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Elyor

Botta e risposta letterario

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Guest IlConteDiMontecristo

Tantissime citazioni, tantissimi omaggi. Soprattutto citazioni filosofiche che spaziano da Platone, Avicenna, Kant e Nietzsche. Talvolta anche qualcosa di Cioran. Per quanto riguarda gli omaggi sì, molti. Soprattutto nei nomi, nelle situazioni paradossali o, peggio, nei titoli. Mi è capitato ad esempio più di una volta di trarre un titolo da una pagina di un libro che stavo leggendo. O anche nei discorsi diretti, due tipi che parlano di letteratura o filmografia.

  Avete mai avuta l'impressione di aver preso troppo da qualche scrittore?

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A me sì, se leggete qui:

troverete una consistente citazione di zio Guglielmo. Rileggendola tempo dopo mi è sembrato di aver esagerato un po'.

Quanto vi condiziona un possibile parere negativo dei futuri lettori di un vostro scritto? Se doveste scrivere una scena osé,  gay o far fare ad un personaggio una qualsiasi cosa che voi stessi vi vergognereste a fare che ruolo giocherebbe il vostro pudore?

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1 ora fa, Russotto dice:

Quanto vi condiziona un possibile parere negativo dei futuri lettori di un vostro scritto? Se doveste scrivere una scena osé,  gay o far fare ad un personaggio una qualsiasi cosa che voi stessi vi vergognereste a fare che ruolo giocherebbe il vostro pudore?

Se dicessi di scrivere solo scene gay...?(Rus, però è ovvio che è una cosa che farei anche io insomma, mai fatto mistero del mio orientamento sessuale xD)
Boh onestamente negli altri casi dipende dalla scena: a volte direi che ho ottenuto quello che voglio, l'altro caso lo trovo estremamente improbabile perché sono piuttosto "moralista" nelle poca narrativa che scrivo ultimamente.

Domanda: secondo voi, c'è un autore o autrice considerato "letteratura" che però con quest'ultima a vostro parere non ha nulla a che fare? (Nel senso che è sopravvalutat*, noios* eccetera)

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Guest IlConteDiMontecristo

A questa rispondo io.

 Premetto che sono molto critico sia su me stesso (soprattutto su me stesso) che sugli altri. Diciamo che la maggior parte delle cose che escono in libreria io non le considero letteratura. o perché sia troppo abusato, troppo risentito o troppo noioso; o perché troppo infantile e scontato. Fabio Volo, Camilleri e cinquanta sfumature varie, io non li reputo per niente degli di essere prima pubblicati e poi letti (o viceversa, fate voi). Adesso mi sparerete, ma secondo me persino Eco è sopravvalutato. Come saggista era eccellente, ma come romanziere, almeno secondo me, si trascinava dietro la fama dei saggi. "Il nome della rosa" a parte, diciamo che tutti gli altri fanno pena. Da "Il pendolo di Focault" a quello della regina Loana. Addentrandomi un po' più su 'sta roba qui, secondo me anche Joyce è sopravvalutato. Diciamocelo bello e chiaro: nessuna differenza tra Joyce e un quadro di arte moderna. Un bel giorno un critico legge qualcosa di Joyce e dice: "questa è roba da intellettuali, e infatti posso capirla solamente io". Io preferirei mille volte Huyssmans a Joyce, ameno ha un minimo di senso logico (anche più di un minimo).

Sono pronto ad essere fucilato.

Domanda: per voi i libri sono semplicemente dei fogli appiccicati tra loro o qualcosa di più?

(Banale, lo so. Non sapevo che domanda fare).

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2 minuti fa, Analfabeta, per scelta dice:

Domanda: Cos'è per voi la scrittura, che senso ci date? Una nobile arte, un passatempo, i propri pensieri da lasciare ai posteri, tramandare conoscenze? Insomma, che missione avete dato alla vostra scrittura?  (non so se è una domanda chiara, interpretatela come volete :fuma:

Non sono mai stato in grado di scrivere delle storie. Ho poca fantasia, poca immaginazione, credo. O forse sono solo pigro. Chissà.
Quando scrivo però –quelle poche volte– lo faccio per sfogarmi, per liberare delle emozioni che mi tengo dentro e che non posso tirare fuori in altro modo se non con la scrittura. Quindi i miei testi sono pieni di sottintesi che nè io nè tentomeno il lettore potrebbero mai capire, pieni di cose non dette ma nemmeno mai pensate. Quello che mi importa non è la storia, non sono i fatti, sono le emozioni che riverso tra le parole. Se poi arrivano al lettore tanto meglio. In genere arrivano solo a metà, perché evidentemente ho un modo strano di esprimere i miei sentimenti. Ma mi accontento di liberarmi del fardello che mi porto dentro, senza che gravi per forza anche sulle spalle di chi eventualmente legge :::D

 

Domanda: Qual è il tuo rapporto con la piccola editoria, con i libri pubblicati da piccoli editori?

