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Commento a Ultimo atto

 

La folla dei mendicanti si aprì per farlo passare. Un Mosè accattone e un mare di straccioni che si spalancava davanti a lui senza nemmeno dover fare un segno con la mano. La custodia del violino gli pendeva dalla spalla: la pelle nera lacera e consunta, le chiusure ossidate, tutto portava il segno del lungo servizio prestato.

Veniva da molto lontano, ma tutti sapevano chi era e lo salutavano chinando il capo con deferenza, senza osare sfiorarlo. Il tunnel sotterraneo sfociava nell'ampio spazio di una stazione della metropolitana in disuso. Seduto su un trono realizzato con un vecchio sedile strappato da un vagone distrutto, lo attendeva il re. Gli si fermò davanti e piegò lievemente il capo, in segno di rispetto. “Mi tratterò per breve tempo nella vostra città. Suonerò agli angoli delle strade.”

Il re fece un cenno affermativo. “Per chi sei venuto?”

“Questo non lo posso dire.” sorrise.

“E sia. Hai libero accesso a tutto il mio territorio, nessuno ti importunerà. Sei sotto la protezione del re.”

Piegò nuovamente il capo in segno di assenso e si allontanò. La folla si aprì nuovamente al suo passaggio. Non aveva bisogno di chiedere il permesso a nessuno, ma provava gusto nel mantenere le tradizioni. E la tradizione voleva che ogni mendicante che entrava in un territorio nuovo si presentasse al re degli straccioni a chiedere il permesso di mendicare.

Risalì in superficie seguito dagli altri mendicanti che si dispersero, ognuno verso il suo luogo abituale. La città odorava di sterco di cavallo e fumo di carbone, ma nemmeno il puzzo delle strade riusciva a cancellare del tutto il dolce profumo della primavera.

Camminò senza meta finché non trovò un luogo che lo ispirasse. Scelse l'angolo di una piazza contornata da palazzi antichi, aprì la custodia e tirò fuori il violino. Il legno lucido, quasi bianco, talmente chiaro da sembrare osso, contrastava con il nero della tastiera. Sistemò la mentoniera, regolò con precisione l'accordatura e passò la pece sui crini dell'archetto.

Quando iniziò a suonare le note penetranti riverberarono sui palazzi antichi creando un'armonia complessa. Il suono sembrava attardarsi, scivolava lungo i muri, inondava la piazza, rimbalzava indietro, indugiava ancora, come non volesse spegnersi.

I passanti si fermavano, colti alla sprovvista e lasciavano cadere qualche moneta nella custodia aperta, affascinati e spaventati dalla musica del suo violino. Suonò a lungo, pezzi famosi e brani dimenticati da secoli, suonò le sue composizioni, suonò brani per quartetto, per orchestra, per solista. Ogni nota volava magica nell'aria e ognuno portava via con se un pezzetto di quella musica e inconsapevole la faceva risuonare nella propria testa, consumando la cena, preparandosi a dormire, attizzando il fuoco nel camino, finché i sogni non la consumavano.

Suonò qualche ora, poi soddisfatto del guadagno cercò una locanda dove mangiare qualcosa e fermarsi a dormire. Lo attendeva un lavoro importante. Il suo lavoro lo era sempre e vi dedicava la massima cura, non gli importava se doveva suonare per un re, un ciabattino, un marinaio, se fosse una sguattera o una regina e richiedere i suoi servigi.

Dormì. Dormì uno spartito in si minore, un adagio complesso e intricato di melodie sovrapposte.

Fece colazione e senza affrettarsi si recò nello stesso angolo del giorno precedente. La notizia della sua musica si sparse per la città. Vennero in molti ad ascoltarlo, appassionati, sedicenti esperti ed esperti veri, vennero bambini, insegnanti, nobili. Solo i mendicanti si tennero lontani, tappandosi le orecchie quando appoggiava l'archetto sulle corde. Attese. Suonò. Non aveva fretta. Colui che l'aveva chiamato sarebbe andato da lui quando si fosse sentito pronto.

Trascorsero alcuni giorni e finalmente, proprio quando stava riponendo il violino nella custodia, lo vide. Capì subito che era lui, lo capì dallo sguardo. L'uomo non disse nulla, si incamminò nell'ombra scesa sulla città mentre ancora ls luce rosata del che ammantava i campanili e le guglie di chiese e palazzi.

