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Matt

[Capitolo 5] Le cronache della resistenza: Charlotte

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CAPITOLO 5

CHARLOTTE

 

 

«Che succede? Chi siete?»

Lynnet arretrò di qualche passo, alzando la pistola lanciafiamme: non aveva più gas, certo, ma loro non lo sapevano. Un uomo in stampelle e codino, un ragazzo barbuto con evidenti occhiaie e una donna vestita con un abito semitrasparente stavano davanti a Lynnet e a Diablo. Solo in quel momento si accorse che attorno non c’era più la sala da tè diroccata e disseminata da cadaveri in smoking, ma un’ampia stanza dai muri ricoperti di libri. Il soffitto era in legno e un lampadario d’oro, a dieci braccia con complicati intarsi floreali, illuminava il luogo dov’erano sbucati dal portale.

«Cazzo!» inveì all’improvviso Diablo: «il numero sessantanove!»

Senza curarsi della situazione, e del fatto che si trovasse in un luogo sconosciuto, si mise a rovistare attorno alla ricerca della preziosa rivista.

Lynnet scosse la testa, poi ritorno a guardare gli sconosciuti. «Allora? che ci facciamo qui, cosa volete? Questa casa sembra proprio una Loro base: siete dalla Loro parte?» incalzò, alzando la pistola, pronta a sparare solo un tiepido alito di gas insufficiente per dare la giusta scintilla.

«Calma, calma, siamo tutti sotto la stessa bandiera» si schernì Sigi, alzando le mani. «Nessuno qui vuole uccidervi, anzi: se non era per noi non sareste nemmeno qui a parlarne.» La donna al suo fianco lo aiutò ad adagiarsi su una sedia a rotelle che gli aveva avvicinato.

«Non ho bisogno del vostro aiuto» fece invece la ragazza. «Sono capace di difendermi da sola. Ad ogni modo, se mi dite dov’è l’uscita toglierei volentieri il disturbo.»

A quel punto la donna si distinse dal trio, avanzando. Aveva lunghi capelli viola scuro e indossava un abito di seta semitrasparente che lasciava intravedere la biancheria dello stesso colore: sembrava una dèa.

«Mi dispiace ma non puoi andartene: io ti ho vista.»

Lynnet allora abbassò piano la pistola. Quella donna sembrava possedere una sorta di alone misterioso, quasi sapesse più di chiunque altro nella stanza.

«Vedi» continuò, «io sono in grado di prevedere gli eventi che potrebbero portare e conseguenze disastrose e i modi per impedirlo. Voi due, come Matt» indicò con un gesto delicato della mano il ragazzo con le occhiaie, «siete questi modi.»

«Capisco Matt, ma lui? Davvero?» Tutti si misero a guardare Diablo che in quel momento stava uscendo da sotto al tappeto, mezzo impolverato e senza la rivista. Si accorse che tutti gli occhi erano puntanti su di lui.

«Che c’è? Che ho fatto?» esordì lui, con gli occhi sgranati e uno sguardo dubbioso dipinto sul volto.

«E, di preciso» continuò Lynnet, «che dovremmo fare?»

«Vorrei capirlo anche io» si aggiunse Matt, privo come gli altri di una reale risposta alla situazione. «Insomma, sono stato trascinato qui ma non so perché. Vuoi dirci che sta succedendo una volta per tutte?»

Sigi allora si voltò verso Esperança, fece un gesto e lei uscì dalla stanza, richiudendo la porta.

«Che sta succedendo?» ripeté l’uomo, avvicinandosi alla scrivania con la sedia a rotelle. «Non lo vedete? Il mondo sta crollando sotto il Loro dominio. Miliardi di persone sono rinchiuse in città come queste.» Lanciò su un tavolo una serie di foto raffiguranti delle alte mura in cemento armato, fin troppo conosciute, che rinchiudevano intere città. Matt ne prese una in mano, vedeva distintamente la Tour Eiffel con appesa in cima la Loro bandiera. Lynnet Osservò invece il Big Ben, sfregiato da due cucchiai al posto delle lancette. Diablo stava riponendo una foto dove un piccione la stava facendo sopra alla statua della libertà, la Loro bandiera ben visibile in alto sulla fiaccola.

«Nessuno osa affrontarli, gli unici ribelli sono costretti a nascondersi, a muoversi per non morire.»

«E allora cosa possiamo fare? Non siamo diversi da loro, non conosciamo nulla che potrebbe avvantaggiarci» commentò Diablo.

«È qui che ti sbagli. In questi anni di prigionia forzata ho raccolto molti dati, informazioni che nessuno conosce, a parte Loro, e ho formulato un piano.» I tre si guardarono, curiosi di sentire quello che l’uomo stava per rivelare.

«Continua» lo incalzò Lynnet.

Sigi però non lo fece. «Prima voglio sapere se ci state, devo potermi fidare di voi. Non sarà facile, il rischiò è notevole e c’è la possibilità di non tornare.»

