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Elyor

Botta e risposta letterario

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Per me è del tutto indifferente se sia maschio o femmina, l'importante è che mi prenda il personaggio.

 

Prima di iniziare a scrivere un nuovo lavoro, vi affidate a scalette più o meno dettagliate?

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Raramente scrivo scalette vere e proprie, il più delle volte mi limito a fissarmele nella testa. 

Al limite, se il lavoro è più articolato del solito, fisso qualche appunto su un foglio, ma è roba strana che, immagino, capisco solo io. 

Roba tipo:

1. il bambino, l'uomo, la donna, il pupazzo di neve, la bambola

2. farlo fuori

3. "e alle follie del mondo, preferimmo le nostre"

4. la neve mentre tutto è perduto

5. "Siamo tutti alla ricerca di cose perdute nell'adolescenza"

6. la porta

Fate una breve descrizioni di come vi comportate quando entrate in una libreria: se curiosate tra le novità, gli scaffali impolverati, vi guardate tutti i settori, spizzicate i libri, leggete le quarte di copertina, vi consigliate coi librai o altri clienti ecc.

 

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Guest IlConteDiMontecristo

Sono due gli autori ai quali vorrei stringere la mano. Sono entrambi contemporanei e ancora in vita, altrimenti me ne andrei su qualche filosofo medioevale che a quest'ora è cenere sparsa chissà dove.

Mi piacerebbe poter conoscere Kundera per il suo stile assolutamente incredibile e Zafòn per la capacità di tessere un complesso sistema di intrecci che tenga in piedi una trama emozionale, così da far rimanere il lettore attaccato al libro fino alla sua ultima pagina.

 

Avete mai iniziato un libro che non vi piace solo perché considerato un grande classico della letteratura? E una volta iniziato, vi è mai capitato di doverlo leggere a tappe per evitare di bruciarlo?

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Ho iniziato dei libri di Stephen King per questo motivo. E anche trainspotting, nonostante la trama non mi ispirasse. Ma no non mi è mai successo di rischiare di bruciarlo in questi casi. Evidentemente di solito riesco a capire dallla trama se sarà un libro per me o no.

C'è mai stato un libro che vi ha cambiato davvero la vita? In senso pratico, del tipo aver portato abitudini nuove nelle vostre giornate, oppure nell'atteggiamento, nel modo di fare.

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Guest IlConteDiMontecristo

Più che nei modi di fare mi è capitato, dopo aver letto questo o quel saggio di filosofia, di cambiare totalmente il mio modo di vedere le cose. Per i modi di fare in genere mi capita con i film o le serie TV (inconsciamente ho preso l'abitudine di Frank Underwood di battere due volte con le nocche su ogni superficie di legno che ha a tiro).

 

Se hai un genere preferito qual è? E perché ami questo particolare genere?

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Amo il distopico! E' emozionante, adrenalitico, coinvolgente, sorprendente, fuori dagli schemi, avventuroso... potrei continuare all'infinito :asd: in effetti ha tutto ciò che mi piace concentrato in un unico genere.

Vi coinvolge ugualmente leggere un libro in prima o in terza persona?

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On 22/4/2016 at 22:36, lean dice:

Amo il distopico! E' emozionante, adrenalitico, coinvolgente, sorprendente, fuori dagli schemi, avventuroso... potrei continuare all'infinito :asd: in effetti ha tutto ciò che mi piace concentrato in un unico genere.

Vi coinvolge ugualmente leggere un libro in prima o in terza persona?

Tendo a preferire la terza...

 

Preferite saghe eterne o romanzi brevi?

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Preferisco "il giusto". Però tendo a disprezzare molto di più un brodo allungato inutilmente, è noiso e stufa presto.

Invece un libro che magari anche se mi sembra tagliato mi lascia insoddisfatta si, ma non mi fa pentire di aver iniziato a leggerlo.

Qual è il classico che meno sopportate " a pelle ", cioè, senza averlo letto integralmente?(vale se avete mollato a metà per sfinimento).

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@Ashildr I promessi sposi, giusto per dirtene uno. Il nome della rosa, per continuare contro corrente. In generale, infilando nel mucchio anche i non - classici, posso dire che dimentico quasi tutto e che vado in brodo di giuggiole solo per i libri che rileggo. Per quelli che ho bisogno di riprendere in mano. Di tenere vicino. Per gli autori dei quali divento una specie di stalker. Per i libri che sospetto provenire dalla stessa penna (invisibile, britannica, sulla sessantina). 

Parlando di generi, mi piace quasi tutto. Di autori: chi la fa semplice. Diretta. Vera, alla Lansdale o Roth. O fuori come un balcone, come Robbins e Palahniuk. 