Lo seguì, fino a un portone rinforzato da pesanti borchie di ferro nero. Lo seguì nel cortile interno, salì le scale guidato dal suo passo ed entrò nella camera. L'uomo giaceva nel letto, consumato dalla stanchezza di una vita troppo lunga. Non gli disse nulla, un cenno del capo fu sufficiente.

Appoggiò delicatamente a terra la custodia e prese il violino. Con estrema cura verificò la tensione delle corde, le pizzicò appena, lasciandole risuonare nel silenzio della casa. Controllò l'archetto, sistemò ogni cosa con estrema cura.

Sorrise all'uomo che lo guardava dal letto e attaccò un brano in una tonalità inusuale, fatto di note lunghe che si sovrapponevano in dissonanze sincopate per poi mescolarsi in accordi dolci e melodiosi. Una nota alla volta guardò il cuore dell'uomo fermarsi. Con la sua musica guidò la vita fuori da quel corpo consumato. Con un lieve sorriso l'uomo esalò l'ultimo respiro che si attorcigliò all'ultima nota della melodia.

Il violino è morte, è straziante lamento, è dolce riposo, è grido lacerante, è gioia. Il violino è vita, è respiro, è cuore che pulsa, sangue che scorre.

Uscì dalla casa, alcuni mendicanti chinarono il capo vedendolo passare. Senza dire nulla se ne andò dalla città, verso il suo prossimo lavoro, verso il prossimo uomo che aveva bisogno di morire.

 

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Cita

se fosse una sguattera o una regina e richiedere i suoi servigi.

Refuso (a richiedere)

Cita

ancora ls luce rosata

Refuso

Cita

rosata del che ammantava

Forse manca la parola "cielo".

"Ma allora me volete proprio fa' chiagne!" Disse Sophia Loren ad un presentatore che le aveva appena annunciato il lancio di un video con le migliori immagini di Mastroianni.

Giusto un paio di giorni fa ho letto uno straziante racconto di Violaliena e ora mi imbatto in questa drammatica storia. E la cosa che più fa male è che sono bellissime.

Nulla da dire sulla forma o su altre questioni tecniche; i refusi, si sa, capitano. La tua storia è stata raccontata delicatamente, quasi a raccontarla fosse proprio il suono di un violino. Non posso che farti i miei complimenti. Forse condendola un po' di più mi sarei immedesimato maggiormente nella scena ma già così rende bene l'idea.

Unico neo il fatto che all'inizio si delinea un ambiente post bellico futurista mentre, dopo l'incontro con il sovrano dei mendicanti, le descrizioni rendono più l'idea di un'ambientazione medievale.

Ancora complimenti. Spero di rileggerti presto.

Salvatore

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Grazie  @Russotto, sono felice che il mio racconto ti sia piaciuto. Sei la seconda persona che coglie richiami di ambientazione post catastrofica, ma in realtà l'idea della stazione della metropolitana in disuso mi è venuta da un articolo sulle stazioni in disuso nelle città europee e americane attuali. L'ambientazione nella mia mente era più quella di una città europea con quartieri antichi, ma al contempo abbastanza moderna da avere una metropolitana.

Ti ringrazio ancora per i complimenti e per i refusi che hai individuato. 

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ma tutti sapevano chi era

chi fosse?

di una stazione della metropolitana in disuso.

...

La città odorava di sterco di cavallo e fumo di carbone,

attizzando il fuoco nel camino

Scenario apocalittico post- catastrofe: vi è una metropolitana in disuso ma anche tanto sterco di cavallo (segno che i cavalli sono il mezzo di locomozione e non solo usati per le carrozzelle dei turisti) e carbone (oggi non si usa quasi più per il danno all'ambiente), lo stesso per l'uso del camino, bello ma poco efficiente per il riscaldamento.

 

Non aveva bisogno di chiedere il permesso a nessuno,

doppia negazione, consentita in italiano ma a mio personale parere ridondante.

 

ma provava gusto nel mantenere le tradizioni. E la tradizione voleva che ogni mendicante che entrava in un territorio nuovo si presentasse al re degli straccioni a chiedere il permesso di mendicare.

Risalì in superficie seguito dagli altri mendicanti

Ripetizioni.

 

Scelse l'angolo di una piazza contornata da palazzi antichi,

suonare le note penetranti riverberarono sui palazzi antichi creando un'armonia complessa. Il suono sembrava attardarsi, scivolava lungo i muri, inondava la piazza, rimbalzava indietro, indugiava ancora, come non volesse spegnersi.

Altre ripetizioni.

