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Matt

Gioco: non pensare, scrivi!

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Okay, idea geniale fresca fresca mentre parlo con As, Lei mi fa "parla" e io le scrivo questo:

nel 1820 due signori di nome Erginald e Gaston camminavano per un vicolo in rue Estruss, quando a Gaston venne in mente che aveva dimenticato le scarpe.

Ora no badate a eventuali errori, chissene, il nesso è: Riuscite a scrivere un pezzo senza pensare minimamente alla storia? Iniziate a scrivere, guardate che esce, vietato soffermarsi per pensarci su. Usate la fantasia, lasciatevi cullare da lei e fatele muovere le vostre mani sulla tastiera.

 

Le regole quindi sono queste:

-Non soffermatevi a pensare

-scrivete una parola, poi l'altra, poi l'altra ancora. 

-Se vi sembra strano proseguite comunque.

-Non frenate la fantasia!

 

Vi do un esempio:

ieri sera stavo a letto e ad un tratto ho visto una mano uscire dall'armadio, ossuta, nera e lunga. Un verso strano usciva dall'interno e sembrava dire il mio nome.

Mi sono fermato solo per correggere le parole, io vi consiglio di continuare e correggere alla fine per impedire di ripensare alle cose. Provateci e vediamo che esce! 

 

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Correva sull'asfalto rovente senza sapere dove andare, fiduciosa che la strada sarebbe presto cambiata, magari lì, dietro la prima curva o dopo quella salita, avrebbe trovato l'isola che non c'è.

ps: non sono squilibrata, è colpa di @Matt :testamuro2:

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"Davvero? E questo che sarebbe allora?"

La guardo, ma in mano non ha niente. Che le sta succedendo? Si sta ammattendo? 

"Che dovrei vedere, accidenti?"

Lei sbuffa, agita una mano, come se avesse un fazzoletto da sventolare per un lungo addio. "La tua vita, mia cara. La stai buttando. Che screanzata, gettar via una così bella e giovane vita".

 

:sss: 

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ohhh brave :ohh: 

Dietro di me non c'era nulla, il vuoto. Un'oscuro presagio si annidava però in un cassonetto verde. In un angolo. Non sapevo bene che fare, non sapevo dove andare, se restare lì o scappare a gambe levate. Di certo non era così che volevo passare la domenica.

Non chiedete nulla :asd:

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L'odore del sangue s'insinuò prepotente nelle sue narici, era sangue umano. Guardò la lunga scala a chiocciola perdersi nel buio, per i suoi occhi la notte non era più un ostacolo. ma per la sua preda... la immaginava spaventata e tremante, ranicchiata dietro qualche porta e sorrise: quella notte avrebbe mangiato.

:facepalm:

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"Deduzione", disse. Solite deduzioni che faceva solo lui, come se fosse il genio. Sherlock Holmes dei giorni nostri! Ma per piacere, dove credeva di essere non lo aveva capito, chi? Forse qualcuno con delle vedute sbagliate.

Lean mi sembri sconvolta :asd:

Bravo saigis :la:

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"Che cosa significa?"

"Significa che io sono la Morte. Quella con la emme maiuscola. L'unica e l'inimitabile. Quella che non sbaglia mai, perciò, signorina mia, tu morirai entro stanotte."

Incrocio le braccia: diamine, ma chi ha voglia di morire e finire all'inferno?

"E come dovrei morire?"

"Ci sono tanti modi per morire..."

"Oh, per carità!", sbotto. "Se proprio devo morire, dimmi almeno come andrà a finire. Sarò l'unica a non saperlo, ma non ti pare giusto?"

La Morte mi fissa degli occhi. Non può essere così scema da cascarci, mi dico, ma dopotutto è la Morte, e non ho mai sentito che chiedano l'intelligenza per prelevare le anime dei defunti. 

"Beh, penso che sia un tuo diritto..."

Blocco un sorriso: è proprio rimbambita! Deve essere a causa di tutta l'oscurità che la circonda da tempo immemore.

"Allora, come morirò?"

