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Matt

[Capitolo 2] Le cronache della resistenza: Fuggitivi

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CAPITOLO 2

FUGGITIVI

 

«Signore, mi ha chiamato?» L’uomo si fermò davanti alla scrivania del Capo supremo, S si faceva chiamare, abito impeccabile e braccia dietro alla schiena.

 

«A che punto siamo con i preparativi?» S aveva capelli grigi e lunghi, sguardo impassibile come ognuno di Loro.

 

«Signore, il piano è quasi completo: tutti sono pronti e attendono solo il Vostro segnale. Signore.»

 

«Molto bene, avverta il Caporale che dia l’ordine, e, signor Alexander» lo fermò, prima che l’uomo convocato se ne andasse: «Mi aspetto grandi cose da lei, non mi deluda.»

 

Alexander mantenne il viso rigido: «Non lo farò, signore.»

 

«Bene, può andare.» S guardò il novizio uscire dalla stanza, movimenti curati e attenti: era sicuro che sarebbe diventato presto un ottimo Maggiordomo.

 

 

 

*

 

 

 

Erano le quattro di mattina e Matt stava mettendo a soqquadro la villa.

 

Stava riempiendo lo zaino più grosso che aveva trovato con tutto quello che gli serviva. Erano passate quattro ore dal Loro attacco e aveva capito che ormai la base non era più sicura. Le difese che aveva installato erano state annientate da un banale blackout: ora sapevano come entrare e non avrebbero esitato a rifarlo. Finì di riempire il borsone, aveva già messo delle provviste e infilato alcuni vestiti, una coperta e degli effetti personali: ora era davanti alla parete girevole delle armi.

 

Prese un fucile d’assalto e uno da cecchino e li mise nello zaino con le canne che uscivano dalla zip. Non aveva molto spazio ma gli bastavano quei pochi attrezzi di morte. Fece scorta di munizioni, intascandone anche un paio, e per riempire gli ultimi spazi mise il visore notturno e delle bombe a mano.

 

Indossò le fondine per le Colt Elite semiautomatiche e ci infilò le pistole. Un coltello da sopravvivenza era ben saldo accanto alla cintura. Alla fine chiuse lo zaino e nascose la parete.

 

In quel momento la corrente saltò.

 

Cernobyl si alzò da terra, e iniziò a guaire: era cominciato.

 

Un grosso boato si udì all’esterno, pezzi di cemento colpirono il vetro della biblioteca, lo stesso materiale del muro  di cinta. Osservò fuor, in attesa che le mine piazzate su tutto il perimetro del giardino cominciassero a fare il loro sporco ma utile dovere, una a una si attivavano e brillavano quando Loro ci passavano sopra.

 

Prese lo zaino e scese in cantina, seguito da Cernobyl. Altre esplosioni si udirono mentre raggiungevano il generatore. Lasciò a le armi e attivò la macchina, che gli avrebbe dato altri secondi preziosi. Si avvicinò al muro e spinse in un punto specifico: un quadrato, grande come una mano, si girò e mostrò un schermo. Matt inserì l’allarme di protezione che fece partire il countdown di sei minuti, lo schermo ritornò nella sua posizione originaria e il generatore iniziò a spostarsi di lato, mostrando un ampio tunnel nascosto.

 

«Andiamo, Cerno.» Matt seguì l’animale e stava per chiudere il passaggio, quanto udì un fortissimo boato che fece tremare il pavimento.

 

«Prendetelo e mettetelo a tavola!» sentì gridare dal piano superiore. Pochi istanti dopo vide uno di Loro scendere, impugnando un coltello d’argento.

 

«Sir, si faccia servi...» Matt gli sparò un colpo in fronte con la Colt prima che finisse la frase. Si sbrigò a chiudere il passaggio, agendo su uno schermo fissato alla parete identico a quello precedente: mancavano cinque minuti alla fine del conto alla rovescia che avrebbe dato il via libera alla demolizione della villa. Matt iniziò a correre dietro al cerbero lungo il passaggio illuminato da lampade al neon.

 

Una sirena si innescò, era il segnale che mancavano solo quattro minuti.

 

«Aspettami, Cerno!» Matt era troppo lento per riuscire a seguire l’animale, perciò gli salì in groppa, tenendosi ben salde le armi. Abbassò la testa mentre il cerbero sfruttava al massimo le quattro zampone pelose. La sirena si fece più intensa, ma non mancava molto all’uscita. La vide davanti a lui: un muro che dava l’idea di un punto cieco. Il cerbero si fermò e Matt scese, fece comparire lo schermo per aprire il passaggio, ma proprio in quel momento il generatore si fermò. Il tunnel piombò nell’oscurità più totale, con la sirena che continuava a strillare.

 

«Cazzo!» imprecò Matt, sapendo che era colpa Loro; gli sarebbe bastato un attimo di più. Il generatore era saltato, ma il contro alla rovescia funzionava ancora perché aveva un’alimentazione propria.

