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In una gelida mezzanotte d’autunno Tommy si svegliò addormentato, grattandosi gli occhi, si alzò dal letto. Uscendo dalla stanza, cercò una via di fuga da quella sensazione opprimente che lo tormentava, quando si sentì mancare il respiro: Un rumore strano gli aveva troncato le sue intenzioni di dormire in un sussulto.
«Non è niente» sussurrò tra se e sé, sentendosi per qualche secondo un bambino. Infine Tommy si avvicinò alla finestra, respirando l’umidità e vide la pioggia come aveva reso luminoso il giardino. Sovente sua madre osservava da quella stessa finestra. Quando Tommy tornava a casa di notte, alzava lo sguardo incontrando quello di lei, che pallida e immobile, restava pietrificata come una sfinge.
«Ciao Jane» la sua voce percorse l’abissale silenzio. Sua madre mai aveva accettato essere chiamata mamma o madre.
C’erano due enormi dipinti, attaccati uno accanto all’altro di fronte alla porta d’ingresso, uno rappresentava sua madre e l’altro suo padre. Parlare di lui era un argomento proibito così come tante altre cose che ancora ignorava.
Adesso non riusciva più a ricordarlo, anzi credeva di non avere mai serbato nemmeno un ricordo di lui nella sua fragile e debole memoria. Quella notte si era svegliato impaziente, tormentato da frammenti di immagini che comparivano per alcuni secondi come schegge luminose e fugaci che mostravano pezzi nascosti del suo passato. Sua madre non c’era più ma la sua presenza sembrava ancora rinchiusa dentro casa, intrappolata in ogni oggetto, assorbendo l’aria, avvelenando l’ossigeno, che diventava pesante.
Ogni volta che frugava nei ricordi, s’indeboliva, stordito e sul punto di svenire, decideva sempre di fermarsi proprio nel punto in cui si avvicinava a quella verità che aveva tanto voluto scoprire. Quella stessa notte sembrava una di quelle tante in cui ci avrebbe provato, senza risultato, fino ad un certo punto.
Seduto sulla poltrona di fronte alla finestra, sfogliava l’album di famiglia, la presenza di suo padre mancava in tutte le foto, c’era la sua sagoma, del resto era tutto così oscuro da essere irriconoscibile.
Mentre si consumava la sigaretta, ricordava quella volta in cui trovai Jane inginocchiata, accostata sul muro, tremante. Notando la sua presenza, gli coprì la bocca con una mano e con lo sguardo gli fece capire che doveva restare in silenzio.
«Adesso ascolta» disse con voce ferma e bassa «senti, devi fare esattamente quello che ti sto per dire». Tommy annuì con la testa.
«Devi affacciarti alla finestra, controlla che non ci sia nessuno, vedrai forse un uomo che cammina appoggiandosi sulle mani. Non devi mai guardarlo negli occhi, né farti vedere, altrimenti verrà da te e…» Jane perse la voce, sconvolta, coprendosi la bocca per soffocare il pianto.
«Ok, mamma».
Quella volta sentirsi chiamare mamma l’aveva commossa, e sorrise, guardandolo dritto negli occhi con un grande affetto, mai dimostrato prima. Tommy s’avvicinò alla finestra. Pioveva, nel buio un’ombra si mosse tra gli arbusti, ma poi scomparve confondendosi nell’oscurità.
Quando si voltò verso sua madre, lei non c’era più.
Questa notte la sua mente viaggiava all’improvviso, attraverso il tempo, in ordine impreciso, avvolgeva tutte le memorie di quanto aveva potuto conservare. Accese una sigaretta, sedendosi sulla poltrona di sua madre. Il suo sguardo si perse nel buio, il chiaro di luna sulle foglie illuminavano il giardino: e vide un’ombra, due occhi giallastri di un uomo che non era un uomo, e sente di riconoscere, lo stesso sguardo nel ritratto di suo padre…
La porta di casa si aprì e Tommy aspettò, fermo, mentre la sigaretta ancora accesa, si consumava…

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Tommy si svegliò addormentato

Non so se intendevi un risveglio lento e faticoso, o qualcosa del genere, ma non mi piace

Cita

Sovente sua madre osservava da quella stessa finestra.

Direi meglio scrivere "guardava da quella finestra"

 

Cita

«Ciao Jane» la sua voce percorse l’abissale silenzio. Sua madre mai aveva accettato essere chiamata mamma o madre.
C’erano due enormi dipinti, attaccati uno accanto all’altro di fronte alla porta d’ingresso, uno rappresentava sua madre e l’altro suo padre. Parlare di lui era un argomento proibito così come tante altre cose che ancora ignorava.