«Io ci sto» disse subito Diablo. «Sembra una cosa fica e ho voglia di spaccare qualche culo in smoking!» Si spostò l’enorme arma sulla spalla, eccitato all’idea. Matt e Lynnet si guardarono, entrambi consci di quello che sarebbero andati incontro, ma allo stesso tempo sicuri che il dominio di quei mostri dovesse finire al più presto.

«Io ci sto» disse Lynnet.

«Pure io e Cernobyl. Non mi muovo senza di lui.»

Sigi sorrise compiaciuto, si piegò verso un cassetto della scrivania ed estrasse una cartella ingiallita. Un solo nome campeggiava in bella vista con un colore rosso acceso come fosse un timbro.

 

CHARLOTTE

 

Matt aprì la cartella e per prima cosa vide una foto. Ritraeva una ragazzina dai capelli scuri e dai lineamenti dolci, gli occhi castani e una scritta stampata sulla foto: Fallito.

Cominciò a leggere i suoi dati: Charlotte Apples, 16 anni, strappata dai genitori e portata via da Loro.

«Che ha di speciale?» fece Matt, perplesso.

«Leggi tutto.»

Matt ci aveva provato, ma c’erano pagine e pagine su quella ragazzina. «Ti dispiacerebbe farmi un riassunto?»

«È stata infettata da uno di loro ma secondo il file non ha mai presentato i sintomi della trasformazione. Si rifiuta di toccare argento o di indossare uno smoking, oppure un papillon.»

«Pensi che sia immune?» chiese allora Lynnet.

«Non lo credo, il gene viene solo rallentato ma non eliminato. Più passa il tempo più rischia di cadere nelle loro mani. So che la tengono prigioniera in città ma non sono riuscito nemmeno a varcare le mura.» Sigismondo si fermò e guardò Matt, quest’ultimo capì che cosa voleva.

«No, scordatelo! Ho già rischiato abbastanza, ed entrare in città è un puro suicidio.»

«E poi siamo in tre e tu hai una gamba rotta, saremmo solo facile carne da uccidere una volta dentro» avvisò Diablo.

«Andiamo, sappiamo tutti che qui non ci sono semplici persone, no? Tu Lynnet, eri famosa per aver ucciso cinquanta pinguini usando solo una teiera d’acciaio*. Tu Diablo, quell’arma è di sicuro quella che è sparita un anno fa dall’elicottero che hanno trovato a pezzi contro il muro sud-ovest della città. E tu Matt, so che riesci a creare armi funzionati da rottami, e, perdio, sei l’unico ad aver addomesticato un cerbero! Tutti voi avete fatto parte di ciò che è stata La Resistenza, non siete per nulla gente comune.»

Nessuno osò parlare, il ricordo dei compagni morti per riportare l’ordine nel mondo era ancora vivo nonostante fossero passati dieci anni. La Resistenza si era spaccata, disseminata ovunque e alcuni pensavano addirittura che fosse morta. Ma in quel momento tre di loro erano in quella stanza, forse gli ultimi rimasti o forse no, di sicuro gli unici talmente pazzi da poter affrontare una sfida simile.

«Ci servono armi» disse Diablo.

«Molte armi» corresse Lynnet.

«Io so dove trovarle, ma non sarà facile arrivarci» informò Matt.

«E quando lo è mai?» rispose la ragazza, che cominciava ad essere eccitata dalla cosa.

«Ti conviene caricarla quella, ho delle bombole a gas giù in cantina» informò Sigi, che si era accorto da subito che era scarica. «Una volta prese le armi potremo…»

Sigi però non finì la frase. Un fastidioso allarme si propagò nella stanza, poi la luce giallognola del prezioso lampadario divenne rossa a intermittenza.

«Che cos’è questo fracasso?» fece Diablo, tappandosi un’orecchia con la mano e l’altra con la canna dell’arma.

«Qualcuno è entrato nella tenuta! Computer: sistema di sicurezza attivato.» A quelle parole il quadro sopra al camino in centro stanza, raffigurante un Chihuahua con gli occhiali da sole, si protese in avanti mediante un braccio meccanico e al suo posto apparve uno schermo incorniciato d’oro.

Sigi si avvicinò con la sedia a rotelle, tamburellò un po’ e poi lo individuò. «È vicino alla gabbia, nella parte Est!» Indicò un puntino rosso rappresentante lo sconosciuto che si muoveva lento verso il castello.

«Ci pensiamo noi» assicurò Matt, uscendo dalla stanza seguito dagli altri due, mentre Sigi gridava: «vi invio la mappa sul cellulare!»

Fuori era buio, timidi lampioni rischiarivano l’enorme giardino e parte delle sagome di foglie e rami. Matt estrasse le due colt, le armò e cercò di capire da che parte doveva andare.

«Okay: Diablo, tu vai dalla parte opposta e controlla che non ci sfugga da dietro, io e Lynnet gli andiamo incontro.»

«Okay, ma non mi piacciono le cose da dietro» rispose Diablo, sogghignando e precedendo con l’arma pronta. Era scarica ma molto pesante.

«Prendi» disse Matt, lanciando a Lynnet una delle sue pistole. La ragazza l’afferrò, controllò se fosse armata e ringraziò, procedendo verso il punto stabilito. Dopo un po’ però cominciarono a perdere l’orientamento, il giardino era troppo ampio e sembrava più un labirinto senza via di fuga.