Al vertice della mia classifica dei libri fantasma, ora c'è OPEN, pagato da Agassi. In seconda posizione, ma solo per i prossimi sette-otto giorni, il non-romanzo (non bio e non non-fiction) che consegnerò lunedì. 

Ora la mia domanda: conoscete altri fantasmi che si mantengano solo facendo ghostwriting?

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Io non conosco nessun ghostwriter, ma comincio a chiedermi quanti libri posso aver letto e che in realtà siano stati scritti da un fantasma...  :nooo:questa cosa mi destabilizza un po'.

 

Preferite leggere libri famosi o libri di autori emergenti? Ve lo chiedo perché io ho cambiato il mio modo di scegliere i libri da comprare da quando frequento il mondo sommerso degli autori in cerca di pubblicazione. Voi? O comunque con che criterio scegliete cosa comprare?

 

 

 

 

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2 minuti fa, Mari dice:

Preferite leggere libri famosi o libri di autori emergenti? Ve lo chiedo perché io ho cambiato il mio modo di scegliere i libri da comprare da quando frequento il mondo sommerso degli autori in cerca di pubblicazione. Voi? O comunque con che criterio scegliete cosa comprare?

 

 

 

 

Vado di voci. Di passa-parola virtuali. Spesso auto-prodotti dagli autori che seguo da prima che diventassero autori. 

Io ho la vita sociale di un comodino abbandonato in una casa disabitata. Esco di casa per pochi minuti, il minimo indispensabile. Se non ci fosse il web, quasi sicuramente dovrei andare in libreria o per mercati, per scegliere. Senza web, va anche detto che non potrei fare il mio lavoro, o non riuscirei a sfamarci un branco. 

Di recente, grazie a Twitter ho letto un esordiente da cardiopalma. 

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La causa più frequente di abbandono dei testi non di narrativa, di quelli che compro per "studiarli" è che li trovo difficili oppure al contrario scontati.

Quelli di narrativa li abbandono se mi annoiano o se sono scritti male.

Una sola volta mi è capitato di abbandonare un libro la cui trama mi piaceva e che non era scritto neanche in modo errato. Non sopportavo la maniera di costruire le frasi, inutilmente troppo complessa. formalmente erano corrette ma non ce la facevo.

 

C'è un libro che pur trovandolo bello invece vi ha irrimediabilmente deluso nel finale e solo per quello?

(non è poco lo so...)

 

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1 ora fa, Violaliena dice:

C'è un libro che pur trovandolo bello invece vi ha irrimediabilmente deluso nel finale e solo per quello?

La strada di McCarthy.
Un capolavoro per tutto tranne che per il finale. Non che sia scontato o prevedibile, anzi, se il finale fosse stato quello più prevedibile, sarebbe stato un romanzo perfetto.

Hai mai la sensazione di leggere più per abitudine che per vera passione?

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No, anche se a volte ho come l'impressione di leggere più velocemente di quanto mi sarebbe venuto naturale per "stare al passo" di quelli che vengono considerati lettori forti.

 

Che rapporto avete con I promessi sposi? (odio, amore, indifferenza, rivalutazione post-scolastiva, vedete voi...)

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7 ore fa, Eudes dice:

Che rapporto avete con I promessi sposi? (odio, amore, indifferenza, rivalutazione post-scolastiva, vedete voi...)

Al tempo del liceo temo di aver raggiunto picchi di odio profondo, più che altro perchè l'insegnante infliggeva epiche punizioni tipo analisi logica e del periodo di capitoli interi (per iscritto).

Ma anche se filtrata attraverso le maglie del sadismo scolastico qualche parte del romanzo l'ho amata già allora. Raramente mi è capitato di rileggere, e se l'ho fatto ho ripreso solo le parti che ricordavo piacevoli.  Col tempo  ho apprezzato di più l'ironia e la profondità di certe descrizioni. Ma lo stesso non è nella lista dei miei libri preferiti, diciamo che l'ho perdonato, va.

 

Domanda:

C'è mai stato un libro che vi ha affascinato al punto tale da indurvi a scrivere qualcosa di fortemente ispirato a lui? Insomma un libro capace di stregare al punto da perderci l'originalità per stile o per trama?

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Un libro no, ma un genere sì. Dopo il primo distopico che ho letto sono rimasta così affascinata da iniziare a scriverne uno, cercando però un qualcosa di originale e mantenendo il mio stile.

C'è stato un libro "capolavoro" che a voi proprio non è andato giù?

 

 

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2 minuti fa, lean dice:

C'è stato un libro "capolavoro" che a voi proprio non è andato giù?

La chimera di Vassalli.