 

Suonò a lungo, pezzi famosi e brani dimenticati da secoli, suonò le sue composizioni, suonò brani per quartetto, per orchestra, per solista.

Suonò qualche ora,

I primi “suonò” possono servire a dare ritmo, l'ultimo no ed è pure poco utile: già so che “suonò a lungo”

 

poi soddisfatto del guadagno cercò una locanda dove mangiare qualcosa e fermarsi a dormire.

poche locande accettano mendicanti

 

Credo che le ripetizioni vadano dosate con cura.

La tematica di fine vita è estremamente complessa e merita approfondite riflessioni.

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Grazie @Bradipone per il tuo commento.

La metropolitana di Londra è del 1863, quindi conviveva tranquillamente con cavalli e carbone. La mia ambientazione è immaginaria non è un luogo esistente, ma è più vicina alla Londra di fine '800 che post apocalittica. In ogni caso ognuno è libero di percepirla come vuole, non è fondamentale sapere dove e quando la storia sia ambientata.

Le ripetizioni forse sono eccessive, ma sono quasi sempre volute.

Non comprendo invece la tua ultima frase. Sicuramente la tematica di fine vita è complessa e forse merita approfondite riflessioni, ma non capisco se intendi dire che non se ne può parlare in un racconto e bisognerebbe invece scriverci un saggio. Io credo invece che proprio le storie siano da sempre uno dei più importanti strumenti usati dagli esseri umani per affrontare la morte.

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Non serve scrivere un saggio sulla morte, ti bastava, a mio avviso, rendere più suggestivo il finale. Dell’uomo che “ha bisogno di morire” il lettore apprende solo che è stanco, consumato da una vita troppo lunga. Cosa significa? È vecchio? È depresso? È malato? Un violinista virtuoso, così come lo descrivi, non può avere un repertorio fisso per ogni evento perché la morte non è uguale per tutti. La morte può essere liberazione e allora suonerà una determinata melodia, o può essere rassegnazione e la melodia sarà un’altra, o ancora può essere carica di rabbia e la melodia scelta sarà diversa. Insomma il finale sminuisce il musicista che sembra quasi un artista pagato per intrattenere: fa il suo lavoro senza coinvolgimento emotivo. Non mi pare sia questa l’immagine che tu volessi dare al personaggio.

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Grazie @sissiper il tuo commento.

In realtà credo che i pregi del mio racconto, posto che ne abbia qualcuno, sono proprio nel suggerire piuttosto che nel dire. Non ritenevo importante raccontare a quale musica pensavo io quando ho scritto il racconto e non è nemmeno necessario sapere  perché quell'uomo vuole morire. Non è importante, è lui, ma poterebbe essere chiunque altro. Allo stesso modo va benissimo se qualcuno percepisce un'ambientazione post apocalittica che è diversa da quello che io avevo in mente perché il racconto funziona ugualmente. L'importante è che io riesca a trasmettere le sensazioni giuste.

Quando scrivo racconti molto brevi quasi sempre  lascio la trama in secondo piano e mi dedico di più a cercare di creare l'atmosfera giusta. In altri casi la trama diventa più importante e allora cerco di fornire tutti i dettagli necessari.

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On 6/4/2016 at 21:37, libero dice:

Non comprendo invece la tua ultima frase. Sicuramente la tematica di fine vita è complessa e forse merita approfondite riflessioni, ma non capisco se intendi dire che non se ne può parlare in un racconto e bisognerebbe invece scriverci un saggio. Io credo invece che proprio le storie siano da sempre uno dei più importanti strumenti usati dagli esseri umani per affrontare la morte. 

Il mio intende essere un invito alla riflessione: assistere una personale a cui si vuol bene “che ha bisogno di morire” è una delle esperienze peggiori della vita, in genere non hanno la forza di andare in giro da soli a passeggiare e sentire suonatori ambulanti e non vi è nessun violinista che con la propria musica addolcisca l’attesa dell’inevitabile.
Per alcuni lettori, tra cui io, questo testo più che essere consolante può essere irritante, molto irritante. 


 

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On 6/4/2016 at 10:11, libero dice:

Veniva da molto lontano, ma tutti sapevano chi era e lo salutavano chinando il capo con deferenza, senza osare sfiorarlo. Il tunnel sotterraneo sfociava nell'ampio spazio di una stazione della metropolitana in disuso. Seduto su un trono realizzato con un vecchio sedile strappato da un vagone distrutto, lo attendeva il re.