"Quando uscirai stasera con le tue amiche, tornando a casa, una macchina non rispetterà il rosso e ti investirà."

"Oh..."

"Oh cosa?"

Mi scuoto un po', delusa. "Pensavo a una morte più interessante. Vabbè... Allora ci vediamo stasera, cara Morte."

Le mie amiche hanno brontolato, stasera; hanno detto che non è corretto dare buca all'ultimo. Le ho lasciate parlare senza ascoltarle veramente, pensando a quanto si sarebbero sentite in colpa a vedermi spiaccicata sull'asfalto.

La mezzanotte arriva, e io sono ancora viva. Cara Morte, 1-0 per me e palla al centro.

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Delimita ogni angolo, mi disse. Certo, come vuoi che faccia senza un maledetto nastro giallo e nero? Che cosa uso? Le mie mutande? la canotta? i calzini? Dio quando è imbecille, quasi quasi l'area gliela disegno io sulla fonte con un la chiave di quel fottuto fuoristrada che guida tutto spavaldo. Odioso, veramente odioso.

Bravi :ohh:

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Camminando ho trovato un frammento di gratta e vinci, qualcuno nella fortuna ha voluto credere, e ancora una volta, aveva perso;  diventando solo un pezzo di cartone sul marciapiede che il vento investe e tutti calpestano.

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L'uomo cercò tra le cianfrusaglie delle scantinato, le pieghe della sue esistenza, le tasche dei pantaloni, i ricordi messi sottaceto, il lavello, il congelatore, la cassaforte, la memoria fugace, le speranze del passato e i rimpianti per il futuro. Cercava male, ragionò. Un modo così caotico non poteva portare frutti. Ma quando cerchi e non trovi, in genere è solo nascosto sotto lo zerbino.

E quando cerchi troppo, c'entra una donna.

Ma lui neanche ricordava cosa stesse cercando.

Le chiavi di casa, magari, o forse quella della vita. Ma tanto ero lo stesso. Sarebbe entrato in entrambi i casi dalla parte sbagliata, come sempre. 

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"No, no no. Te lo dico io" dissi, !qui scappa il morto". Ma lui no, non capiva nulla, sicuro che il piano sarebbe andato a gonfie vele, magari come l'ultima volta quando aveva sparato al sergente per sbaglio mentre faceva quel cazzo di gioco con la pistola che aveva visto nei film western. Che coglione. E io dovevo lavorarci, con lui, non ne potevo più.

Un giorno mi si avvicinò e lì e mi disse "Oh, ho imparato una nuova mossa su un film, guarda."

Io non faccio in tempo a urlargli di stare fermo con quelle mani che lui prende la pistola, la fa roteare, saltare in aria e poi la prende male. Un botto sul pavimento, una pallottola nella mia fottuta gamba e le bestemmie che volavano assieme alla voglia di strangolarlo.

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"Allora?" mi dice quel coso. "Vuoi o no? Devo continuare a fare casino? A chiamarti? lo so che mi vedi, con quegli occhi da fesso mi scruti ogni volta che cerco di attirare la tua attenzione. Muoviti, Dai, fesso!"

Sbuffo, prendo il cellulare e guardo le notifiche.

"bravo fesso, sei mio succube, è inutile che cerchi di resistere. Muhahahah"

 

(vaneggiamento in un meomento di continui bipp bipp)

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Cammino, non do dove, non so in che posto. Continuo a camminare, senza mèta con la sola voglia di andarmene. Scappare lontano, dove nessuno può trovarmi. Sparire, nel nulla, cosicché le preoccupazioni non abbiamo su di me più nessun effetto. Vorrei farmo.

Sono la maestra e mannaggia alla regina mi tocca per forza correggere i compiti. Con sto freddo. Senza riscaldamento. Why god?

