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Lem Mac Lem

Prologo - Whitechapel 1899 [parte 2]

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Seconda parte del prologo, che si conclude così:

 

Era un odore penetrante, che parve attraversare, più che sovrapporsi, il tanfo rancido dell'acqua inquinata del Tamigi. Un sentore forte, ma non sgradevole, come di limoni appena tagliati, o di arance sbucciate. Il fondo del palato gli si riempì immediatamente di retrogusto acidulo, per reazione.
Sentì un lievissimo sibilo, uno spostamento d'aria, e seguì con gli occhi lo scintillio dorato, che si piantò nel lampione, con tanta forza da scomparirvi dentro per un buon terzo. Trucioli di metallo, lucenti come scaglie di mica, si arricciarono e caddero a terra.
Cadde in ginocchio, mentre l'odore acidulo gli riempiva la bocca. Avvertì una vampata di calore salirgli dal collo, che per un momento parve bruciare, per poi farsi gelido. I gomiti impattarono dolorosamente contro il selciato, quando cadde a quattro zampe, come un cane. Il fulmine spaventoso dell'artrite gli attraversò i nervi, ma svanì subito, misericordiosamente.
Notò, con chiarezza cristallina, i filamenti duri dei licheni che crescevano negli spazi tra le mattonelle, come dita sottilissime di mani deformi.
Se lo vedo, è perché c'è luce, sono arrivato al lampione... La carrozza…
I licheni vennero sommersi da un liquido scuro, denso. L'odore di agrumi acidi sembrava avere riempito il mondo.
Un'ombra oscurò la visuale.
Il gentiluomo cercò di alzare la testa, ma tutto quel che riuscì a fare su storcerla verso l'alto, mentre il gelo gli dilagava tra i lineamenti, penetrando nelle labbra, affondando nel naso, intorpidendo i bulbi oculari. Attraverso una nebbia opaca, più spessa di quella che saliva dal Tamigi, vide un ginocchio che si abbassava, davanti a lui. Il vetturino?
Il calzone aveva un taglio impeccabile, dritto come una lama di coltello. Le scarpe erano nere, lucidissime, con uose immacolate e bottoni d'argento, sui quali era finemente cesellato uno stemma. La speranza che fosse il vetturino svanì.
Due mani guantate di nero, seguite dai polsini di un pastrano di cammello, si tesero verso la sua giacca. Sentì il sacchettino smettere di premere in maniera rassicurante contro il petto, mentre veniva sfilato destramente, mentre la testa gli ricadeva, ormai troppo gravemente in debito d'ossigeno per trovare la forza di sostenersi. Con l'ultima occhiata che gli rimaneva, prima che la nebbia lo coprisse definitivamente, vide che il liquido sotto di lui era diventato una pozza, che aveva riempito il mondo intero. I reni erano usciti dalla sua sfera di sensibilità, e non facevano più male.
Non volevo varcare questa soglia, pensò. Si accinse a pensare all'altra soglia, quella che lo avrebbe reso tanto famoso da oscurare il nome di Darwin, di Newton, di Cartesio, ma la nebbia si addensò diventando buio, e il gentiluomo smise di pensare una volta per tutte.

 

