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Violaliena

Favola sbiadita

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Commento

http://ultimapagina.net/forum/topic/236-gertrude/?do=findComment&comment=3946

 

Favola sbiadita

“Non è per nulla semplice essere un drago delle favole” rifletté Thar sospirando.

“Soprattutto quando sei l’unico e vivi in una favola scolorita”

Infatti, Thar era l’ultimo esemplare di drago rimasto tra i Monti di Cristallo. La solitudine lo rendeva un po’ triste e riteneva anche di essere venuto male perché era completamente bianco. Era convinto che per qualche strana ragione gli illustratori si fossero dimenticati di colorarlo e che lo avessero lasciato in quella favola per errore.  Nella storia di altri draghi non c’era nemmeno l’ombra e questo era parecchio seccante.

Instancabile aveva esplorato a lungo tra gli anfratti dei monti e nelle vallate gelide ma non aveva trovato draghi. Aveva fatto amicizia con qualche pipistrello o con uccelli migratori ma nessuno di loro si era fermato mai a lungo, forse perché si erano sentiti intimiditi dalla mole imponente di Thar.

Nella grande caverna dove si rifugiava per dormire c’erano gemme cristalline inglobate nelle pareti. Thar accendeva il fuoco alitando una fiammata e poi  restava incantato a guardare i bagliori riverberati dalle pietre preziose. Con gli anni aveva accumulato un grosso tesoro, come tutti i draghi, ma era molto dispiaciuto di non poterlo mostrare mai a nessuno.

Le scaglie candide di Thar  si confondevano nel paesaggio uniforme: risplendevano argentee alla luce della luna o mandavano bagliori nivei sotto il sole. Purtroppo i ghiacci ricoprivano ogni cosa intorno a lui e tutto quel biancore era davvero stancante.

Secondo Thar un mondo di fiaba avrebbe avuto bisogno di colori. 

La cosa che più entusiasmava il piccolo drago erano proprio i colori: li adorava. Per questo dava la caccia agli arcobaleni per uscire almeno un poco dal suo mondo scolorito. Dopo ogni temporale quando le nubi si erano dissolte e nel cielo limpido  appariva l’arcobaleno, allora Thar da cacciatore provetto puntava dritto e  sicuro verso la curva iridata. E s’immergeva, si tuffava e ci passava attraverso procedendo euforico a zig-zag come un calabrone impazzito. S’inebriava guardando le proprie scaglie riflettere mille sfumature cangianti.

Alla fine stremato e felice puntava alla coda dell’arcobaleno e atterrava quasi sempre sul tesoro nascosto. Lo raccoglieva svelto e poi si girava a guardare il dissolversi di quel miracolo cromatico. Era sempre un momento doloroso per Thar, così cercava di consolarsi pensando al tesoro ricchissimo che stava accumulando. Ma non era di grande conforto.

“A che serve avere oro se non puoi neppure comprare arcobaleni?”

Quel giorno aveva scovato un arcobaleno stupendo, enorme, nitido e splendente. Giocò a lungo e solo quando si rese conto che la trama iniziava a sbiadire Thar  puntò verso la coda dell’arcobaleno pronto a planare sul tesoro.

Era abilissimo a trovare il punto esatto e a ghermire il bottino. Si gettò quindi nella macchia di alberi da cui sembrava sgorgare l’arcobaleno con tutta la sua foga di giovane drago impaziente. Sollevò nuvole di polvere e terreno e fece turbinare foglie umidicce, ma non scorse proprio nulla nel folto della foresta. Cercò intorno frenetico, non era possibile che stavolta non trovasse nulla.

Ma intorno vide solo tronchi, terreno e arbusti carichi di bacche.

Spazientito espirò una fiammella calda con stizza e batté forte le ali per alimentarla. Dal folto degli alberi investiti dalle scintille, udì una vocina implorante: «Aiuto! Non farmi del male, ti prego…»

Thar scorse un piccolo cavallino che tremava spaventato. Il manto color niveo dimostrava che erano uguali e che i disegnatori avevano scordato di colorare anche lui.

«Tranquillo cavallino candido, sono un drago buono e mi chiamo Thar. Fai parte anche tu della favola scolorita? Sei anche tu un cacciatore di arcobaleni? »

Il draghetto non si sentiva per niente arrabbiato per la concorrenza, dopotutto il mondo era pieno di arcobaleni, anzi avrebbero potuto mettersi a cacciare assieme.

