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Mi abbandono perduto, dentro di me,
esaurito sprofondo nella dimenticanza.
Accolgo stanco ogni pensare che lascio in solitudine,
senza ascoltare la sua voce,né il suo eco.
Di parole mi libero, come sangue che scorre, 
ignorando ciò che minaccia
la mia fiducia in un futuro sereno.
Rimango a lungo, in silenziosa monotonia,
come l’influsso della pioggia, che piange per me… all’infinito…

Una fitta nebbia arbustiva circonda mio cuore che dolcemente si ferma. L’Angelo della fine con la sua oscurità si confonde nelle tenebre e la notte è troppo scura per osservare il suo sguardo, la sua sagome che scorre, sparendo nel buio.

Come uno spazio abbandonato dal tempo, nel dimenticatoio, la sua presenza sincera, non m’illude. Nero lucente, la sua pelle si confonde col suo mantello, allontanando ogni timido albore d’innocenza e di speranza, riempie il pensiero di vuoto, allontanando gli assurdi e ingannossi pensieri, profumando di vera bellezza, che è la sostanza che dentro il mio cuore trafigge e rinasce lentamente, un lungo battito che ha il suono agonizzante di un violoncello.

 

Prendo tra le mani la mia penna, e inizio a scrivere una dichiarazione di amore alla Morte:

 

Il mio animo veleggia,

ed io piccolo mi sento, solitario,

tra le tue mani come un sogno,

come una barchetta di carta alla deriva.

 

Come non amarti quando tutto quanto di più prezioso nella vita, te lo sei irrevocabilmente portato via, ingoiandolo interamente, senza che le tue mani tremassero e prima di mandarlo giù, al fondo del tuo gonfio ventre, più di una volta mi hai tentato, sussurrandomi parole seducenti, bisbigliandomi all’orecchio, nei miei momenti di grande debolezza, di estrema fragilità?

E’ contro natura che io anziché seguire l’istinto di conservazione, di sopravvivenza innata, che ogni essere vivente porta con sé, il mio riflesso volontario, incolume, sia quello di assecondare la gravità del tuo desiderio attraente, di cui non posso più restare immune?

Spettro custode del mio passato senza futuro, adesso come adesso, rimane ignoto, anzi, lo cancello. Fino alla fine tu, compagno invisibile, regni nel buio e la tua visione affonda

come due grandi occhi, che attraversando come raggi, scolpendo dentro un tetro sentimento. Risanando con grazia cieca ogni onnisciente speranza senza ferita, muore, ormai inesistente, in quel marcio silenzio di dolore lasciato indietro, cui eco non si sente più.

Mi sono sempre sentito attirato a te, al mistero e l’ultima verità che rappresenti, sei il centro dove ogni pensiero verrà svelato finalmente, e il mio essere sprigionato da questo corpo troverà due ali di libertà e di pace imminente.

Prima di adesso avevo ancora ragioni che sostenevano quel peso che continuavo a portare in avanti con tutta la forza dell’esistenza sulle spalle. Ora che non mi resta nulla, sono portato a raggiungerti.

Ho attribuito ogni singola parola sfiorita che ho raccolto nelle mie opere, alla tua Musa influenza. La fama aveva colmato il bisogno materiale e quando dall’alto mi sentivo nella cima più elevata del mondo, mi ritrovai da solo. Solo tu, non mi hai mai dimenticato, e da un angolo nascosto sempre mi osservavi.

Ora apro la porta a te, sonnolento, la tua luce assorbe i miei occhi scintillanti di emozione, abbandono la tristezza che al primo sole dell’alba mi accompagnava fino all’ultima lacrima di tramonto.

Le tue carezze, col aiuto della mia mano, mi fanno sanguinare delicatamente, mentre mi addormento nel tuo abbraccio immortale, che mi stringe forte, con le freddezze di un corpo che non prova più emozione alcuna.

La tua voce resta in silenzio, mentre il timore recita il canto del fiume annunciando la mia fine. L’arrivo della luna in compagnia delle stelle bruciano di sogni, non sono più che polvere sparso nell’aria e l’agonia dell’assenza, un ricordo che scappa via in una lacrima.

Il mio cuore è libero e pronto a partire, nell’attesa speranza che mi porti verso l’infinito, dove la poesia mi aspetta, confondendomi nel paesaggio sorvolando sul bianco delle nuvole circondate di luce albore del miracolo.