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Guest IlConteDiMontecristo
15 ore fa, Analfabeta, per scelta dice:

Immagina se un pittore stesse ancora lì a fare copie della Monnalisa ( a proposito di opere sopravvalutate). Giusto essere critici Monte, e conoscendoti, tutti quelli che hai citato li hai letti ( forse Volo no, forse). A me piace intrattenermi facendo cose irriverenti ( come fare i baffi alle Monnalise), questo anche può essere considerato arte, lo sfregio al passato, l'urlare la propria identità (tutto questo non ha senso, lo sai, o forse ne ha fin troppo, e quindi nun me piace).  Diceva De andrè in una canzone "intellettuali d'oggi, idioti di domani" (Il bombarolo)... e niente.

Io nun te fucilo, ma perché non ho il fucile. Ma sai che palle se si parlasse ancora come si parlava cento anni fa, o duecento, o mille? Orsù!

Io per arte intendo la rappresentazione della realtà. Personale o oggettiva che sia, sempre di realtà si parla. Realtà un po' platonica, certo, ma pur sempre realtà. Io non capisco cosa ci sia nell'arte moderna della rappresentazione della reatà. Di realtà non c'è nulla. Posso capire Picasso, e mi piace, ma tutti 'sti tizi che defecano e poi mettono un fiore sulla merda io non li comprendo.
Non ho detto che preferirei che i romanzieri contemporanei parlassero come Dumas, anche perché sarebbe illeggibile. Piuttosto mi riferisco a contenuti. Cento anni fa Kafka scriveva La metamorfosi; e non mi pare sia molto altisonante.

15 ore fa, Gigiskan dice:

Domanda: Qual è il tuo rapporto con la piccola editoria, con i libri pubblicati da piccoli editori?

Da lettore il mio rapporto è che me ne frego. Se un libro è edito da Adelphi, Mondadori o l'editore dell'angolo non mi cambia quasi nulla. La differenza è che so che Mondadori sforna spesso e volentieri delle sciocchezze commerciali.
Da scrittore invece è tutto diverso. Principalmente perché il mio pensiero si sviluppa così: se scrivo lo faccio per un morivo. E se scrivo bene, sia come stile che come contenuti (almeno è quello che mi dicono), preferisco provare con le grandi CE. Alla fine se un prodotto è buono non capisco che cambi tra Adelphi e l'editore dell'angolo. Anche perché, e lo sappiamo, Adelphi punta sulla qualità e non sulla quantità. E i suoi trascorsi lo dimostrano (Adelphi come Einaudi, tra l'altro).
E poi sono pigro. Ergo voglio, come si dice dalle mie parti, "la vutti china e la mugieri 'mbriaca".

Domanda: quale è stato il miglior commento a un vostro scritto?

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Ne ho due :asdf:

Il primo è stato qualcosa come "mi hai fatto commuovere", e ci speravo, visto che era una lettera d'amore :asd:

Il secondo, detto da più persone, è stato "inquietante, mi hai messo un'angoscia addosso" :asdf: In effetti era un pezzo in cui la madre della protagonista moriva :sss:

Questo giusto per spiegare quanto poco faccio leggere le mie cose :asd:

 

Parli mai delle trame dei tuoi "work in progress" con qualcuno o preferisci tenere il segreto?

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sì, io le mie idee le spiffero tutte. Anche perché raramente le metto in pratica. Mi piace parlarne, mi fa sentire quei personaggi come "possibili". Tanto non credo nessuno sia così folle da rubare le mie idee. E poi non credo nell'originalità. O meglio, penso che stesse idee ma persone diverse producano prospettive diverse di affrontarle, e quindi l'originalità sia intrinseca in ciascuno di noi. Se anche mi rubassero un'idea non scriverebbero ciò che avrei scritto io. Quindi, se proprio dovesse loro interessare, che la rubino pure.

Chiunque scrive lascia in ciò che scrive tracce di sé. Cosa pensate la vostra scrittura riveli di voi?

 

 

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Rivela i miei stati d'animo, a piccole gocce qualcosa sulla mia vita, I miei sogni ma maggiormente è immaginario, spesso analogie libere da fili che possano legarle ad un pensiero solo. 

Tre libri che ti definiscono.

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Il paradiso degli orchi. Di Daniel Pennac. - Per certi versi mi identifico in Benjamin Malaussène, per altri (la sua compagna) vorrei essere al suo posto :asd:

L'ombra di quel che eravamo. Di Luis Sepúlveda - Più che il suo libro mi identifica lui, vorrei essere bravo come lui a scrivere.

