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Elyor

Botta e risposta letterario

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Parto a caso e mi documento man mano.

Per dire, se voglio scrivere della vita di un castello medievale, intanto inizio a metterci i personaggi, le stanze, gli arredi. Di sicuro a quel punto avrò commesso tante inesatezze ma ho anche reso "reali" i personaggi nella mia testa, e questo mi spinge ad avere più curiosità per quel periodo. Solo allora inizio una fase "vera" di documentazione, fin là costituita dal mio immaginario e le poche cose lette sull'argomento.

A quel punto storia e documentazione procedono di pari passo. Sempre che non abbandoni l'idea.

Nelle storie che scrivete, riscontrate dei fili conduttori (che so, le stesse tematiche, l'io narrante, un'idea di fondo sviluppata in mille modi diversi)?

e in quello che leggete?

 

 

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Nelle storie che scrivete, riscontrate dei fili conduttori (che so, le stesse tematiche, l'io narrante, un'idea di fondo sviluppata in mille modi diversi)?

e in quello che leggete?

Nelle storie che scrivo li ritrovo e di solito non è una bella sensazione, ho idea di non riuscire a differenziare abbastanza situazioni e personaggi, di monotonia e piattezza. E' una delle ragioni per cui abbandono progetti scrittevoli questa.

Nelle letture mi piace cambiare quindi se capita non è intenzionale. Però tendo ad essere abbastanza seriale se un libro mi è piaciuto molto cerco altre cose dell'autore. 

 

 

C'è un libro cominciato per senso del dovere (regalo, imposizione, consigli) che poi invece alla lunga vi ha conquistato?

 

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13 ore fa, Violaliena dice:

C'è un libro cominciato per senso del dovere (regalo, imposizione, consigli) che poi invece alla lunga vi ha conquistato?

Per le vacanze di Pasqua dell'anno scorso dovevo leggere Sostiene Pereira, di Tabucchi.
Ero partito con aspettative decisamente basse (mai fidarsi troppo dei professori...) e alla fine è diventato uno dei miei libri preferiti :ohh:
Se non lo avete letto, leggetelo subito :la:

 

Ti capita mai di non riuscire a leggere un libro per via di pregiudizi di aspetto (che so, una brutta copertina, una terribile impaginazione,...)?

Modificato da Gigiskan

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16 minuti fa, Gigiskan dice:

Ti capita mai di non riuscire a leggere un libro per via di pregiudizi di aspetto (che so, una brutta copertina, una terribile impaginazione,...)?

Purtroppo sì, mi è capitato di comprare libri, ma più spesso che me li abbiano regalati, scritti talmente in piccolo e con le righe fitte che mi risultano di difficile lettura e che spesso non comincio nemmeno perché so che non riuscirò a leggerlo. Purtroppo è colpa dell'età che avanza: devo scegliere libri scritti in grande o ripiegare sui formati digitali che mi permettono di regolare la dimensione del carattere (brutta roba la vecchiaia...  :(  )

Per quanto riguarda la copertina io non comprerei mai un libro con un serpente raffigurato sopra: ho una fobia terribile e non riuscirei nemmeno a toccare il volume (non vi azzardate a psicanalizzate sta cosa)

Domanda:

Avete mai letto un libro che vi ha appassionato per tutta la trama e poi vi ha deluso nel finale? Se sì: quale libro?

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1 ora fa, Mari dice:

Domanda:

Avete mai letto un libro che vi ha appassionato per tutta la trama e poi vi ha deluso nel finale? Se sì: quale libro?

Oh cielo, tanti, perché comunque io ho una visione "sadica" del finale di un libro, specialmente se è un fantasy; sono molto affine a Martin, il classico finale dell'eroe che vince e tutti vissero felice e contenti non mi soddisfa molto. Tanto per fare un esempio senza fare spoiler, prendiamo "Il signore degli anelli": per quanto Frodo rimanga segnato dal peso dell'Anello, tanto che decide di partire, io lo avrei fatto morire con Sam nel Monte Fato, come estremo sacrificio per portare la pace. Sì, sono particolare, lo so :sss:

 

Quando scrivi una storia parti sempre dall'inizio o ti capita di iniziare da un punto centrale della trama o addirittura dal finale?

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Quando scrivi una storia parti sempre dall'inizio o ti capita di iniziare da un punto centrale della trama o addirittura dal finale?

 

Scrivo sempre a macchie, parto da un'idea e procedo componendo dei pezzi staccati. Quando mi va meglio e mi sento più organizzata arrivo a fare una specie di scaletta, un elenco vago su quello che vorrei scrivere in sequenza e poi non la rispetto quasi mai. Difficilmente comincio dall'inizio anzi di solito è l'ultima cosa che aggiungo.

 

Hai il coraggio di regalare un libro che non ti è piaciuto per nulla?

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Non mi è mai capitato di pensarlo, ma si di distruggere molte cose che ho scritto ai miei inizi. 

Hai in famiglia un genitore o parente scrittore?

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51 minuti fa, Jaime Andrés De Castro dice:

Sottolineate i libri o li lasciate immacolati?

Assolutamente no! Odio i libri stuprati da segnacci se una frase mi piace la copio o al limite lascio un segnalibro nella pagina. Anche a scuola segnavo gli esercizi e i capitoli da studiare tassativamente con la matita per poter poi cancellare...  lo so sono una fanatica...