«A me piace essere bianco: noi siamo tutti così. Ma gli arcobaleni sono davvero belli. Mi chiamo Vlis e cerco la saggia Moir, la manticora, quella che vive sul picco innevato più lontano. È molto antica e forse conoscerà una cura o un sortilegio capace di guarirmi. Puoi aiutarmi a trovarla?»

«Perché la cerchi? Sei malato?»

Thar guardò le zampe agili e snelle di Vlis, la lunga coda e il mantello colore della panna. Appena sotto la folta criniera teneva una grossa foglia legata come benda, poco sopra gli occhi azzurrissimi. 

Thar rabbrividì e disse: «Allora non sei malato di tristezza come me! L’unica cosa che mi rende felice sono gli arcobaleni. Tu invece sei ferito: che ti è successo Vlis?»

«Avevo visto delle erbette saporite e mi sono arrampicato su delle rocce scoscese per raggiungerle. Sono scivolato e il mio bellissimo corno lungo e sottile, di cui ero tanto orgoglioso, si è spezzato. Da allora non ho più avuto il coraggio di tornare al mio branco. Così mutilato mi sento inutile: non sono più uno di loro!»

Thar sapeva molto bene cosa significhi essere da soli e cercò di consolare il piccolo unicorno offrendogli la sua amicizia.

«Sono un drago grande e forte e ho un tesoro favoloso. Ti porterò dalla guaritrice e se vorrà aiutarci avremo di che pagarla!»

«Magari potrà anche regalarti quei colori che vorresti avere…»

«Ne sono convinto, questa favola è piena di cose sbiadite o riuscite male! Magari la manticora potrà darci il nostro lieto fine.»

Sul picco remoto Thar ci sarebbe potuto arrivare subito in volo, invece il piccolo unicorno lo rallentava molto. Era splendido però viaggiare in compagnia.  Thar raccontava avventure del suo mondo nevoso e Vlis ricambiava descrivendogli un mondo diverso dove la natura era rigogliosa in un vero paradiso di colori.  Il drago si saziava ascoltando beato e immaginava di rincorrere uccelli e farfalle, e di planare tra alberi fioriti e carichi di frutta.

Dall’alto Thar perlustrava e cercava i valichi più pianeggianti e guidava Vlis nel labirinto tra i picchi innevati.

Man mano che procedevano il freddo diventava più pungente, Thar era immune ma Vlis si sentiva morire. L'unicorno si accucciò in un fosso e nonostante Thar gli si stringesse al fianco  non riusciva proprio a scaldarsi. Il draghetto allora accese un fuoco e poi siccome era preoccupato sollevò Vlis tra le zampe trasportandolo in volo. In quel modo si stancava tanto e non riusciva a volare alto ma almeno il suo amico non congelava. Per rallegrarlo una sera pensò di legargli sulla fronte al posto del corno una gemma oblunga e splendente.

Impiegarono diversi giorni e alla fine raggiunsero la cima del più alto dei Monti di Cristallo, dove era l’antro della manticora.

Moir era una bestia imponente, il volto di donna anziana la rendeva inquietante quasi quanto la coda irta di aculei velenosi. 

Thar rizzò il collo e allargò le ali per sembrare più grande e potente mentre spiegava alla creatura quello che desideravano. Per ingraziarsela depose ai suoi piedi ciottoli dorati e gemme iridescenti del suo tesoro.

La manticora parlò con voce musicale: «Avete fatto un lungo cammino per nulla: al piccolo unicorno pian piano il corno ricrescerà e tu mio giovane amico con tempo vedrai le tue scaglie scurirsi, tutti i draghi cuccioli sono sbiaditi rispetto agli adulti.»

L’unicorno dal corno di gemme e il drago pallido discesero dalla montagna più sereni. Non avevano ancora incontrato il loro lieto fine, ma avevano la certezza che un giorno sarebbe arrivato.

 

 

 

 

Modificato da Violaliena

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Ciao, Viola! :::D Provo a spiegarmi decentemente, ma so che non ci riuscirò...

