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[Parte 2] Anche gli dèi


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Appena tornato al tavolo, Brian prese a raccontare: «Ti ho già detto dei papiri di Garizìm. Essi contengono un intero libro che non ha riscontro nella Torah ebraica. Tu sai che la parola Elohim è spesso usata nell’Antico Testamento. Gli ebrei ortodossi la interpretano come “Dio”, ma si tratta di un plurale, almeno dal punto di vista grammaticale, e significa qualcosa come “i figli di El”. Nei Salmi, nel libro di Giobbe e in quello dei Re, vi sono brani in cui si parla di un’Assemblea Divina, “Dio giudica in mezzo agli dèi”. Questa idea di Assemblea divina è comune a molte religioni e mitologie antiche. La ritroviamo tanto in testi semitici quanto indoeuropei, dai sumeri, ai caldei fino agli antichi greci e romani. Per i popoli che abbracciano una religione politeistica è normale avere un intero Pantheon, ma l’ebraismo è generalmente considerato monoteista e molti autori hanno voluto interpretare questa Assemblea come un luogo in cui Dio legifera tra gli angeli, tra esseri spirituali di rango inferiore».
«Si, Brian, ho letto che, secondo alcuni biblisti, Yahweh fosse soltanto uno degli dèi, il dio di Israele…»,
«Anche la versione a noi nota dell’Antico Testamento sembra includere tra gli Elohim anche gli dèi venerati dai popoli vicini: Astarte o Ishtar, per i Fenici, Moloc per gli Ammoniti, Chemosh e Kos per i Moabiti e gli Edomiti. Nei manoscritti di Garizìm troviamo però tutta una schiera di altri dèi, riuniti nell’assemblea presieduta da El. La cosa singolare è che molti dei loro nomi sono simili a quelli delle divinità olimpiche. Certamente confonde le idee il fatto che il proto-ebraico sia privo di vocali, ma su queste identificazioni non dovrebbero esserci molti dubbi».
Svuotarono completamente i boccali di Guiness e ordinarono un terza pinta, poi Brian continuò: «L’assemblea degli Elohim è stata convocata per giudicare RPH, un dio che avrebbe commesso un grave crimine. Nel racconto di Garizìm, Yahweh svolge le parti dell’accusa. Secondo la ricostruzione di Yahweh, RPH aveva costruito una lira con il guscio di una tartaruga e il budello di un toro. Egli amava soggiornare sull’isola di Creta, dove incantava uomini e donne con la sua musica celestiale. A Creta, RPH si innamorò di HRDK, una donna bellissima che lo ricambiò appassionatamente finché un giorno non fu uccisa dal morso di un serpente velenoso. RPH discese allora agli inferi dove, con la musica della sua lira, riuscì a ammaliare Moloc e tutti i demoni del suo seguito. Fuggì quindi dall’Ade insieme alla sua bella, rendendola così immortale. Secondo Yahweh l'empietà di RPH e HRDK meritava di essere punita con la morte. Ishtar intervenne allora in difesa dei due amanti, sostenendo che HRDK non si era macchiata di alcun crimine e che, in ogni caso, neppure gli dèi riuniti in concilio avessero il diritto di privare della vita altri dèi immortali. Il saggio El accolse la tesi di Ishtar e decretò che RPH fosse privato della sua lira e rimanesse incatenato sul monte Ararat fino alla fine dei tempi. Quanto a HRDK, El la giudicò indegna di rimanere tra gli dèi perché comunque la sua immortalità era stata ottenuta con l’inganno. Così la scagliò in cielo insieme allo strumento musicale del suo amato, nella direzione di quella che poi fu nota come la costellazione della Lira. HRDK allora avrebbe assunto le sembianze della Stella del Nord, ma questa è una cosa che non capisco, la Stella Polare è nella costellazione dell’Orsa Minore».
«Questo te lo posso spiegare io», fece Alex. «Oggi il Nord è indicato dalla Stella Polare, ma non è sempre stato così per via della precessione dell’asse terrestre. 12000 anni fa la stella del Nord era Vega, una delle stelle più brillanti del cielo. Dunque HRDK fu tramutata in Vega».
«Non sono tanto sorpreso» continuò Brian «per il politeismo dei samaritani, in fondo è l’accusa che i giudei muovono loro da sempre. Trovo invece più strano che gli dèi olimpici fossero parte del Pantheon samaritano. Era già stato suggerito che Ishtar corrispondesse ad Afrodite e Moloc ad Ade, i papiri di Garizìm corroborano queste ipotesi e permettono anche di identificare El con Zeus, il padre degli dèi. Yahweh, abbastanza in linea con molti episodi dell’Antico Testamento, egli assume anche qui il ruolo antipatico di chi vuole sempre punizioni esemplari».
«HRDK e RPH potrebbero allora essere Euridice e Orfeo» suggerì Alex.
«Sì, credo che sia giusto. Ma ci sono differenze. Nel mito greco Euridice non esce viva dall’Ade. RPH ha poi molte caratteristiche del dio Prometeo, di cui condivide il destino. Secondo la mitologia greca invece, intristito dalla perdita della sposa, Orfeo finisce per suscitare la collera di Dioniso che lo farà decapitare dalle Baccanti. Per queste ragioni, almeno provvisoriamente, tradurrò RPH con Orfeo-Prometeo. L’accanimento che, nei manoscritti di Garizìm, Yahweh mostra contro RPH suggerisce anche l’identificazione del dio ebraico con il Dioniso dei miti greci».
«Si è fatto tardi, Brian. Domattina presto partirò per Houston. Seguirò da lì la missione del Falcon Heavy. Nelle prossime settimane ci sentiremo in videoconferenza».
I due amici si salutarono e si diressero verso casa avvolti dalla spessa nebbia che infiochiva la luce dei lampioni.