L'ambientazione che si respira per tutto il racconto è decisamente medievaleggiante, mentre qui accenni a elementi futuristici, di cui poi non parli più. Secondo me, l'ambientazione, esclusa questa piccola incongruenza, funziona. Per renderla futuristica (se questo volevi fare) non credo basterebbe definire meglio lo spazio e il tempo, dovresti cambiare il tono della prosa.
In generale, ho sofferto un po' la mancanza di descrizioni e la caratterizzazione dello spazio.

Cita

“Questo non lo posso dire.” sorrise.

Il problema qui sono i dialoghi, su cui sono sempre confuso anche io.
Se sorride non parla. Però può parlare sorridendo, come credo tu intendessi.
Metti il punto all'interno delle virgolette però poi prosegui con la minuscola. Toglierei il punto.
Sono solo questioni tecniche però...

Cita

Dormì. Dormì uno spartito in si minore, un adagio complesso e intricato di melodie sovrapposte.

Ho capito l'idea, però secondo me scritta così non rende, non è abbastanza efficace.

Cita

L'uomo non disse nulla, si incamminò nell'ombra scesa sulla città mentre ancora ls luce rosata del che ammantava i campanili e le guglie di chiese e palazzi.

C'è qualcosa che non va con la frase sottolineata.

Cita

Lo seguì, fino a un portone rinforzato da pesanti borchie di ferro nero. Lo seguì nel cortile interno, salì le scale guidato dal suo passo ed entrò nella camera. L'uomo giaceva nel letto, consumato dalla stanchezza di una vita troppo lunga. Non gli disse nulla, un cenno del capo fu sufficiente.

Tutti questi pronomi a lungo andare sono fastidiosi, in questa frase soprattutto. L'assenza di nomi penalizza il racconto. Ti sarebbe bastato anche un semplice "il violinista" per il personaggio principale.

 

Ciao Libero :D
L'idea del racconto non è originalissima in sé, però è piacevole il modo in cui l'hai resa. Secondo me dovresti solo sfoltire il testo, per concentrarti di più sull'ultima parte, quella in cui entra in scena "l'uomo". Dovresti andare dritto al nocciolo della questione, senza farne troppi misteri. Sulla morte si possono fare tante riflessioni e qui di spazio a disposizione ne avevi. Quello che manca, secondo me, è la caratterizzazione: "l'uomo", anche alla fine, rimane un individuo anonimo, di cui non sappiamo nulla, e il violinista non mostra mai i suoi sentimenti, se gli piaccia il proprio compito, se provi empatia per gli altri, cose così.
Hai tante possibilità di approfondimento che puoi fruttare!

Alla prossima :flower:

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Grazie @Gigiskan per il tuo commento.

L'ambientazione a dire il vero non è né medievaleggiante né futurista. È quasi contemporanea, sebbene l'idea sia quella di un mondo parallelo, simile al nostro. È vero che ho usato un termine come "locanda" che suona un po' desueto, ma non così tanto da riportare al medioevo.

On 6/4/2016 at 10:11, libero dice:

L'uomo non disse nulla, si incamminò nell'ombra scesa sulla città mentre ancora ls luce rosata del che ammantava i campanili e le guglie di chiese e palazz

Qui ho incollato un testo che era rimasto in sospeso a metà fra due revisioni  e non me ne sono accorto. La frase doveva essere:

L'uomo non disse nulla; si incamminò nell'ombra scesa sulla città mentre ancora la luce rosata del sole ammantava i campanili e le guglie di chiese e palazzi.

Ho scelto di non approfondire il personaggio dell'uomo morente, perché è solo uno fra i tanti. Il violinista ha un lavoro da compiere. "Il suo lavoro lo era sempre e vi dedicava la massima cura, non gli importava se doveva suonare per un re, un ciabattino, un marinaio, se fosse una sguattera o una regina e richiedere i suoi servigi." L'uomo morente è uno qualsiasi, avrebbe potuto essere un re, un ciabattino ecc.

Conta il fatto che aveva richiesto i servigi del violinista.

Se mi concentrassi sull'uomo morente sarebbe un altro racconto, credo.

Sicuramente potrei approfondire la figura del violinista, ma dovrei trasformare un racconto breve in un racconto più corposo, magari ci penserò.

grazie ancora

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Ciao Libero, 

Faccio fatica a inquadrare il personaggio definito un "Mosè accattonato" che poi è musicista, l'idea mi confonde riportandomi a tempi biblici mentre nel frattempo non so ancora nemmeno dove mi trovo e non lo saprò mai. L'intenzione forse era di creare uno scenario steampunk? 