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Guest IlConteDiMontecristo
On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

Una fitta nebbia arbustiva circonda mio cuore

Credo manchi l'articolo.

On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

L’Angelo della fine con la sua oscurità si confonde nelle tenebre e la notte è troppo scura per osservare il suo sguardo, la sua sagome che scorre, sparendo nel buio.

Il concetto è bello, ma la ripetizione vanifica tutto. Proverei con L'angelo della fine si confonde nell'oscurità. E la notte è troppo tetra per osservare il suo sguardo, la sua sacoma che scorre sparendo nel buio.

On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

allontanando ogni timido albore d’innocenza e di speranza

Innocente speranza (?)

On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

E’

La "è" maiuscola può essere scritta (se hai il tastierino numerico alla destra della tastiera) tenendo premuto l'alt alla sinistra della barra spaziatrice e contemporaneamente digitare il codice "0200".

On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

di cui non posso più restare immune

Al quale non posso più restare immune/resistere.

On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

continuavo a portare in avanti

 

On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

Solo tu, non mi hai mai dimenticato, e da un angolo nascosto sempre mi osservavi.

Via le virgole, il periodo ne risente parecchio.

On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

Le tue carezze, col aiuto

con l'aiuto.

On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

che mi stringe forte, con le freddezze di un corpo che non prova più emozione alcuna

Via la virgola.

On 19/4/2016 at 10:32, Trilce dice:

delle nuvole circondate di luce albore del miracolo

Metterei un punto e virgola dopo luce.

 

Ciao Trilce.

Questo è il tuo secondo racconto che leggo e commento. Devo ammettere che non mi è piaciuto quanto l'altro, ma questo non vuol dire che non sia una buona prova. Ciò che ho notato è che sembra essere stato scritto con velocità e con ogni probabilità nemmeno riletto. Consiglio sempre di rileggere e correggere ciò che si scrive, sia per una questione di capire fin dove possiamo spingerci che per una questione di estetismo del racconto stesso.

Come sempre vedo che lo stile che hai scelto è molto delirante: pensieri a ruota libera di un qualcuno (uomo o donna che sia) irrimediabilmente in agitazione. E l'agitazione, che trapela dai periodi lunghissimi e pieni di incisi (che io odio ma che in questo caso condivido appieno), è talvolta spezzata da quelle brevi frasi messe lì apposta.
Vorrei poter scrivere di più, ma dato la natura del racconto non so che dire se non: complimenti, ben fatto. Aspetto con ansia di leggere qualcos'altro di tuo.
 

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 @IlConteDiMontecristo  Mi fa piacere che tu l'abbia letto durante una delle tue notti d'insomnia :-D 

 L'angelo della fine si confonde nell'oscurità. E la notte è troppo tetra per osservare il suo sguardo, la sua sacoma che scorre sparendo nel buio.》 

Bellissimo. Prenderò alla lettera il tuo suggerimento, anche tutti gli altri.

E già, mi capita di scrivere velocemente prima che tutte l'idee mi abbandonino.

Dopo lo riscrivo da capo, con attenzione e lentezza, a tratti mi fa effetto questo racconto ma lo amo quanto ogni cosa che ho scritto, nel bene e nel male.

Un saluto :) 

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  • 2 settimane dopo ...

Di parole mi libero, come sangue che scorre,

Sono confuso: una metafora serve per chiarire il concetto, qui le due parti del rigo esprimono concetti in contrasto. In vita il sangue scorre continuamente nel sistema circolatorio ma normalmente non fuoriesce e quindi non ce ne liberiamo, per fortuna.


della pioggia, che piange per me

pioggia come lacrime è una di quelle immagini da evitare come... (inserisci tu qualcosa di brutto): troppo abusata.

 

Una fitta nebbia arbustiva circonda mio cuore

circonda il mio cuore?

 

che dolcemente si ferma.

Brutti gli avverbi in -mente

L’Angelo della fine con la sua oscurità si confonde nelle tenebre e la notte è troppo scura per osservare il suo sguardo, la sua sagome che scorre, sparendo nel buio.

I possessi in italiano: raramente utili.

Scorre il sangue, scorre la sagoma: ripetizione. Due ripetizioni sono brutte, di più vicine danno ritmo.