Ci sono tre "madre" in tre righe, forse si possono riformulare le prime due frasi.

 

Cita

Pioveva, nel buio un’ombra si mosse tra gli arbusti, ma poi scomparve confondendosi nell’oscurità.

Metterei un punto dopo "pioveva". Inoltre non amo il "ma poi" e penso suonerebbe meglio qualcosa tipo: " ..., e subito scomparve..."

 

Ciao Trilce. Latitavo da un po' dal forum, in particolare dalla sezione narrativa e così sono andato a ripescare vecchie storie. E poi mi piace commentare dove pochi, o nessuno, mi hanno preceduto.

Breve ma intenso, davvero. Parti mettendo come sottotitolo "in una gelida mezzanotte d'autunno", una frase già di per se molto evocativa. Soprattutto per chi, come me, ama l'horror, la tensione, le ambientazioni di questo tipo. Mi è piaciuto il tuo racconto, trasmette bene le eomozioni dei protagonisti e l'atmosfera tetra a contrasto con l'apparentemente sicura casa. Mi ricorda un po' casa mia, in queste serate. Forse l'averlo letto in ottobre invece che quando l'hai pubblicato (aprile) ha aiutato.

Il finale è da fiato sospeso, da voler sapere a tutti i costi che cosa sia successo. Perchè in poche righe già mi stavo legando a Tommy e Jane.

Continua a scrivere Trilce.

A presto!

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@Luca Grazie mille per aver commentato. Prenderò in considerazione i tuoi consigli perché hai assolutamente ragione. Contenta che ti sia anche piaciuto :) un saluto.

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Ciao Trilce, ti ricordavo nella viste di poetessa, questo racconto è una bella sorpresa. A parte qualche ripetizione, che cedo Luca ti abbia già segnalato, il racconto è scritto bene e scivola via con un sogno. Ha una grande capacità, secondo me, di parlare attraverso le immagini. Mi sentivo come se mi avessi preso per la mano e portato con te in un viaggio al ritroso del tempo per conoscere Tommy e il suo passato. Il ritmo del racconto è talmente coinvolgente che si legge col fiato sospeso. Brava. Un bel racconto che mi è piaciuto tanto. A rileggerci! 

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Cita

Infine Tommy si avvicinò alla finestra, respirando l’umidità e vide la pioggia come aveva reso luminoso il giardino.

Toglierei la virgola dopo finestra e la seconda parte la riscriverei così: "e vide come la pioggia aveva reso luminoso il giardino."

 

On 18/4/2016 at 12:16, Trilce dice:

alzava lo sguardo incontrando quello di lei, che pallida e immobile, restava pietrificata come una sfinge.

toglierei la virgola prima di "che" e la metterei prima di "pallida"

 

On 18/4/2016 at 12:16, Trilce dice:

Sua madre mai aveva accettato essere chiamata mamma o madre.

forse manca un "di" dopo "acettato"

 

On 18/4/2016 at 12:16, Trilce dice:

la presenza di suo padre mancava in tutte le foto

"presenza" e "mancava" contrastano un po' troppo. Forse volevi dire che la mancanza di suo padre si avvertiva in tutte le foto?

 

On 18/4/2016 at 12:16, Trilce dice:

Mentre si consumava la sigaretta

Anche qui la riscriverei in maniera diversa: "Mentre la sigaretta si consumava".

 

On 18/4/2016 at 12:16, Trilce dice:

ricordava quella volta in cui trovai Jane inginocchiata

Ricordò quella volta in cui trovò Jane inginocchiata

 

On 18/4/2016 at 12:16, Trilce dice:

e sente di riconoscere

sentì

Bello, bellissimo. Anche a me piace l'atmosfera che hai creato. E mi piace il fatto che ci sei riuscita in poche essenziali righe. Ho intuito quale può essere la natura del personaggio misterioso che ha lo sguardo del padre del protagonista e quale potrebbe essere l'epilogo della storia che molto elegantemente hai lasciato in sospeso.

Sono d'accordo con Emy sul fatto che la storia scorre bene e mi è piaciuto anche il gioco escrittivo della sigretta che si consuma.

Spero di legere presto qualcos'altro di tuo.  Complimenti.

