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Gli uomini non cambiano


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Non ho mai avuto fortuna con gli uomini, a cominciare da te

pensa Giulia, davanti alla tomba del padre. In mano ha un mazzo di rose bianche.

Una folata di vento ne stacca alcuni petali, i quali ondeggiano pochi secondi, prima di posarsi a terra.

 È Aprile ma un'improvvisa nevicata notturna ha ammantato la città tanto che, benché sia domenica mattina, al cimitero non c'è nessun altro. I suoi concittadini, non a torto, avranno pensato che faccia troppo freddo per far visita ai morti.

Quanto tempo sprecato a non capirci, sarà per un altra vita. Una vita in cui spero mi consentirai di avere un'opinione, senza minacce, senza condanne, senza liquidarmi con quel “non te lo permetterò” con cui chiudevi tutti i nostri discorsi, frantumando i miei sogni. “Lo faccio per il tuo bene” sbraitavi. Eppure, chissà perché, ho sempre sentito il desiderio di fuggire da quel bene, c'era stato qualcosa di sbagliato tra noi se solo ora, così distanti, riesco a comunicare con te senza timori.

Resta immersa in certi pensieri anche mentre svolge le operazioni per sostituire i fiori secchi, raccogliendoli e gettandoli in un cestino della spazzatura a pochi passi da lì, con quelli freschi. Cerca con lo sguardo l'innaffiatoio rosso che è solita usare in analoghe circostanze. Lo trova dove lo lascia sempre, ai piedi della statua dell'Angelo della Morte. Accanto c'è una fontanella, di cui Giulia si serve per riempire l'innaffiatoio e dare l'acqua alle piante.

Ti voglio bene, papà, nonostante tutto. «Saluta la mamma.»

Conclude i suoi pensieri a voce alta e le sfugge una lacrima. L'ultima delle tante. Le altre, rinchiusa nel buio della propria camera abbracciata a un cuscino, pesavano come macigni. Questa ha la leggerezza di chi ha ritrovato la serenità.

Mentre Giulia esce dal cimitero riprende a nevicare.

Nonostante la giornata gelida, poco lontano, appoggiato alla scalinata della Chiesa e avvolto in una sciarpa azzurra e un giubbotto marrone, c'è un artista di strada con un violino in braccio. È giovane, ha i capelli lunghi, gli occhi verdi, i lineamenti delicati. Un po' magro, forse, ma è un bel ragazzo. Giulia lo ritrova sempre là, tutte le volte che va a far visita al padre, ma non si aspettava ci fosse persino stavolta.

Che stupido pensa. Chi vuoi che passi a farti un'offerta col freddo che fa.

È un uomo si risponde. Irrimediabilmente perso nelle sue abitudini.

Giulia attraversa la strada per elargire la sua offerta a quel tizio e poi, vorrebbe consigliargli, faresti meglio ad andartene a casa, tanto non passerà nessuno oltre me.

 

Mentre versa le sue monete nel cesto delle offerte, l'uomo ringrazia a modo suo: suonando una melodia dolce, quasi romantica.

Accompagnata dalla musica, Giulia si allontana.

 

Lei non lo capisce proprio quel violinista. Ma forse non li ha mai capiti, gli uomini, e non crede di poter dare a suo padre la colpa anche di questo. Troppo strani.

Inconcludenti, li considera. Vigliacchi, prevedibili eppure al tempo stesso imperscrutabili. Gli uomini nascondono i sentimenti negli angoli più reconditi della propria anima che neanche loro li ritrovano più. Con tutte le parole che non esprimono caricano di significato i silenzi. Trattano la vita e l'amore come i loro orgasmi: circospetti e dolci per un po', irruenti, precipitosi e appassionati poi, ma sempre per un tempo inferiore a quanto ci si aspetti. Travolgenti per pochi attimi, quindi refrattari a tutto.

Il marito ne è stato un altro. Il marito. Chissà dov'è finito quel disgraziato, pensa Giulia.

Non lo sente da otto mesi, esattamente da quanto le è morto il padre. Cioè da quando lei ha ereditato l'azienda. Lui ha chiesto il divorzio, ha preteso la sua parte, è sparito.

