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Il Principe


lara
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     Mi sto stiracchiando e la cerco. È lì, seduta nell’angolo opposto del divano, il gomitolo di capelli mezzo sfatto che pende di lato dalla testa e il mio maglione preferito, quello da casa, bianco, di lana, un po’ sfilacciato ormai, ma ancora tanto morbidoso. La adocchio sopprimendo uno sbuffo. Non mi guarda; ha di nuovo quell’affare stupido sulle gambe. Non ho mai capito cosa ci possa essere di tanto avvincente nel riempire di nero uno schermo bianco. Almeno io lo faccio divertire quel coso: suoni, vibrazioni, colori, puro gioco. Mah, sbadiglio al solo vederla. Eppure, lei se ne sta lì tutta concentrata; sembra anche abbastanza soddisfatta mentre a me quel continuo clic clac, ora quasi frenetico, delle dita nel loro incomprensibile tamburellare sta cominciando a snervare. Sa che la notte la voglio tutta per me, sono le mie ore, è a me che deve interessarsi non a quell’insignificante giocattolo. Muto mi giro sulla schiena insistendo a fissarla. Non faccio altro, né un mugugno e tantomeno la chiamo. Non serve, so che sente il mio sguardo e basta solo contare: uno, due e… mhm, brava bambina. Lei ha sollevato il viso e mi sorride; il suo sguardo adorante sa tanto di conferma. Socchiudo gli occhi mostrando che ho apprezzato e mi allungo in attesa del suo tocco. Infatti, lei ride, scuote la testa e spostando l’aggeggio di lato, si alza. Sogghigno ancora soddisfatto, crogiolandomi sotto la sua ombra quando la perfida, ormai a una spanna da me, si volta e raggiunge il tavolo. Sento il disappunto lievitare. Non irritazione, gli eccessi sono per le razze deboli e ho comunque un aplomb da difendere, ma con tutta la dignità possibile mi sforzo di palesarle che non ho gradito, affatto. Con gli occhi ora atteggiati a due lame taglienti, sollevo il busto e toccandomi la pancia, resto seduto in posizione “jabba the Hutt”. Un nome stupido ma è così che lei la chiama. Di sicuro appartiene a qualche tizio che conosce; uno dei suoi ridicoli amici, questo però deve piacerle di più; un tipo spassoso, facile anche fico se glielo ricordo: le si illumina il viso ogni volta che lo dice e ammetto che la cosa un po’ mi disturba. Non voglio che mi paragoni ai suoi amici. Non voglio che pensi agli amici. A cosa le servono gli amici? Ha me. Comunque, non mi sono messo seduto per elemosinare un suo sorriso che puntuale è arrivato; no, lo ignoro, piuttosto sono curioso di scoprire cosa ci sia di così impellente da fare ora. Dico, ha visto che sono sveglio, perché non fa il suo dovere? Lei conosce le regole; le ho permesso di condividere la mia casa perché in fondo è una brava ragazza: pulita, tranquilla, puntuale nei suoi compiti… giusto un po’ strana a volte. Anche questa mattina l’ho sorpresa a pulirmi le orecchie mentre dormivo. Deve ringraziare il suo Dio, ossia me, che tutto sommato ho scoperto che è una cosa che mi piace, la prima volta ha rischiato seriamente che scordassi quanto odi scompormi o affaticarmi con scatti insulsi. Per non parlare di altre sue abitudini: strambe, incomprensibili, a tratti inquietanti… mah, valla a capire. Come ora che continua a darmi le spalle e a indugiare. Stringo i denti per non umiliarmi a chiamarla. L’alta spalliera della sedia in parte me la nasconde e tendo il collo sempre più disturbato. Dolcezza, non è così che funziona: qui comando io e…  oh, oh, oh. Sento lo scricchiolio della carta e un attimo dopo le vedo sollevare una mano che agita il pacchetto dei biscotti. Ecco che riconosco la mia ragazza. Mi rilasso e attendo. Un secondo, due secondi… Lei si volta finalmente ma resta a fissarmi con un’espressione che in tutta onestà riconosco come imbecille, ammiccando e continuando a far suonare quel pacchetto di biscotti. Prego? No, non credo che pretenda che vada io da lei. No, no, sarebbe un’assurdità, quindi? Eppure, sotto il mio sguardo perplesso, lei aggiunge anche un cenno della mano e un… “su”. Su? Temo di avere una faccia sbalordita e questo mi sconvolge ancora di più. Mi ricompongo dietro una maschera di sufficienza. Ma per piacere! Piuttosto, “su” tu, finiscila e muoviti. Non si scherza su queste cose. Lei scoppia a ridere come se non fossi stato abbastanza eloquente e posa il sacchetto sul tavolo, lo apre, mhm, giusto, tira fuori un paio di biscotti che seguo mio malgrado con fin troppo interesse, ottimo, e… scusa? torna a farmi il gesto. Immobile. Con un esplicito: “Allora, pigrone?”. Mi rigetto tra i cuscini pregando che il mio sangue inglese prenda il sopravvento su quello scozzese. Una principiante. Mi è capitata una principiante. O è semplicemente ottusa? Fisso il soffitto pensando a come fargliela pagare mentre lei scoppia a ridere. La sento, si sta avvicinando. Ora? Non la degno di uno sguardo. Si inginocchia accanto al divano e mi tocca. Mi ritraggo fingendo di stiracchiarmi. Non può trattarmi in questo modo. Lei insiste sogghignando; l’odore dei biscotti mi punge il naso ma non è l’unico odore che sta minacciando i miei propositi. Chiudo gli occhi, perché lei non li veda. Mi impongo di resistere anche quando sento il suo alito caldo scottarmi la pancia, vi strofina il viso, arriva alla pelle. “Il mio patatone. E io ti adoro sai?”. Cedo. Il mio corpo mi tradisce: con orrore sento la stanza riempirsi di un rimbombare fragoroso. Le fusa, bastarde. Apro gli occhi e vedo un biscotto, lo tiene davanti al mio muso. Sposto lo sguardo e incrocio il suo, tanto vicino; un nocciola verde che confesso è stato capace di conquistarmi sin dal primo giorno. E già, questa stupidina sa incantare. Chiudo gli occhi e li riapro in un linguaggio che sembra solo lei capire. Poi tendo il muso e ignorando, per ora, i biscotti, le lecco il naso. Ti adoro anche io, mia tenerissima e insostituibile schiava.   