Allora, il racconto mi è piaciuto, ma c'è un però!
Il tema dei colori non è originalissimo, però l'idea di una favola sbiadita mi piace tantissimo, infatti ti è bastata la prima frase per catturarmi e trascinarmi fino alla fine. Quello che non funziona, secondo me, sono la quantità di informazioni che distribuisci e il modo in cui le dai al lettore.
Per essere un racconto di così pochi caratteri dici troppo, e non riesci a caratterizzare il Mondo Sbiadito a dovere. Secondo me la storia ha bisogno di più ampio respiro, infatti mentre leggevo mi immaginavo un romanzetto (per le dimensioni, perchè la qualità delle sue storie è ottima!) alla Sepulveda. Secondo me verrebbe bene, ci starebbe anche una specie di Saga del Mondo Sbiadito! Sai che figata *_____* Giuro che mi hai lasciato un sacco di suggestioni, se scrivi il libro lo compro subito!
L'altro problema, legato al primo, secondo me è lo stile troppo raccontato che adotti. Così rischia di diventare una favola un po' troppo sbiadita, anche a livello linguistico e narrativo. Però credo non ci fosse altro modo per farci stare tutto.

Non vorrei essere sembrato troppo polemico, perché in realtà il racconto mi è piaciuto. Ha davvero tantissimo potenziale, solo che rimane inespresso, compresso in questo modo, ed è un peccato, perché secondo me potrebbe venirne fuori una storia bellissima!

Alla prossima :flower:

P.S. Quella sulla Saga del Mondo Sbiadito può sembrare una battuta, ma sono serio :D Magari anche non una saga intera, però qualche storiella, sì!

Modificato da Gigiskan

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La compressione esiste eccome perché la favola è nata per un contest con 4 cartelle massimo a disposizione, indi subì compattamento.  

L'ho postata per avere  consigli quindi il tuo parere è importante,  soprattutto se ci vedi qualcosa di buono che la salvi dal mio impulso cestinatorio.

Se già l'atmosfera è riuscita  mi rincuori e sicuramente lavorando un po' sui dialoghi si può migliorare e arricchire. Magari con potatura delle ripetizioni.

 

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Oh, posso commentare, e guarda caso una favola, che mi gusta.

On 25/3/2016 at 23:16, Violaliena dice:

Nella storia di altri draghi non c’era nemmeno l’ombra e questo era parecchio seccante.

Ho capito alla seconda lettura. Non c'erano altri draghi in questa storia. O qualcosa del genere.

On 25/3/2016 at 23:16, Violaliena dice:

mandavano bagliori nivei sotto il sole

Nulla, è che mi piace tantissimo la parola nivei. Volevo dirlo. Peccato che lo usi altrove e perde efficacia. Una parola così pregiata si usa una volta sola per racconto!

 

On 25/3/2016 at 23:16, Violaliena dice:

Per questo dava la caccia agli arcobaleni per uscire almeno un poco dal suo mondo scolorito.

Per... per...

Mettiamola invece così. Dava quindi la caccia agli arcobaleni, così da uscire un poco dalla sua realtà scolorita.

On 25/3/2016 at 23:16, Violaliena dice:

Spazientito espirò una fiammella calda con stizza

Suona come aver espirato un mix di fiammella e stizza. Spazientito, espirò con stizza una fiammella calda. 

 

Mi fermo perché il resto delle cose che noto vengono tutte da una mancata revisione. E' inutile te le dica una per una.

L'ho trovato molto carino, mentre si svolgeva ho immaginato una favola illustrata. In quella forma sarebbe un testo davvero bello da dare in mano a un bambino. La manticora avrà una meravigliosa criniera sfolgorante! In questa forma insiste il problema che hai specificato, e che porta a fare una lunga introduzione (necessaria per capire il drago bianco) e poi tagliare corto sul finale. 

Se mi concedi un consiglio, prova a tornarci sopra soltanto fra un bel po'.

 

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falkor1.jpg

Humm, drago bianco e buono, ricerca di un essere molto antico di genere femminile?
Ma allora è la “storia infinita”! (splendido libo da cui è tratto un bel film).
Impossibile per me non  ricordare il fortuna-drago e Morla.
Ma li c’era il Nulla e la bestia Gmork, sua serva, quali cattivi. Qui chi è il cattivo o come si usa dire il villain?
 

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