Nero lucente, la sua pelle si confonde col suo mantello,

qui i possessivi sono inutili.

ingannossi pensieri

ingannossi?

che è la sostanza che dentro il mio cuore trafigge e rinasce lentamente, un lungo battito che ha il suono agonizzante di un violoncello.

Uh? Due “che” di seguito. La sostanza la quale (quindi soggetto) dentro il mio cuore trafigge e rinasce (sempre la sostanza). Qualcosa che nasca ha un suono agonizzante?

 

Prendo tra le mani la mia penna, e inizio a scrivere una dichiarazione di amore alla Morte:

inutile “mia”

 

Il mio animo veleggia,

ed io piccolo mi sento, solitario,

tra le tue mani come un sogno,

come una barchetta di carta alla deriva.

Veleggiare è proprio delle barche a vela, la barchetta di carta mi stona.

Un sogno tra le mani?

 

quando tutto quanto

assonanza

 

E’ contro natura che io anziché seguire l’istinto di conservazione, di sopravvivenza innata, che ogni essere vivente porta con sé, il mio riflesso volontario, incolume, sia quello di assecondare la gravità del tuo desiderio attraente, di cui non posso più restare immune?

Ogni istinto è per definizione innato, inutile ripeterlo.

Manca qualcosa di fondamentale: il o i motivi per i quali il protagonista trovi attraente il desiderio della morte.

Brutto il mestiere dello scrittore: se fai il calciatore non ti devi preoccupare di Maradona che ormai è vecchio,o se sei uno scacchista di Lasker che è morto, invece tu devi confrontarti con Shakespeare

Essere, o non essere, questo è il dilemma:
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell'oltraggiosa fortuna
o prendere le armi contro un mare di affanni
e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire…
nient'altro, e con un sonno dire che poniamo fine
al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali
di cui è erede la carne: è una conclusione
da desiderarsi devotamente. Morire, dormire.

 

Amleto mi parla della fortuna e io lettore capisco cosa voglia dire e posso condividerlo mentre mi sfuggono le motivazioni del protagonista del testo.

 

Spettro custode del mio passato senza futuro, adesso come adesso, rimane ignoto, anzi, lo cancello.

Cancella il passato?

Fino alla fine tu, compagno invisibile, regni nel buio e la tua visione affonda

come due grandi occhi,

ma non sta parlando alla morte? Allora compagna.

 

che attraversando come raggi,

raggi di cosa?

in quel marcio silenzio di dolore lasciato indietro, cui eco non si sente più.

Vi un dolore silenzioso meno frequente rispetto alle urla di dolore, ma se è silenzioso non vi può essere eco.

 

Prima di adesso avevo ancora ragioni che sostenevano quel peso che continuavo a portare in avanti con tutta la forza dell’esistenza sulle spalle. Ora che non mi resta nulla, sono portato a raggiungerti.

Non è che se me lo ripeti capisca meglio, mi limito ad annoiarmi.

 

Il mio cuore è libero e pronto a partire,

dunque il cuore del protagonista prima “dolcemente si ferma”, poi (credo) rinasce con rumore agonizzante e ora è pronto a partire.

 

Se fossi autorizzato a dare un suggerimento direi di eliminare tutti gli aggettivi.

 

  • Love 1
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C'era un tarlo: mi ricorda, mi ricorda... Oggi ho trovato: Tommaso Landolfi

Idolina, ti conceda la sorte
Di tralignare sempre,
Di non perdere le tempre
A corteggiare la morte,
A vagheggiare le forme
Compite, cui fosse affidato
L’estremo compenso, il riscatto
Da tutte le infamie. Lo vedi:
Sono sorelle perfezione e morte
(O son la stessa cosa forse)
Ed ambedue deludono. E tu, vivi
Lungo aleatorie, provvisorie orme,
Libera, casuale ed imperfetta,
Sposa a tutti i cammini e a tutti i trivii…
Fa’, dico, tutto quanto è in tuo potere
Per non trovarti un dì tradita,
Anzi negletta dalla morte, quale
Il tuo misero padre

  • Love 2
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@Bradipone :) 

Sai, ho riscritto una parte del racconto il giorno stesso in cui ho letto le tue osservazioni al riguardo, che ho apprezzato molto e ti ringrazio. Rileggere poi me stessa fa uno strano effetto e già... spesso la penso come scrivo o forse sempre :) 

Grazie per la poesia.

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