 

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Da gattaro quale sono non posso non apprezzare il tentativo di vedere la relazione con l'umano dalla parte del gatto. Diversi spunti li ho trovati interessanti: la gelosia, il disturbo che provano quando ci trovano intenti a digitare su un pc. Il racconto è piacevole e scorre piuttosto bene, tuttavia mi sento di fare due osservazioni sulla forma e una sui contenuti.
1. La scelta di non andare a capo affatica e fa mancare le pause che sono necessarie alla lettura. E' un po' come dover leggere tutto senza poter prendere fiato.
2. Alcuni vocaboli scelti ("morbidoso", "fico") mi sanno troppo di gergo adolescenziale e televisivo: perché metterli nella bocca di un gatto?

Sul contenuto del racconto, credo che il soggetto meriti più spazio e più approfondimento. Il luogo comune del gatto che ci considera suoi schiavi non mi ha mai convinto del tutto. Per capire cosa intendo è sufficiente osservare il comportamento del gatto quando lo rimproveri perché tenta di fare una cosa proibita come salire sul tavolo. Io penso piuttosto di essere considerato dai miei gatti piuttosto come una specie di gigantesca mamma che ha, sì, il dovere di procurare cibo, coccole e lettiere pulite, ma che, in certi casi, non va contraddetta. Dopo il rimprovero, un po' come i bambini, i gatti ti tengono il broncio e cercano la riappacificazione.

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(modificato)

 

@zio rubonegrazie mille  per aver letto il mio racconto e per il commento! Concordo in pieno sul punto 1; sul 2 ti rispondo che li ho usati di proposito: mi è piaciuto utilizzare espressioni che noi stessi (in famiglia) usiamo e ripetiamo rivolgendoci al nostro gatto (adora le cose “morbidose”, sta sempre seduto come i cristiani e mostra sfacciatamente di sentirsi “fico”). Facile che ormai abbiamo contaminato pure il suo gergo 😉. Comunque, capisco il tuo punto di vista e ammetto anche che ha una sua verità.

Mentre riguardo al tuo comento sul contenuto, posso dirti solo questo: sono cresciuta con i gatti, li adoro, sono affettuosissimi (a differenza del cane non lo palesano sfacciatamente, ma se impari a conoscere le loro contorte sfumature, è la fine, sei fuori gioco e neanche te ne rendi conto) e non credo esista animale più complesso e affascinante (o meglio seducente) come un felino, ma ricordati una cosa: qualunque cosa loro facciano non è perché li hai sgridati, premiati, coccolati o lusingati, no la fanno perché hanno deciso di farla.

E in fondo, è la loro grande bellezza.