C'è troppo mistero intorno a questa storia a livelli di racconto horror. Mi lascia un po' troppo affamata di sapere, al di là di ciò che tutti sanno; del violino, di lui, creando magari dei parentesi, cioè, storie dentro della storia.

Per concludere il racvonto mi è piaciuto e credo potresti sfruttarlo liberando ancora di più la tua immaginazione.

Un saluto.

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(scusa, stavo pulendo il commento e mi è partito un colpo) :D

Grazie @Trilce per il tuo commento.

La storia è volutamente poco spiegata. È una serie di brevi impressioni scritte con l'intento di suscitare qualche immagine, qualche emozione, più che un racconto strutturato.

Si potrebbe sviluppare parecchio, in molte direzioni. Alcune di queste direzioni ho provato a esplorarle un po' nella mia testa, magari in futuro ne verrà fuori qualcosa.

Grazie ancora 

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Un racconto quasi "musicale" direi. A parte qualche piccolo refuso che rileggendo lo noterai senza dubbio, il racconto ha un'atmosfera quasi magica. La prima parte sembra svolgersi in un ambiente "urban" tanto che avevo pensato ad un Re malavitoso, poi ci troviamo in un ambiente quasi medievale. Non mi è dispiaciuto questo contrasto, voluto o meno. Ho subito messo in moto la fantasia attendendo la sorpresa. Anche se l'avevo capito che l'uomo era la morte, perché scrivo spesso anche io su questo argomento e maschero la morte in mille modi, ho amato l'idea del violino e la dolcezza che ha saputo creare nel momento del trapasso. Bellissimo racconto. Bravo :applausi: 

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Guest Shawn

 

 Appunti sparsi

Quando dici  “Un Mosè accattone e un mare di straccioni che si spalancava…” dovresti usare il plurale (si spalancavano).

 

Problemino di coerenza: si presenta davanti al Re, sia pure degli straccioni e non gli rivela il motivo della sua presenza? Come minimo quello lo prende a calci nel didietro…

Il re fece un cenno affermativo. “Per chi sei venuto?”

“Questo non lo posso dire.” sorrise.

“E sia. Hai libero accesso a tutto il mio territorio, nessuno ti importunerà. Sei sotto la protezione del re.”

 

Ripetizione di consumando/consumavano

…nella propria testa, consumando la cena, preparandosi a dormire, attizzando il fuoco nel camino, finché i sogni non la consumavano.

 

Precisazione che appesantisce il testo (sedicenti esperti/esperti veri)

Vennero in molti ad ascoltarlo, appassionati, sedicenti esperti ed esperti veri,

 

Non guardava il cuore, nel senso che il cuore non si vede.

Una nota alla volta guardò il cuore dell'uomo fermarsi.

 

Commento: Il racconto è veramente bello e scritto bene. Sono una forte lettrice e devo dire che è difficile trovare entrambe le caratteristiche in un autore esordiente, quindi ti faccio i miei complimenti. Lo stile è scorrevole, chiaro e oserei dire “musicale”.  La lettura è molto piacevole, impreziosita da frasi che hanno echi antichi, come qualcuno ha giustamente definito, sono medievaleggianti.

Non ho trovato problemi a livello grammaticale, giusto qualche refuso che ti hanno segnalato e una ripetizione. Ottima la scelta del POV che mantieni senza sbavature per tutta la durata del testo.

L’incipit è fantastico: “La folla dei mendicanti si aprì per farlo passare

Per essere un buon commento, deve contenere delle critiche. La prima che mi sento di muoverti è la mancanza di caratterizzazione del personaggio principale e tutto sommato anche di quelli secondari. Descrivi il violino alla perfezione, ma non ti soffermi sul violinista.

Altra cosa, riguarda il messaggio. Non sta scritto da nessuna parte che un racconto debba necessariamente contenerne uno, sia chiaro. Però nel racconto non succedono molte cose, il violinista non deve superare delle prove, è tutto troppo semplice (il re lo accoglie, gli straccioni lo lasciano passare, lui adempie al suo compito), per questo motivo il lettore si aspetta un messaggio forte che giustifichi il testo. Il finale, per quanto poetico, lascia insoddisfatti.

Sono andata a cercare il pelo nell’uovo, ma lasciati dire che sei davvero bravo, hai delle enormi potenzialità e credimi, vorrei che molti degli autori che pubblicano con piccole case editrici, avessero il tuo talento.