Come le sia venuto in mente di sposarsi, nonostante tutte le delusioni subite, non se lo spiega. Doveva capirlo che con gli uomini avrebbe sofferto, già dal primo, un tipo che la prese quasi di forza, minimamente preoccupato delle emozioni di lei. Poi, la sera, come scoprì in seguito, andò al pub a vantarsi con gli amici della sua ultima conquista, offrendo da bere a tutti.

Di questo, di farsi adescare sempre dagli uomini sbagliati, a cominciare dal primo con cui sia stata, pensa che suo padre qualche colpa l'abbia. L'ha fatta sentire sola quanto avrebbe voluto sentirsi amata. Le ha fatto sentire il desiderio di fuggire, inseguendo la figura paterna che le è mancata. Cedendo a lusinghe e parole rassicuranti e poco importa se fossero solo menzogne.

Il risultato è stato consegnarsi alla mercé di grandi bugiardi, quelli più bravi a riempirla di favole.

E lei, troppo stupida, o forse troppo vogliosa di crederci. Tanto è inutile prendersela col padre e col destino. Gli uomini son quelli, c'è poco da fare.

La nevicata si è fatta più intensa. Giulia pensa se non sia il caso di ripararsi in qualche locale, in attesa che smetta, ingannando il tempo al cospetto di una cioccolata calda.

Varca la vetrina del bar più vicino. La clientela è prevalentemente maschile e molti, al suo ingresso, fischiano e fanno complimenti non proprio da gentiluomini. Qualcuno ride, tutti la guardano, il barista si avvicina e le chiede cosa desideri. Giulia si sente a disagio, vorrebbe andarsene ma poi decide di restare e ordina la sua cioccolata. In quell'imbarazzante apoteosi di volgarità, risolini mal celati e sguardi furtivi, l'unica solidale sembra essere la radio. La canzone che sta passando è in sintonia coi suoi pensieri:

ho scoperto con il tempo e diventando un po' più dura

che se l'uomo in gruppo è più cattivo quando è solo ha più paura

Giulia si sofferma su quelle parole. Le ricordano, più che gli uomini al bar, il violinista.

Tutte le volte lo ha incrociato solo e in disparte ma, soprattutto, lo ha incrociato ogni volta. Quando lei passa per andare al cimitero, lui c'è. C'è sempre. C'era anche oggi, quando non aveva nessun motivo per essere lì. Nessun motivo se non sperare di vederla.

 

Che stupido! pensa. Ci sono maniere migliori per far colpo su una donna.

Quindi la sua attenzione si sposta sugli avventori. Uno le fa l'occhiolino

E ce ne sono anche di peggiori considera.

 

Paga la consumazione ed esce. Il tempo non è affatto migliorato, anzi. La neve, fattasi più fitta, ha già cancellato le orme dei passi con cui è arrivata. Giulia anziché incamminarsi verso casa torna indietro, in direzione del cimitero. Pensa che se si affretta potrebbe ancora trovarlo nei paraggi.

 

Cosa dire, cosa fare, non ne ha la più pallida idea.

Non sa nemmeno chi sia. E non è detto sia migliore degli altri.

Gli uomini non cambiano diceva la canzone. In fondo, neanche le donne.

E a quaranta anni è troppo presto per smettere di amare.

 

 

 

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Ciao Eudes, eccomi a commentarti.

Amo la tua Giulia! L'ho percepita vera e concreta come fosse una mia amica di sempre. La cosa mi ha molto colpita,  hai un modo di vedere il mondo femminile molto singolare per essere un uomo. Questo mi spiega molte cose su di te come persona. Hai una capacità molto spiccata di provare empatia con persone anche lontane da come sei tu.

Hai reso perfettamente il suo modo di vedere gli uomini, prima con la descrizione del suo rapporto conflittuale col padre, poi  con quello che è stato suo marito e con quelli arrivati prima di lui. Poi però sembra, nonostante pensi che gli uomini non cambino mai, molto attratta dal ragazzo con il violino e pensa di andare da lui. Bello questo suo credere e cercare l'amore nonostante le delusioni precedenti e nonostante non sia più tanto giovane. Pur sapendo di mettersi sempre nelle storie sbagliate decide di riprovarci ancora.