Comunque, a prescindere dei vari caratteri e caratteristiche, io ho raccontato del mio gatto e ti assicuro che lui è così :::D

 

Modificato da lara
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Il racconto è simpatico, gradevole. Si legge facilmente anche se, come dice @zio rubone, la mancanza di una divisione tra paragrafi rende il testo un muro di parole un po'... scoraggiante all'impatto visivo.
Sembra una cosa da poco, ma il ritmo della narrazione è anche sostenuto da cose come queste.
Sono anche d'accordo con lui a proposito del tema.
E anche io, come vedovo di una gatta nera che amo ancora molto (la mia Eva) ed esperto di gatti... non ho mai trovato convincente il luogo comune che il gatto sia fondamentalmente un indifferente approfittatore, una sorta di "controparte diabolica" del cane. Ho avuto una trentina di gatti (senza esagerazione) e neanche un "padrone". Sarà forse la mia indole da capitano che li costringe a mettersi sull'attenti? Naaah! Scherzo.

Detto questo, spero di leggere presto altro di tuo perché ancora devo capire il tuo stile e quanto sia condizionato dal tema di ciò che racconti. Come ho detto all'inizio la prima impressione è che tu scriva in modo leggero e scorrevole. Una cosa positivissima, a mio parere (detesto chi cerca di essere "difficile", ben diverso dall'essere ricercato). Qual è il tuo genere preferito?

Aspetto di leggere altro e intanto... Ben fatto.

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Il mio è un parere solo da lettrice, per cui prendilo per quello che è... soprattuto gusto mio e niente di oggettivo! 
Il racconto mi è sembrato molto piacevole e l'ho letto volentieri. L'idea è molto carina! 
Ma concordo che senza nessun a capo risulta scoraggiante alla vista e non aiuta il ritmo di lettura, che già mi sembra di suo un po' troppo incalzante e ripetitivo, a livello di gusto assolutamente personale. 

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Grazie @Mattia Alari per aver letto il mio brano e per i commenti. Sono onesta, mi aspettavo più bastonate ^-^.

              Sembra una cosa da poco, ma il ritmo della narrazione è anche sostenuto da cose come queste.

No, hai ragione. Una leggerezza non “da poco”. L’ho scritto al volo, ma non giustifica.

5 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

una sorta di "controparte diabolica" del cane.

 

No, non lo sono affatto e mai l'ho pensato, anzi trovo che la grandezza del gatto stia proprio nel modo non scontato nel far percepire il suo affetto. Anche io ho avuto diversi gatti, ognuno con le proprie caratteristiche e modi di fare e questo è ancora un mondo a sé. Un vero principe, pigrone, odia stare solo ed è la mia ombra ma non si avvicina mai oltre un metro. Tipo schivo? Tutt’altro, adora essere al centro dell’attenzione e pretende coccole e contatto (soprattutto da me: se fosse per lui dovrei stargli sempre seduta accanto ad accarezzarlo) ma ha questa fissa, come una prova d’obbedienza, ossia: siamo noi a dover andare da lui e ti assicuro che non solo te lo fa capire ma l’ottiene. Ha uno sguardo che parla, insistente, imperioso, strega (sia quando è chiaro che voglia chiedere sia quando vuole semplicemente esprimere che sei il centro del suo universo). Ha una capacità sovrannaturale di ammaliare tutti (anche chi normalmente non ha una grande simpatia per i gatti; un mio amico, che a suo dire li detesta, gli ha aperto una pagina su instagram), non riesci a ignorarlo e tantomeno a non amarlo. E la cosa più "diabolica" (^-^) è che lui lo sa. Ne siamo tutti convinti.

Quindi ribadisco: non ho raccontato dei “gatti” ma del “mio” gatto. 

6 ore fa, Mattia Alari ha scritto:

Qual è il tuo genere preferito?

Giallo, Thriller, molto la fantascienza e il fantastico (non proprio il classico fantasy con gnomi, elfi o ennesima copia del Signore degli anelli).

Ancora grazie

 

Grazie anche a te@Niji! Sì, è indubbio. Chiedo perdono a tutti, un errore facilmente evitabile ma che ho commesso in modo stupido.

2 ore fa, Niji ha scritto:

Il mio è un parere solo da lettrice, per cui prendilo per quello che è... soprattuto gusto mio e niente di oggettivo! 

Tutti i pareri sono importanti. Tengo caro il tuo giudizio, vedrò di rendere più leggero il testo. Grazie :relaxed:

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Ciao @lara, bellissimo racconto. Molto originali l'idea e il punto di vista. Anche io adoro i gatti e questo racconto mi ha fatto intenerire.
Hai giocato bene con il carattere dell'animale trasformando quello che noi umani vediamo in frasi dette direttamente da lui.

Complimenti.

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Grazie mille, maestro @Russotto !

Sono felice che tu abbia colto la sfumatura tenera sotto la folta e impostata pelliccia da  gatto altezzoso e irresistibilmente snob. Era quello il mio intento ma temo di non esserci riuscita un granché :::D.

Ma ci ho lavorato :like: :relaxed:

 

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