L'uomo si alzò e fece un passo indietro, per non inzaccherarsi. Si era raccolto il pastrano su un braccio, attento a non spiegazzarlo, e lo lasciò cadere solo quando fu ben sicuro che non avrebbe toccato terra. Dove giaceva il cadavere, sembrava che qualcuno avesse macellato un maiale. Gli schizzi si erano allargati a ventaglio sul marciapiede e sulla strada, fin quasi sotto gli zoccoli dei cavalli, e alcune gocce sfrigolavano sul vetro del lampione, ammorbando ancora di più l'aria già appestata dai liquami e dalla nebbia.
Con molta calma, stando attento a non sporcarsi l’orlo dei polsini, aprì le dita del morto per prendere il plico. Il sangue aveva imbrattato e increspato buona parte dei fogli, e li tenne per un angolo, mentre guardava le gocce rimaste che venivano assorbite dalla carta porosa. Nell'altra mano, aveva ancora il sacchettino.
“Bene.” Disse con una voce morbida e sommessa, che la nebbia consumò nel silenzio.
Alzò gli occhi, sopra il lampione. Nella penombra, un'ombra parve ritrarsi, con un rumore graffiante, come punte di coltello che rigano il metallo. Si sentì un brontolio sommesso, che sembrava un gatto innervosito.
"Mi dispiace. Sei arrivato tardi, per lui."
Le falene si sparsero dappertutto, mentre il rumore graffiante aumentava e la luce del lampione veniva inghiottita dal corpo che la copriva. Per un momento, la fiammella a gas delineò perfettamente cinque dita mobili, che terminavano in cinque mezzelune, ciascuna lunga quanto un avambraccio. La coda lunga, muscolosa, si avvolse come un viticcio al lampione, per assicurare stabilità. Una lingua bifida dardeggiò qua e là, fiutando. L’odore che si diffuse era quello ripugnante della carne marcia, surriscaldata.
"Oh, no - disse l'uomo - sei arrivato tardi."
Con grande tranquillità, giacché non c'era motivo di affrettarsi o di mostrarsi indecorosamente agitati, sciolse i lacci e aprì il sacchettino, rovesciandolo. I sassolini bianchi, lucenti, caddero scintillando, nella luce opaca del lampione.
Ma, a metà della caduta, parvero schizzare, come se una racchetta invisibile li avesse lanciati all'improvviso. L'aria fu d'un tratto piena di saette guizzanti, linee bianche che rimbalzarono ovunque come proiettili, sibilando intorno all'uomo in piedi, immobile con il braccio ancora teso.
Colpirono il selciato, il marciapiede, il terrapieno, staccando schegge e facendo volare zolle d'erba. Fecero tremare il lampione, con un dooong musicale, nel colpire lo stelo di ghisa. Il sangue schizzò in giro, anche se non abbastanza vicino all'uomo da infastidirlo.
Infine, parvero riunirsi in uno sciame, come bianchi calabroni, sopra il corpo del morto. Assunsero una forma a punta di freccia, che divenne una saetta, un fulmine bianco che si avventò contro l'ombra nera, una scarica chiamata dal suo obiettivo. La coda si ritrasse, schioccando nell’aria, lasciando nella ghisa del lampione un segno che assomigliava a quello dell’edera, quando la si sradica dall'albero che ha stritolato. La freccia di sassi bianchi colpì solo aria.
La fiammella del lampione tornò a diffondere la sua luce insignificante, e le ombre furono quelle di sempre, ingannevoli e allungate.
L'uomo schioccò la lingua, con disappunto. Non che avesse pensato davvero di colpirlo, ma gli sarebbe piaciuto. Avrebbe risolto tanti problemi, almeno quanti ne aveva risolti il cadavere ai suoi piedi, divenendo tale.
"Avrebbe fatto meglio a dedicarsi a studi più convenzionali, avvocato Turner."
I sassolini si riunirono in uno sciame luccicante, sopra il cadavere. Quando lo trafissero, emisero una serie di tonfi carnosi, lasciandosi dietro tanti piccoli fori, con i bordi bruciacchiati, come se fossero stati sparati da una pistola. Alcuni uscirono dall'altra parte, per la forza con cui avevano colpito, e finirono il loro folle rimbalzare nella pozza di sangue, tingendosi di macchie rosse simili a pupille cieche.
"Morto per niente. Che prezzo infimo, per un tradimento."
Con quest'elegia funebre, invero più lunga di molte elegie pronunciate per molti uomini morti quella notte, a Londra, l'uomo voltò le spalle al cadavere e si diresse verso la carrozza.
I cavalli, un baio e un roano, molto belli e ben strigliati, lustri, nutriti e muscolosi, tesero il muso verso di lui, per ricevere una carezza. Erano animali di proprietà privata, non ronzini da traino destinati al mattatoio, e si fidavano del padrone, volevano le sue attenzioni. Li accontentò, nel prendere la briglia e salire a cassetta.
La carrozza - a vederla da vicino, troppo piccola per una diligenza di linea, ben rifinita e pulita, con gli sportelli lucidi e le ruote dipinte di rosso - si avviò.
Non c'erano stazioni di linea per le diligenze, nel cuore di Whitechapel.
Nella parte inferiore del lampione, conficcata tanto forte che sarebbero state necessarie un paio di tenaglie per estrarla, la moneta d'oro luccicava, nuova e fresca di conio.
Il profilo della regina, sottolineato con il sangue, guardava pensoso il sangue che sgocciolava giù dal marciapiede, raccogliendosi in piccole pozze tra il selciato sconnesso, spegnendo lo scintillio dei sassolini bianchi che erano caduti fino lì.

 

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devo confessarti che, forse perché qui l'azione è più veloce, di aver trovato questa seconda parte più fluida.
 