Trans Europa express. - Di Paolo Rumiz. - Un altro che sa scrivere! Sa viaggiare e rendere su carta le emozioni che si vivono in un viaggio. A me piace viaggiare, a prescindere dalla meta. Mi piace viaggiare per conoscere posti, usi e costumi, persone e culture. Proprio come ha fatto lui nel viaggio raccontato in questo libro.

Vi è mai capitato di pensare che una storia o parte di essa fossero troppo pregne di riferimenti autobiografici, al punto di sentirvi a disagio come se vi foste messi a nudo?

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10 minuti fa, Russotto dice:

Vi è mai capitato di pensare che una storia o parte di essa fossero troppo pregne di riferimenti autobiografici, al punto di sentirvi a disagio come se vi foste messi a nudo?

Dato che scrivo quasi solo fantasy (o storie con ambientazione fantastica) non ho questi problemi... Personalmente poi reputo la mia vita abbastanza noiosa, quindi non riuscirei mai a scriverla...

 

 

Vorresti vedere una tua storia trasportata sul grande schermo o preferisci l'esclusività del libro?

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Difficile immaginarlo, perché i miei racconti sono molto brevi. Diciamo che sarebbe possibile se i racconti fossero bellissimi (e no, non lo sono) e se ne venisse un film come Sogni del mio venerato Akira Kurosawa.

:love:

Avete già iniziato la vostra autobiografia?

 

Modificato da Carla Barbara
Pignoleria, mancava uno spazietto.

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Guest IlConteDiMontecristo

Alcuni mesi fa avevo iniziato qualcosa del genere. Ma più che una autobiografia si trattava della descrizione di un determinato periodo della mia vita. Poi penso che se qualcuno volesse davvero leggere la mia autobiografia (e penso non interessi a nessuno) si andrebbe a leggere gli altri miei scritti; ché almeno mostrano il mio modo di vedere le cose.

Vi capita mai di pensare a un vosto ipotetico figlio che scrive la vostra biografia?

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Solo se il figliolo prende dalla madre e non dal padre (che non legge :mazza: ).

Sinceramente no, se proprio i miei figli diventassero scrittori vorrei scrivere un romanzo a più mani, ma la mia biografia proprio no :sss:

 

Hai mai scritto la parodia di qualcosa?

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Sì, ai tempi del liceo. Una versione sconcia dell'Iliade, sempre in versi. Ricordo quella che sarebbe dovuta essere la sida decisiva tra Menelao e Paride diventava una questione di misure.

Il resto è meglio non rivangarlo.

Avete mai provato a darvi un metodo, per migliirarvi e ridurre lo scarto con chi è ormai si è affermato? com'è andata?

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Eudes, lo fai apposta eh? Sterilizzatore di fertili post, dove le trovi codeste domandine?

La risposta è no, figurati se mi metto a valutare se sono brava rispetto a uno affermato, così la roulette russa diventa il mio hobby settimanale. Già tanto che ogni lustro mi viene da scrivere qualcosa.

"Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo" (cit.)

Esiste una famiglia, creata da un autore, che per voi significhi qualcosa?

 

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@Carla: credo che, come tutti, domando ciò di cui mi interessa conoscere la vostra opinione.

E poi, come hai fatto tu, si può sempre rispondere "no".

Comunque non intendevo se ti mettessi a valutar quello, ma più che altro se avessi iniziato a importi un certo metodi per avvicinarti, diciamo, al modello di "scrittore professionista".

(avrei la risposta sulla famiglia, ma non ho la domanda, quindi per vostra fortuna per stavolta passo e lascio il dilemma ad altri)

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@Carla Barbara Sì, la famiglia Belitre creata da David Trueba nel romanzo "Aperto tutta la notte". Pur essendo frutto di tanta fantasia è molto realistica. Dico tanta fantasia perché nel libro succedono cose che difficilmente potrebbero accadere nella realtà, la "Sindrome di Latimer" (malattia inventata dall'autore che fa credere a chi ne è affetto di essere qualcun altro) da cui è affetto il più piccolo dei figli, il fatto che un altro dei bambini nasconda una prostituta in soffitta che, quando cede il solaio, cade completamente nuda davanti al nonno che crede di aver visto la Madonna con tanto di stigmati (la ragazza aveva delle ferite sui palmi delle mani, qualcuno farà poi notare lui che le stigmati e la nudità non sono proprio un tratto distintivo della Madonna). Di cose strane ne succedono veramente tante eppure son raccontate talmente bene da sembrare credibili.

Quanto è importante per voi l'originalità? Voglio dire: questo argomento è già stato ampiamente trattato, vorrei farlo anche io ma sarei uno dei tanti. Vi fermereste o trattereste comunque l'argomento o tema in questione?