*

Sette settimane dopo l’ultimo incontro con Brian all’Old Duck, Alex era seduto a una scrivania ricoperta di foto e stava sorseggiando un mug di caffè nero. Digitò qualcosa sulla tastiera del computer e, subito dopo, iniziò una videochiamata. 
«Ciao, Brian. Qui piove e fa freddo. Com’è il tempo a Bristol?».
«Esattamente come da te. Da me è quasi mezzogiorno, l’ora di uscire per il lunch. Da te devono essere le sei di mattina. Se mi stai chiamando a quest’ora, credo che abbiate un problema lì a Houston».
«Finalmente abbiamo le foto e i dati delle sonde. 2027 U1 è un cilindro con due emisferi sulle basi, perfettamente liscio, a parte piccole ammaccature, probabilmente dovute all’impatto con micrometoriti. È di oro, con tracce di rame. Oro a 18 carati, Brian! Sulla superficie c’è materiale organico, ovviamente congelato. Lo abbiamo analizzato: acqua, piridina, squalene, urea, acido acetico, acido lattico, alcoli, glicoli, chetoni, aldeidi. In più, ingrandendo al massimo, siamo riusciti a osservare cellule epiteliali di sfaldamento, emazie e leucociti, un migliaio di volte più grandi delle corrispondenti cellule umane, ma, dimensioni a parte, del tutto analoghe. Uno dei nostri biologi ha detto che potrebbe trattarsi di “una secrezione vaginale”».
«Cavolo, Alex! Se ricordo bene, l’asteroide è lungo 200 metri per 50 metri di diametro. Sembra tutto in scala. Un gigantesco dildo d’oro, per di più usato!»
«Vacci piano» disse Alex. «Avrebbe dovuto usarlo una gigantessa alta più di un kilometro… A proposito, ti ho mandato un file gif, una foto in alta risoluzione dell’asteroide. Guardalo».
Non appena ebbe aperto il file sul suo pc, Brian sobbalzò sulla poltrona e cadde rovinosamente all’indietro, trascinando con sé buona parte delle carte che si trovavano sulla sua scrivania. «Vedo, Alex, è fantastico!» disse quando riuscì a riprendersi e rialzarsi «Sulla superficie dell’asteroide è inciso “EYRYDIKH”, Euridice, la nostra HRDK!». 
«E che ci faceva con quel dildo?», chiese Alex.
«Forse le cose che si fanno di solito, con un dildo…», rispose Brian. «Secondo il mito greco, Orfeo-RPH giurò che non avrebbe mai più guardato una donna che non fosse la sua Euridice. Avrà anche pensato che la sua amata da sola, così lontano, si sarebbe annoiata. Immagino che avrà pure trovato il modo per farle avere questo, o questi, dildo dorati, in modo che ella potesse ingannare il tempo e forse anche ricordarsi di lui».
«E le dimensioni?».
«Non ho spiegazioni, Alex. Ricordi: “Credo quia absurdum”, con queste parole Tertulliano spiegava la sua fede. In molte opere d’arte che ritraggono insieme uomini e dèi, le divinità vengono raffigurate come fossero più grandi. Forse erano più grandi? Nella Genesi è scritto: “facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza”, ecco sembra proprio che noi siamo loro immagini in scala uno a mille!».

Modificato da zio rubone
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Commento solo questa seconda parte per comodità.

Sarò sincero, non soddisfatto della lettura. Spero di non risultare brusco.
Nel primo paragrafo ti dilunghi molto sui dettagli dell'incrollabile amicizia dei protagonisti, poi però la specialità di questo rapporto non emerge nel resto del racconto. E in ogni caso trovo eccessivamente verbosa la parentesi-resoconto sulla storia della loro amicizia.
Il resto del racconto ha un carattere "informativo". I dialoghi non hanno grande spessore, sono scambi di informazioni. Le voci dei parlanti non sono definite, si confondono quasi tra loro. Carino il modo in cui si intrecciano i due percorsi conoscitivi dei protagonisti, ma bisognerebbe costruirci intorno una struttura solida. Ci sono i contenuti, manca però la spina dorsale che sostenga il testo.
Avendo letto altri racconti che hai postato, sono sicuro che hai le capacità per fare di meglio.