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Ciao Trilce, metto i commenti direttamente nel testo per comodità, senza fare il cita che ci metto anni xD

 

Cita

In una gelida mezzanotte d’autunno Tommy si svegliò addormentato,

Questo te l'anno già segnato, quindi passo oltre

grattandosi gli occhi, si alzò dal letto.

Meglio che metti "strofinandosi", anche se per un horror non ci starebbe male :asd:

Uscendo dalla stanza, cercò una via di fuga da quella sensazione opprimente che lo tormentava, quando si sentì

Suona meglio se togli quel sì.

mancare il respiro: Un rumore strano gli aveva troncato le sue intenzioni di dormire in un sussulto.
«Non è niente» sussurrò tra se e sé,

Non sono sicuro, ma penso vadano accentati tutti e due i sé :sgrat:

sentendosi per qualche secondo un bambino. Infine Tommy si avvicinò alla finestra, respirando l’umidità e vide la pioggia come aveva reso luminoso il giardino.

...Si avvicinò alla finestra, respirando l'umidità, e vide la pioggia..." penso sia scorrevole così.

Sovente sua madre osservava da quella stessa finestra. Quando Tommy tornava a casa di notte, alzava lo sguardo incontrando quello di lei, che pallida e immobile, restava pietrificata come una sfinge.
«Ciao Jane» la sua voce percorse l’abissale silenzio. Sua madre mai aveva accettato essere chiamata mamma o madre.
C’erano due enormi dipinti, attaccati uno accanto all’altro di fronte alla porta d’ingresso, uno rappresentava

ritraeva

sua madre e l’altro suo padre. Parlare di lui era un argomento proibito così come tante altre cose che ancora ignorava.
Adesso non riusciva più a ricordarlo, anzi credeva di non avere mai serbato nemmeno un ricordo di lui nella sua fragile e debole memoria. Quella notte si era svegliato impaziente, tormentato da frammenti di immagini che comparivano per alcuni secondi come schegge luminose e fugaci che mostravano pezzi nascosti del suo passato. Sua madre non c’era più ma la sua presenza sembrava ancora rinchiusa dentro casa, intrappolata in ogni oggetto, assorbendo l’aria, avvelenando l’ossigeno, che diventava pesante.
Ogni volta che frugava nei ricordi, s’indeboliva, stordito e sul punto di svenire, decideva sempre di fermarsi proprio nel punto in cui si avvicinava a quella verità che aveva tanto voluto scoprire. Quella stessa notte sembrava una di quelle tante in cui ci avrebbe provato, senza risultato, fino ad un certo punto.

questa frase mi piace molto, il "fino a un certo punto" delimita un limite che non riesce a oltrepassare, o che non vuole. Bella.


Seduto sulla poltrona di fronte alla finestra, sfogliava l’album di famiglia, la presenza di suo padre mancava in tutte le foto, c’era la sua sagoma, del resto era tutto così oscuro da essere irriconoscibile.

Quindi le foto erano rovinate? Non era possibile vederne i volti o proprio la figura del padre era tipo un'ombra?


Mentre si consumava la sigaretta, ricordava quella volta in cui trovai Jane inginocchiata, accostata sul muro, tremante. Notando la sua presenza, gli coprì la bocca con una mano e con lo sguardo gli fece capire che doveva restare in silenzio.

«Adesso ascolta» disse con voce ferma e bassa «senti, devi fare esattamente quello che ti sto per dire». Tommy annuì con la testa.
«Devi affacciarti alla finestra, controlla che non ci sia nessuno, vedrai forse un uomo che cammina appoggiandosi sulle mani. Non devi mai guardarlo negli occhi, né farti vedere, altrimenti verrà da te e…» Jane perse la voce, sconvolta, coprendosi la bocca per soffocare il pianto.
«Ok, mamma».
Quella volta sentirsi chiamare mamma l’aveva commossa, e sorrise, guardandolo dritto negli occhi con un grande affetto, mai dimostrato prima. Tommy s’avvicinò alla finestra. Pioveva, nel buio un’ombra si mosse tra gli arbusti, ma poi scomparve confondendosi nell’oscurità.
Quando si voltò verso sua madre, lei non c’era più.
Questa notte la sua mente viaggiava all’improvviso, attraverso il tempo, in ordine impreciso, avvolgeva tutte le memorie di quanto aveva potuto conservare. Accese una sigaretta, sedendosi sulla poltrona di sua madre. Il suo sguardo si perse nel buio, il chiaro di luna sulle foglie illuminavano il giardino: e vide un’ombra, due occhi giallastri di un uomo che non era un uomo, e sente di riconoscere, lo stesso sguardo nel ritratto di suo padre…
La porta di casa si aprì e Tommy aspettò, fermo, mentre la sigaretta ancora accesa, si consumava…

Non capisco perché questa ultima parte è in terza persona, se era un ricordo che volevi evidenziare ti conviene staccarlo dal testo ma mantenere la prima persona.