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Guest IlConteDiMontecristo

Il confronto è assolutamente indispensabile. Serve da una parte a ridimensionare l'ego smisurato che solitamente coglie l'autore a fine lavoro; dall'altro a dare una seconda veduta d'insieme, per far sì che lo scritto vada da sé e non insieme all'autore. A me, ad esempio, è servita moltissimo la critica (pesante ma costruttiva) che m'ha fatto uno dei più bravi scrittori che abbia mai conosciuto che, leggendo una mia cosa, mi ha fatto notare come le due anime che ho cercato di unire hanno implicato il fallimento del risultato finale. Questa critica, che inizialmente m'ha fatto un po' male, alla fine m'ha data la forza di correggere ossessivamente un altro lavoro, che adesso sta per raggiungere un livello accettabile.  Quindi la mia risposta è: no, non ho paura del maestrino, ma solo perché se faccio leggere qualcosa a qualcuno mi affido a gente che ammiro particolarmente, che può darmi un contributo valido per migliorare e migliorarmi. Ricordo, ad esempio, l'aiuto indispensabile che mi ha dato il forum agli albori della mia presenza: le critiche non le ho mai rifiutate in quanto, come la pubblicità, non esiste una critica negativa.

 

Domanda: vi è mai capitato di smettere di scrivere in seguito a una critica pesante?

PS: Anal, ma a cosa ti riferivi?

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8 ore fa, IlConteDiMontecristo dice:

Domanda: vi è mai capitato di smettere di scrivere in seguito a una critica pesante?

Ancora no, e spreo che non mi capiti mai. Non sono certo di riuscire a evitare questa cosa ma credo fortemente che sia sbagliato fermarsi per una critica, per quanto forte essa possa essere.

Domanda: quanto tempo riuscite a restare lontani da un manoscritto senza che il distacco crei problemi a riprendere e continuare il lavoro?

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On 18/8/2016 at 23:52, Russotto dice:

Ancora no, e spreo che non mi capiti mai. Non sono certo di riuscire a evitare questa cosa ma credo fortemente che sia sbagliato fermarsi per una critica, per quanto forte essa possa essere.

Domanda: quanto tempo riuscite a restare lontani da un manoscritto senza che il distacco crei problemi a riprendere e continuare il lavoro?

Diciamo che sono messa così male che se mi allontano di qualche giorno non scrivo più :fuma:

 

In che stagione scrivete di più?

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So che la riesumazione di necro-topic sia una pratica detestabile, ma questo sembra proprio carino e secondo me è un peccato non provare a resuscitarlo :ehmehm:
 

Cita

In che stagione scrivete di più?

Credo in primavera; tra la fine dell'estate e l'autunno ricominciano le lezioni all'uni, la palestra, gli impegni vari, in inverno sono sempre divisa tra la depressione che mi assale e i casini che la fine dell'anno puntualmente comporta, e nel pieno dell'estate o sono presa dalla sessione d'esami, o sono in viaggio tra vacanze e lavoro, quindi per forza di cose la stagione che mi lascia più tregua (e che mi mette nella migliore disposizione d'animo, perché è la più bella di tutte :corre:) è la primavera :vola:

Domanda semplice semplice: qual è il vostro genere letterario preferito?

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Hai fatto benissimo a riportare in vita il topic! :ohh:

48 minuti fa, Dafne dice:

Domanda semplice semplice: qual è il vostro genere letterario preferito?

Leggo per lo più narrativa non di genere (o mainstream, ma non ho mai capito la differenza). Però mi piaciucchia anche qualche classico e i romanzi fantasy, non una brodaglia di tutto, solo qualcosina. Credo che ormai anche i muri sappiano che amo Harry Potter...

 

Domanda:
Avete una "colonna sonora" per la vostra scrittura?

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1 minuto fa, Gigiskan dice:

Domanda:
Avete una "colonna sonora" per la vostra scrittura?

No, se scrivo mi distrae la musica, preferisco il silenzio. La musica mi può aiutare in fase di ispirazione, mentre scrivo non la sentirei neanche più. Magari la uso per coprire rumori più fastidiosi, ma il silenzio è perfetto

 

Domanda:

Che fine fanno le cose che scrivi e che non ti convincono? Le cancelli? Le conservi? Dai loro un'altra chance dopo tempo?

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3 ore fa, Violaliena dice:

Domanda:

Che fine fanno le cose che scrivi e che non ti convincono? Le cancelli? Le conservi? Dai loro un'altra chance dopo tempo?

Le conservo, anche perché altrimenti dovrei cestinare tutto >P Capita che qualcuna la prenda in mano dopo un po' di tempo e la revisioni, a volte con risultati più soddisfacenti, a volte con l'idea di doverla ulteriormente rivedere più avanti; altre giacciono nel limbo del "sì, prima o poi mi ci rimetto su", ma non hanno ancora avuto il loro momento, altre ancora non le cestino solo perché ho la compulsione di archiviare tutto e non buttare via quasi nulla.

Qual è/quali sono il/i Grande/i Classico/i che ancora non avete letto?

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