Mi hanno obbligato a leggerlo questa estate per scuola ed è stata una vera tortura, non ci capivo niente. Non ho mai insultato così tanto un libro e un autore in vita mia. Vi dico solo che ho gettato tante di quelle maledizioni su Vassalli che quando ho riconsegnato in biblioteca il romanzo la sera hanno annunciato al tg la sua morte. Non mi sento nemmeno un po' in colpa :umpf:

Hai mai paura di iniziare un libro troppo grande per paura di non riuscire a finirlo (per mancanza di tempo, di voglia, di qualunque cosa)?

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54 minuti fa, Gigiskan dice:

 

Hai mai paura di iniziare un libro troppo grande per paura di non riuscire a finirlo (per mancanza di tempo, di voglia, di qualunque cosa)?

Mai! Se un libro rientra nei miei gusti lo divoro in pochi giorni anche fosse un mattone. Certo, il tempo è tiranno ma fortunatamente dormo poco, quindi la notte ne approfitto.:saltello:

 

Quanto c'è di voi nelle storie che scrivete?

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Nel mio primo (e unico) romanzo c'è molto anche se nella prefazione ho dichiarato a gran voce (si fa per dire) che non è autobiografico. Di spunti tratti dalla mia vita, però, ce ne sono molti ma solo perché conferiscono realismo alla storia.

Un paio di amici che mi conoscono bene, devo ammetterlo, hanno detto che certi atteggiamenti del personaggio (che è anche voce narrante) sono propri della mia personalità. In poche parole hanno detto che la parte più sessista del personaggio mi assomiglia :asd:

Nel secondo tentativo narro in terzapersona ma tratto un tema a me caro e uno dei personaggi è un maratoneta dilettante come me.

Domanda: a qualcuno è capitatodi affezionarsi ai propri personaggi al punto di provare un filo di malinconia nel concludere il proprio lavoro?

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On 1/5/2016 at 20:15, Russotto dice:

 

Domanda: a qualcuno è capitato di affezionarsi ai propri personaggi al punto di provare un filo di malinconia nel concludere il proprio lavoro?

A me succede sempre e anche più di un filo, ne sento proprio la mancanza.

 

Quanto risultano disastrose le vostre prime stesure (le mie davvero troppo!) e quante volte di solito dovete editarle?

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Editarle? Magari fosse solo quello! Qualche volta mi capita di dover riscrivere intere pagine (di quaderno, io scrivo a mano). Quando le cose partono male non ci si dovrebbe intestardire e continuare per poi trovarsi a riscrivere tre o quattro pagine.

Domanda: vi è mai capitato di raccontare un evento negativo tratto dalla realtà (autobiografico o anche vissuto in terza persona) e provare soddisfazione nell'aver dato sfogo alle vostre emozioni tramite la scrittura?

Visto che la domanda potrebbe sembrare confusionaria faccio un esempio.

Tempo fa un mio collega è stato letteralmente invitato a dimettersi, questo dopo essere stato messo alla gogna davanti a tutto il personale (una decina di impiegati) per un comportamento non troppo corretto ma non certo meritevole di una simile pena. I titolari hanno ingigantito la cosa fino a far credere che il mio collega avesse tenuto il peggiore dei comportamenti e, quel che è peggio, non gli hanno dato possibilità di parlare per difendersi o scusarsi. In pratica lui era colpevole perché così aveva deciso il titolare, punto. Per me riportare questo episodio nel libro è stato liberatorio, anche se la cosa non è successa a me.

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Sì, ma non in pura letteratura. Ho una sorta di "diario" che scrivo per il mio ragazzo, quando lui è distante, in modo tale che dopo possa leggere i miei pensieri di quel periodo; spesso approfondisco in questo diario i miei crucci o altro, sfogandomi senza problemi perché so di non essere giudicata. 

Mi aiuta abbastanza, ma i maggiori risultati li ottengo "raccontando" la storia quando sono tra me e me e me la espongo: è liberatorio.

 

Come scegli i titoli delle tue storie?

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1 ora fa, Elyor dice:

Come scegli i titoli delle tue storie?

Puramente a caso. C'è stato un periodo in cui sceglievo come titolo la prima frase che sentivo pronunciare da qualcuno in quei momenti, oppure ho provato anche ad abbinare le storie con dei proverbi. In generale non mi piacciono i titoli che creano aspettative o che facciano capire dove si sta andando a parare.


Quando scrivi lasci che le cose vengano al caso o ti documenti? Ad esempio, se stai scrivendo di un pescatore, ti informi su com'è la vita dei pescatori o butti fuori tutto di fantasia, quindi per come ti immagini vivano i pescatori?

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