«Di là» indirizzò la ragazza, che aveva estratto il cellulare con la mappa di Sigi aperta. «Non siamo distanti, occhi aperti.» Alcuni minuti dopo sentirono dei movimenti e si nascosero dietro a una siepe.

«Uhm, dotato sto tizio» fece Lynnet, indicando un lungo pene d’erba proprio sopra alla loro testa. In quel momento sentirono uno sparo e il pene si spezzò a metà cadendo davanti a loro. Partì un altro botto e Matt fece per tirare indietro Lynnet, ma lei fu sorprendentemente più veloce e lo schiacciò contro la siepe prima che il proiettile lo ferisse.

«Stai dietro a me se vuoi restare in vita.» Detto questo scattò in avanti e rincorse l’intruso, che entrò in una grossa voliera di ferro abbandonata e dominata dall’edera. L’erba aveva preso il sopravvento e l’oscurità dominava; una figura stava protetta dietro a un albero, appena visibile.

«Se ti muovi sei morto» esclamò Matt, che come Lynnet aveva la pistola puntata su di lui: gli sarebbe bastato un movimento per morire.

«Vi conviene non uccidermi, se vi è cara la vita, membri della Resistenza.»

 

 

 

* parte che non ho aggiunto per mancanza di caratteri ma che volevo vedeste lo stesso :asdf:

Spoiler

«Andiamo, sappiamo tutti che qui non ci sono semplici persone, no? Tu Lynnet, eri famosa per aver ucciso cinquanta pinguini usando solo una teiera d’acciaio.»

Matt allora la guardò esterrefatto: «Hai ucciso cinquanta pinguini? Ma sei spregevole!»

«Ma non quei pinguini!» Specificò lei, sperando mentalmente che il ragazzo non fosse uno di quelli che facevano continuamente battute tristissime, dato che se la stava ridendo da solo mentre gli altri si guardavano attorno imbarazzati.

:asd:

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Dovrebbero essere 9'999 caratteri giusti, se sono di più qualcuno mi informi che taglio qualcosina :TRISTE:

Buona lettura :asdf:

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Cita

la sala da tè diroccata e disseminata da cadaveri in smoking,

Ho controllato, per sicurezza: il verbo disseminare può essere seguito solo da di.

Cita

un lampadario d’oro, a dieci braccia con complicati intarsi floreali, illuminava il luogo dov’erano sbucati dal portale.

L'ultimo pezzo suona molto male, secondo me. Magari puoi provare con qualcosa tipo:
illuminava il luogo che avevano raggiunto sbucando dal portale.
Non mi convince il verbo sbucare, comunque. Proverei proprio a riformulare.

Cita

poi ritorno a guardare gli sconosciuti.

ritornò.

Cita

Quella donna sembrava possedere una sorta di alone misterioso, quasi sapesse più di chiunque altro nella stanza.

Non credo che il collegamento tra l'alone e la conoscenza sia così immediato. O salti questo passaggio, ché tanto poi è chiarito subito dopo, quindi non mancherebbe nulla; oppure potresti allungare un po' e creare un ragionamento più completo, però ho capito che avevi finito i caratteri, quindi penso che la fretta nel trarre conclusioni sia dovuta a quello.

 

Ciao Matt :D

Non ho nulla da dire. mi è piaciuto e non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo! Ora che i protagonisti si sono riuniti credo che la storia sia pronta a decollare ufficialmente :saltello: Alla prossima! 

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la sala da tè diroccata e disseminata da cadaveri in smoking,

Ho controllato, per sicurezza: il verbo disseminare può essere seguito solo da di.

Cita

un lampadario d’oro, a dieci braccia con complicati intarsi floreali, illuminava il luogo dov’erano sbucati dal portale.

L'ultimo pezzo suona molto male, secondo me. Magari puoi provare con qualcosa tipo:
illuminava il luogo che avevano raggiunto sbucando dal portale.
Non mi convince il verbo sbucare, comunque. Proverei proprio a riformulare.

Cita

poi ritorno a guardare gli sconosciuti.

ritornò.

Cita

Quella donna sembrava possedere una sorta di alone misterioso, quasi sapesse più di chiunque altro nella stanza.

Non credo che il collegamento tra l'alone e la conoscenza sia così immediato. O salti questo passaggio, ché tanto poi è chiarito subito dopo, quindi non mancherebbe nulla; oppure potresti allungare un po' e creare un ragionamento più completo, però ho capito che avevi finito i caratteri, quindi penso che la fretta nel trarre conclusioni sia dovuta a quello.

 

Ciao Matt :D

Non ho nulla da dire. mi è piaciuto e non vedo l'ora di leggere il prossimo capitolo! Ora che i protagonisti si sono riuniti credo che la storia sia pronta a decollare ufficialmente :saltello: Alla prossima! 

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Grazie Gigi, e grazzissime per continuare a commentare le cronache :love: 

Il sesto arriverà, non so quando ma arriverà :asd:

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