Trucioli di metallo, lucenti come scaglie di mica, si arricciarono e caddero a terra.
Cadde in ginocchio,

 

Non so se conviene aggiungere un "anche lui" prima o dopo Cadde in ginocchio o cambiare il secondo verbo cadere con un sinonimo. Nel primo caso rinforzi e ci sta bene ripetere, altrimenti eviterei la ripetizione
 

quando cadde a quattro zampe, come un cane.

Altro cadde, cambierei


Il gentiluomo cercò di alzare la testa, ma tutto quel che riuscì a fare su storcerla verso l'alto,

al posto di "su" intendevi "fu"?

Il sangue schizzò in giro, anche se non abbastanza vicino all'uomo da infastidirlo.

Ecco qui mi sono perso, il sangue di chi? Di Turner ormai morto, dell'uomo misterioso o ha colpito la creatura appesa al lampione?


Ti confesso che viene un po' difficile commentare il contenuto e la trama, siamo all'inizio, in questa fase attrai (in modo egregio) l'attenzione del lettore portandolo per mano verso la prosecuzione della storia. Per cui non ti chiedo, per esempio, il senso della moneta, che non ricordo sia stata citata precedentemente per farmi supporre che fosse di Turner (magari per pagare la carrozza) o ancora che le due tonde superfici nel sacchetto fossero monete o infine qualcosa che ha gettato l'uomo misterioso sul cadavere di quell'uomo. Sono le tre cose che ho immaginato io, ma penso anche che la soluzione la svelerai nelle prossime pagine. 9_9

Complimenti, a rileggerti (spero) presto!

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Guest IlConteDiMontecristo

Era un odore penetrante, che parve attraversare, più che sovrapporsi, il tanfo rancido dell'acqua inquinata del Tamigi.

Era un odore penetrante, che parve attraversare - più che sovrapporsi - il tanfo rancido dell'acqua inquinata del Tamigi.

Sentì un lievissimo sibilo, uno spostamento d'aria, e seguì con gli occhi lo scintillio dorato, che si piantò nel lampione, con tanta forza da scomparirvi dentro per un buon terzo.

Quell'inciso non mi piace molto.

Cadde in ginocchio, mentre l'odore acidulo gli riempiva la bocca.

L'hai già detto.

I gomiti impattarono dolorosamente contro il selciato, quando cadde a quattro zampe, come un cane.

Inverti, secondo me è un po' forzata:
Quando cadde a quattro zampe come un cane i gomiti impattarono dolorosamente contro il selciato.
Personalmente toglierei anche "come un cane"
Quando cadde a quattro zampe i gomiti impattaroo dolorosamente contro il selciato.

I licheni vennero sommersi da un liquido scuro, denso. L'odore di agrumi acidi sembrava avere riempito il mondo.

Non mi piace.

Attraverso una nebbia opaca, più spessa di quella che saliva dal Tamigi, vide un ginocchio che si abbassava, davanti a lui

 Via la virgola.

ide che il liquido sotto di lui era diventato una pozza, che aveva riempito il mondo intero.

Come sopra.

Nell'altra mano, aveva ancora il sacchettino.

Via la virgola.

 

Il pezzo mi è piaciuto molto.
Purtroppo, però, la bestia che descrivi è praticamente identica a Michail Kolvenik (antagonista principale in "Marina" di C.R.Zafòn), persino le falene (anche se in "Marina" sono le farfalle del diavolo).
L'idea mi piace e di certo potresti svilupparla seguendo altre ispirazioni, creando un altro antagonista pur lasciando l'uomo.
Lo stile è molto stoppato, ti suggerisco di usare meno incisi e variare l'uso delle virgole con congiunzioni e punti e virgola.
Come hai potuto notare la gran parte delle note sono state fatte nella prima parte: poi ti sei ripresa e lo stile è divenuto più fluido (le hai scritte a molto tempo di distanza l'una dall'altra?).
In oni caso mi è piaciuto e ti suggerisco di continuarlo e sistemare la cosa dell'antagonista.
Ben fatto!

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La moneta è l'oggetto scintillante che Turner deve passare all'inizio della scena, giusto?

Bella anche la seconda parte. Alcune descrizioni sono esageratamente astratte, al punto che bisogna rileggere e concentrarsi bene per comprendere gli eventi. Non ho capito, per esempio, da dove fuoriesce il sangue di Turner, cos'è la fitta di calore che sente salirgli dal collo?

Spero proprio che tu abbia continuato a scrivere questa storia, l'inizio è veramente interessante.

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