Qual è il genere con il quale vorreste diventare ricchi e famosi?  Su dai, sognare è gratis :asd: 

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On 7/5/2016 at 19:23, Mari dice:

Qual è il genere con il quale vorreste diventare ricchi e famosi?

Fantascienza. Così scrivo di mostriciattoli e sembro comunque un genio.

Scriveresti mai una scemenza solo per denaro?

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1 ora fa, Russotto dice:

Software di videoscrittura? Word o Writer?

Writer!

Libre Office fa gratis tutto quello che fa word/MS Office e ha un migliore sistema di salvataggio in caso di crash, blocchi e black out vari. In Writer poi è più efficace il trova ed è più semplice la gestione del testo per paragrafi e interlinea.  

Usando Linux all'inizio è stata una scelta obbligata ma poi l'ho installato anche su Windows.

 

Usate software tipo Scrivener?

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Anche io vado a penna e carta. L'ultima cosa che ho scritto è un pezzo del mio secondo libro. In un attimo in cui mi è tornato l'estro creativo ho preso il quadernone (A4 e rigorosamente senza alcuna rigatura) e ho riletto l'ultimo capitolo che avevo scritto. Faceva schifo! Allora mi sono rimesso al lavoro e l'ho riscritto tutto, tutta un'altra soddisfazione.

Ci sono elementi o modi di dire comuni nella vita reale che vorreste non dovessero esistere quando create la vostra opera?

Fino a poco tempo fa, per esempio, mi dava fastidio inserire dei cellulari nelle mie storie, nella commedia teatrale non ne ho nemmeno parlato e nel romanzo l'ho fatto il meno possibile. Al mio protagonista, poi, non ho mai fatto dire "Ok". Trovo che alla lunga appiattisca le differenze tra i personaggi rendendoli un po' uguali tra loro.

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46 minuti fa, Russotto dice:

 

Ci sono elementi o modi di dire comuni nella vita reale che vorreste non dovessero esistere quando create la vostra opera?

 

Sinceramente non mi sono mai posta questo problema. Quando scrivo cerco di far apparire i dialoghi i più naturali possibili quindi non mi discosto da quello che potrebbe essere un modo di dire nella vita reale.

 

Avete pregiudizi nei confronti di qualche genere letterario o siete dell'idea che qualunque lettura abbia da insegnare qualcosa?

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ho preferenze nelle letture, ma resto dell'idea che tutto possa portare ispirazione, libri brutti compresi. E che le cose (e quindi anche i generi letterari) più lontani dai nostri interessi finiscano col dare qualcosa in più proprio perché aprono mondi e prospettive a cui non siamo soliti guardare.

Escludendo sé stessi, su quale/i utente/i del forum puntereste, nel senso di "farcela" con la scrittura, non dico a pubblicare e neanche vendere milioni di copie, ma almeno raggiungere la visibilità nazionale...libri trovabili in libreria, CE di prestigio, interviste su quotidiani nazionali e magari anche qualche apparizione in tv...?

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L'ho notato.

Chiedendomi se nessuno rispondesse perché tutti pensano "no, qua nessuno può farcela" ma non volessero dirlo in maniera esplicita o solo perché tutti sperano di sentire il proprio nome pronunciato da qualcun altro.

 

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Guest IlConteDiMontecristo

In realtà io non partecipo da un po' ché non so più che domande fare :fuma:

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E' passato un po' di tempo e, dopo aver letto alcuni capitoli del suo libro ora in Sala di Lettura, posso dire che @Lem Mac Lem ha le potenzialità per farlo. Il libro di cui parlo è "Regina di fiori e radici". Non saprei come descrivere lo stile di Lem (se lo facessi le farei più danno che altro)  ma mi piace molto.

Tempo fa ho perso un amico non vedente a causa di un incidente stradale. Avrei voluto scrivere un monologo in stile teatro civile ma ho sempre pensato che, pur facendolo con tutte le migliori intenzioni, fosse una cosa da sciacalli e mi sono imposto di non fare mai nulla di simile se non dietro invito dei familiari (come è successo a Paolini per il Vajont).

A voi è mai capitato di voler scrivere un racconto basato su una storia vera?

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8 ore fa, Russotto dice:

A voi è mai capitato di voler scrivere un racconto basato su una storia vera?

Una volta per un MI ho scritto un racconto che aveva come protagonista Picasso. Una roba demenziale, però l'idea mi piaceva. Non so se valga come storia vera. Ogni tanto mi capita anche di trascrivere magari articoli di giornale letti in racconti.

Quanto è importante il luogo in cui scrivi? Quanto influisce sul tuo modo di scrivere, sulla tua ispirazione?

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1 minuto fa, Gigiskan dice:

Quanto è importante il luogo in cui scrivi? Quanto influisce sul tuo modo di scrivere, sulla tua ispirazione?

Molto, da brava ossessiva devo stare alla mia scrivania, col mio PC, preferibilmente da sola e senza musica o altro. Questo fino a che la storia non decolla, poi scriverei anche nel caos più totale ma solo quando capisco cosa voglio scrivere, prima è impossibile.

 

Correlata:

oltre al luogo, avete dei rituali propiziatori per riuscire a scrivere meglio?

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In piccole dosi lo faccio sempre, da Daniel Pennac a David Trueba. Mi è piaciuto il loro stile moderno e scorrevole. E' grazie a (o per colpa) loro che mi sono messo a scrivere.

Quante citazioni o omaggi inserite neivostriromanzi o racconti?

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