Hai scritto un gioiellino, se avesse avuto anche un colpo di scena o qualche evento a rompere le uova nel paniere al violinista, sarebbe stato assolutamente perfetto.

Bravo.

Modificato da Shawn

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Ciao @Shawn, ti ringrazio molto per il tuo commento.

Capisco benissimo ciò che intendi e che vorresti trovare nel racconto. Io scrivo (o cerco di scrivere) racconti a volte molto diversi fra loro e li categorizzo secondo una mia logica personale. Questo è uno di quelli che considero "racconti impressionisti", sono storie che non hanno una struttura forte, nascono da un'immagine, da una sensazione che cerco di riprodurre giocando sui chiaro/scuri, mettendo in luce qualche dettaglio e lasciando il resto volutamente sfumato e poco definito.

Il violinista non è un protagonista nel senso tipico del termine, non compie alcun viaggio dell'eroe, non affronta prove, non ha nemici, lui stesso è più che altro un agente del fato, ha un compito che gli è stato assegnato dal destino.

Altri miei racconti sono decisamente più strutturati, appena ho un attimo di tempo ne pubblicherò qualche altro così, se ti interessa, potrai vedere cosa intendo parlando di racconto "impressionista" e racconto con struttura.

12 ore fa, Shawn dice:

Quando dici  “Un Mosè accattone e un mare di straccioni che si spalancava…” dovresti usare il plurale (si spalancavano).

 

Spalancava è riferito al mare, non a straccioni. Credo possa funzionare in entrambi i modi, singolare riferito al mare, plurale riferito agli straccioni.

12 ore fa, Shawn dice:

Problemino di coerenza: si presenta davanti al Re, sia pure degli straccioni e non gli rivela il motivo della sua presenza? Come minimo quello lo prende a calci nel didietro…

Il re non ha potere su di lui, il violinista è qualcuno con un potere più alto a cui perfino il Re dovrà ricorrere quando sarà il suo momento. Vi sono regole a cui nemmeno un re può sottrarsi.

12 ore fa, Shawn dice:

Non guardava il cuore, nel senso che il cuore non si vede.

È un'immagine ovviamente, non vedeva il cuore direttamente, ma vedeva gli effetti del cuore che rallentava e si fermava, in questo senso guardava il cuore.

 

12 ore fa, Shawn dice:

vorrei che molti degli autori che pubblicano con piccole case editrici, avessero il tuo talento.

E io che volevo pubblicare con le grandi case editrici :( (Scherzo ovviamente)

Grazie ancora per il tuo commento. Sono contento che il mio racconto ti sia piaciuto, spero troverai il tempo e la voglia di leggerne anche altri. Ora andrò a leggere le tue storie :)

 

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Guest Shawn

Se parteciperai al contest, ci leggeremo sicuramente. A presto :)

PS = Pubblicare con una grande CE per un esordiente è difficile, perché se non hai i canali giusti, non arrivi neppure sulla scrivania di chi conta. Questo almeno è ciò che mi hanno detto i pochi fortunati che sono riusciti a farcela. In passato mi è capitato di spedire qualcosa ai Big, ma non ho avuto risposta. Neanche una linguaccia :cry:

A rileggerci.

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Ciao Libero, non ricordo se ho avuto già l'occasione di leggerti e nel caso queste saranno le mie prime congratulazioni. Il Racconto ha una trama breve, semplice, essenziale e dalla durata divisa in modo perfetto in tutte le parti. Il racconto non corre, come il suono del violino di adegua e lo segue, con calma, ma non troppa.
L'ambientazione iniziale è molto ben delineata, anche il personaggio, misterioso con il violino che solo dalla descrizione sembra favoloso, aiuta molto a entrare nel testo. La scelta infatti del violino, della fattezza, si accosta al resto perché sembra un mondo dall'ambientazione spenta, grigia, magari invernale. Lui sembra la calma in persona, sa quello che deve fare, sa come e sa quanto ci dovrà mettere, che sia minuti i giorni non importa.

Vedrei bene un qualcosa di più lungo su questo personaggio e sul violino, ma glielo farei usare per qualcosa di più particolare, perché, forse, l'accompagnare alla morte dagli angeli della morte è già molto usato anche se l'hai gestito bene.

Facci un pensierino, non sarebbe affatto male ;)

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Grazie @Matt, felice che il mio racconto ti sia piaciuto. Non credo di saper maneggiare bene qualcosa di più lungo di un racconto, a dire il vero non ci ho mai provato, il racconto mi viene più naturale. Chissà magari proverò a scrivere qualcosa di più lungo.

 

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