Scusami, forse è una mancanza mia ma non ho ben capito il finale. Può essere per il cambio di tempo che mi ha confuso :sgrat:

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Tommy si svegliò addormentato

Perdonami, ma mi ha ricordato questo: https://www.youtube.com/watch?v=87nj6KDv5TI :::D Come gli altri che l'hanno già segnalato, concordo anch'io che sia una frase poco efficace :)

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Un rumore strano gli aveva troncato le sue intenzioni di dormire in un sussulto

Dopo i due punti non dovrebbe esserci la maiuscola. A parte ciò, è una frase un po' contorta: "gli" è probabilmente di troppo, il "sussulto" per com'è inserito nella frase sembra che sia riferito al dormire (cioè che Tommy avesse intenzione di dormire in un sussulto), e l'aggettivo "strano" è troppo generico per essere evocativo.
 

Cita

Infine Tommy si avvicinò alla finestra, respirando l’umidità e vide la pioggia come aveva reso luminoso il giardino.

 

Quel "infine" mi sembra sia di troppo (dopotutto sono passati pochi secondi, al massimo un paio di minuti; se invece fosse passato più tempo, la scrittura non suggerisce tale scorrimento), e che l'ultima frase suonerebbe meglio post-ponendo "la pioggia" al "come": vide come la pioggia aveva reso luminoso il giardino.

 

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C’erano due enormi dipinti, attaccati uno accanto all’altro di fronte alla porta d’ingresso, uno rappresentava sua madre e l’altro suo padre. Parlare di lui era un argomento proibito così come tante altre cose che ancora ignorava.

Anche "enormi" è un pochino generico, l'ideale sarebbe avere un metro di paragone per determinare la grandezza di questi dipinti; "attaccati uno accanto all'altro" non suona tanto bene, l'allitterazione in questo contesto è poco piacevole, ed eliminerei quell'"attaccati" ("uno accanto all'altro" rende l'idea a sufficienza).
"così come tante altre cose che ancora ignorava": qui non è chiarissimo se Tommy ignori che ci siano altre cose di cui è proibito parlare, o se è proibito parlare di cose che Tommy ignora; in ogni caso, questa frase scivola nel narratore onnisciente, mentre fino ad ora il punto di vista era sempre stato quello di Tommy.

 

Cita

la presenza di suo padre mancava in tutte le foto, c’era la sua sagoma, del resto era tutto così oscuro da essere irriconoscibile.

Già altri hanno fatto notare che questo periodo è poco efficace (rivedrei quel "la presenza di suo padre mancava") e nebuloso, non ci sono molti dettagli e non è quindi chiaro che cosa Tommy veda.

 

Cita

Mentre si consumava la sigaretta, ricordava quella volta in cui trovai Jane inginocchiata, accostata sul muro, tremante. Notando la sua presenza, gli coprì la bocca con una mano e con lo sguardo gli fece capire che doveva restare in silenzio.

Anche qui mi sembra ci sia qualche problema di sintassi e di punto di vista. Innanzitutto immagino volessi scrivere "trovò" e non "trovai"; mi sembra poi sia meglio "accostata al muro". "Notando la sua presenza" è un po' ridondante, basterebbe scrivere "Notandolo" o "Vedendolo sulla porta", ma il problema principale è che qui di nuovo si passa a un altro punto di vista, in questo caso quello di Jane.
Inoltre, toglierei il "si" nella prima frase: "mentre consumava la sigaretta".

 

Cita

Quella volta sentirsi chiamare mamma l’aveva commossa, e sorrise, guardandolo dritto negli occhi con un grande affetto, mai dimostrato prima.

Problema di concordanze dei tempi nella prima parte: sarebbe meglio scrivere o "Quella volta sentirsi chiamare mamma l'aveva commossa, e aveva sorriso", o "Quella volta sentirsi chiamare mamma la commosse, e sorrise". Però a questo punto mi sorge un dubbio: perché se sentirsi chiamare mamma la commuove, non vuole che la si chiami così?
Anche qui poi c'è un'incertezza del punto di vista: tutta la prima parte del periodo è dal punto di vista di Jane, ma il "mai dimostrato prima" è quello di Tommy, o tutt'al più onnisciente (difficile che una madre, soprattutto una che si comporta nel modo da te descritto, si renda conto consapevolmente di non aver mai dimostrato affetto verso il proprio figlio).