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Ancheggiando sulle sue scarpe a spillo color crema, sicura e altera come era sempre stata, si allontanava da quel vicolo nella notte. Lui continuava a guardarla, perdendosi nei riflessi che la luce dei lampioni regalava ai suoi lunghi e lisci capelli neri. Se lo chiedeva, se era il caso di rincorrerla o lasciarla andare. Se lo era sempre chiesto. Come si era sempre chiesto quale delle due scelta avesse mostrato maggior amore nei confronti di lei. Non era l'uomo adatto a renderla felice e non sarebbe mai riuscito a diventarlo. Però a lei teneva, avrebbe voluto gridarlo, di amarla ancora. Si faceva domande, si faceva sempre troppo domande e in cuor suo lo sapeva: non avrebbe cercato le risposte se non quando sarebbero divenute inutili.

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Bisogna scrivere. Scrivere e ricordare. Scrivere e rivivere. O Riscrivere per rivivere. Una delle due. Delle due l'una. Una come tutte, ma nessuna come lei. Allora riscrivila, reinventa le sue labbra, i suo capelli, i suo occhi. I suoi mai più 'arrivederci' o i per sempre 'mai'.

Si, riscrivere. Bisogna che lo faccia, per non lasciarla lasciare da me stesso.

Bisogna che ti riscriva, mio dolcissimo romanzo mai scritto

 

E niente. A me è venuta fuori una cosa romantica :| 

 

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Si voltò indietro un'ultima volta, diede un'occhiata veloce poi riprese a camminare. Non era sicuro che quello che stava facendo in quel momento fosse la cosa più giusta ma sapeva che doveva farlo.

Nella sua mente si susseguirono i ricordi degli ultimi giorni, così, tra lacrime e rabbia lasciò per sempre quel mondo tanto sognato per tornare a casa sua. Deluso ma sicuramente più consapevole.

Stanco di camminare a testa bassa per non provare l'istinto ditornare indietro, alzò la testa e guardò avanti a se. Il suo animo si rasserenò e la speranza si riaccese nel vedere dinanzi a lui le montagne innevate con le vette infuocate alla luce dell'alba.

Modificato da Russotto

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-No no ascolta: non erano questi i piani.- specificai - te ti dovevi mettere nella scatola e io, che sono il corriere ti dovevo portare davanti alla sua porta così lei ti avrebbe portato in casa e tu poi saresti uscito facendole una sorpresa.... Mi senti? Oh? mi senti?- Imprecai, riagganciando il cellulare. Il piano era semplice, persino uno stupido l'avrebbe capito. E invece no: mi toccava prendere un aereo per un paesino sperduto nel Nevada perché quel cretino aveva scritto male l'indirizzo e invece di trovarsi davanti alla porta di Clara si era trovato in un magazzino di un supermercato. Chi me lo aveva fatto fare di aiutarlo. Chi.

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-Tu, ossuto figlio di un trattore, ora ritiri tutto quello che hai detto o ti prendo a sberle fino a quando ti svito la faccia, hai capito?-

Jonny fece quel fastidioso schiocco con la lingua e scosse la testa, cocciuto come al solito. -Non ritiro un bel niente, sei un coglione e lo sarai sempre!-

Davide perse le staffe, si chinò a recuperarle una ad una e poi prese a sberle il fratello, facendogli cadere la faccia a terra. -Ecco, te lo sei meritato, te lo avevo detto ma non mi ascolti mai!-

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Che cazzo sto facendo non lo so, mi sembra divertente, è tanto per scrivere qualcosa, di fianco a me c'è la bottiglietta di the alla pesca vuoto e io ne vorrei ancora (Estathe, che bbbbuono), ma perché do retta a Matt? Ma io nemmeno scrivo! Io boh.

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-Aghaaaaaa- La porta sbatté contro il muro quando venne spinta da una forma sbrodolosa e nera, che si contorceva nell'uscio scrutando interno della sala. Troppi denti per contarli, troppa paura per soffermarsi anche solo per pensarci. Ma poi che ci faceva Venom in un forum di scrittura?

-Aghhaaaa! datemi una tastieraaahh-

Coro: -Che cosa ne vuoi fare?-

-La voglio dare in tes.... Fuck- *Venom mangia tutti*

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