 

Trovò a tentoni lo zaino e aprì la zip, cercando gli occhiali. Il tunnel si tinse di un verde acceso e lui si diresse verso il pannello e lo riavviò. Avrebbe dovuto funzionare lo stesso, come la bomba che sarebbe esplosa di lì a poco. Quello, però, non pareva dare segni di vita. Lo colpì con la mano, sperando che un qualche Dio sconosciuto gli facesse dono di un po’ di fortuna. La sirena emise un rumore continuo, poi si sentì la prima detonazione. Il terreno tremò di nuovo, scosso dalle esplosioni.

 

Era in trappola, non sarebbe mancato molto prima che il fuoco raggiungesse il tunnel, o che l’onda d’urto della detonazione più vicina li rendesse un semplice fregio nel muro incenerito. Dovevano uscire al più presto. Prese dallo zaino una bomba a mano, fece arretrare Cernobyl e staccò la spoletta, lanciando la granata contro la porta. Matt protesse Cernobyl con il corpo, mentre la porta saltava in aria. La luce entrò dal buco deformato che si era creato; senza aspettare oltre prese il borsone e corse fuori assieme al cerbero. Fecero in tempo ad allontanarsi di pochi metri quando l’esplosione entrò nel vivo. La casa venne distrutta dalle fiamme, la vide accartocciarsi su sé stessa, ingoiando tutto quello che c’era all’interno.

 

«Andiamo via, Cernobyl.»

 

Si caricò lo zaino sulle spalle e s’incamminarono verso la foresta, dove sarebbero riusciti a far perdere le proprie tracce, mentre la sua dimora veniva rasa al suolo assieme ai maggiordomi.

 

 

Era pomeriggio inoltrato. Matt e Cernobyl stavano vagato da ore in una foresta che non era ancora riuscito a riconoscere, troppo tempo rinchiuso nella villa, immaginò. Uscirono dalla boscaglia e s’inoltrarono in un esteso campo d’erba alta fino al busto, che costrinse Matt a salire su Cernobyl per capire dove andare. Sapeva che rifugiarsi in città era impossibile, aveva visto il muro che Loro avevano innalzato per tenere fuori gli stranieri e dentro gli abitanti. Perciò, quando trovò la baracca abbandonata pensò che sarebbe stata l’unico posto vicino dove avrebbero potuto nascondersi.

 

La costruzione era a pezzi, abbandonata da troppo tempo e in balia della natura. Il tetto era per metà ceduto, ma in compenso le mura sembravano resistenti.

 

«Meglio di niente» disse a Cernobyl, dirigendosi verso la catapecchia.

 

 

La coperta era stata un’ottima idea, avvolto in essa scrutava il buio esterno. Nessun fuoco danzava accanto a lui e a l cerbero, non lo aveva acceso per paura che qualcuno li individuasse. Prese di nuovo gli occhiali notturni e cominciò a scandagliare il paesaggio che li ospitava, non si sentiva ancora al sicuro. Fino a ora non aveva visto anima viva, ed era un bene, non avrebbe voluto un altro scontro.

 

Pii però, come se la dea della sfortuna non si fosse divertita abbastanza, notò un movimento tra l’erba alta. Non riusciva a capire che cosa fosse, ma non sembrava un animale. Matt prese l’M40 e lo appoggiò sul davanzale della finestra, guardando nel mirino. Mise a fuoco, con l’indice pronto sul grilletto: se fosse stato uno di loro gli avrebbe sparato un colpo in mezzo agli occhi. Non vedeva però smoking, o fazzoletti sul taschino, nemmeno temibili vassoi d’argento. Era un uomo, aveva un berretto in testa e un fucile a tracolla che aderiva al giubbotto imbottito. Si stava dirigendo verso di loro.

 

Matt ripose il fucile da cecchino e, senza svegliare Cernobyl, scese giù, estraendo una delle Colt. Si mise accanto all’entrata della casa, priva di porta. Sentì l’erba muoversi e l’uomo sospirare, il cuore di Matt era in fermento. Lo sconosciuto sbucò trafelato nella baracca, Matt lo agguantò al collo e gli puntò la pistola alla tempia.

 

«Non ti muovere o ti spappolo le cervella.» Lo sconosciuto fece per alzare le mani, ma poi colpì Matt al fianco con una gomitata e si liberò, puntandogli la canna del fucile.

 

Erano uno davanti all’altro, armi puntate contro il proprio avversario.

 

«Chi sei?» chiese Matt.

 

«Mi chiamo Sigismondo, ti consiglierei di tenere i proiettili per quelli che stanno per raggiungerci. » rispose l’uomo.

 

«Ti hanno seguito?» Matt era incredulo, tenne puntata la pistola verso lo sconosciuto e guardò oltre l’erba con gli occhiali: li vedeva, erano molti e stavano venendo verso di loro.