 

Cita

Accese una sigaretta

Ma non ne aveva già accesa una, la "sigaretta che si consumava" di cui sopra?

Comunque, a parte queste considerazioni, è un bel pezzo d'atmosfera, basterebbe giusto lavorare un pochino di più sulla tecnica e prestare maggiore attenzione alla sintassi e alla scelta delle parole, e diventerebbe un ottimo racconto ^-^

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Ciao @Trilce, spero di esserti utile con qualche consiglio sul tuo racconto.

Cita

In una gelida mezzanotte d’autunno Tommy si svegliò addormentato, grattandosi gli occhi, si alzò dal letto.

Questa frase a mio avviso potrebbe rendere molto meglio modificata così.

In una notte d’autunno gelida e cupa, Tommy fu svegliato dal persistente titi-tì, titi-tì della sveglia incorporata nel suo nuovissimo orologio digitale. Un regalo della madre.

Assonnato il ragazzo cercò con una mano di spegnere il mostro elettronico che insensibile all’ora, gli trapanava il cervello con i suoi acuti lamenti.

Non riuscendovi decise di alzarsi.

Sollevò il caldo piumino che lo ricopriva e si sedette sul boro del letto poggiando la punta dei piedi per terra, provando un brivido intenso al contato con il pavimento ghiacciato. Nella speranza di riuscire a trovare lucidità e prontezza Tommy si stropicciò gli occhi con le mani, poi diede un colpo secco al display del suo Casio che segnava in caratteri fluorescenti la mezzanotte.

Infreddolito e contrariato, si diresse verso la porta della sua camera.

Cita

Uscendo dalla stanza, cercò una via di fuga da quella sensazione opprimente che lo tormentava, quando si sentì mancare il respiro: Un rumore strano gli aveva troncato le sue intenzioni di dormire in un sussulto.

Credo che anche questo punto possa essere migliorato  

Uscì dalla stanza a passi svelti, quello strano risveglio inatteso, gli aveva gettato addosso un’opprimente sensazione di disagio e inquietudine. Un rumore sinistro gli giunse alle spalle all’improvviso facendolo sussultare dallo spavento come quando era un bambino. Raccolse tutto il coraggio che aveva e s’impose di rimanere tranquillo. «Sta’ calmo... Non è niente.» Camminando a tentoni nel buio silenzio che quella notte gravava in casa sua, Tommy cercava un modo per togliersi da dentro l’angoscia che lo aveva stretto in una morsa d’acciaio. Doveva trovare alla svelta un diversivo o sarebbe impazzito.

Cita

Sovente sua madre osservava da quella stessa finestra. Quando Tommy tornava a casa di notte, alzava lo sguardo incontrando quello di lei, che pallida e immobile, restava pietrificata come una sfinge.

Attratto dall’intesa luminosità che rifletteva all’interno dell’abitazione, Tommy si avvicinò alla grande finestra del soggiorno. Fuori tutto era immobile e calmo, troppo per i suoi gusti. Appoggiò la fronte ai vetri qua e là saturi di condensa e notò come la pioggia che scendeva in stille sottili e affilate aveva reso il giardino così luminoso e acqueo, simile a un’opera di Stanislav Sidorov. D’un tratto vide se stesso là fuori, in piedi sotto la pioggia, alzare lo sguardo verso di lui e trafiggerlo con occhi carichi di dolore e paura. In un malinconico flashback Tommy si ricordò di come sua madre pallida e immobile lo osservava da quella stessa finestra ogni notte aspettando che ritornasse a casa.

Cita

«Ciao Jane» la sua voce percorse l’abissale silenzio. Sua madre mai aveva accettato essere chiamata mamma o madre.

Immagino che qui tu volessi descrivere Tommy che saluta la madre vedendola alla finestra e legare questo momento alla descrizione della madre che non vuole essere chiamata mamma.

Però se posso darti il mio parere, non è che sia molto chiaro questo capoverso. 

Modificato da Gigiskan
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@Emy Ristovic

Grazie per condividere con me le tue impressioni. È difficile e lungo il processo di correzione e di miglioramento del testo, perché sembra ci sia sempre qualcosa da cambiare :-D non sono nemmeno io mai contenta abbastanza.

Un abbraccio.

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