a italiano senza curarsi, non solo dellla consecutio come giustamente sottolinea Conte, ma anche delle concordanze, dei periodi subordinati e di quelli coordinati, e così via. Che ne risulta? Una scrittura affascinantemente surreale. Che non è un dispregio, a patto che lo scrittore se lo possa permettere perché sta già nell'Olimpo. Quasi quasi, e permettimi un quasi, si potrebbe tramutare in un componimento poetico. Frasi spezzate, via la punteggiatura che è un inutile orpello, mantieni discordanze e dissonanze, il gioco è fatto.

Se tu pensi che ti stia prendendo in giro, rassicurati, non è così. Forse ha ragione Conte quando sostiene che, così scritto, rischia di diventare uno sterile esercizio di stile, ma ci sono delle potenzialità da sfruttare, basta abbandonarsi all'immaginazione che è feconda oltre all'immaginazione stessa.

Vabbeh, ho detto la mia, fanne l'uso che ne credi

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Grazie @karl  io assorbo le parole, sono come note di un piano, delle volte scrivo come quando si cerca di creare una melodia. Ma non sono per niente tecnica, se ti faccio vedere i fogli su cui scrivo, uso sempre una penna senza cancellare niente, lo faccio come un'impossessata.

Qui racconto esperienze vissute durante il sonno... come vedrete non ho bisogno di droghe ? magari sì mi troverai un giorno seduta con un ramo d'alloro in mano pronunciando oracoli ?

Niente esercizi di stile, basta abitare nell'inconscio.

Un saluto Karl e di nuovo grazie ☺

 

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Guest IlConteDiMontecristo
On 26/5/2016 at 17:28, karl dice:

devo convenire con Conte, ed è già una novità degna di nota,

Dopo più di un anno di discordia, ecco che arriva un punto in comune. Di questo passo finiremo per sposar

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Guest IlConteDiMontecristo
On 26/5/2016 at 17:28, karl dice:

devo convenire con Conte, ed è già una novità degna di nota,

Dopo più di un anno di discordia, ecco che arriva un punto in comune :asd: .

Modificato da IlConteDiMontecristo

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