La scelta della canzone mi è piaciuta molto, sia perché completamente calzante con la storia sia perché è una bellissima e dolcissima dichiarazione d'amore in cui si parla di quanto gli uomini siano meschini e cattivi, tranne quando sono veramente innamorati.

Il tuo stile, accurato e ricercato, mi piace molto. Ha un ché di poetico in molti passaggi, come fotogrammi poetici disseminati lungo tutto il racconto, sia quando descrivi il vento che fa volare i petali dei fiori, la nevicata, l'artista di strada: molto ben scritto.

Ti segnalo le uniche cose che non mi tornano, ma non sono nemmeno sicura di aver ragione io.

15 ore fa, Eudes dice:

I suoi concittadini, non a torto, avranno pensato che faccia troppo freddo per far visita ai morti.

io avrei messo "facesse troppo freddo..." ma non sono sicura che sia più corretta la mia frase, mi suona semplicemente meglio.

 

15 ore fa, Eudes dice:

Lui ha chiesto il divorzio, ha preteso la sua parte, è sparito.

al posto dell'ultima virgola metterei una ed (congiunzione)

15 ore fa, Eudes dice:

Doveva capirlo che con gli uomini avrebbe sofferto, già dal primo, un tipo che la prese quasi di forza, minimamente preoccupato delle emozioni di lei

mi suona un po' forzato il "di lei", io avrei scritto sue.

Io non riesco a trovare altre cose da segnalarti, quindi ti dico solo grazie per averlo postato, mi è piaciuto molto leggerlo.

Spero di rileggerti presto.

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Semplice e limpido, quasi essenziale. 

Che è uno dei pregi di questo brano: non servono infiorettature se il messaggio arriva con efficacia.

Mi piace come illustri l’impossibilità di sfuggire la propria natura, ci riesci in un modo delicato e al tempo stesso intenso.

Sottolinei anche che la speranza può sempre rinascere, e che crederlo è più facile quando è proprio l’indole a condurre in certe direzioni.

La protagonista è intenta a riflettere sul suo cammino fino a quando comprende di avere ancora la possibilità di  andare altrove, di scegliere, di amare (e probabilmente di sbagliare ancora)

La sofferenza appare spiegata, ma non per questo meno amara mentre ne si cercano le radici.

La voce narrante è autentica e scivola fra tra  rimpianti e ricordi, ritrova rancori e passioni smorzate appena dal tempo. La sua storia si delinea in pochi tocchi quasi sorvolandola, in un volo rapido di riflessione fatto di frammenti che si susseguono per dare il quadro finale.

Apri su un momento di  tregua perché l’oggetto delle angosce è sepolto anche se ha lasciato una scia dolorosa. Ma ciò che è mancato o si è perso  la guida poi verso la consapevolezza.  

Ha crediti da esigere con il mondo degli uomini, ma scopre anche la forza di resistere.  

La chiusura è tutta sulla speranza, piccola fiammella sotto la cenere…

Ti lascio qualche osservazione

 

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

Una folata di vento ne stacca alcuni petali, i quali ondeggiano pochi secondi, prima di posarsi a terra.

gusto personale ci metterei che 

 

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

 È Aprile ma un'improvvisa nevicata notturna ha ammantato la città tanto che, benché sia domenica mattina, al cimitero non c'è nessun altro. I suoi concittadini, non a torto, avranno pensato che faccia troppo freddo per far visita ai morti.

sostituirei con sebbene o nonostante  o sinonimo che eviti la ripetizione del suono che 

qui metterei facesse

 

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

sarà per un altra vita

refuso

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

Resta immersa in certi pensieri anche mentre svolge le operazioni per sostituire i fiori secchi, raccogliendoli e gettandoli in un cestino della spazzatura a pochi passi da lì, con quelli freschi.

Questa è l'unica frase che trovo faticosa. Non è scorretta ma la formulerei diversamente spezzandola o cambiando il tempo verbale

li raccoglie, gettandoli in un cestino della spazzatura a pochi passi da lì , poi sistema quelli freschi.