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Grazie per il commento, @Gigiskan. Ho considerato con attenzione i tuoi rilievi e, ne abbiamo parlato anche in chat.  All'"incrollabile" amicizia di Brian e Alex dedico in tutto nove righe, che servono anche a descrivere il percorso formativo che hanno seguito. Il rapporto tra i due è una semplice amicizia tra due accademici e nasce dal fatto che l'uno sa di avere un ascoltatore attento e intelligente, uno "specchio". Se poi fra i due vi sia o meno un rapporto diverso non serve che lo scriva perché non ha impatto sul racconto. Il racconto, più che sugli uomini che le espongono, è basato sulle due "storie" che i due si raccontano e che vanno poi a incontrarsi nel finale. La storia di Orfeo, Euridice e Yahweh è quindi il nucleo del racconto e viene a galla a spizzichi e bocconi attraverso indizi rimasti qui e lì. Ora racconti di questo tipo possono ad alcuni apparire troppo cerebrali; me ne rendo conto, ma è esattamente quello che intendevo scrivere.
Mi preoccupa di più la tua osservazione

Il 1/3/2021 at 18:28, Gigiskan ha scritto:

Le voci dei parlanti non sono definite, si confondono quasi tra loro.

Ecco, entrambi appartengono alla stessa classe sociale e parlano British English con lo stesso accento oxbridge, tuttavia hanno competenze e formazioni diverse, Se non si percepisce, vuol dire che probabilmente ci devo ancora lavorare su.  

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(modificato)

Ciao Zio, come ti avevo promesso, ho letto il racconto e ti dico l'impressione avuta. Ogni scrittore credo voglia esprimere il suo mondo, con i valori e i credo relativi, è legittimo. Ma perchè ciò venga assimilato dal lettore, il racconto o il romanzo, non mi riferisco ai saggi che sono un caso a parte, deve essere un insieme armonico, senza parti predominanti ( nel senso che affossano le altre ) e con i vari elementi collegati a dare appunto la sensazione di fluire nella narrazione. Questa sensazione non l'ho avuta. C'è il blocco corposo della parte erudita da una parte e dall'altra i protagonisti che sembrano lì solo per farlo uscire. Ma di per sè non hanno un loro spessore, fanno pensare a due figurine ritagliate messe davanti a una grande pagina di testo. Snocciolati a quel modo, miti e cose sacre, perdono il loro carattere originario e diventano un virtuosismo da bar.

La sopresa dell'oggetto finale si perde, perchè annunciata prima. C'è un'idea forte, ma non sostenuta dal linguaggio, troppo elaborato, nè dai personaggi. I dosaggi delle parti secondo me sono sbagliati. Come quando devi azzeccare la ricetta di un dolce, se metti troppa farina sarà pesante. Un conto è trasmettere delle informazioni o lo spirito di un passato sempre presente, da qualche parte nello spazio e non solo,  un conto è insegnare, ma farlo in un testo che non sia scolastico fa sedere il dolce... non lievita.

Modificato da Sunday Times
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Ciao Zio,
come al solito mi sono fatto attendere ma credimi non è un vezzo da primadonna. Non sto a dilungarmi nei fatti miei che non c'entrano col tuo racconto e passo subito al commento.
Credo che tu volessi scrivere qualcosa di allegro (o forse ricordo che tu stesso me l'hai detto in chat, boh) e la cosa viene sicuramente fuori dal finale. Forse nei tuoi intenti c'era anche quello di avvicinare due studiosi, visti come persone molto razionali, di estrazioni eterogenee (uno scenziato e uno storico) a una scoperta che ha molto di mitologico e che per questo sarebbe molto lontano da tutto quello a cui entrambe potrebbero credere.

Un'altra cosa che credo di aver colto è il fatto che arrivano alla loro conclusione assieme e in maniera analitica, tutto il testo li vede comportarsi come due perfetti studiosi, ciascuno della propria materia e solo alla fine cedono a una sorta di credulità.

Purtroppo, però, devo confermare le osservazioni fatte da @Gigiskane @Sunday Times circa lo sbilanciamento tra la fase introduttiva/descrittiva dei due personaggi e l'epilogo comico un po' penalizzato in termini di spazio narrativo.

Sicuramente si può rivedere e migliorare perché un'altra cosa che confermo  è che l'idea è buona.

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Grazie, @Sunday Times e @Russotto per la lettura e per il commento. Evidentemente ho sbagliato qualcosa nel dosaggio degli ingredienti per cui la torta non è riuscita alla fine a lievitare. Un altro insegnamento che devo trarre da questa prova è che non sempre al divertimento dello scrittore corrisponde un analogo divertimento per il lettore.  

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