 

 

 

 

 

 

 

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Le cronache continuano :saltello:

Cita

lo fermò, prima che l’uomo convocato se ne andasse:

Convocato mi sembra superfluo.

Cita

Cernobyl si alzò da terra, e iniziò a guaire: era cominciato.

Non mi suona granché bene. Forse sono i due punti che stonano.

Cita

pezzi di cemento colpirono il vetro della biblioteca, lo stesso materiale del muro  di cinta.

Così il materiale sembra quello della biblioteca, proverei a mettere l'inciso dopo cemento.

Cita

Osservò fuor, in attesa che

Fuori

Cita

ma utile dovere, una a una si attivavano e brillavano quando Loro ci passavano sopra.

Secondo me sta meglio dire "attivandosi una a una e brillando al Loro passaggio" o qualcosa del genere.

Cita

quanto udì un fortissimo boato che fece tremare il pavimento.

quando

Cita

«Sir, si faccia servi...» Matt gli sparò un colpo in fronte con la Colt prima che finisse la frase.

:asd:

Cita

Matt e Cernobyl stavano vagato da ore

Vagando

Cita

Pii però, come se la dea

Poi

Cita

Erano uno davanti all’altro, armi puntate contro il proprio avversario.

Aggiungerei un ognuno dopo puntate, mi sembra suoni meglio.

 

Sai che non me le ricordavo così serie Le cronache della resistenza? xD

Il ritmo è davvero buono, il testo scorre liscio e a una velocità impressionante, a parte qualche refuso che ti ho segnalato. Non c'è fretta, nonostante le scene siano alquanto movimentate. Davvero, non ricordavo fosse così serio xD L'atmosfera e i personaggi sono sempre così familiari, poi. Vado avanti con il prossimo capitolo :la:

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2 ore fa, matteoplatone dice:

scusa, il primo capitolo non c'è?

ciao, il capitolo 1 c'è, è più in basso ed è il prologo ?

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On 5/3/2016 at 00:25, Gigiskan dice:

Il ritmo è davvero buono, il testo scorre liscio e a una velocità impressionante, a parte qualche refuso che ti ho segnalato. Non c'è fretta, nonostante le scene siano alquanto movimentate. Davvero, non ricordavo fosse così serio xD L'atmosfera e i personaggi sono sempre così familiari, poi. Vado avanti con il prossimo capitolo :la:

Gigi non ti ho più risposto xD Si, nonostante la trama sia bislacca e fuori dal normale l'impronta è molto seria, quasi dovesse far capire al lettore che sta ridendo che non è una cavolata. Mi piace questo strano libro tra serietà e nonsense :D grazie per il commento!

 

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Cita

era sicuro che sarebbe diventato presto un ottimo Maggiordomo.

Toglierei "era sicuro", rende tutto più fluido 

Cita

Non aveva molto spazio ma gli bastavano quei pochi attrezzi di morte. 

"Quei pochi attrezzi di morte" mi suona male, prova a cambiare. Magari elimina proprio il periodo si capisce che in uno zaino troppe armi non ci stanno, e rendi già l'idea quando parli delle bombe e del visore notturno poco dopo.

Cita

che un qualche Dio sconosciuto

Credo difficilmente una persona in quel momento pensi a "un qualche Dio sconosciuto". Se ci crede, o gli viene spontaneo, spera in dio, altrimenti solo nella fortuna. Cambierei.

Cita

non sarebbe mancato molto prima che il fuoco raggiungesse il tunnel,

Proverei con "a breve il fuoco avrebbe raggiunto il tunnel", o altre varianti più veloci nella lettura 

Cita

Sapeva che rifugiarsi in città era impossibile, aveva visto il muro che Loro avevano innalzato per tenere fuori gli stranieri e dentro gli abitanti

Quindi in città dominano Loro? Non pensavo che la situazione fosse così critica!

Cita

 il cuore di Matt era in fermento

Non credo sia la definizione più adatta di quello che può provare Matt. In fermento mi da più l'idea che frema dalls voglia di uccidere qualcuno, mentre qui (credo) intendessi descrivere il battito accelerato. L'adrenalina, insomma.

 

Allora. Finita la noiosa parte sugli appunti...questo seguito ha decisamente migliorato la storia. Come ho notato Gigis l'ha resa più seria, piu realistica.

Ci sono un po di imperfezioni, te le abbiamo fatte notare, sopratutto nella parte iniziale che rimane per me un po' penalizzata. Dopo va via via migliorando e nella parte d'azione, dall'attacco alla fuga, fino all'incontro con Sigismondo ( fantastico :li:). 

Se lo scopo era tenere viva l'attenzione per le cronache e mantenere la suspense, ci sei riuscito.

Leggerò presto gli altri capitoli, ci si vede Matt!:li:

 

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