 

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

Lo trova dove lo lascia sempre

Lo ritrova dove lo ha sempre lasciato

 

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

a cominciare dal primo con cui sia stata,

qui ci metterei è

 

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È Aprile ma un'improvvisa nevicata notturna ha ammantato la città

Perché me lo dici? In un testo così breve ogni parola ha importanza cosa cambia se sia aprile, a proposito in italiano i nomi dei mesi minuscoli al contrario dell'inglese, o dicembre?

Se vuoi darmi la sensazione di un freddo che intristisce anche l'animo qui come poi sotto suggerirei di usare la prima persona.

riesco a comunicare con te senza timori.

forse a parlare, comunicare mi sembra difficile, infatti il padre non risponde.

Cerca con lo sguardo l'innaffiatoio rosso che è solita usare in analoghe circostanze. Lo trova dove lo lascia sempre, ai piedi della statua dell'Angelo della Morte.

burocratichese spinto “ solita usare - analoghe circostanze”, semplificherei la frase

Nonostante la giornata gelida, poco lontano, appoggiato alla scalinata della Chiesa e avvolto in una sciarpa azzurra e un giubbotto marrone, c'è un artista di strada con un violino in braccio. È giovane, ha i capelli lunghi, gli occhi verdi, i lineamenti delicati.

Humm, Humm.... ho scarsa frequentazione con la neve, ma “riprende a nevicare.” non siamo sotto un porticato ma sui gradini di una chiesa, maiuscolo in rispetto al Papa immagino, (chiusa nonostante sia domenica, visto che non c'è nessun altro) e il violinista non indossa un qualunque copricapo (non è citato e si vedono i capelli). Si può suonare il violino (in spalla e non in braccio) con le dita intirizzite?

Se il testo fosse in prima persona potrei supporre che sia la protagonista a immaginarlo (e mi piacerebbe di più) ma la terza persona non mente ma riporta oggettivamente.

Giulia si allontana.

Come? So che siamo in città e i cimiteri dall'epoca napoleonica sono fuori le mura, poi alcune città sono cresciute al punto di inglobarli ma abitualmente sono isolati. Giulia è venuta a piedi con la neve?

Cioè da quando lei ha ereditato l'azienda. Lui ha chiesto il divorzio, ha preteso la sua parte, è sparito.

Dove siamo? In Italia e in EU se si è in comunione dei beni sono i beni acquisiti dopo il matrimonio che sono in comune, non i beni ereditati, cfr. http://www.coupleseurope.eu/it/hungary/topics/2-C-%C3%A8-un-regime-patrimoniale-legale-del-matrimonio-ed-in-caso-affermativo-cosa-prevede/

Varca la vetrina del bar più vicino.

scritto così debbo immaginare che passi per la vetrina: o la rompe o la attraversa come uno spettro e allora sì che tutti la guardano tutti.

La clientela è prevalentemente maschile e molti, al suo ingresso, fischiano e fanno complimenti non proprio da gentiluomini. Qualcuno ride, tutti la guardano,

E a quaranta anni è troppo presto per smettere di amare.

vi era un tempo in cui gli italiani si voltavano

http://www.mondadoristore.it/img/italiani-si-voltano-Milano-Mario-De-Biasi/ea120120108642/BL/BL/43/NZO/?tit=Gli+italiani+si+voltano%2C+Milano+1954

ma era più di 60 anni fa. Esistono splendide quarantenni ma questa descrizione mi sembra irreale: stiamo parlando di un bar la domenica mattina, cioè non c'è nessuno al cimitero (neppure le vecchiette frequentatrici abituali) mentre un bar ha molti avventori?

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@violaliena e @mari: troppo buone, ma ve l'ho già detto in separata sede.

@Bradipone: in effetti qualche tua perplessità la trovo condivisibile e mi inducono a pensare che alcuni periodi dotrei sistemarli un po'.

Però sarà che io ho vissuto in Molise gran parte della mia vita, e molti dicono sia una regione ferma agli anni '70 (qualcuno, come freccetto dice proprio che è una regione che non esiste), costituita prevalentemente da comuni medio-piccoli, ma mi è sempre bastata una semplice passeggiata per arrivare al cimitero (e come tu stesso affermi, capita che in città più grandi i cimiteri vengano inglobati dalla crescita delle periferie). E in quei stessi posti in cui ho vissuto, i bar sono gli unici posti frequentati, da avventori prevalentemente maschili, proprio perché non c'è molto altro da fare . Non trovo queste due eventualità così irrealistiche (e neanche il disagio che ne potrebbe scaturire per una donna non avvezza a frequentarne).

