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Mari

Luna e il Principe Poeta

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Commento

 

C'era una volta una giovane principessa che si chiamava Luna. Viveva in un castello in cima all’altura di Roccablu.

Stava sempre con Igor, un piccolo drago blu che aveva trovato dopo un forte temporale, con un'aluccia spezzata. Una volta guarito, pur potendo volare via libero, aveva invece scelto di restare con lei. Erano inseparabili.

- Igor, vieni a vedere questa farfalla.

Gli indicò una meravigliosa farfalla di mille colori che era appoggiata su un ramo.

Igor emise un sospiro di stupore, ma gli sfuggì dalla bocca una fiamma che incenerì all'istante la farfalla, il cespuglio e l'erba del prato accanto nel raggio di tre metri.

- Devi imparare a controllarti, sei un pericolo costante. Finirà che ti cacceranno dal regno. Hai bruciato la stalla dei cavalli due volte questa settimana.

Igor stava con le orecchie basse e guardava Luna con i suoi occhioni grigi e supplichevoli. La coda era immobile, abbandonata, mentre con la zampetta posteriore disegnava cerchi nella terra.

Luna non sopportava di vederlo così infelice e allora sospirò e gli disse:

- Ormai è fatta! Giochiamo a chi arriva prima al castello?

Subito un grande sorriso si accese e la coda si sollevò a fendere l'aria. Il drago spiccò il volo e sparì dalla visuale.

- Non vale volare, Igor! - disse spazientita. Ma ormai lui era lontano.

Mentre s'incamminava verso il castello, Luna incontrò un nano con un'espressione triste e sconsolata.

- Buongiorno - disse educatamente la principessa.

- Buongiovno a voi, Pvincipessa Luna

- Ci conosciamo?

- Tutti vi conoscono, siete la donzella più affascinante di tutti i vegni.

Luna non aveva mai sentito nessuno parlare così e quella R moscia le faceva venire da ridere. Cercò di trattenersi e fare finta di niente.

- E voi chi siete?

- Io sono Vodvigo Vuggevi tevzo pvincipe di Voccavubina... Aspettate l'ho scvitto su questa pevgamena, altvimenti si fa notte.

Incapace di resistere oltre, la principessa Luna scoppiò in una risata cristallina che fece arrossire il principe.

- Principe Rodrigo Ruggeri terzo, principe di Roccarubina – lesse ad alta voce - sono stata maleducata e vi chiedo scusa.

- No, tvanquilla. Non pavlavo così pvima della maledizione della stvega Mafalda. Evo famoso pev la mia bvavuva come poeta. Mi ha fatto un maleficio pev impedivmi di tvovave moglie. Se entvo il mio ventesimo compleanno non ci viuscivò, il mio vegno andvà in mano a suo figlio.

Luna s'intenerì e gli chiese:

- Si può annullare l’incantesimo?

- Sì, dovvei uccideve la stvega, ma anche se viuscissi a favlo, non tvovevò mai moglie in tempo, compivò vent’anni tva tve settimane e non ho una fidanzata a casa ad aspettavmi - spiegò avvilito.

- Tre settimane, eh? Venite con me!

Andarono al castello: Luna presentò il principe a suo padre e gli raccontò la storia.

- Luna, forse so chi ci può aiutare. - disse il Re in tono risoluto.

Andarono insieme dalla fata Velina che consultando la sfera di cristallo individuò il nascondiglio della strega: il bosco di Valleagiata.

- So dove si trova, principe Rodrigo. Vi accompagnerò, andiamo!- esultò Luna.

- Non pevmettevei mai che voi covviate dei pevicoli pev colpa mia, pvincipessa.

- So combattere con la spada meglio di tanti cavalieri - disse in tono fiero – e con la scorta non correremo nessun pericolo.

La carovana partì il giorno stesso. All'imbrunire, si accamparono per la notte e scherzarono attorno al fuoco. Quando si diedero la buonanotte, lei lo sorprese con un fugace bacio su una guancia e il povero nano ci rimase di stucco. Igor ridacchiò malizioso e si prese una gomitata allo stomaco; sbuffò per il dolore e incenerì all'istante un albero, un carro e l'erba del prato accanto nel raggio di tre metri.

Quella notte Rodrigo non dormì, ma scrisse delle struggenti poesie dedicate alla principessa di cui si era già perdutamente innamorato.

Ripartirono all'alba e giunsero a casa della strega a mezzogiorno. Rodrigo e la scorta si nascosero tra gli alberi mentre la principessa, accompagnata da Igor, bussò alla porta.

Venne ad aprire una vecchietta tutta rugosa e sdentata. Fu un attimo: Luna estrasse il pugnale dalla manica, ma la strega non perse tempo e gettò verso di loro una polverina scura. Luna e Igor cominciarono a starnutire furiosamente e fu allora che successe: una grossa fiammata fuoriuscì dalla bocca del drago e incenerì all'istante la strega, la casa, e l'erba del prato accanto nel raggio di tre metri. Nello stesso istante il nano si ritrasformò e corse ad abbracciare Luna e la baciò con passione.

- Principessa Luna, volete sposarmi? - le chiese trepidante.

Era bellissimo, alto e con una dizione perfetta, ma lei avrebbe accettato anche se fosse stato ancora un nano.

Da allora vissero tutti felici e contenti e fondarono la prima caserma di pompieri per rimediare agli incendi causati da Igor che non imparò mai a controllarsi.

 

 

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Igor emise un sospiro di stupore, ma gli sfuggì dalla bocca una fiamma che incenerì all'istante la farfalla, il cespuglio e l'erba del prato accanto nel raggio di tre metri.

Direi “fiammata”. I metri...no! Sono una misura positivista ottocentesca, se vuoi cerca in rete. Che ne dici di “tre passi”? È quasi uguale come lunghezza, ma meno scientifico.

- No, tvanquilla. Non pavlavo così pvima della maledizione della stvega Mafalda. Evo famoso pev la mia bvavuva come poeta. Mi ha fatto un maleficio pev impedivmi di tvovave moglie. Se entvo il mio ventesimo compleanno non ci viuscivò, il mio vegno andvà in mano a suo figlio.

Io pensavo che fosse un principe dei nani e poi scopro che non è così!

Dovevi dirmelo, altrimenti penso che la principessa sia attratta dalla della virtù meno apparente fra tutte le virtù la più indecente, per dirla con De Andrè.

La carovana partì il giorno stesso.

Carovana?

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@Bradipone Sulla misura in metri hai perfettamente ragione, non ci avevo proprio pensato, grazie per avermelo fatto notare.

21 ore fa, Bradipone dice:

Dovevi dirmelo, altrimenti penso che la principessa sia attratta dalla della virtù meno apparente fra tutte le virtù la più indecente, per dirla con De Andrè.

Sto ridendo come una matta, spero si sia capito che non era per quello che la principessa si è innamorata, ma della sua sensibilità e simpatia.

Sul fatto della carovana intendevo loro più la scorta data dal padre della principessa, ma forse avrei dovuto sceglier un altro vocabolo: suggerimenti?

Grazie infinite, come sempre, per la tua attenta lettura e i preziosi consigli.

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Ciao Mari :love: Adorabile questo racconto. Che ridere il nanetto pavmigiano :D 

Solo potrei dire che magari sarebbe ancora più carino il "vissero per sempre felici e contenti" per ultimo.

Un abbraccio.

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@Trilce Grazie mille. Sì, ci avevo pensato anch'io a invertire la  frase, ma poi ho optato per lasciare la battuta alla fine, ma mi sa che farò come mi hai suggerito tu.

:love:

 

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