Sul resto, mediterò.

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Mi è piaciuto dall'inizio alla fine.

Non appena ho letto il titolo mi è entrata in testa la canzone e mi hai travolto con la tua atmosfera malinconica e triste, accentuata dallo scenario del cimitero con la neve. La riflessione sugli uomini è lineare e diretta, arriva subito, senza però mancare di essere profonda a modo suo. Quello che più mi ha colpito del pensiero di Giulia è il fatto che nelle sue emozioni non ci sia traccia di odio: c'è sofferenza, rammarico, desolazione, ma non c'è odio. L'uomo sbaglia per natura, quindi è inutile provare odio. La sfiducia è un sentimento ben più profondo e radicale, e tu lo rappresenti bene.
Nella parte finale però mi sembra che Giulia tragga troppo in fretta le conclusioni sulla sua vita. E mi sembra anche di notare poco la presenza del violinista, in generale: ho capito subito che sarebbe stato un personaggio essenziale, però, secondo me, non lo hai caratterizzato abbastanza, trascurandolo un po'.

Forse renderei più incisiva la figura del violinista, che così rimane abbastanza a margine, nonostante la sua importanza, e cercherei di allungare un po' la parte finale, per creare l'idea di una consapevolezza che matura piano piano nella mente di Giulia (così sembra ricevere un'illuminazione divina, altrimenti). Per il resto mi è piaciuto tanto!

Fatti leggere più spesso, Eudes :flower:

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La tua storia è molto delicata ma hai fatto un azzardo volendo assumere il pdv femminile. Ci sono delle stonature, a mio avviso e te le indico.

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

Non ho mai avuto fortuna con gli uomini, a cominciare da te

pensa Giulia, davanti alla tomba del padre. In mano ha un mazzo di rose bianche.

 

Giulia si reca a visitare il padre defunto e da quello che scrivi in seguito pare lo faccia spesso. Per me questo è un segno che lei ami suo padre ma potrebbe essere anche una consuetudine, del tipo: tutti vanno al cimitero a trovare i propri cari. Però poi scrivi

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

Quanto tempo sprecato a non capirci, sarà per un altra vita. Una vita in cui spero mi consentirai di avere un'opinione, senza minacce, senza condanne, senza liquidarmi con quel “non te lo permetterò” con cui chiudevi tutti i nostri discorsi, frantumando i miei sogni. “Lo faccio per il tuo bene” sbraitavi.

Per quanto il padre assuma il suo ruolo esiste comunque un dialogo. Il padre c'è, anche se incapace di trasmettere appieno i suoi sentimenti. Con un padre così una figlia cerca sempre di scardinare la corazza e non si rivolge altrove. Non è un dogma ma in genere è quello che succede. Il vero padre assente è quello che non c'è in casa. Se la figlia ha un problema è bene che ne parli con la madre.

 

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

La clientela è prevalentemente maschile e molti, al suo ingresso, fischiano e fanno complimenti non proprio da gentiluomini.

Anch'io trovo questo passaggio un po' forzato. Se la storia è ambientata in una citta, anche nel Molise, nessuno ti fila, soprattutto se non hai più vent'anni. Se ambientata in un paese ancora peggio. La gente conosce tutto di tutti e mai si permetterebbe di deridere o dimostrare apprezzamenti così villani nei confronti di una compaesana.

 

On 30/3/2016 at 01:18, Eudes dice:

C'è sempre. C'era anche oggi, quando non aveva nessun motivo per essere lì. Nessun motivo se non sperare di vederla.

 

Che stupido! pensa. Ci sono maniere migliori per far colpo su una donna.

Ed è questa la più grande contraddizione. Un tipo come Giulia non ha bisogno di altri modi per sentirsi colpita da un uomo. Il semplice fatto che lui stia lì solo per aspettarla è un grosso gesto d'amore.

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